{"id":64616,"date":"2008-11-08T16:46:01","date_gmt":"2008-11-08T15:46:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64616"},"modified":"2017-11-03T15:39:22","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:22","slug":"tre-opzioni-risposta-europea-alla-crisi-finanziaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/11\/tre-opzioni-risposta-europea-alla-crisi-finanziaria\/","title":{"rendered":"Tre opzioni per una risposta europea alla crisi finanziaria"},"content":{"rendered":"<p>La gravit\u00e0 della attuale crisi dell\u2019economia mondiale imporr\u00e0, a breve termine, decisioni che potranno rappresentare un passaggio importante per il rafforzamento dell\u2019Unione europea. Anche in passato cambiamenti istituzionali significativi si sono avuti al presentarsi di fatti rilevanti, che hanno reso evidente l\u2019impossibilit\u00e0 di una reazione a livello di singoli stati. L\u2019Eurogruppo \u00e8 riuscito a prendere decisioni coordinate per affrontare la crisi finanziaria. Anche i pi\u00f9 convinti euroscettici ne hanno dovuto prendere atto, e la stessa opinione pubblica potrebbe aver maturato una percezione diversa, pi\u00f9 positiva, del ruolo che l\u2019Unione pu\u00f2 svolgere.<\/p>\n<p>Si possono immaginare tre diverse ipotesi per una risposta \u201ceuropea\u201d, e non semplicemente nazionale, all\u2019esigenza di contrastare l\u2019allargarsi e l\u2019approfondirsi di una crisi che dal settore finanziario si \u00e8 gi\u00e0 trasferita al settore reale dell\u2019economia, con effetti evidenti sia sui consumi, che sugli investimenti, pubblici e privati.<\/p>\n<p><b>Allentare il Patto di stabilit\u00e0<\/b><br \/>\nLa prima alternativa consiste in un ulteriore ampliamento dei limiti posti dal Patto di Stabilit\u00e0 ai disavanzi e ai debiti dei singoli Paesi. Ulteriore nel senso che si dovrebbe non solo \u201cconsentire\u201d che in periodi di crisi economica a un calo delle entrate possano corrispondere pi\u00f9 ampi disavanzi, ma anche nel senso che si dovrebbero imporre azioni concrete (minori tasse o maggiori spese) capaci di dare sostegno alla domanda. Tale ampliamento del disavanzo, dovrebbe essere consentito solo in via temporanea da un nuovo accordo. Vi \u00e8 un interesse a prendere una decisione comune che stabilisca nuove regole di comportamento valide per tutti, in modo da evitare che il singolo paese sia tentato ad agire da \u201cfree rider\u201d traendo vantaggio dalle politiche di sostegno alla domanda adottate in altri paesi senza pagarne i costi.<\/p>\n<p><b>Un piano europeo<\/b><br \/>\nLa seconda alternativa \u00e8 quella di un Piano europeo, che usi risorse finanziarie aggiuntive a quelle dei singoli stati. Risorse che non possono che essere trovate attraverso emissione di debiti dell\u2019Unione (eurobonds). L\u2019utilizzo di tali risorse deve essere beninteso soggetto a limiti molto stretti: non per dare sussidi, per accrescere i Fondi strutturali, o per altre spese che non abbiano, in s\u00e8, la caratteristica di basarsi su un rapporto di prestito, ovvero che siano rimborsabili anche se in un futuro non prossimo. Solo cos\u00ec si pu\u00f2 giustificare la contabilizzazione del prestito Ue \u201csotto la linea\u201d tra le \u201cpartite finanziarie\u201d (<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=959\" target=\"blank\"><b><u> come ho gi\u00e0 spiegato su questa rivista<\/u><\/b><\/a>).