{"id":64600,"date":"2009-04-14T16:21:09","date_gmt":"2009-04-14T14:21:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64600"},"modified":"2017-11-03T15:39:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:01","slug":"disarmo-nucleare-praga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/04\/disarmo-nucleare-praga\/","title":{"rendered":"Il disarmo nucleare dopo Praga"},"content":{"rendered":"<p>Il regime giuridico delle armi nucleari risulta molto frammentato. Non solo perch\u00e9 \u00e8 incompleto, ma anche perch\u00e9 \u00e8 composto di un numero di strumenti indipendenti, difficilmente riconducibili sotto un cappello unitario. Taluni di questi strumenti obbediscono alla filosofia del disarmo, altri, i pi\u00f9 importanti, a quelli della non proliferazione e sono spesso percepiti come discriminatori, perch\u00e9 \u00e8 difficile convincere chi non possiede armi nucleari che l\u2019arma nucleare \u00e8 un \u201cmale\u201d, mentre ci sono degli Stati che la posseggono, e ne hanno giuridicamente il diritto.<\/p>\n<p><b>Un regime incompleto\u2026<\/b><br \/>\nLo strumento fondante del regime delle armi nucleari \u00e8, come noto, il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Tnp), entrato in vigore nel 1970 ed esteso a tempo indefinito nel 1995. Tale trattato ha quasi raggiunto l\u2019obiettivo dell\u2019universalit\u00e0, annoverando 191 stati membri. Ma restano fuori tre stati nucleari (Israele, India e Pakistan), mentre la Corea del Nord \u00e8 receduta e si \u00e8 costruita la sua bomba atomica. Il controllo sul Tnp non \u00e8 affidato ad uno strumento interno al trattato, ma ad un\u2019organizzazione distinta, cio\u00e8 l\u2019Agenzia Internazionale per l\u2019Energia Atomica (Aiea), che conta solo 145 membri e di cui fanno parte stati non membri del Tnp, come India, Israele e Pakistan.<\/p>\n<p>Il regime delle armi nucleari \u00e8 poi completato da una serie di altri trattati e strumenti, che interessano settori particolari. Si contano attualmente cinque trattati che stabiliscono zone esenti da armi nucleari (recentemente \u00e8 entrato in vigore il Trattato sulla zona esente di armi nucleari in Asia Centrale) ed altri trattati che proibiscono la sperimentazione o la collocazione di armi di distruzione di massa nello spazio o negli oceani.<\/p>\n<p>Quanto ai test sotterranei, essi sono stati banditi dal Trattato sulla cessazione completa degli esperimenti nucleari (Ctbt nell\u2019acronimo inglese). Ma il trattato non \u00e8 ancora entrato in vigore, mancando ancora la ratifica di 9 stati di soglia, cio\u00e8 in grado di costruirsi l\u2019arma atomica. In attesa viene fatto affidamento su una moratoria stabilita dal Consiglio di sicurezza (Cds) delle Nazioni Unite violata dal Pakistan, prima, e dalla Corea del Nord, poi. Completano il sistema i trattati bilaterali Usa-Federazione Russa per la riduzione delle testate nucleari. Il disarmo, o pi\u00f9 precisamente la riduzione delle testate, \u00e8 un affare bilaterale tra chi in effetti possiede il maggior numero di ordigni, mentre ne sono tenuti fuori gli altri stati, che al massimo vengono informati dai rispettivi alleati.<\/p>\n<p><b>\u2026 e diseguale<\/b><br \/>\nIl regime delle armi nucleari non \u00e8 solo frammentario, ma anche diseguale. Il Tnp ha creato una categoria di stati pi\u00f9 eguali degli altri. Come contropartita, coloro che hanno rinunciato a procurarsi l\u2019arma atomica non hanno ottenuto molto in termini di sicurezza. Gli stati nucleari si sono impegnati a non usare l\u2019arma atomica nei confronti dei non nucleari, mediante assicurazioni (le c.d. assicurazione negative di sicurezza), che non sono neppure consacrate nel Tnp, ma sono delle dichiarazioni unilaterali, politicamente vincolanti, ma non giuridicamente obbligatorie secondo gli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Gli stati non nucleari hanno diritto a sviluppare l\u2019energia nucleare per scopi pacifici, ma devono sottostare ai controlli dell\u2019Aiea, che sono imperfetti, poich\u00e9 hanno per oggetto solo i siti dichiarati. Il protocollo aggiuntivo del 1997 consente l\u2019ispezione anche ai siti non dichiarati, ma \u00e8 stato ratificato da un numero relativamente basso di stati. Gli stati non nucleari del Tnp hanno anche ottenuto una solenne promessa dai nucleari: l\u2019art. VI del trattato obbliga gli Stati a condurre negoziati allo scopo di pervenire a concludere un trattato per la messa al bando delle armi nucleari. I negoziati sarebbero dovuti iniziare subito dopo l\u2019entrata in vigore del Tnp, cio\u00e8 nel 1970, ed essere condotti \u201cin buona fede\u201d. Ma niente di tutto questo \u00e8 accaduto.