{"id":64634,"date":"2009-07-07T17:06:05","date_gmt":"2009-07-07T15:06:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64634"},"modified":"2017-11-03T15:38:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:46","slug":"vertici-governo-mondiale-sostanza-apparenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/vertici-governo-mondiale-sostanza-apparenza\/","title":{"rendered":"I vertici e il governo mondiale: sostanza o apparenza?"},"content":{"rendered":"<p>Piano B, piano C, evacuazione d\u2019emergenza, tensostrutture, il G8 dell\u2019Aquila passer\u00e0 certamente alla storia come il pi\u00f9 avventuroso della lunga serie. Al terremoto finanziario degli ultimi mesi far\u00e0 cos\u00ec da contrappeso il ricordo \u2013 e un po&#8217; anche il timore \u2013 del terremoto fisico, in una sintesi spettacolare tra il reale e il virtuale che riesce se non altro ad aggiungere un po\u2019 di pepe ad un vertice in rapido declino. Un G8 soffietto, che si allargher\u00e0 di volta in volta sino a 30 partecipanti, in una vorticosa danza di arrivi e partenze, che cerca cos\u00ec di raffermare la sua prevalenza nei confronti del figlio ambizioso, quel G20 che era stato creato dallo stesso G8 (allora G7) nel 1999, come riunione specialistica dei responsabili finanziari, ma che ora \u00e8 stato elevato al rango di Summit con scadenze rapide e ravvicinate (nel corso del 2009 ce ne saranno almeno due: uno gi\u00e0 svoltosi in Gran Bretagna e il prossimo in autunno negli Stati Uniti).<\/p>\n<p><b>Un continuum di incontri sempre pi\u00f9 complessi e macchinosi<\/b><br \/>\nEspansione e moltiplicazione: non possiamo pi\u00f9 seriamente parlare di Vertici, ma di una sorta di continuum che cerca in qualche modo di creare le basi di una nuova governabilit\u00e0 internazionale, al di fuori delle organizzazioni internazionali create a questo scopo, ma con il concorso di tutti i maggiori paesi.<\/p>\n<p>I Vertici un tempo erano una cosa eccezionale. Servivano a regolare grandi questioni politico-strategiche. Tra le due guerre non ce ne furono molti (Rapallo, Monaco) e non riuscirono nel loro intento. Gli alleati ne tennero alcuni durante la II guerra mondiale (Teheran, Yalta, Postdam), e servirono a stabilire il quadro geostrategico del dopoguerra. Successivamente se ne svolsero alcuni, in particolare tra Usa e Urss, con andamenti alterni (un disastro quello tra Kennedy e Krusciov, un successo quello tra Gorbaciov e Reagan), che comunque regolarono le grandi questioni dell\u2019equilibrio strategico e accompagnarono la fine della Guerra Fredda.<\/p>\n<p>I vertici periodici furono un\u2019invenzione francese (iniziarono a 4, per poi estendersi al Giappone, all\u2019Italia e al Canada) per trattare in riunioni ristrette ed informali alcuni grandi questioni e trovare un\u2019intesa tra leader. Ora per\u00f2 sono esplosi in macchine gigantesche di consultazioni periodiche su agende vastissime, in cui la parte di riunione ristretta e informale \u00e8 sempre pi\u00f9 ridotta, mentre prende il sopravvento la pratica delle grandi conferenze diplomatiche e del lavoro preparatorio sul comunicato finale, secondo il modello sperimentato da riunioni quali il Consiglio Atlantico e il Consiglio Europeo, ma senza l&#8217;aggancio a una organizzazione da loro dipendente (come la Nato o l\u2019Unione Europea).