{"id":64561,"date":"2009-02-16T11:39:02","date_gmt":"2009-02-16T10:39:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64561"},"modified":"2017-11-03T15:39:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:08","slug":"rapporto-prodi-lafrica-le-priorita-del-g8","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/02\/rapporto-prodi-lafrica-le-priorita-del-g8\/","title":{"rendered":"Il \u201cRapporto Prodi\u201d per l\u2019Africa e le priorit\u00e0 del G8"},"content":{"rendered":"<p>Le Nazioni Unite hanno di recente reso noto il Rapporto del Comitato presieduto da Romano Prodi \u2013 e costituito da autorevoli personalit\u00e0 internazionali \u2013 sulle modalit\u00e0 di sostegno alle operazioni di <i>peacekeeping <\/i>dell\u2019Unione Africana (Ua). La riflessione avviata dall\u2019Onu si affianca agli sforzi condotti in altre sedi internazionali, prime fra tutte il G8 e l\u2019Unione europea, nel tentativo di trovare risposte credibili e soluzioni sostenibili ai conflitti in Africa.<\/p>\n<p><b>Soluzioni africane ai problemi dell\u2019Africa<\/b><br \/>\nNell\u2019ultimo decennio, il continente africano si \u00e8 progressivamente dotato di strutture e meccanismi regionali e sub-regionali per la prevenzione dei conflitti e la gestione delle crisi. L\u2019Unione africana, che raggruppa tutti gli stati del continente (ad eccezione del Marocco), si sta affermando come attore regionale di sicurezza e interlocutore credibile della comunit\u00e0 internazionale. Tuttavia, le nascenti istituzioni panafricane soffrono per la scarsit\u00e0 di risorse umane e finanziarie, che ne impediscono il pieno funzionamento e ne limitano la capacit\u00e0 di intervento. Gi\u00e0 dalla fine degli anni Novanta, si \u00e8 avvertita la necessit\u00e0 di ripensare il sostegno internazionale finalizzato alla promozione della pace e della stabilit\u00e0 nel continente, coordinando gli interventi esterni e focalizzandosi sullo sviluppo delle capacit\u00e0 africane. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di offrire soluzioni africane ai problemi dell\u2019Africa, rimettendo le sorti del continente nelle mani dei suoi cittadini \u2013 e sollevando gli attori internazionali dalla responsabilit\u00e0 e dai costi di un intervento diretto in complessi e controversi scenari di crisi.<\/p>\n<p><b>Le proposte del \u201cRapporto Prodi\u201d<\/b><br \/>\nPartendo da queste premesse, nel 2008 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione 1809 relativa ai temi della pace e della sicurezza in Africa e incaricato un gruppo di esperti guidato da Romano Prodi di produrre un rapporto sul sostegno finanziario al <i>peacekeeping <\/i>africano entro la fine dell\u2019anno. Il \u201cRapporto Prodi\u201d, presentato nel dicembre 2008, fornisce una panoramica dei principali temi riguardanti l&#8217;impegno sempre maggiore dell\u2019Unione africana in materia di pace e sicurezza e formula alcune raccomandazioni circa la relazione strategica tra questa organizzazione regionale e le Nazioni Unite. Ad oggi, le operazioni di mantenimento della pace condotte dall\u2019Unione africana dipendono essenzialmente dai contributi volontari degli stati donatori e risentono della mancata continuit\u00e0 e dello scarso coordinamento delle iniziative dei governi. Il Rapporto Onu cerca di individuare delle soluzioni che garantiscano maggiore sostenibilit\u00e0 e coerenza al supporto internazionale, identificando due nuovi meccanismi per il sostegno alle missioni dell\u2019Unione africana condotte su mandato Onu.