{"id":64630,"date":"2009-07-17T16:59:30","date_gmt":"2009-07-17T14:59:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64630"},"modified":"2017-11-03T15:38:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:45","slug":"italia-italietta-al-vertice-media-potenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/italia-italietta-al-vertice-media-potenza\/","title":{"rendered":"Italia o Italietta, al vertice o media potenza?"},"content":{"rendered":"<p>Cos\u2019\u00e9 dunque l\u2019Italia? Alla conclusione del G8 dell\u2019Aquila eravamo presenti come membri del club dei \u201cgrandi\u201d, anche se molte voci polemiche ci avrebbero voluto messi fuori. Certamente, per dimensioni territoriali e demografiche, per livello del Pil, per tasso di sviluppo o per potenza militare altri paesi potrebbero legittimamente aspirare al nostro posto. Di pi\u00f9, l\u2019Italia \u00e8 un paese europeo, membro dell\u2019Ue e della Nato, e ai vertici delle organizzazioni internazionali e nelle riunioni dei capi di stato e di governo gi\u00e0 si affolla un numero forse spropositato di europei.<\/p>\n<p><b>Vantaggi comparativi dell\u2019Italia<\/b><br \/>\nQuesta per\u00f2 non \u00e8 tutta la realt\u00e0. Bisogna mettere in conto anche altri fattori, non quantificabili, ma di grande rilievo politico e pratico. C\u2019\u00e8 il peso della storia e della tradizione: nel bene e nel male, l\u2019Italia ha contribuito con poche altre potenze, per lo pi\u00f9 \u201coccidentali\u201d, a creare il sistema internazionale quale esso \u00e8 oggi, con le sue regole e le sue istituzioni, ed \u00e8 quindi naturale che abbia un ruolo di rilievo quando si tratta di gestirlo. Il nostro paese, malgrado le critiche, i problemi e le ironie interne ed estere, resta una democrazia consolidata, mentre altri aspiranti ne sono ben lungi. L\u2019Italia ha infine ripetutamente dimostrato la sua disponibilit\u00e0 ad assumersi una parte degli oneri e dei rischi per il mantenimento e il rafforzamento della governabilit\u00e0 internazionale. Anche in questo caso non \u00e8 che i candidati abbondino.<\/p>\n<p>Tuttavia non bisogna prendere sottogamba i segnali che vengono da pi\u00f9 parti. \u00c8 urgente una riflessione approfondita sulle grandi direttrici della politica estera italiana: un tentativo che aveva iniziato un gruppo di riflessione sul lungo termine, istituito preso il Ministero degli Esteri, ma che ora, con il cambio di amministrazione, pur essendo stato formalmente riconfermato, sembra essersi perso per strada. Molti pensano che questi siano sforzi eccessivi o persino inutili, ma \u00e8 un errore. I governi possono tranquillamente ignorare le indicazioni di tali documenti, ma essi contribuiscono a indirizzare il dibattito politico e culturale, sono elementi importanti per l\u2019identit\u00e0 internazionale del paese e possono evitare pericolose semplificazioni e derive che verrebbero poi pagate a caro prezzo.<\/p>\n<p>Prendiamo ad esempio il caso del ruolo e del rango internazionale del paese. Per decenni, i nostri governi e la nostra diplomazia hanno lottato perch\u00e9 fossimo inclusi (con successo) nel \u201cgruppo di testa\u201d. Nel 1945 eravamo ancora fuori dalle Nazioni Unite (in quanto \u201cpotenza sconfitta\u201d, alla pari con Germania e Giappone), ma nel 1949 riuscimmo con grande abilit\u00e0 ed insistenza ad essere tra i fondatori dell\u2019Alleanza Atlantica. Nel 1951, l\u2019intuizione politica di Alcide De Gasperi ci permise di inserirci nella Ceca (il passo iniziale della costituzione dell\u2019Ue), sempre come paese fondatore, anche se, a differenza degli altri paesi membri, non eravamo minimamente collegati alla questione dei bacini siderurgici e carboniferi tedeschi. Originariamente esclusi dalle riunioni di Vertice tra i maggiori alleati, gi\u00e0 dal 1975 abbiamo fatto parte di quello che era allora il G6 (oggi G8), e abbiamo consolidato la nostra posizione assumendoci la responsabilit\u00e0 chiave per il dispiegamento degli euromissili in Europa, nei primissimi anni ottanta. Dieci anni dopo pensammo per qualche mese di poter aspettare al di fuori dell\u2019euro, ma poi compimmo veri e propri miracoli sacrificali per evitare di arrivare secondi dopo la Spagna, e fortunatamente ci riuscimmo. Persino alle Nazioni Unite siamo finora riusciti ad evitare una riforma del Consiglio di Sicurezza che veda altri paesi, e non noi, divenirne membri permanenti, anche grazie al duro e costoso impegno internazionale dei nostri militari.