{"id":64614,"date":"2008-06-17T16:34:57","date_gmt":"2008-06-17T14:34:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64614"},"modified":"2017-11-03T15:40:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:42","slug":"preparare-un-trattato-ponte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/06\/preparare-un-trattato-ponte\/","title":{"rendered":"Preparare un \u201cTrattato Ponte\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Non sono \u201ci popoli\u201d dell\u2019Europa ad aver respinto il Trattato, ma una quantit\u00e0 di cittadini (poco pi\u00f9 di 800.000) inferiore agli abitanti di una grande citt\u00e0. Del resto trattati complessi e articolati come quello di Lisbona non dovrebbero essere sottoposti a referendum: far votare i cittadini su di un simile trattato \u00e8 come promuovere un referendum sul nucleare sottoponendo al loro voto i piani di una centrale atomica.<\/p>\n<p><b>Non far finta di nulla<\/b><br \/>\nIl rifiuto del Trattato di Lisbona da parte dell\u2019Irlanda, intervenuto dopo diciotto ratifiche, \u00e8 un fatto grave almeno per due ragioni. Innanzitutto perch\u00e9 giunge dopo un doppio (anzi triplo se si considera il progetto Giscard) negoziato, che sembra aver esaurito tutti i possibili compromessi, ma anche la voglia stessa di riaprire le trattative da parte degli altri Stati membri.<\/p>\n<p>In secondo luogo non sembra facile far cambiare idea agli irlandesi. Gi\u00e0 in passato la Danimarca per Maastricht e la stessa Irlanda per Nizza avevano rifiutato in via referendaria un trattato di revisione dell\u2019Unione europea, ma in entrambe le occasioni era stato relativamente facile spingere quegli Stati ad un nuovo referendum, che aveva dato esito positivo. In quei casi il primo referendum si era svolto in presenza di ampi dissensi o di un establishment indifferente. Questa volta invece in Irlanda i principali partiti di governo e di opposizione, i sindacati, la confindustria e persino la Chiesa avevano espresso un giudizio positivo sulla ratifica del Trattato di Lisbona. Chi dunque potr\u00e0 ancora fare campagna in favore di quest\u2019ultimo per convincere gli irlandesi a mutare opinione?<\/p>\n<p>La soluzione di non fare nulla, lasciando morire il Trattato di Lisbona, magari applicando comunque alcune delle innovazioni che questo prevedeva utilizzando le basi giuridiche offerte dal Trattato di Nizza o agendo fuori dai trattati, \u00e8 giuridicamente possibile, ma politicamente inaccettabile.<\/p>\n<p><b>Vuoto giuridico<\/b><br \/>\nChe fare dunque? Si potrebbero innanzitutto immaginare pressioni politiche forti sull\u2019Irlanda da parte degli altri Stati membri. Occorre considerare che la mancata ratifica del Trattato di Lisbona crea un vero e proprio vuoto giuridico per quanto riguarda la formazione della Commissione che dovr\u00e0 essere nominata dopo le elezioni del Parlamento europeo del 2009. Infatti il vigente Trattato di Nizza (nel protocollo sull\u2019allargamento) prevede che il numero dei componenti della prossima Commissione dovr\u00e0 essere inferiore al numero degli Stati membri, senza precisare per\u00f2 quanti essi dovranno essere, lasciando al Consiglio riunito nella composizione dei capi di Stato e di Governo il difficile compito di stabilire all\u2019unanimit\u00e0 questo numero e le procedure di rotazione. I nomi dei commissari, dopo la scelta del Presidente della nuova Commissione, potranno poi essere decisi dal Consiglio a maggioranza qualificata, previa approvazione del nuovo Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Si potrebbe dichiarare che tutti gli Stati che non ratificheranno il Trattato di Lisbona saranno <i>esclusi dalla Commissione 2009-2014<\/i>. Una tale dichiarazione, che potrebbe essere fatta propria anche dal Parlamento europeo, il quale deve pur sempre approvare (anche se non nella sua composizione attuale) i membri della Commissione, potrebbe avere un effetto deterrente anche verso altri Stati (come la Repubblica Ceca) che decidano di non proseguire sulla strada delle ratifiche.<\/p>\n<p>Ma se tali pressioni non producessero il risultato sperato si dovrebbe prendere atto del fatto che esistono due visioni diverse dell\u2019Europa: una che vuole progredire nell\u2019integrazione e l\u2019altra che considera sufficiente, se non addirittura troppo avanzato, il grado di integrazione sin qui raggiunto. E si dovrebbe coerentemente concludere che cos\u00ec come non sarebbe giusto obbligare questi ultimi a procedere alla velocit\u00e0 dei primi, nemmeno lo sarebbe costringere i primi a rinunciare ad un progetto comune.