{"id":64572,"date":"2009-06-15T11:54:34","date_gmt":"2009-06-15T09:54:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64572"},"modified":"2017-11-03T15:38:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:50","slug":"liran-dallapatia-allentusiasmo-alla-rabbia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/06\/liran-dallapatia-allentusiasmo-alla-rabbia\/","title":{"rendered":"L\u2019Iran dall\u2019apatia all\u2019entusiasmo alla rabbia"},"content":{"rendered":"<p>Tutto nel giro di poche settimane. In Iran, prima dell\u2019inizio ufficiale della campagna elettorale, sembrava esserci molta rassegnazione fra le file dei sostenitori dei candidati riformisti e moderati. Da anni, del resto, si era smarrito quell\u2019entusiasmo che aveva portato ai trionfi del presidente riformista Mohammad Khatami nel 1997 e delle successive elezioni politiche locali e nazionali. E la dura repressione attuata dagli ultraradicali e dai conservatori aveva lasciato il segno fra la societ\u00e0 civile e i giovani.<\/p>\n<p>Poi, per\u00f2, i modi gentili e un poco demod\u00e8 del pi\u00f9 accreditato rivale del presidente Mahmud Ahmadinejad, il riformista, artista ed ex primo ministro (dal 1981 al 1989) Mir Hossein Moussavi, avevano conquistato sempre pi\u00f9 sostenitori. Alcuni sondaggi ufficiosi lo davano addirittura in netto vantaggio nei favori popolari rispetto al presidente. E anche la sua campagna si era potuta svolgere con un\u2019insperata liberalit\u00e0. Alla televisione di stato \u2013 strettamente controllata dagli ultraconservatori \u2013 si erano tenuti diversi accesi dibattiti fra i candidati, con Ahmadinejad accusato di essere un avventurista che \u201cspingeva nel baratro la nazione\u201d e ridicolizzato per la sua catastrofica politica economica.<\/p>\n<p>Insomma, dentro e fuori l\u2019Iran, in molti avevano iniziato a sperare che le elezioni sarebbero tornate ad essere come dieci anni fa: non libere nel senso occidentale del termine, ma non manipolate nei risultati, dato che il regime, pur selezionando prima i candidati, non interveniva vistosamente nel modificare gli esiti delle urne. Sembrava quasi di essere tornati ai gi\u00e0 ricordati anni dell\u2019impegno politico e civile riformista, con una grande partecipazione popolare ai comizi e alle iniziative politiche.<\/p>\n<p><b>Un regime sempre pi\u00f9 repressivo<\/b><br \/>\nI numeri comunicati dal Ministero dell\u2019Interno, invece, hanno spento ogni speranza di cambiamento, generando molti dubbi e perplessit\u00e0. Mahmoud Ahmadinejad sarebbe stato riconfermato presidente con oltre il 60% dei voti, nonostante l\u2019altissima partecipazione popolare al voto, l\u201985% secondo i dati del ministero dell\u2019interno. A Moussavi sarebbe andato poco pi\u00f9 del 33% dei suffragi. Ininfluenti i risultati degli altri due contendenti. All\u2019ex comandante dei pasdaran, Rezai solo il 2%, al religioso moderato Kharrubi lo 0,9%.<\/p>\n<p>Mussavi \u2013 che si era proclamato vincitore subito dopo la chiusura dei seggi &#8211; ha parlato di una farsa, appellandosi all\u2019<i>ayatollah<\/i> Khamenei perch\u00e9 permetta nuove e libere elezioni. Un appello caduto nel vuoto, dato che il leader supremo ha subito definito la giornata del voto come una celebrazione, invitando tutti a riconoscere la vittoria del presidente. Ma le proteste dei sostenitori di Moussavi sono scoppiate spontaneamente in tutta la capitale, scatenando la dura repressione delle forze di polizia. Oltre a diversi morti e molti arresti, sono stati di fatto posti per breve tempo ai domiciliari diversi esponenti di spicco del fronte riformista, fa cui lo stesso candidato e il fratello dell\u2019ex presidente Mohammad Khatami.<\/p>\n<p>Si tratta di proteste non immotivate per chiunque conosca le dinamiche politiche recenti del paese: conservatori e ultra-radicali rappresentano infatti una minoranza nel paese; le loro vittorie degli ultimi cinque-sei anni \u2013 in particolare quelle nelle elezioni provinciali e parlamentari &#8211; si sono costruite sempre sul non-voto dei riformisti. Lo stesso Ahmadinejad divenne sindaco di Teheran nel 2003 grazie ad un astensionismo senza precedenti. Che oltre l\u201980% degli elettori iraniani si sia recato ai seggi per votare in massa per lui sembra francamente poco credibile. Ahmadinejad poteva certo contare su un forte seguito nelle zone rurali e nelle province, tradizionalmente pi\u00f9 conservatrici, oltre che sulla consistente fetta del voto clientelare degli strati sociali pi\u00f9 bassi, ma nelle grandi citt\u00e0 il suo governo era altamente impopolare, in particolare fra i giovani che rappresentano un\u2019ampia porzione dell\u2019elettorato.