{"id":64619,"date":"2008-10-08T16:46:12","date_gmt":"2008-10-08T14:46:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64619"},"modified":"2017-11-03T15:39:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:28","slug":"riforma-del-bilancio-ue-momento-del-coraggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/10\/riforma-del-bilancio-ue-momento-del-coraggio\/","title":{"rendered":"Riforma del bilancio Ue: \u00e8 il momento del coraggio"},"content":{"rendered":"<p>In seguito all&#8217;accordo interistituzionale raggiunto nel maggio del 2006, la Commissione europea \u00e8 stata invitata a procedere ad una revisione generale ed approfondita del bilancio dell&#8217;Unione, comprendente tutti gli aspetti relativi sia alle spese che alle entrate, ed a presentare un suo documento di revisione nel 2008\/2009. Al fine di raccogliere contributi provenienti da tutti gli attori della realt\u00e0 sociale, economica e politica dell&#8217;Unione europea, la Commissione ha deciso di avviare, attraverso la Comunicazione n. 1188 del 2007, un&#8217;ampia consultazione sul futuro delle finanze dell&#8217;Ue.<\/p>\n<p>Per come \u00e8 concepito oggi, il Bilancio comunitario non offre un\u2019idea precisa dell\u2019Unione europea e delle risposte che essa deve dare alle esigenze dei suoi cittadini. Il bilancio, infatti, non deve essere solo un documento tecnico sulla quantit\u00e0 delle risorse amministrate, ma anche la rappresentazione di un progetto politico. Per questo sarebbe necessario un radicale mutamento, e non un semplice ridimensionamento delle spese che nel bilancio sono troppo rappresentate a favore di quelle che, invece, al mutare delle circostanze si stanno dimostrando necessarie.<\/p>\n<p><b>Redistribuzione o produzione di servizi pubblici europei?<\/b><br \/>\nIl Bilancio dell\u2019Unione dovrebbe innanzi tutto chiarire in che misura debba perseguire un obiettivo di redistribuzione dai paesi pi\u00f9 ricchi a quelli meno ricchi e in che misura, invece, indicare con quante risorse e con quale distribuzione di esse l\u2019Unione pu\u00f2 perseguire gli obiettivi che i Trattati le affidano.<\/p>\n<p>Per questo, la riforma del Bilancio deve affrontare due problemi chiave: primo, quale struttura dare alla ripartizione tra interventi redistributivi e produzione di servizi pubblici europei; secondo, come rimuovere il vincolo derivante dall\u2019obbligo del pareggio.<\/p>\n<p>Il processo di decisione, che sta a monte del Bilancio, dovrebbe assumere come base di ragionamento la ripartizione tra redistribuzione e produzione di servizi pubblici europei. In questo quadro, anche la spesa attuale del Bilancio andr\u00e0 riesaminata alla luce di una ripartizione del suo effetto tra finalit\u00e0 redistributiva e finalit\u00e0 di produzione di beni pubblici europei.<\/p>\n<p>Nella Politica agricola comune (Pac), per esempio, \u00e8 nettamente distinguibile il sostegno dato al reddito degli agricoltori dagli effetti in temi di difesa dell\u2019ambiente; e questi effetti sono certamente uno dei \u201cbeni pubblici\u201d che l\u2019Europa ha il compito di produrre. Questo va tenuto ben presente quando si critica la Pac e si chiede un suo (peraltro politicamente difficile) ridimensionamento.<\/p>\n<p>Nelle politiche di sviluppo e di coesione regionale, all\u2019effetto redistributivo si accompagna il vantaggio che le regioni pi\u00f9 ricche ricevono dall\u2019allargamento del mercato a regioni periferiche anch\u2019esse in crescita.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non esclude che un riesame possa essere fatto, ma principalmente per rendere le politiche in corso pi\u00f9 efficaci e meglio controllate.<\/p>\n<p><b>Oltre il vincolo del \u201cpareggio\u201d<\/b><br \/>\nIl mio punto principale \u00e8 che la difficolt\u00e0 di trovare risorse per perseguire politiche dell\u2019Unione importanti per la crescita dell\u2019Europa deve essere superato rimuovendo, in qualche modo, il vincolo del pareggio posto nei Trattati.