<\/p>\n<p>Non sono quindi n\u00e9 carne n\u00e9 pesce. Danno l\u2019apparenza del governo mondiale, senza averne la sostanza, e soprattutto non si sa pi\u00f9 bene chi siano oggi i \u201cGrandi\u201d da coinvolgere nelle deliberazioni. Gli ottimisti sostengono che attraverso tutti questi Vertici si elaborer\u00e0 una sorta di consenso internazionale sulle nuove regole e la nuova forma di governo della globalizzazione, che successivamente verr\u00e0 tradotta in formule istituzionali tradizionali, con i loro poteri formali ben delimitati. I pessimisti temono che il tutto si esaurisca in una sorta di grande operazione di immagine, a vantaggio dei vari \u201cGrandi\u201d che potranno cos\u00ec atteggiarsi a decisori e soprattutto a salvatori globali di una situazione fortemente rischiosa e deteriorata, senza peraltro decidere nulla di realmente efficace e vincolante.<\/p>\n<p><b>L&#8217;ombra del G2 e il ruolo dell&#8217;Europa<\/b><br \/>\nLa realt\u00e0,come al solito, sar\u00e0 molto pi\u00f9 sfumata, con aspetti sia positivi che negativi, ma rimarr\u00e0 certamente sul tappeto la questione centrale e irrisolta, cio\u00e8 quella di una vera presa d\u2019atto dei mutamenti intervenuti nel sistema internazionale e degli adattamenti che devono essere compiuti nel governo di tale sistema. In realt\u00e0 \u00e8 possibile che il Vertice pi\u00f9 necessario sia anche quello che ancora non \u00e8 stato varato, e cio\u00e8 il cosiddetto G2 tra Usa e Cina: non perch\u00e9 questi due paesi da soli possano risolvere tutti i problemi, ma perch\u00e9 al centro di molte delle nostre incertezze c\u2019\u00e8 l\u2019Asia (dal Medio Oriente all\u2019Afghanistan, al Pakistan , alla Corea del Nord, eccetera) e al centro dell\u2019Asia c\u2019\u00e8 il grande enigma della Cina e del ruolo che questa nuova grande potenza intende svolgere, sia nei grandi equilibri economici e finanziari, sia in quelli strategici. Una questione essenziale, che tuttavia richiede in primo luogo un\u2019intesa con la maggiore potenza globale e solo dopo potr\u00e0 essere estesa al resto del mondo.<\/p>\n<p>E infine, di vertice in vertice, viene regolarmente evocata, ma mai risolta, la questione dell\u2019Europa, oggi sovra-rappresentata in tutti i grandi consessi, dal Consiglio di Sicurezza agli stessi G8 e G20, essenzialmente perch\u00e9 ancora presente sotto le bandiere dei singoli stati nazionali europei e non sotto quella unificata dell\u2019Ue. \u00c8 certo doloroso e difficile gestire un processo di ridimensionamento, anche se proprio l\u2019Ue potrebbe offrire agli europei l\u2019occasione di ribadire il loro ruolo globale e primario. Ma ai vertici la presenza dell\u2019Ue \u00e8 solo tecnica e di appoggio (ed \u00e8 del tutto assente dalle Nazioni Unite) mentre i partecipanti a pieno titolo sono proprio i leader di stati in via di progressivo indebolimento. Una contraddizione in pi\u00f9 che certo contribuisce all\u2019impressione complessiva di irrealt\u00e0 che scaturisce sempre pi\u00f9 spesso da queste riunioni.<\/p>\n<p>Il G8 continua a macinare riunioni, cos\u00ec come tutte le sue filiazioni e imitazioni, anche perch\u00e9 non esistono alternative, o almeno non ne esistono ancora; esso dovrebbe in realt\u00e0 preparare la sua stessa sparizione, dando vita ad un sistema diverso e pi\u00f9 integrato ed efficace di governo internazionale. Ma \u00e8 un po\u2019 come quel comitato di cavallerizzi che dovevano inventarsi il successore del cavallo, e pensarono solo ad un cavallo pi\u00f9 grande. Il motore a scoppio era al di fuori della loro immaginazione.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1190\" target=\"blank\"><b><u>Il Vertice dell&#8217;Aquila tra attese e obiettivi realistici<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>B. Voltolini: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1183\" target=\"blank\"><b><u>Quale ruolo per il G2?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Piano B, piano C, evacuazione d\u2019emergenza, tensostrutture, il G8 dell\u2019Aquila passer\u00e0 certamente alla storia come il pi\u00f9 avventuroso della lunga serie. 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