<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di questo tipo di intervento non dovrebbe essere il sostegno delle istituzioni finanziarie, avendo gi\u00e0 gli Stati europei messo in atto adeguati interventi. Il vincolo sull\u2019utilizzo dei fondi raccolti sul mercato, anche nel caso di passaggio attraverso un Fondo, consentirebbe invece all\u2019Unione europea di dare sostegno alla domanda di investimenti, in particolare di quelli delle imprese che producono beni o servizi di pubblica utilit\u00e0, ma che sono contabilmente fuori dell\u2019aggregato Pubblica Amministrazione, o di quelli di imprese private, tipicamente nella forma di credito agevolato. Si tratterebbe di un intervento del tipo di quello messo in atto negli Stati Uniti negli anni Trenta, del tipo cio\u00e8 di quello che Keynes teorizz\u00f2, sempre in quegli anni, come via di uscita da una recessione: una domanda pubblica aggiuntiva, di durata temporanea, finanziata con debito. Questo darebbe all\u2019Ue un ruolo molto significativo, soprattutto se l\u2019intervento venisse indirizzato su settori strategici per l\u2019Unione nel suo insieme: nuove reti di trasporto, nuove fonti di energia, nuove tecnologie di difesa, nuovi terminali con il resto del mondo. Si darebbe cos\u00ec sostanza al concetto di \u201cbene pubblico europeo\u201d.<\/p>\n<p><b>Accordo nell\u2019Eurogruppo<\/b><br \/>\nLa terza alternativa potrebbe rivelarsi necessaria dall&#8217;incapacit\u00e0 a trovare un accordo sulle prime due, oppure se la crisi si aggravasse ulteriormente. Si tratta di dar vita ad un accordo all\u2019interno dell\u2019Eurogruppo, su una politica di bilancio che usi in maniera espansiva gli stessi strumenti, sia dal lato delle entrate che da quello delle spese, in modo da fare anche passi significativi sulla strada, auspicata, di una maggiore armonizzazione delle politiche di bilancio. Non si modificherebbero cio\u00e8 le regole del Patto di Stabilit\u00e0, ma se ne sfrutterebbero, in maniera sincrona, tutti gli spazi. Inoltre, si potrebbe agire, sempre tutti d\u2019accordo, usando anche nei bilanci nazionali le possibilit\u00e0 offerte dalla regola per cui le partite finanziarie sono fuori dai disavanzi; si potrebbe cos\u00ec dare aiuti alle imprese, nelle forme opportune e con qualche fresca idea. Questa uniformit\u00e0 di comportamenti renderebbe questi aiuti compatibili con le regole del mercato unico. Il vantaggio di questa ipotesi sta nel fatto che esiste gi\u00e0 una struttura che potrebbe intervenire, l\u2019Ecofin. In questa sede il tema potrebbe essere posto all\u2019ordine del giorno, e si potrebbe decidere uno studio finalizzato ad una rapida decisione. Dal punto di vista delle procedure decisionali questa ipotesi sarebbe peraltro quella pi\u00f9 facilmente percorribile.<\/p>\n<p>Queste ipotesi potrebbero essere perseguite tutte insieme, rendendone perci\u00f2 pi\u00f9 forte l\u2019impatto. Agli stati spetterebbe il sostegno immediato ai redditi, all\u2019occupazione, e alla domanda di consumi; all\u2019Unione la rimozione del forte vincolo finanziario che impedisce a molti stati di fare adeguate politiche di infrastrutture e di investimenti, ed anche una maggiore finalizzazione strutturale della politica di sostegno della domanda. Il Consiglio potrebbe chiedere alla Commissione di predisporre, rapidamente, delle proposte concrete, oppure avviare una consultazione sulla base di proposte di singoli Stati, come si \u00e8 fatto per la crisi finanziaria.<\/p>\n<p>Il momento per l\u2019Europa, su questo terreno, \u00e8 arrivato: va utilizzato al meglio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La gravit\u00e0 della attuale crisi dell\u2019economia mondiale imporr\u00e0, a breve termine, decisioni che potranno rappresentare un passaggio importante per il rafforzamento dell\u2019Unione europea. Anche in passato cambiamenti istituzionali significativi si sono avuti al presentarsi di fatti rilevanti, che hanno reso evidente l\u2019impossibilit\u00e0 di una reazione a livello di singoli stati. 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