{"id":64604,"date":"2008-11-27T16:25:54","date_gmt":"2008-11-27T15:25:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64604"},"modified":"2017-11-03T15:39:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:19","slug":"ritorno-della-pirateria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/11\/ritorno-della-pirateria\/","title":{"rendered":"Il ritorno della pirateria"},"content":{"rendered":"<p>La pirateria \u00e8 un vecchio \u201ccrimine di diritto delle genti\u201d, consistente nella depredazione di navi ed equipaggi \u201cper fini privati\u201d da parte di un&#8217;altra nave. La pirateria veniva ed \u00e8 repressa perch\u00e9 mette in pericolo la libert\u00e0 dei traffici marittimi. Trattandosi di un crimine commesso per \u201cfini privati\u201d, essa si distingue dal terrorismo, che qualifica la commissione di atti di violenza per fini politici. Fino a poco tempo fa, l\u2019attenzione dei commentatori era posta sul terrorismo marittimo, e alla pirateria, che \u00e8 peraltro disciplinata dal diritto internazionale del mare, venivano dedicate poche righe nella manualistica corrente. Gli incidenti registrati non erano numerosi, per lo pi\u00f9 confinati nello Stretto di Malacca o nelle coste adiacenti alla Nigeria.<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 completamente mutata con la guerra civile in Somalia e la mancanza di un apparato statale in grado di attuare un\u2019efficace politica preventiva e repressiva. Secondo un recente briefing del Direttore generale dell\u2019Organizzazione marittima internazionale, sono stati compiuti al largo della Somalia 440 atti di pirateria a partire dal 1984. Di questi, 120 hanno avuto luogo nel 2008. Sono state attaccate e catturate oltre 35 navi, ed un riscatto \u00e8 stato chiesto per la liberazione di navi ed equipaggi. Attualmente sono nelle mani dei pirati 14 navi e 280 uomini di equipaggio. Si sono verificate anche perdite di vite umane.<\/p>\n<p>Le regole del diritto internazionale del mare, codificate nella Convenzione di Ginevra del 1958 sull\u2019alto mare e nella Convenzione sul diritto del mare del 1982, sono chiare. Ciascuno Stato pu\u00f2 fermare e catturare una nave pirata in alto mare. In servizio antipirateria possono operare solo le navi da guerra o le navi contrassegnate e riconoscibili quali mezzi in servizio di Stato e adibite a questo scopo dallo Stato della bandiera. La cattura pu\u00f2 avvenire solo in alto mare. Per operare nelle acque territoriali altrui \u00e8 necessario il consenso dello Stato costiero. Si suppone infatti che questi abbia la capacit\u00e0 di mantenere l\u2019ordine nelle proprie acque. Anzi, la repressione della pirateria \u00e8 un dovere dello Stato costiero. La nave e il carico catturati dai pirati e liberati dalla nave da guerra in alto mare non diventano propriet\u00e0 dello Stato che la libera. La regola \u00e8 espressa nel latinetto \u201cpirata non mutat dominium\u201d, al contrario di quanto avviene nella guerra marittima, dove la nave nemica e il carico possono costituire preda bellica dello Stato cattore. Il principio \u00e8 chiaro, ma la sua applicazione non lo \u00e8, e la norma internazionale lascia una notevole discrezionalit\u00e0 allo Stato che opera la cattura, pur salvaguardando i diritti dei terzi in buona fede. Allo Stato che cattura la nave pirata, spetta il diritto di sequestrarla e di esercitare la giurisdizione penale nei confronti dell\u2019equipaggio e di disporre dei beni, nella salvaguardia dei diritti dei proprietari.<\/p>\n<p>Come ha reagito la comunit\u00e0 internazionale? In primo luogo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato due risoluzioni &#8211; 1816 del 2 giugno 2008 e 1838 del 7 ottobre 2008 &#8211; con cui autorizza gli Stati con navi nella zona ad entrare nelle acque territoriali somale. Tra l\u2019altro si tratta di scortare le navi del World Food Program, che portano aiuti umanitari in Somalia. Le risoluzioni sono state adottate all\u2019unanimit\u00e0, ma la Cina ed altri paesi del terzo mondo hanno precisato che l\u2019ingresso nelle acque somale non costituisce un precedente per modificare le regole del diritto del mare che consentono agli Stati esteri di operare solo in alto mare. \u00c8 in preparazione una terza risoluzione del Consiglio, che dovrebbe disporre misure pi\u00f9 incisive.<\/p>\n<p>Intanto l\u2019Oceano Indiano sta diventando molto affollato. Una flotta Nato, con la missione di scortare i convogli umanitari \u00e8 presente nella zona, e la missione dovrebbe essere prorogata, nonostante che l\u2019Ue abbia deciso un\u2019azione comune per il dispaccio di una squadra navale, che dovrebbe essere operativa tra qualche giorno. L\u2019Italia, che fa parte dell\u2019operazione Nato, dovrebbe far parte pure di quella Ue. Tra l\u2019altro sembra che le regole d\u2019ingaggio Ue siano pi\u00f9 incisive di quelle Nato.