<\/p>\n<p><b>Integrazioni differenziate?<\/b><br \/>\nLa possibilit\u00e0 delle integrazioni differenziate \u00e8 stata sin qui pi\u00f9 volte ed autorevolmente ventilata. Essa \u00e8 tuttavia sino ad ora rimasta sullo sfondo, come una prospettiva astratta e futura. Per dare concretezza ad una simile ipotesi occorre infatti superare alcuni ostacoli. Il primo \u00e8 di carattere politico: si pu\u00f2 infatti chiedere all\u2019Irlanda o ad altri Stati che non ratifichino Lisbona di uscire dall\u2019Unione europea, ma non li si pu\u00f2 obbligare.<\/p>\n<p>Gli Stati dovrebbero chiedere all\u2019Irlanda di inserire nel prossimo quesito referendario una formula \u201caccettare Lisbona o uscire dall\u2019Ue\u201d.<\/p>\n<p>Se l\u2019Irlanda non cooperasse potrebbero essere gli altri Stati ad uscire essi stessi dal Trattato di Nizza, denunciandolo, per abbracciare Lisbona. Queste ipotesi pongono un problema di carattere giuridico perch\u00e9 il trattato vigente non prevede il recesso, ma si potrebbe invocare per lasciarlo la clausola <i>rebus sic stanti bus<\/i>, anche considerando che tale diritto sarebbe stato previsto dal Trattato di Lisbona e dunque non sembra pi\u00f9 cos\u00ec estraneo allo spirito complessivo del sistema europeo.<\/p>\n<p>In entrambi i casi occorrer\u00e0 affrontare un ulteriore e non minore problema di carattere sostanziale: quali rapporti e quale regime giuridico prevedere per mantenere comunque un livello di integrazione fra i due blocchi? Non si pu\u00f2 pensare di azzerare decenni di integrazione e di relazioni ormai strettamente interconnesse semplicemente escludendo uno o pi\u00f9 stati dal gruppo di testa che ratifica il Trattato di Lisbona e azzerando i rapporti con esso.<\/p>\n<p>Tuttavia il Trattato di Lisbona e il Trattato di Nizza non possono coesistere per incompatibilit\u00e0 materiale. Un esempio per tutti: anche ammesso che le stesse istituzioni possano agire con diversa composizione (\u00e8 quello che gi\u00e0 avviene per l\u2019euro) non si potrebbe stabilire che in una certa materia (ad esempio la cooperazione penale) si decida a maggioranza qualificata fra alcuni stati e all\u2019unanimit\u00e0 con altri, o che in un sistema il Consiglio esteri sia presieduto dall\u2019Alto rappresentante e dalla presidenza di turno in un altro.<\/p>\n<p><b>Gigantesco opting out<\/b><br \/>\n\u00c8 dunque necessario cominciare a predisporre un\u2019alternativa reale al procedere tutti assieme, costruendo uno strumento giuridico che regoli i rapporti fra i due gruppi di Stati. La mancanza di un simile strumento rende oggi praticamente irrealizzabile lo scenario di un\u2019avanguardia che proceda (oggi con Lisbona e domani con qualcos\u2019 altro) mantenendo per\u00f2 un ragionevole livello di integrazione con gli altri Stati.<\/p>\n<p>Si tratta dunque di organizzare un gigantesco opting out, molto maggiore di tutti quelli sin qui esercitati. Questo potrebbe essere predisposto mediante <i>un Trattato-Ponte, che regoli i rapporti fra gli Stati che non ratifichino il Tratto di Lisbona e gli altri<\/i>, sostituendo il Trattato di Nizza che cesserebbe di esistere.<\/p>\n<p>Il Trattato-Ponte deve prevedere lo stesso livello di integrazione sin qui raggiunto nelle varie politiche, ma diversi meccanismi istituzionali e decisionali, che da un lato consentano di adottare nuove misure e sviluppare un acquis comune, ma dall\u2019altro permettano di sganciare le deliberazioni dei due gruppi di stati, prevedendo <i>autonomia decisionale<\/i>. Il Ponte potrebbe essere naturalmente percorso nei due sensi, da Stati che vogliano raggiungere il gruppo di testa o da altri che preferiscano aggiungersi a quelli meno integrati.<\/p>\n<p>Una volta precostituito lo strumento, l\u2019ipotesi dell\u2019integrazione differenziata fra due diverse Europe sembrerebbe meno astratta e irreale. E forse cominciare un serio dibattito su queste ipotesi potrebbe costituire un ulteriore elemento di pressione che gli irlandesi (e gli altri che non hanno ancora ratificato Lisbona) dovrebbero seriamente affrontare, assumendosi direttamente le conseguenze del loro veto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sono \u201ci popoli\u201d dell\u2019Europa ad aver respinto il Trattato, ma una quantit\u00e0 di cittadini (poco pi\u00f9 di 800.000) inferiore agli abitanti di una grande citt\u00e0. 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