{"id":64602,"date":"2009-02-08T16:23:35","date_gmt":"2009-02-08T15:23:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64602"},"modified":"2017-11-03T15:39:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:09","slug":"luci-ombre-del-trattato-italia-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/02\/luci-ombre-del-trattato-italia-libia\/","title":{"rendered":"Luci e ombre del Trattato tra Italia e Libia"},"content":{"rendered":"<p>Il 3 febbraio il Senato ha definitivamente approvato il disegno di legge di autorizzazione alla ratifica del Trattato tra Italia e Libia di \u201cAmicizia, partenariato e cooperazione\u201d firmato a Bengasi il 30 agosto 2008 da Berlusconi e Gheddafi. Il Trattato, a lungo tenuto nel cassetto, aveva scatenato la fantasia dei commentatori. Qualcuno aveva ipotizzato che vi fossero clausole segrete; altri che esso contenesse un patto di non aggressione, incompatibile con la nostra partecipazione alla Nato. Niente di tutto questo. La verit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 prosaica. Il Trattato comporta oneri non indifferenti per l\u2019Italia e si \u00e8 preferito reperire la copertura finanziaria, prima di renderlo pubblico. Ora che l\u2019iter parlamentare \u00e8 stato concluso, il Presidente della Repubblica pu\u00f2 procedere alla ratifica.<\/p>\n<p>Le clausole dell\u2019accordo di Bengasi erano gi\u00e0 contenute <i>in nuce <\/i>nel Comunicato congiunto del 4 luglio 1998 firmato da parte italiana dall&#8217;allora ministro degli Affari esteri Dini, premessa per un accordo di pi\u00f9 ampio respiro politico. Le alterne vicende dei rapporti italo-libici ne hanno impedito la conclusione, nonostante gli sforzi perseguiti nel decennio successivo anche dai governi di centro-sinistra. Sul Trattato di Bengasi \u00e8 stata pertanto raggiunta un\u2019intesa bipartisan, bench\u00e9 non sia mancata una forte opposizione dei radicali e di altre forze politiche, che hanno criticato la mancanza di democrazia in Libia.<\/p>\n<p><b>La lunga ricerca dell\u2019accordo<\/b><br \/>\nI rapporti con la Libia non sono mai stati facili, sia per il retaggio coloniale sia per la quarantena imposta ai libici dagli occidentali. Dopo l\u2019avvento al potere di Gheddafi, gli italiani furono cacciati e le loro propriet\u00e0 confiscate. Tuttavia i rapporti commerciali continuarono grazie all\u2019Eni, la cui presenza non si \u00e8 mai interrotta, neppure quando la Libia \u00e8 stata oggetto di sanzioni internazionali. Senza dimenticare gli investimenti libici nella Fiat.<\/p>\n<p>I rapporti italo-libici raggiunsero il punto pi\u00f9 basso nel 1986, quando fu tirato un missile che lamb\u00ec Lampedusa, come rappresaglia per il bombardamento americano di Tripoli e Bengasi. Gli aerei non sorvolarono l\u2019Italia n\u00e9 partirono da basi italiane, ma secondo Gheddafi essi si erano serviti della stazione di trasmissione Usa sita nell\u2019isola. Scontri con gli Usa si erano verificati anche negli anni precedenti, a causa del transito e delle esercitazioni della VI Flotta americana nel Golfo della Sirte, che la Libia rivendica (erroneamente) come acque nazionali. La Libia fu accusata di appoggiare il terrorismo internazionale e agenti libici sospettati di aver provocato i disastri aerei di Lockerbie (1988) e del Niger, in cui furono coinvolti i velivoli della Pan Am (Usa) e dell\u2019Uta (Francia). Isolata internazionalmente, la Libia fu costretta a consegnare i presunti terroristi ad una Corte scozzese, giudicante in Olanda, e a pagare un cospicuo risarcimento. Le sanzioni che aveva imposto il Consiglio di sicurezza nel 1992 furono revocate solo nel 2003, dopo che la Libia aveva rinunciato a fomentare il terrorismo internazionale. Anche l\u2019Ue aveva decretato un embargo. Gli Stati Uniti hanno riallacciato le relazioni diplomatiche con la Libia solo nel 2005.