<\/p>\n<p>Nell\u2019Oceano indiano si trovano anche Cina e Russia. L\u2019India non \u00e8 andata tanto per il sottile, aprendo il fuoco contro una supposta nave pirata (altre fonti dicono che si \u00e8 trattato di un errore poich\u00e9 \u00e8 stato affondato un peschereccio!). Gli Usa sono presenti con la <i>Combined Task Force<\/i> (Ctf) 150, che, oltre a svolgere missione antiterrorismo, svolge anche missione antipirateria. Anche il Pakistan ne fa parte.<\/p>\n<p>Si ha l\u2019impressione, per\u00f2, che manchi un coordinamento. Le numerose \u201ciniziative\u201d lanciate dagli Stati Uniti, tipo la <i>Proliferation Security Initiative<\/i> (Psi) che comporta il fermo di navi estere in alto mare con il consenso della bandiera, potrebbero servire da modello per un\u2019iniziativa congiunta contro la pirateria, che non pu\u00f2 essere affidata alle sole Nazioni Unite. Ad esempio, nell\u2019impossibilit\u00e0 di stabilizzare la situazione a terra, si potrebbe prevedere la chiusura delle coste somale, con una sorta di blocco alla rovescia (si pu\u00f2 entrare, ma non uscire).<\/p>\n<p>Le regole del diritto del mare gi\u00e0 consentono di prendere misure incisive, compreso l\u2019uso della forza, quando la nave sospetta di darsi alla pirateria non risponda all\u2019alt che le viene intimato e risultano vani i tentativi di arrestarla. Quanto alla giurisdizione penale, essa pu\u00f2 essere esercitata, come si \u00e8 detto, dalla nave che procede alla cattura e la Francia lo ha gi\u00e0 fatto con la cattura di 12 pirati, responsabili dell&#8217;abbordaggio di un panfilo francese, arrestati e trasportati in Francia. Altra possibilit\u00e0 \u00e8 quella di consegnare i pirati catturati ad uno Stato della regione, ma qui sorgono altri problemi, tra cui quello di una giustizia conforme ai diritti dell\u2019uomo. Per quanto riguarda l\u2019Italia, il nostro Codice della Navigazione contiene disposizioni (artt. 1135-1136) per l\u2019esercizio della giurisdizione penale e la conseguente irrogazione delle pene. \u00c8 allo studio un decreto-legge a completamento delle disposizioni del Codice, specialmente per quanto riguarda la convalida dell\u2019arresto.<\/p>\n<p>Intanto gli \u201cutenti\u201d del mare sono preoccupati. I noli sono aumentati e i premi assicurativi anche. Le compagnie di navigazione preferiscono spesso pagare un riscatto per liberare la nave e non si vede come questa prassi possa essere fermata. Danneggiate sono anche le navi dedite alla pesca d\u2019altura, in particolare quelle impiegate nella cattura dei tonni.<\/p>\n<p>\u00c8 ammissibile l\u2019impiego di compagnie militari private? I \u201ccontractors\u201d americani si sono gi\u00e0 fatti avanti, ma le compagnie di navigazione non vedono con favore uno sviluppo del genere. Tra l\u2019altro l\u2019impiego di \u201ccontractors\u201d solleva delicati problemi giuridici. Se una nave commerciale, con a bordo una compagnia di \u201ccontractors\u201d, viene attaccata dai pirati, essa potr\u00e0 reagire in legittima difesa e, secondo alcuni, potrebbe addirittura procedere alla cattura della nave pirata. Ma pu\u00f2 una compagnia di \u201ccontractors\u201d armare una nave per condurre la lotta alla pirateria? Le regole del diritto del mare prescrivono che la cattura possa essere operata solo da navi da guerra o navi in servizio di Stato adibite a questo scopo, ma nella seconda categoria difficilmente possono essere ricomprese le navi dei \u201ccontractors\u201d.<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 facilmente intuibile i problemi non sono di poco conto. \u00c8 pertanto necessaria una nuova \u201cIniziativa\u201d, facente capo ad una coalizione di potenze marittime. Invece di redigere una convenzione, impresa non facile, sarebbe auspicabile l\u2019adozione di uno <i>Statement of Principles<\/i>, contenente una serie di regole, non in contrasto, ma a sviluppo delle attuali norme di diritto internazionale del mare. Ove necessario, le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza potrebbero conferire portata obbligatoria alle regole contenute nello <i>Statement<\/i>. In altri termini, l\u2019Iniziativa, lungi dall\u2019essere antagonista alle Nazioni Unite, dovrebbe avere natura complementare: Iniziativa e Nazioni Unite sarebbero <i>mutually reinforcing<\/i>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/register.consilium.europa.eu\/pdf\/it\/08\/st13\/st13989.it08.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Consiglio dell&#8217;Unione europea, 5 novembre 2008<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pirateria \u00e8 un vecchio \u201ccrimine di diritto delle genti\u201d, consistente nella depredazione di navi ed equipaggi \u201cper fini privati\u201d da parte di un&#8217;altra nave. La pirateria veniva ed \u00e8 repressa perch\u00e9 mette in pericolo la libert\u00e0 dei traffici marittimi. 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