<\/p>\n<p><b>L\u2019arma nucleare e il diritto internazionale<\/b><br \/>\n\u00c8 lecito l\u2019uso dell\u2019arma nucleare? Nel 1996 la Corte internazionale di giustizia dette un parere non privo di ambiguit\u00e0, poich\u00e9 statu\u00ec che, in linea di principio, l\u2019arma nucleare \u00e8 contraria al diritto internazionale umanitario, ma poi afferm\u00f2 di non saper dire se il ricorso all\u2019arma nucleare fosse lecito in circostanze estreme di legittima difesa, quando viene in gioco l\u2019esistenza stessa dello stato. Ma a parte questa ipotesi estrema, \u00e8 militarmente utile l\u2019arma nucleare? Quale utilit\u00e0 pu\u00f2 essere ricavata da un\u2019arma che non viene usata? La deterrenza \u00e8 lecita se asservita alla legittima difesa, per scoraggiare l\u2019eventuale avversario. Non lo \u00e8 pi\u00f9 qualora essa abbia lo scopo di acquistare influenza politica mediante la minaccia dell\u2019uso dell\u2019arma nucleare, cio\u00e8 mediante la minaccia della forza (che qualificherei deterrenza aggressiva).<\/p>\n<p>A parte il bombardamento atomico del Giappone per porre termine alla II Guerra Mondiale, l\u2019arma \u00e8 stata impiegata solo come deterrente, per scoraggiare l\u2019avversario di farvi ricorso. Cio\u00e8 non \u00e8 mai stata usata (tralascio volutamente la deterrenza aggressiva). Ma con la fine della guerra fredda, anche questo \u201cimpiego\u201d deve essere sottoposto ad un vaglio critico.<\/p>\n<p><b>La via indicata da Obama<\/b><br \/>\n\u00c8 merito del Presidente Usa Obama, nel discorso tenuto a Praga in occasione del 60\u00b0 anniversario della Nato, aver indicato la via da percorrere. Si dovrebbe cominciare a ridurre il ruolo delle armi nucleari nella strategia nazionale di sicurezza, per poi arrivare ad un mondo senza armi nucleari. I passi da effettuare non sono pochi: entrata in vigore del Ctbt, creazione di una banca per il materiale fissile a disposizione di chi intende usare l\u2019energia nucleare per scopi pacifici; fine della produzione del materiale fissile per scopi bellici (c.d. <i>cut off treaty<\/i>); rafforzamento dei regimi multilaterali come la <i>Proliferation Security Initiative <\/i>o la <i>Global Initiative to Combat Nuclear Terrorism<\/i>, mediante la creazione di istituzioni ad hoc, per combattere il terrorismo nucleare, senza trascurare i meriti della la risoluzione 1540 (2004) del Cds nella lotta contro il terrorismo e le armi di distruzione di massa; ripresa dei negoziati con la Russia per la riduzione delle testate nucleari e loro multilateralizzazione a livello di Stati nucleari. Un buon viatico per la conferenza di riesame del Tnp del 2010, che si spera si concluda positivamente, al contrario di quella del 2005.<\/p>\n<p><b>Dalla non proliferazione al disarmo<\/b><br \/>\nCome abbiamo detto all\u2019inizio il sistema della non proliferazione \u00e8 frammentato. Ora occorre passare dalla non proliferazione al disarmo. Un sogno non impossibile, se si pensa che le armi batteriologice e chimiche sono state completamente bandite, rispettivamente con i trattati del 1972 e 1993. Ma come assicurare che gli stati che violano i trattati siano banditi e ricondotti alla ragione? Obama, nel discorso di Praga, si \u00e8 posto il problema ed ha parlato della necessit\u00e0 di avere una \u201cstruttura\u201d, non meglio identificata, che possa porre rimedio alle violazioni. Tale struttura \u00e8 necessaria per impedire che gli stati agiscano unilateralmente, come \u00e8 accaduto con il bombardamento di Israele di un sito siriano, nel settembre 2007, passato praticamente inosservato. Ma quale struttura? Il Cds, cos\u00ec come attualmente strutturato, \u00e8 inadeguato. I membri permanenti, che sono anche quelli in possesso dell\u2019arma nucleare, non possono arrogarsi il diritto di rappresentare la comunit\u00e0 internazionale e addirittura di impedire ad uno stato di denunciare un trattato liberamente sottoscritto, quantunque ci\u00f2 possa rappresentare un pericolo per la non proliferazione. Il Cds, come meccanismo di controllo di un regime di disarmo nucleare unitario e omnicomprensivo, pu\u00f2 essere la struttura adeguata a patto che sia profondamente riformato con l\u2019aumento dei suoi membri, in modo da rappresentare realmente la comunit\u00e0 internazionale. E che dire del diritto di veto? Tra le proposte sul tappeto vi \u00e8 quella di abolirlo per le violazioni gravi come crimini contro l\u2019umanit\u00e0, genocidio e crimini di guerra. Perch\u00e9 non abolire il diritto di veto anche quando vengono in considerazione violazioni ai regimi di disarmo e non proliferazione nucleare?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il regime giuridico delle armi nucleari risulta molto frammentato. Non solo perch\u00e9 \u00e8 incompleto, ma anche perch\u00e9 \u00e8 composto di un numero di strumenti indipendenti, difficilmente riconducibili sotto un cappello unitario. 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