<\/p>\n<p>Il primo si basa sull\u2019utilizzo dei contributi al bilancio ordinario e a quello per il <i>peackeeping <\/i>delle Nazioni Unite da parte dei suoi stati membri per il finanziamento delle operazioni dell\u2019Unione africana. Tuttavia, l\u2019allocazione dei fondi avverrebbe caso per caso e per un periodo massimo di sei mesi, dopo il quale la missione Ua dovrebbe essere sostituita da un intervento Onu. Ci\u00f2 pone una serie problemi: infatti, questo meccanismo non potrebbe essere utilizzato se le Nazioni Unite non intendessero intervenire; inoltre, le richieste di finanziamento dell\u2019Ua necessiterebbero di un\u2019autorizzazione ad hoc e dovrebbero rispondere agli stringenti requisiti posti dalle Nazioni Unite in materia di supervisione e responsabilit\u00e0 finanziaria. La sua applicabilit\u00e0 sarebbe dunque limitata e garantirebbe solo in parte la continuit\u00e0 e la flessibilit\u00e0 dei finanziamenti.<\/p>\n<p>Il secondo meccanismo proposto nel Rapporto risponde ad un\u2019ottica di pi\u00f9 lungo periodo e prevede la costituzione di un <i>trust fund <\/i>che fornisca le risorse per un piano globale di sviluppo delle capacit\u00e0 africane. L\u2019idea del Comitato \u00e8 quella di creare uno strumento flessibile ed efficace, che possa attrarre gli investimenti di donatori tradizionali come gli stati membri dell\u2019Ue, gli Stati Uniti e il Giappone, ma anche Cina, India, Brasile, Arabia Saudita e Turchia, organizzazioni non governative e settore privato. Bisogna tener conto che precedenti meccanismi di questo tipo si sono rivelati di scarsa efficacia \u2013 come ad esempio un analogo fondo istituito nel 1993 \u2013 e che le ricadute della crisi finanziaria in corso incideranno inevitabilmente sulla disponibilit\u00e0 degli attori coinvolti a destinare nuove risorse al fondo Onu. Tuttavia, tra le esperienze pi\u00f9 recenti \u00e8 possibile annoverare l\u2019esempio positivo del fondo per il <i>peacebuilding <\/i>creato dall\u2019Assemblea Generale nel 2006, il quale \u00e8 riuscito ad attrarre anche donatori non tradizionali e a superare gli impegni finanziari iniziali.<\/p>\n<p><b>Le iniziative dell\u2019Unione Europea<\/b><br \/>\nIl Rapporto sottolinea l\u2019esigenza di promuovere un maggiore coordinamento tra le diverse istanze multilaterali per massimizzare i risultati della cooperazione internazionale in questo ambito ed individuare priorit\u00e0 d\u2019azione condivise. Risorse rilevanti sono state messe a disposizione da parte dell\u2019Unione Europea attraverso l\u2019<i>African Peace Facility<\/i> (Apf). Creata nel 2004 su richiesta dei leader africani come supporto alle operazioni di mantenimento della pace dell\u2019Ua e allo sviluppo delle capacit\u00e0 africane di risposta alle crisi, per ora l\u2019Apf \u00e8 servita soprattutto a finanziare la missione dell\u2019Unione africana in Sudan (Amis). Per il periodo 2008-2010, l\u2019Apf prevede l\u2019allocazione di 300 milioni di euro. La destinazione di questi fondi, provenienti dal Fondo europeo per lo sviluppo (Fes), \u00e8 geograficamente limitata \u2013 sono esclusi i Paesi nordafricani e del Sud Africa \u2013 e non pu\u00f2 riguardare spese di natura militare. Tuttavia, l\u2019Apf si \u00e8 rivelato un utile strumento per rilanciare il partenariato tra l\u2019Europa e l\u2019Unione africana nel settore della sicurezza, sopperendo in parte alle mancanze dell\u2019Unione Europea in termini di interventi diretti in situazioni di conflitto \u2013 come nel caso della crisi dello scorso ottobre nella Repubblica Democratica del Congo.<\/p>\n<p><b>L\u2019agenda africana del G8 e le priorit\u00e0 della presidenza italiana<\/b><br \/>\nGli stati membri del G8, rispondendo all\u2019esigenza di una pianificazione di lungo periodo e di una maggiore collaborazione internazionale, avevano approvato nel 2003 un piano per lo sviluppo delle capacit\u00e0 di <i>peacekeeping <\/i>africane. Tuttavia, l\u2019attuazione del piano negli anni successivi \u00e8 stata limitata. