{"id":64566,"date":"2009-06-15T11:45:37","date_gmt":"2009-06-15T09:45:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64566"},"modified":"2017-11-03T15:38:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:50","slug":"uno-sguardo-sul-kaos","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/06\/uno-sguardo-sul-kaos\/","title":{"rendered":"Uno sguardo sul Kaos"},"content":{"rendered":"<p>Il prossimo vertice de L\u2019Aquila, un GX a geometria variabile, sar\u00e0 la prova del nove di come il vecchio multilateralismo, figlio di Yalta e di Potsdam, sia stato definitivamente pensionato a favore di nuovi assetti. La quinta edizione di Nomos &amp; Khaos, 2009, tra dieci giorni disponibile per la prima volta in inglese, ha messo in rilievo ancora una volta le grandi tendenze globali.<\/p>\n<p><b>Una nuova multilateralit\u00e0<\/b><br \/>\nLa prima grande tendenza \u00e8 l\u2019avvento della multilateralit\u00e0. Questo significa che il quinquennio passato, dove abbiamo assistito al tentativo americano d\u2019imporre un\u2019egemonia unipolare con la forza (unipolarismo coercitivo) ed al suo fallimento nel creare un ordine mondiale vecchio stile, si \u00e8 ormai chiuso.<\/p>\n<p>I giornali che parlano di ordine mondiale o di una \u201cChimerica\u201d, ragionano di un mondo forse desiderabile perch\u00e9 apparentemente pi\u00f9 chiaro e gestibile, ma che non sta andando in quel verso: gli equilibri fluidi che si sono stabiliti tra attori globali e regionali (non importa se statali, privati, religiosi o criminali) sono pi\u00f9 forti dei vecchi schemi perch\u00e9 sono pi\u00f9 convenienti, opportunistici e flessibili.<\/p>\n<p>Questo non implica che ci stiamo avviando verso un caos pi\u00f9 o meno controllato, ma verso un sistema di riferimento internazionale che funzioner\u00e0 come oggi funziona il mercato dei cambi: diverse valute che si mettono in relazione tra di loro, diverse piazze finanziarie, poche logiche di funzionamento condivise o comunque compatibili.<\/p>\n<p>Il simbolo \u00e8 dato dalla proposta cinese di usare, al posto del dollaro, una nuova valuta virtuale di riferimento, cio\u00e8 gli Sdr (Special Drawing Rights), basati su un paniere flessibile di monete. Le autorit\u00e0 economiche Usa non hanno gradito, i giapponesi hanno riaffermato nella migliore tradizione la loro fiducia incrollabile nel dollaro, ma brasiliani e russi hanno invece apertamente sostenuto l\u2019idea, segno che a nessuno conviene cambiare signoraggio da una moneta all\u2019altra e che ad un gruppo di paesi non secondari non interessa pi\u00f9 mantenere quello del dollaro, cio\u00e8 di un paese fortemente indebitato.<\/p>\n<p><b>L\u2019affanno della democrazia<\/b><br \/>\nLa seconda tendenza interessa tanto uno scacchiere strategico come il Pacifico quanto l\u2019insieme delle democrazie mature. Nel Pacifico stiamo assistendo ad una crescente difficolt\u00e0 funzionale delle democrazie lungo le coste asiatiche: dalla Thailandia, divisa tra partiti rossi e gialli, alle Filippine, dove continuano i tentativi d\u2019impeachment per corruzione della presidentessa in carica, al Giappone ed alla Corea del Sud, dove prevalgono elementi di forte nazionalismo autoritario. Gli unici stati che investono nella difesa attiva della democrazia, e solo in Oceania, sono Australia e Nuova Zelanda.<\/p>\n<p>In molte delle democrazie mature sta invece crescendo una confusa domanda di guida e direzione politica piuttosto che di rappresentanza e coerenza istituzionale. Questo fa presagire che il futuro possa appartenere a governi con una polpa democratica, ma con un nucleo autoritario, visto come necessario per prendere decisioni in tempi difficili, durante i quali rissose democrazie vengono viste come inefficienti.