{"id":64568,"date":"2008-06-18T11:49:38","date_gmt":"2008-06-18T09:49:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64568"},"modified":"2017-11-03T15:40:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:41","slug":"verso-un-sistema-internazionale-fluido","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/06\/verso-un-sistema-internazionale-fluido\/","title":{"rendered":"Verso un sistema internazionale fluido?"},"content":{"rendered":"<p>Il Rapporto Nomisma 2007 sulle prospettive economico-strategiche, \u201cNomos &amp; Khaos&#8221;, preparato dall\u2019Osservatorio Scenari Strategici e di Sicurezza, suscita la domanda se stiamo andando nel mondo verso pi\u00f9 caos o pi\u00f9 legge.<\/p>\n<p><b>Oltre il concetto di stabilit\u00e0 <\/b><br \/>\nLa risposta oggi \u00e8 di due tipi: strutturale e congiunturale. Strutturalmente il vecchio ordine mondiale non solo continua a decadere, ma soprattutto, cos\u00ec com\u2019\u00e8 strutturato, non serve pi\u00f9. Serve invece un nuovo sistema di riferimento basato sulla logica della rete, in grado di superare la crisi altrettanto strutturale dello stato nazionale.<\/p>\n<p>Bisogna in sostanza abbandonare il concetto stesso di stabilit\u00e0, come difesa del vecchio ordine mondiale (ricordate il \u201cWe need a new world order\u201d di George Herbert Bush, 1991 dopo la vittoria in Quwait?) perch\u00e9 la stabilit\u00e0 viene sfidata, metamorfosata e metabolizzata da tre aspetti:<br \/>\n&#8211; La liquidit\u00e0 della condizione contemporanea (come illustrato da Zygmund Baumann), che liquefa il tradizionale concetto d\u2019identit\u00e0 statica e facilmente discriminabile;<br \/>\n&#8211; Il principio d\u2019indeterminatezza (Werner Heisenberg), in base al quale non \u00e8 possibile in un dato sistema di riferimento determinare simultaneamente la posizione e la direzione del moto di una particella, allo stesso modo per cui non \u00e8 possibile farlo per un esponente politico;<br \/>\n&#8211; Il paradigma delle reti (Mark Granovetter, Jukka Pekka Onnela et al.), che permette di vedere, come differenti tipi di legami siano essenziali per il funzionamento di una rete di rapporti sociali, comunicativi e quindi politici.<\/p>\n<p><b>Europa liquida <\/b><br \/>\nTutto questo ha ricadute molto concrete sul modo di concepire il percorso politico in Europa:<br \/>\nA. Dove finisce l\u2019Europa? I confini sono liquidi perch\u00e9 l\u2019Europa ha certo una sua comune <i>Kultur <\/i>assai composita e riconoscibile, ma essa non pu\u00f2 essere rinchiusa in un\u2019identit\u00e0 fortemente delimitata e definita (e.g. una delle sue principali matrici religiose), tanto meno in confini cosiddetti \u201cnaturali\u201d o \u201cetnici\u201d;<br \/>\nB. Dopo il fallito referendum sul trattato di Lisbona in Irlanda, dove \u00e8 l\u2019Europa? Come la citata particella, \u00e8 un oggetto che sfugge ad inquadramenti totalizzanti, perch\u00e9 \u00e8 identificabile dai suoi tre pilastri istituzionali e politici o dalla sua moneta, ma non si esaurisce in essi ed \u00e8 talvolta altrettanto complesso riconoscere a che punto si trovi ed ancor pi\u00f9 quale direzione abbia preso;<br \/>\nC. Chi fa l\u2019Europa? Sotto l\u2019impalcatura degli stati e delle istituzioni, ci sono numerose reti che modellano la consapevolezza e la realt\u00e0 europea, molto pi\u00f9 delle presidenze e dei vertici dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Il futuro della costruzione Europa consiste in quelle che definiamo <i>reti euroglocal<\/i>, le quali per esistere non possono fare a meno di un radicamento nel territorio, unito ad una presenza sullo scacchiere europeo ed un\u2019apertura mondiale. Sono reti innovanti con nuclei non gerarchizzati, ma con capacit\u00e0 di trasmissione ed accesso alle informazioni superiori nel confronto alle istituzioni strutturate ed alla comunicazione sociale diffusa. La borghesia \u00e8 ormai un celacanto, perch\u00e9 \u00e8 stata letteralmente sublimata dalla dubbia parabola del 1968, ma le reti euroglocal sono le eredi trasversali e mondiali del terzo stato e dell\u2019intellighentsija della prima met\u00e0 secolo scorso.<\/p>\n<p>Questo diverso sistema di riferimento permette di comprendere quanto il dibattito istituzionale sia fossilizzato rispetto ad un metodo che concepisce l\u2019Ue come rete, come insieme di nodi indispensabili e, potenzialmente, come rete di reti. Se si accetta questa premessa, allora si comincia a capire che l\u2019idea di un nucleo forte abbia una valenza piuttosto relativa.<\/p>\n<p><b>Un debole nucleo forte <\/b><br \/>\nLa debolezza del nucleo forte, nonostante alcune sue indubbie attrattive rispetto alla suicida unanimit\u00e0 delle regole di voto di Nizza, \u00e8 tranquillamente visibile nei negoziati con l\u2019Iran: tanto i 3 dell\u2019Ue quanto i 5+1 non ottengono quei risultati folgoranti che la ristrettezza della formula prometterebbe. In questo senso un allargamento del nucleo gioverebbe alla coerenza interna delle trattative europee, ma non necessariamente al suo impatto sull\u2019\u00e9lite iraniana.