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto ad una serie di fattori, che includono la mancanza di un coinvolgimento formale e continuo dei Paesi africani nelle decisioni del G8 e l\u2019assenza di strutture permanenti che possano garantire continuit\u00e0 alle sue attivit\u00e0. Qualche progresso \u00e8 stato compiuto nell\u2019ambito dell\u2019<i>Africa Clearing House <\/i>(Ach), un forum di scambio e coordinamento tra i maggiori partner africani \u2013 non soltanto i membri del G8, ma anche Unione Europea, Nazioni Unite, i Paesi scandinavi, la Cina e altri. La riunione dell\u2019Ach tenutasi a Tokio nell\u2019aprile del 2008, alla quale ha partecipato per la prima volta l\u2019Unione africana, si \u00e8 concentrata sul piano africano per la formazione e lo sviluppo dell\u2019<i>African Stand-by Force <\/i>(Asf), la futura forza di <i>peacekeeping <\/i>africana.<\/p>\n<p>L\u2019Africa \u00e8 stata identificata tra le priorit\u00e0 della presidenza italiana del G8, con particolare attenzione agli aspetti di aiuto allo sviluppo, energia e sicurezza alimentare. Saranno affrontate le questioni attinenti alle crisi regionali in riferimento alla Somalia, alla Repubblica Democratica del Congo e al Darfur. I temi del sostegno alle operazioni per il mantenimento della pace, del disarmo e della lotta al terrorismo saranno trattati nel corso delle riunioni dei gruppi di lavoro che si terranno <i>a latere <\/i>del Summit dell\u20198-10 luglio sull\u2019isola sarda de La Maddalena. Sarebbe auspicabile dare risalto agli impegni di lungo periodo per lo sviluppo di capacit\u00e0 autonome africane, coordinando le diverse iniziative promosse in ambito Onu, Ue e G8, ma anche individuando delle priorit\u00e0 comuni per alleggerire le spese di gestione che gravano sulle embrionali istituzioni di sicurezza dell\u2019Unione africana e per meglio canalizzare i finanziamenti nazionali. Lo stesso governo italiano ha stanziato nel dicembre 2007 un fondo di 40 milioni di euro per l\u2019attuazione dell\u2019agenda di sicurezza africana, in particolare per gli interventi nel Corno d\u2019Africa.<\/p>\n<p>La risoluzione delle complesse crisi africane non pu\u00f2 prescindere dallo sviluppo di istituzioni regionali e sub-regionali credibili, che possano esercitare la necessaria leadership politica e che siano dotate di capacit\u00e0 di intervento adeguate. Il ruolo della comunit\u00e0 internazionale \u00e8 quello di ripensare strategicamente il proprio sostegno all\u2019Unione africana: l\u2019attuale situazione di crisi economica e finanziaria impone un sempre maggiore coordinamento e un impiego efficace delle risorse disponibili, che passi attraverso la cooperazione tra le diverse istanze multilaterali.<\/p>\n<p>Si veda anche:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1060\" target=\"blank\"><b><u>Report of the African Union-United Nations panel on modalities for support to African Union peacekeeping operations<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>Carlo Calia, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1056\" target=\"blank\"><b><u>La pirateria e il buco nero della Somalia<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>P. Valsecchi, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=991\" target=\"blank\"><b><u>Emergenza Congo<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le Nazioni Unite hanno di recente reso noto il Rapporto del Comitato presieduto da Romano Prodi \u2013 e costituito da autorevoli personalit\u00e0 internazionali \u2013 sulle modalit\u00e0 di sostegno alle operazioni di peacekeeping dell\u2019Unione Africana (Ua). 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