<\/p>\n<p>Come <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/Quaderni\/Quaderni_27.pdf\" target=\"blank\"><b><u>mi \u00e8 gi\u00e0 capitato di sostenere<\/u><\/b><\/a>, ritengo che il vincolo vada rimosso (con un intervento legislativo) al fine di liberare le risorse necessarie a realizzare investimenti in settori vitali per la crescita economica e sociale dell\u2019Europa: energia, ambiente, ricerca, trasporti e grandi opere (ma anche difesa comune), che sono tra i compiti che il Trattato stesso assegna all\u2019Unione, considerandoli di interesse diretto dell\u2019Ue. Oggi, il problema \u00e8 ancora pi\u00f9 rilevante di fronte al materializzarsi di una crisi che difficilmente pu\u00f2 essere affrontata e risolta dalle sole forze del mercato.<\/p>\n<p>Il vincolo del pareggio fu posto nel 1957 quando il bilancio della Comunit\u00e0 era solo un bilancio per il funzionamento delle istituzioni comunitarie. I rilevanti cambiamenti intervenuti nei compiti affidati alla Comunit\u00e0, e poi all\u2019Unione, rendono irrazionale questo vincolo e impongono una nuova riflessione sul tema.<\/p>\n<p>Il debito dell\u2019Unione servirebbe a rafforzare il ruolo internazionale dell\u2019euro, il suo ruolo cio\u00e8 come moneta di riserva nei portafogli sia privati che pubblici. Nei mercati vi \u00e8 una forte domanda di titoli di alta qualit\u00e0, e in questo quadro titoli emessi o garantiti dall\u2019Unione avrebbero un facile collocamento.<\/p>\n<p><b>Emissione di titoli europei?<\/b><br \/>\nPurtroppo, senza una riforma dei Trattati non \u00e8 modificabile il vincolo del pareggio, e i tempi non sono certo propensi per queste riforme. Credo, allora, che si debba riflettere su alcune ipotesi che possono consentire di rendere disponibili attraverso emissioni di titoli di debito le risorse necessarie per le politiche europee.<\/p>\n<p>Una via possibile \u00e8 quella di emettere <u>debito<\/u> dell\u2019Unione a fronte di <u>crediti <\/u>dell\u2019Unione stessa: crediti in forme che possono andare da prestiti a lunghissimo termine a imprese operanti nei settori considerati \u201cpropri\u201d dal punto di vista delle politiche di interesse comune (ed energia e ambiente sembrano tra i primi candidati possibili) al cofinanziamento di infrastrutture attraverso meccanismi di <i>project financing<\/i>, cio\u00e8 attraverso societ\u00e0 create ad hoc per costruire e gestire servizi pubblici considerati rilevanti, sempre dal punto di vista del concetto di bene pubblico europeo.<\/p>\n<p>La differenza tra questa proposta e quella di eliminare l\u2019obbligo del pareggio, sta nel fatto che le operazioni finanziarie, nelle regole statistiche e contabili europee, stanno <u>sotto<\/u> la linea del pareggio di bilancio, e perci\u00f2 devono considerarsi permesse dalle regole esistenti.<\/p>\n<p>Sarebbe opportuno che il Consiglio dei Ministri chiedesse alla Commissione europea uno studio operativo su questo punto, indicando anche obiettivi e vincoli (ad esempio, sulla dimensione compatibile con le risorse utilizzabili per il pagamento degli interessi).<\/p>\n<p><b>La proposta Tremonti<\/b><br \/>\nVi \u00e8 poi la proposta del Ministro Tremonti, secondo cui bisognerebbe costituire un grande Fondo che finanzi con<i> equity<\/i>(cio\u00e8 con partecipazione al capitale) e non con prestiti, le infrastrutture europee. Un primo scopo sembra essere quello di finanziare le pubbliche amministrazioni, evitando impatti negativi sulle regole del Patto di Stabilit\u00e0. Un secondo scopo, \u00e8 quello di favorire lo sviluppo di meccanismi del tipo <i>project financing<\/i>, o la crescita di imprese miste pubblico-private nel campo dei servizi pubblici, o in generale delle iniziative di partenariato pubblico-privato.<\/p>\n<p>Questo Fondo potrebbe avere una capacit\u00e0 di raccolta favorita dall\u2019esistenza di una garanzia pubblica sul suo debito, come \u00e8 oggi nella Cassa Depositi e Prestiti per quanto riguarda la raccolta postale.<\/p>\n<p>Un Fondo garantito dall\u2019Unione e dai suoi Stati membri potrebbe collocare le sue quote nei portafogli di soggetti come le banche centrali dei grandi Paesi asiatici, o altri grandi investitori istituzionali europei ed esteri.