<\/p>\n<p>Anche questa debolezza non \u00e8 congiunturale, ma \u00e8 figlia della instabilit\u00e0 interna che affligge tutti i maggiori attori della scena internazionale, pubblici, privati, religiosi, ed \u00e8 causa principale della fine degli assi e delle relazioni speciali di antica memoria.<\/p>\n<p>Gli equilibri tra attori globali sono oggi fluidi (liquid balances), cio\u00e8 caratterizzati da diversit\u00e0 e talvolta contraddittoriet\u00e0 nei diversi rapporti e livelli d\u2019interazione ed il mondo a sua volta \u00e8 modellato da 7 flussi strutturanti (shaping flows): il livello dei mari, l\u2019acqua potabile, il cibo, le migrazioni, l\u2019energia, i capitali, l\u2019informazione e l\u2019istruzione.<\/p>\n<p><b>L\u2019evoluzione degli scenari globali <\/b><br \/>\nLa parte congiunturale invece presenta i seguenti punti d\u2019interesse:<\/p>\n<p>&#8211; I fondi sovrani d\u2019investimento (Swf) stanno rivoluzionando il rapporto tra stato e mercato, compenentrandoli, anche se rappresentano il tentativo di recupero della sovranit\u00e0 da parte di alcuni stati con mezzi moderni;<\/p>\n<p>&#8211; Secondo il rapporto britannico Stern Review un incremento di 5\u00b0C della temperatura nel mondo sarebbe una concreta minaccia per circa 300 milioni di persone, per la sopravvivenza stessa di citt\u00e0 come Tokyo, New York e Londra, causando anche una riduzione del Pil globale del 20%. Il mutamento del clima va considerato tra i grandi rischi globali;<\/p>\n<p>&#8211; L\u2019Artico \u00e8 sinora una questione tattica tra potenze locali, ma, se i ghiacci si scioglieranno, significher\u00e0 che la Russia avr\u00e0 porti sufficienti ed agibili per essere una potenza atlantica e pacifica, esattamente come gli Usa e con vie marittime pi\u00f9 brevi;<\/p>\n<p>&#8211; La prossima presidenza statunitense si sta preparando ad abbandonare la guerra al terrorismo, ormai inutile ed in via di vittoria, a favore di una pi\u00f9 normale lotta al terrorismo (cos\u00ec come avvenne per la guerra alla droga degli anni \u201980) e sar\u00e0 indotta nel giro di due anni a compiere un mid-term hook, cio\u00e8 una svolta di met\u00e0 legislatura, per riassestare il proprio bilancio federale, l\u2019economia e gli assetti di una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 a dominante bietnica;<\/p>\n<p>&#8211; La Cina ha tutte le potenzialit\u00e0 per emergere, almeno per un breve periodo, come protagonista nel Pacifico, avendo come comprimario antagonista gli Usa e come ulteriori poli di potenza la Russia ed il Brasile, centro di gravit\u00e0 dell\u2019America Meridionale. Tuttavia Pechino deve anche superare enormi fragilit\u00e0 agroalimentari, sociali e politiche se non vuole godere di un\u2019effimera supremazia;<\/p>\n<p>&#8211; L\u2019India e l\u2019Iran sono le potenze emergenti nell\u2019Oceano Indiano, ma il modo in cui si affermeranno e, in parte, come interagiranno dipende anche dagli esiti delle partite diplomatiche bilaterali con gli Stati Uniti. Un accordo sottobanco tra Tehran e Washington favorirebbe entrambi i paesi, chiudendo in larga misura la disastrosa vicenda irachena;<\/p>\n<p>&#8211; L\u2019Africa non solo sta crescendo economicamente a ritmo sostenuto, non solo sta assistendo ad una competizione sinoamericana con un reinserimento della Francia e l\u2019arrivo del Brasile, ma sta cominciando a porre le prime fragilissime basi per la gestione diretta dei propri conflitti principali (Darfur e Somalia);<\/p>\n<p>&#8211; Le possibilit\u00e0 di una pace nel Levante (a cominciare da quella tra Israele e Siria) diventano sempre pi\u00f9 concrete dal punto di vista strutturale precisamente perch\u00e9 l\u2019area non \u00e8 pi\u00f9 una priorit\u00e0 strategica per nessuno;<\/p>\n<p>&#8211; L\u2019Europa deve prepararsi ad affrontare non solo la crisi del trattato di Lisbona, ma quella ben pi\u00f9 pericolosa di una scissione morbida del Belgio sia sotto forma di creazione di un nuovo stato fiammingo, sia con l\u2019istituzione di una confederazione di tipo bosniaco nel cuore dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>In definitiva nessun nomos \u00e8 nato da situazioni chiare ed ordinate, anzi \u00e8 faticosamente dal chaos che ha seguito la decadenza di un vecchio nomos. Compito dell\u2019analista \u00e8 individuare i possibili percorsi ed opportunit\u00e0 in direzione di un nuovo sistema di riferimento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Rapporto Nomisma 2007 sulle prospettive economico-strategiche, \u201cNomos &amp; Khaos&#8221;, preparato dall\u2019Osservatorio Scenari Strategici e di Sicurezza, suscita la domanda se stiamo andando nel mondo verso pi\u00f9 caos o pi\u00f9 legge. Oltre il concetto di stabilit\u00e0 La risposta oggi \u00e8 di due tipi: strutturale e congiunturale. 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