<\/p>\n<p>La normalizzazione dei rapporti italo-libici \u00e8 stata preceduta, prima della conclusione del Trattato di Bengasi, da numerosi accordi bilaterali, che tuttavia lasciavano irrisolte molte questioni: dalle pretese libiche alla riparazione dei danni del colonialismo ai crediti delle imprese italiane per opere mai pagate. Per non parlare del delicato capitolo del contrasto all\u2019immigrazione clandestina, disciplinato da due Protocolli del 29 dicembre 2007, rimasti inattuati. Mancava per\u00f2 un accordo quadro di riferimento.<\/p>\n<p><b>Le ambizioni del nuovo Trattato<\/b><br \/>\nIl Trattato del 2008 \u00e8 un documento ambizioso, dove si sottolinea il rapporto \u201cspeciale e privilegiato\u201d, che i due paesi intendono sviluppare, senza dimenticare il ruolo che essi perseguono, rispettivamente, nell\u2019Ue e nell\u2019Unione africana. Il Trattato consta di tre parti: principi; chiusura del passato e dei contenziosi; partenariato. Durante la discussione parlamentare si \u00e8 posto l\u2019accento, relativamente alla prima parte, sui diritti dell\u2019uomo e sulla compatibilit\u00e0 tra Nato e Trattato di Bengasi.<\/p>\n<p>Il riferimento alla Carta delle Nazioni Unite ed alla Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo dovrebbe consentire all\u2019Italia di chiederne il rispetto. Tra l\u2019altro la Libia \u00e8 parte dei principali trattati internazionali in materia di diritti umani, ad eccezione della Convenzione sui rifugiati del 1951 (ma \u00e8 parte della Convenzione africana dei diritti dell\u2019uomo e dei popoli, che contiene norme sul trattamento degli stranieri).<\/p>\n<p>Quanto alla Nato, che ovviamente non \u00e8 espressamente menzionata nell\u2019accordo, si prevede che ciascuno dei due contraenti non consenta la commissione di atti ostili contro l\u2019altro, a partire dal proprio territorio. La clausola ha per oggetto la commissione di atti che comportano la minaccia o l\u2019uso della forza in contrasto con il diritto internazionale. Quindi una dimostrazione di protesta contro la Libia non \u00e8 un \u201catto ostile\u201d. Ma problemi possono sorgere, qualora, ad esempio, da basi navali in Italia la flotta Usa navighi nel Golfo della Sirte per rivendicare i diritti di libert\u00e0 dell\u2019alto mare.<\/p>\n<p>La parte pi\u00f9 onerosa del Trattato \u00e8 la seconda, a chiusura del passato. L\u2019Italia si impegna alla realizzazione di progetti infrastrutturali di base per 5 miliardi di dollari: un esborso annuale di 250 milioni di dollari per 20 anni, da reperire mediante un\u2019addizionale dell\u2019Ires a carico delle imprese operanti nel settore degli idrocarburi. La previsione del gettito non pu\u00f2 essere matematica e dipende dalle condizioni di mercato, senza contare il pericolo di nazionalizzazione delle fonti energetiche gi\u00e0 ventilata dalla Libia, a causa della caduta del prezzo del petrolio. L\u2019esecuzione dei lavori verr\u00e0 affidata ad imprese italiane, con fondi direttamente gestiti dall\u2019Italia. Meno onerose, ma pur sempre a carico dell\u2019Italia, sono talune \u201ciniziative speciali\u201d, come l\u2019assegnazione di borse di studio o un programma di riabilitazione per lo scoppio di mine.