<\/p>\n<p>Naturalmente, gli investimenti di un Fondo sono cosa del tutto diversa dagli investimenti che si possono fare con risorse del bilancio pubblico.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 poi l\u2019ipotesi di appoggiare questo Fondo alla Banca europea degli investimenti (Bei), con adeguate modifiche statutarie. Sarebbe importante, in tal caso, che la Bei operasse su precisi mandati e su precise direttive dell\u2019Unione. Un elemento di forte debolezza della Bei, com\u2019\u00e8 oggi, \u00e8 proprio la mancanza di collegamenti precisi tra la sua politica degli impieghi e le scelte strategiche dell\u2019Unione. Il Parlamento europeo, e gli organi di controllo, hanno pi\u00f9 volte posto l\u2019accento su questa carenza.<\/p>\n<p>La proposta del Ministro Tremonti andrebbe accolta non per creare un nuovo tipo di intermediario finanziario, ma per immettere nel sistema un fattore istituzionale, strategico per la ricerca dell\u2019economia e per la valorizzazione del ruolo dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Seguendo il ragionamento sulla possibilit\u00e0 di emettere debiti dell\u2019Unione in contropartita di crediti da questa vantati verso soggetti terzi, si potrebbe tentare di unificare questa proposta con quella del Ministro Tremonti, di un Fondo che fornisca capitale per la creazione di infrastrutture rilevanti per lo sviluppo dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>Vi sono due possibilit\u00e0 di trovare le risorse per finanziare questo Fondo: i mercati (internazionali ed europei), o alcune istituzioni nazionali (facendo per\u00f2 ben attenzione a che questo non impatti sui disavanzi o sui debiti pubblici).<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una terza possibilit\u00e0: che sia l\u2019Unione stessa a finanziare il Fondo, con risorse da lei stessa raccolte sul mercato. Il vantaggio di questa soluzione starebbe nella possibilit\u00e0 di emettere degli \u201ceurobonds\u201d, rafforzando il ruolo internazionale dell\u2019euro, tenendo per\u00f2 la gestione degli impieghi fuori dall\u2019amministrazione Ue (il che \u00e8 comunque necessario, perch\u00e9 questa non \u00e8 attrezzata allo scopo). Ma la gestione del Fondo sarebbe dipendente (nelle sue politiche, nella sua durata, nei rischi assumibili, ecc.) dalle decisioni dei vertici politici dell\u2019Unione. Questa soluzione \u00e8 praticabile, sia che il Fondo nasca nella Bei, sia che nasca fuori dalla bei.<\/p>\n<p>Anche su questo punto, auspicherei un\u2019iniziativa politica per chiedere alla Commissione di fare uno studio.<\/p>\n<p><b>Il cuore oltre l\u2019ostacolo<\/b><br \/>\nLe reazioni negative dei tedeschi, ma non solo dei tedeschi, alle proposte del Ministro Tremonti fanno prevedere una bocciatura dell\u2019idea di mettere allo studio una radicale modifica del bilancio dell\u2019Unione per quanto riguarda sia la connotazione e classificazione della spesa, sia la prospettiva di trovare nei mercati finanziari le risorse necessarie per consentire nuovi, importanti, tipi di spesa.<\/p>\n<p>Queste reazioni si collocano nel solco di una tradizione di scetticismo e di sfiducia nei ruoli che possono svolgere le istituzioni pubbliche dell\u2019Unione europea. \u00c8 difficile pensare che una significativa riforma del bilancio Ue avvenga in un contesto cos\u00ec negativo.<\/p>\n<p>Tuttavia, proprio il ragionare su proposte che possono sembrare inattuali, o utopiche, pu\u00f2 aiutare a modificare l\u2019attuale clima di sfiducia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In seguito all&#8217;accordo interistituzionale raggiunto nel maggio del 2006, la Commissione europea \u00e8 stata invitata a procedere ad una revisione generale ed approfondita del bilancio dell&#8217;Unione, comprendente tutti gli aspetti relativi sia alle spese che alle entrate, ed a presentare un suo documento di revisione nel 2008\/2009. 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