<\/p>\n<p><b>Aurea mediocritas o mero ripiegamento? <\/b><br \/>\nSiamo quindi tra i grandi, ma come paese \u201cdi soglia\u201d, sempre a rischio di uscirne. Questo potr\u00e0 naturalmente sempre avvenire, ma ci conviene scavarci la fossa da soli? Nel dibattito sulla collocazione internazionale del nostro paese corre da tempo la definizione dell\u2019Italia come \u201cmedia potenza\u201d, presentata in genere come una valutazione realistica delle sue capacit\u00e0 e come la base per una pi\u00f9 efficace azione in difesa degli \u201cinteressi nazionali\u201d. La teorizzava ad esempio gi\u00e0 negli anni ottanta il compianto Carlo Maria Santoro, e sin da allora non mi convinceva affatto. Che vantaggio avremmo nel passare da Italia ad Italietta?<\/p>\n<p>Questo linguaggio suggerisce l\u2019esistenza di una precisa scala quantitativa, per cui pochi sarebbero grandissimi, altri grandi, altri medi e altri infine piccoli o infinitesimali, ed \u00e8 in realt\u00e0 un sottoprodotto dell\u2019ormai passata era dei blocchi (organizzati attorno alle due \u201csuperpotenze\u201d), non certo dell\u2019attuale globalizzazione. Non tutto pu\u00f2 essere quantificato, e non sempre ci\u00f2 che \u00e8 quantificabile \u00e8 anche la cosa pi\u00f9 importante. Certo, in caso di guerra, alla lunga, normalmente, chi ha pi\u00f9 soldi, pi\u00f9 mezzi e pi\u00f9 uomini vince, anche se i suoi generali valgono meno di quelli dell\u2019avversario. Ma non tutte le guerre sono eguali: gli Usa in Vietnam o l\u2019Urss in Afghanistan (per evitare esempi pi\u00f9 controversi e recenti) ce lo ricordano. E non tutte le decisioni sono belliche, come abbiamo visto con il crollo del muro di Berlino e la dissoluzione dell\u2019Urss.<\/p>\n<p>E poi, come stilare la lista? Mettiamo ad esempio, arbitrariamente, l\u2019Italia al 15\u00b0 posto (tanto per escluderla anche dal G14): \u00e8 ben difficile indicare con certezza e in modo convincente chi verrebbe prima e chi invece dopo, e perch\u00e9.<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 la questione della difesa degli interessi nazionali. Oggi l\u2019Italia soffre per restare al vertice. Domani potrebbe pi\u00f9 facilmente adagiarsi in una aurea mediocritas: perch\u00e9 fare tanti sforzi se siamo solo medi, tra trenta o quaranta altri paesi? Potremmo persino mascherare la nostra insoddisfazione dietro il paravento della difesa dei nostri interessi immediati, e non saremmo pi\u00f9 costretti a inviare soldati qua e l\u00e0 nel mondo o ad assumerci impegni, anche finanziari, che poi fatichiamo tanto a mantenere. Dopotutto non \u00e8 certo un caso se <a href=\"http:\/\/www.g7.utoronto.ca\/\" target=\"blank\"><b><u>analisti specializzati<\/u><\/b><\/a>, che studiano da anni la performance dei paesi del G8 sostengono che l\u2019Italia \u00e8 stabilmente tra gli ultimi in quanto a rispetto degli impegni presi (specie se comportano gravi oneri finanziari).<\/p>\n<p><b>Il rischio di un\u2019Italia senza ambizioni<\/b><br \/>\nMa il risparmio e la tranquillit\u00e0 hanno un prezzo. Niente pi\u00f9 Italia negli eventuali direttori europei, ad esempio, e un ruolo molto pi\u00f9 ridotto anche nelle istituzioni internazionali. L\u2019esclusione che oggi \u00e8 un\u2019eccezione domani diverrebbe una regola. Le eventuali compensazioni si rivelerebbero rapidamente illusorie.<\/p>\n<p>Potenza mediterranea pi\u00f9 che europea? Ma dovremmo vedercela anche con la Francia e la Spagna, e naturalmente con la Germania (prima potenza economica e commerciale dell\u2019area). Che offriremo alla Turchia e all\u2019Egitto se non potremo neanche invitarli ad una riunione all\u2019Aquila? Finiremo scodinzolanti alla corte di Gheddafi? Un tempo ci criticarono per il nostro \u201cimperialismo straccione\u201d, domani ci ignoreranno semplicemente.