<\/p>\n<p><b>L\u2019interesse dell\u2019Italia<\/b><br \/>\nQuali i vantaggi per l\u2019Italia? C\u2019\u00e8 un impegno a raggiungere un accordo, nell\u2019ambito di un comitato misto, per il pagamento dei crediti vantati da aziende italiane. La cifra, generalmente quantificata in 620 milioni di euro, \u00e8 lasciata indeterminata, come indeterminati restano i tempi della restituzione. Poich\u00e9 i nostri imprenditori hanno accumulato debiti di natura fiscale, c\u2019\u00e8 il rischio di una compensazione poco vantaggiosa. \u00c8 stata addirittura ventilata l\u2019ipotesi di prelevare dalle rate dovute per le opere infrastrutturali quanto dovuto agli imprenditori italiani, qualora la Libia non paghi. Ma questo significherebbe la fine del Trattato.<\/p>\n<p>Il Trattato dimentica gli indennizzi dovuti agli italiani cacciati dalla Libia, cui l\u2019Italia sembra sostanzialmente aver rinunciato. Per far fronte a questa ingiustizia, la legge di autorizzazione ed esecuzione, con procedura inusuale, ha previsto a carico dell\u2019Italia un indennizzo ulteriore a quello gi\u00e0 accordato in passato.<\/p>\n<p>La parte pi\u00f9 ambiziosa del Trattato \u00e8 quella relativa al partenariato, prevalentemente programmatica e senza stanziamento di risorse, tranne che per il contrasto all\u2019immigrazione. La cooperazione investe molteplici settori: economico-industriale, energetico, difesa, non proliferazione e disarmo. Addirittura si ventila l\u2019idea di fare del Mediterraneo una zona libera da armi di distruzione di massa. Le disposizioni di pi\u00f9 immediata attuazione sono quelle relative al pattugliamento marittimo congiunto con motovedette messe a disposizione dall\u2019Italia, ormai in via di attuazione, e al telerilevamento alle frontiere terrestri con apparecchiature per met\u00e0 finanziate dall\u2019Italia e per met\u00e0 dall\u2019Ue (ma non \u00e8 concretizzato l\u2019impegno di spesa). Questa parte del Trattato \u00e8 quella che ha destato le pi\u00f9 forti perplessit\u00e0, sotto il profilo dei diritti umani, per la sorte degli immigrati respinti e lasciati in balia del deserto. La Libia non \u00e8 parte della Convenzione del 1951 sui rifugiati, ma ha ratificato strumenti regionali e universali che tutelano i diritti umani Inoltre, la Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo, che non \u00e8 giuridicamente vincolante, ma che la Libia s\u2019impegna a rispettare, contiene disposizioni incisive, incluso il diritto di asilo. Il problema \u00e8 sempre il solito: non basta ratificare i trattati, occorre rispettarli!<\/p>\n<p>\u00c8 facile prevedere che l\u2019attuazione del Trattato sar\u00e0 irta di ostacoli e le ombre non mancano. Nel complesso, per\u00f2, il Trattato non va giudicato negativamente. Il suo successo, come qualsiasi trattato, dipende dalla volont\u00e0 delle parti e dall\u2019evoluzione che subir\u00e0 il regime libico. I trattati sono fatti per durare e quello tra Italia e Libia offre la cornice per un reale partenariato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 3 febbraio il Senato ha definitivamente approvato il disegno di legge di autorizzazione alla ratifica del Trattato tra Italia e Libia di \u201cAmicizia, partenariato e cooperazione\u201d firmato a Bengasi il 30 agosto 2008 da Berlusconi e Gheddafi. Il Trattato, a lungo tenuto nel cassetto, aveva scatenato la fantasia dei commentatori. Qualcuno aveva ipotizzato che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[84,96,128,129],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64602"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64602"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64602\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64603,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64602\/revisions\/64603"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64602"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64602"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64602"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}