<\/p>\n<p>Si potr\u00e0 meglio capire il livello delle manipolazioni dei voti quando si analizzeranno in dettaglio i voti di Teheran. \u00c8 comunque evidente la trasformazione sempre pi\u00f9 decisa in senso totalitario e anti-democratico di un regime per lungo tempo atipico, che permetteva un certo grado di dissenso e concedeva alla propria popolazione di esprimere una scelta politica (sia pure fra mille condizionamenti e limitazioni). Il nuovo regime dominato dai militari e dai para-militari (<i>bassij <\/i>e <i>pasdaran<\/i>) ha da questo punto di vista molti meno scrupoli ed esitazioni rispetto alla vecchia oligarchia religiosa. Per gli iraniani, il cambio generazionale si \u00e8 risolto in un peggioramento politico e in un aumento della repressione.<\/p>\n<p><b>Quale risposta internazionale?<\/b><br \/>\nA ogni modo Ahmadinejad resta presidente per altri quattro anni (poi non sar\u00e0 pi\u00f9 rieleggibile per un terzo mandato consecutivo). Che cosa realisticamente la comunit\u00e0 internazionale deve aspettarsi ora dall\u2019Iran? E cosa ne sar\u00e0 delle offerte di negoziato a tutto campo avanzate da Obama? Non vi \u00e8 dubbio che da un punto di vista meramente geopolitico il paese si trovi ora in una posizione pi\u00f9 forte rispetto ai tempi della prima elezione del presidente ultra-radicale (avvenuta nel 2005). Ora che c\u2019\u00e8 Obama al posto di Bush, l\u2019obiettivo non \u00e8 pi\u00f9 abbattere la repubblica islamica bens\u00ec negoziare e trovare un accordo con essa: un mutamento di strategia imposto anche dai catastrofici risultati dell\u2019ex presidente americano in Medio Oriente. Le difficolt\u00e0 che sta affrontando la Nato in Afghanistan e in Pakistan, il perdurare della fragilit\u00e0 irachena (la cui situazione interna sembra in involuzione), le troppe crisi internazionali, il logoramento delle forze armate statunitensi suggeriscono una politica di apertura diplomatica verso la repubblica islamica.<\/p>\n<p>In pi\u00f9, la partita sul nucleare per Teheran sembra quasi vinta: Teheran possiede la tecnologia per arricchire l\u2019uranio, ha istallato ormai 7.000 centrifughe e stoccato oltre una tonnellata di uranio debolmente arricchito, ed \u00e8 sempre pi\u00f9 vicino ad avere la capacit\u00e0 potenziale per assemblare un ordigno nucleare (sempre ammesso che lo voglia davvero). In pi\u00f9 la crescente collaborazione con Pyongyang fa sospettare che il paese possa avere un programma militare clandestino di fatto non controllabile dalla comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Per converso, la situazione economica interna \u00e8 disastrosa, e l\u2019avventurismo di Ahmadinejad allontana gli investitori stranieri di cui il paese ha un disperato bisogno per ammodernare la propria industria legata agli idrocarburi. Infine, proprio la sensazione che l\u2019Iran \u201cstia vincendo\u201d la partita nucleare rende i paesi arabi sempre pi\u00f9 inquieti e soprattutto rinfocola le tentazioni di uno <i>strike <\/i>preventivo nel governo di destra israeliano.<\/p>\n<p>Se il presidente iraniano fosse un attore razionale, questo sarebbe il momento per capitalizzare i propri \u201casset\u201d geopolitici, avviando trattative serie con gli Usa \u2013 come offerto da Washington \u2013 da posizioni di forza e non di debolezza. Teheran sbaglierebbe a ritenere permanente la propria forza contrattuale o a sottostimare le reazioni internazionali alle sue provocazioni. Ma un leader che ha costruito tutta la sua immagine su posizioni radicali di antagonismo con l\u2019Occidente, sull\u2019avventurismo politico, sul populismo e sulla retorica pi\u00f9 odiosa sar\u00e0 capace di smentire se stesso e i suoi detrattori?<\/p>\n<p>Sul tema vedi anche:<\/p>\n<p>R. Alcaro:<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1167\" target=\"blank\"><b><u> L\u2019Iran, Obama e la lezione europea<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto nel giro di poche settimane. In Iran, prima dell\u2019inizio ufficiale della campagna elettorale, sembrava esserci molta rassegnazione fra le file dei sostenitori dei candidati riformisti e moderati. 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