<\/p>\n<p>L\u2019Italia senza l\u2019obiettivo di restare tra i grandi \u00e8 anche un\u2019Italia priva di vere ambizioni internazionali, che potrebbe facilmente subire un processo di rapidissima provincializzazione (verso l\u2019Italietta, appunto). Sar\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile chiedere sacrifici ed impegni all\u2019elettorato, come \u00e8 avvenuto in passato, dagli euromissili all\u2019euro, e sar\u00e0 quindi anche sempre pi\u00f9 difficile mantenere alto e positivo il livello di integrazione e internazionalizzazione del paese.<\/p>\n<p><b>Sfide della globalizzazione e sacro egoismo<\/b><br \/>\nMa il problema principale \u00e8 un altro ancora. La globalizzazione mette in crisi la funzionalit\u00e0 stesse delle frontiere e delle nazioni, che hanno crescenti difficolt\u00e0 a contenere e controllare i flussi commerciali, finanziari, informativi, tecnologici e umani che le attraversano. Fondare la propria politica estera su un principio di potenza nazionale (grande, media o piccola che sia) e sulla difesa degli \u201cinteressi nazionali\u201d (ammesso e non concesso che essi possano essere chiaramente individuati e risultino coerenti e non contradditori tra loro), significa essere convinti che la globalizzazione possa essere riportata sotto il controllo delle singole sovranit\u00e0 nazionali. Che possa essere frammentata, e che ci\u00f2 possa essere uno sviluppo utile e positivo.<\/p>\n<p>Al contrario, la governabilit\u00e0 internazionale \u00e8 oggi minacciata da crescenti tendenze nazionalistiche e protezionistiche e ci\u00f2 diminuisce la nostra sicurezza, da quella fisica a quella finanziaria. Questi sviluppi sono dovuti alle azioni intraprese da singoli attori nazionali, che non si preoccupano n\u00e9 investono per la migliore efficienza del sistema internazionale nel suo complesso, e per la sua governance. Alcune potenze emergenti fanno del nazionalismo la loro dottrina ispiratrice, a cominciare dalla democrazia \u201csovrana\u201d della Russia per arrivare al regime cinese di democrazia popolare \u201cguidata\u201d dal Partito Comunista. Esse ricavano alcuni vantaggi da questa loro posizione, ma pagano anche costi immensi, sia economici che politici e contribuiscono alla insicurezza generale. Il loro problema principale \u00e8 che temono che la globalizzazione metta a rischio la loro stessa esistenza. Sia la Russia che la Cina hanno di fronte lo spettro della dissoluzione dell\u2019Urss e si arroccano quindi in una posizione difensiva che tuttavia inibisce anche la loro capacit\u00e0 di cooperare pienamente con le altre potenze e di esercitare un maggior ruolo nel governo internazionale (malgrado le loro ricchezze, i loro armamenti e le loro dimensioni).<\/p>\n<p>Proporre all\u2019Italia una politica di \u201cmedia potenza\u201d, se non \u00e8 semplicemente l\u2019accettazione di un ridimensionamento delle ambizioni che ha perseguito sin dal 1946, ha senso solo come premessa per un approccio pi\u00f9 nazionalista (di \u201csacro egoismo\u201d?) alla politica internazionale. Tuttavia il tentativo di scimmiottare l\u2019esempio di Russia e Cina sarebbe evidentemente risibile, non avendo l\u2019Italia n\u00e9 le ricchezze, n\u00e9 la forza n\u00e9 le dimensioni di quei due paesi\/continente. Soprattutto, generalizzare un tale approccio nazionalista alle relazioni internazionali e alla governabilit\u00e0 significa ipotizzare uno scenario di scontro e di guerra, economica, politica e forse infine anche militare.<\/p>\n<p>Tutto lo sforzo degli attuali paesi-guida, a cominciare dagli Usa, va esattamente nella direzione opposta: tenta cio\u00e8 di moderare quel nazionalismo e di accrescere l\u2019integrazione internazionale delle \u201cnuove\u201d potenze. Ci troviamo di fronte a dilemmi che i paesi europei hanno gi\u00e0 affrontato nel passato, durante secoli di guerre, sulla loro stessa pelle (oltre che su quella del resto del mondo). Sarebbe veramente paradossale se proprio da qui venisse l\u2019idea che dopotutto sarebbe bene (e per di pi\u00f9 conveniente) prepararci ad un altro giro di quel macabro valzer.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cos\u2019\u00e9 dunque l\u2019Italia? 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