<\/p>\n<p>Le soluzioni sono due: quella pi\u00f9 classica della democradura, cio\u00e8 di una democrazia autoritaria e blindata da norme apparentemente intese a proteggerne la sicurezza, e quella pi\u00f9 innovativa della democrablanda. Nonostante il nome spagnolo, \u00e8 un prodotto innovativo della politica italiana e consiste in una democrazia in cui tutte le forme sono sostanzialmente salve, in cui la libert\u00e0 del singolo \u00e8 largamente tollerata, ma in cui la certezza del diritto \u00e8 dilatata nel tempo (quando non \u00e8 aggirata) ed i meccanismi d\u2019equilibrio e controllo democratici (sia politici che legali) vengono significativamente annacquati, conferendo una supremazia di fatto al governo. Questa condizione comincia a riscontrarsi in pi\u00f9 d\u2019una democrazia europea.<\/p>\n<p>A questo s\u2019aggiunge la tendenza dello stato nazionale a diventare sempre pi\u00f9 un\u2019istituzione-guscio, manipolata da poteri trasversali e transnazionali ed indebolita continuamente dalla sua diminuita capacit\u00e0 fiscale.<\/p>\n<p><b>Cambiamenti climatici <\/b><br \/>\nLa terza tendenza \u00e8 data dal cambiamento climatico e dai suoi effetti su larga scala. Secondo le previsioni annunziate da Al Gore, se i ghiacci continuassero a sciogliersi al ritmo attuale, le rotte navali dell\u2019Artico sarebbero pienamente navigabili. A parte la conseguenza di liberare la marina russa mercantile e militare dalla morsa invernale dopo quattrocento anni, bisogner\u00e0 prevedere un calo di almeno il 30% dei traffici del Cindoterraneo (i flussi di beni che da Cina, India, Golfo ed Africa passano da Suez per Gioia Tauro ed altri porti del Mediterraneo) verso i porti britannici, raggiungibili pi\u00f9 rapidamente dai passaggi a Nord e Nord-Ovest dell\u2019Artico.<\/p>\n<p>Questo potrebbe significare un depauperamento di alcuni paesi mediterranei particolarmente legati ai commerci (Italia, Spagna, Grecia), ma anche una diminuzione delle risorse disponibili per oliare una pace tra israeliani e palestinesi.<\/p>\n<p><b>W strats<\/b><br \/>\nL\u2019ultima tendenza \u00e8 quella che viene definita dal volume W-strats (Women Strategics). Essa viene considerata una componente ed un metodo dello smart power nel senso che valorizza ed impiega la componente femminile di una societ\u00e0 come una risorsa strategica per uno stato.<\/p>\n<p>Le qualit\u00e0 di questa risorsa strategica sono: maggiore visione di lungo periodo, maggiore capacit\u00e0 di pianificazione e programmazione, maggiore resistenza alla tensione prolungata, maggiore capacit\u00e0 di gestione strategica della negoziazione.<\/p>\n<p>La cosa interessante \u00e8 che esistono oggi studi empirici che dimostrano in modo ragionevolmente convincente che vi \u00e8 una diretta correlazione tra sicurezza internazionale e condizione femminile. Secondo M. Caprioli ed M. Boyer sono gli stati che mostrano maggiore eguaglianza tra i sessi quelli che ricorrono meno alla violenza nel regolare dispute internazionali, anzi nell\u2019arco di mezzo secolo (1954-1994) si \u00e8 potuta mostrare una relazione significativa tra livelli di violenza in una crisi e percentuale di donne al potere.<\/p>\n<p>Di converso, stati caratterizzati da violazioni dei diritti umani, e da discriminazioni di razza e di sesso sono pi\u00f9 inclini ad essere aggressori ed a basarsi sulla forza in una disputa internazionale. Emerge dunque un criterio di base molto pi\u00f9 misurabile della democraticit\u00e0 o meno di uno stato con conseguenze abbastanza controintuitive su come classificare i prossimi \u201cstati canaglia\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il prossimo vertice de L\u2019Aquila, un GX a geometria variabile, sar\u00e0 la prova del nove di come il vecchio multilateralismo, figlio di Yalta e di Potsdam, sia stato definitivamente pensionato a favore di nuovi assetti. 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