{"id":64636,"date":"2009-06-05T17:07:03","date_gmt":"2009-06-05T15:07:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64636"},"modified":"2017-11-03T15:38:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:53","slug":"obama-ruolo-dellue-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/06\/obama-ruolo-dellue-medio-oriente\/","title":{"rendered":"Obama e il ruolo dell&#8217;Ue in Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<table cellspacing=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\">\n<div><span class=\"testo_articoli\">Il Presidente Obama sembra dunque intenzionato a riprendere in mano la questione palestinese e a riavviare il processo di pace. Dopo anni di distrazione durante i quali Washington aveva concentrato la sua attenzione su Bagdad, Teheran e Damasco, si torna ad una strategia \u201calla Clinton\u201d, anche se non \u00e8 ancora chiaro se ci\u00f2 porter\u00e0 a breve termine a nuove conferenze di pace. Una cosa \u00e8 certa, questo rilancio della politica americana apre nuovi spazi anche per l\u2019iniziativa diplomatica europea, a condizione che i paesi dell\u2019Unione riescano a concepire un approccio comune coerente e di lungo termine.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni l\u2019Ue e i paesi europei in genere hanno giocato una modesta partita laterale, appoggiando le eventuali iniziative di pace degli Usa, ma limitandosi per lo pi\u00f9 ad affiancare la cosiddetta Road Map con aiuti economici alla parte palestinese, per cercare di dare maggiore sostanza all\u2019ipotesi di uno stato autonomo. I risultati sono stati per\u00f2 molto scarsi.<\/p>\n<p><b>La timidezza europea<\/b><br \/>\nDue altre iniziative importanti sono anch\u2019esse rimaste marginali, in parte perch\u00e9 non accompagnate da forti azioni politico-diplomatiche: il varo della missione Unifil 2 nel Libano meridionale e quella per il controllo del valico di Rafah, tra Gaza ed Egitto. Quelle due missioni avrebbero forse potuto prefigurare un modello di intervento europeo ed internazionale di garanzia del rispetto di eventuali accordi di pace o di disimpegno delle forze, ma nei fatti sono rimaste strettamente circoscritte ai loro teatri operativi e al loro mandato. Non c\u2019\u00e8 stato alcun deciso tentativo della diplomazia europea di proporle come modello o come nucleo di impegni maggiori.<\/p>\n<p>\u00c8 avvenuto cos\u00ec che, durante l\u2019ultimo conflitto a Gaza, l\u2019Europa non \u00e8 riuscita a giocare alcun ruolo sostanziale, malgrado alcune iniziative diplomatiche dell\u2019ultim\u2019ora (peraltro non certo facilitate dalla debolezza della presidenza di turno del Consiglio Europeo). Sar\u00e0 possibile fare di pi\u00f9 e di meglio adesso?<\/p>\n<p>L\u2019iniziativa rimane certo saldamente nelle mani americane, ma la maggiore sintonia tra le posizioni espresse da Obama nel suo recente discorso del Cairo e le posizioni tradizionalmente assunte dall\u2019Ue, dovrebbe spingere quest\u2019ultima a un pi\u00f9 attivo impegno diplomatico. Peraltro gli europei non potranno limitarsi agli aspetti assistenziali e umanitari o alla difesa dei diritti umani: per quanto importanti siano questi aspetti della politica estera europea, essi restano comunque marginali rispetto all\u2019obiettivo prioritario di come portare nuovamente le parti ad un tavolo negoziale, con qualche speranza in pi\u00f9 di successo.<\/p>\n<p>Molti pensano che ora spetti ad Obama \u201clavorare ai fianchi\u201d Israele per portarlo su posizioni diverse da quelle che attualmente sembra voler difendere. \u00c8 difficile che l\u2019Europa possa fare qualcosa di pi\u00f9 in tale direzione, salvo naturalmente ribadire le sue posizioni tradizionali. C\u2019\u00e8 invece forse di pi\u00f9 da fare sul fronte palestinese. La tragedia dell\u2019ultimo conflitto a Gaza ha evidenziato almeno due punti: il primo, che il governo palestinese di Abu Mazen non ha la capacit\u00e0 e la forza necessarie per parlare a nome di tutti i palestinesi; il secondo, che la leadership di Hamas ha volutamente perseguito una strategia massimalista di scontro con Israele, senza grandi preoccupazioni per la sorte della popolazione civile. In altri termini, manca un interlocutore palestinese credibile e politicamente ben disposto alla trattativa.<\/p>\n<p><b>Le condizioni di Obama<\/b><br \/>\nUna tale situazione rafforza la posizione dei falchi israeliani e impedisce la ripresa dei negoziati. Il Presidente Obama ha elencato le sue tre condizioni per interloquire con Hamas: abbandono della violenza, riconoscimento del diritto all\u2019esistenza di Israele e accettazione degli impegni precedentemente sottoscritti. Non \u00e8 una posizione massimalista, al contrario \u00e8 del tutto simile a quella presa nei confronti dell\u2019Olp quando si tratt\u00f2 di negoziare il suo ritorno ufficiale in Palestina e l\u2019avvio dell\u2019Autorit\u00e0 palestinese. Non sar\u00e0 mai possibile applicare la formula dei \u201cdue stati\u201d senza partire da questa base minima. Hamas sembra convinta di poter rinviare l\u2019accettazione di queste precondizioni alla fine del negoziato, ma questo non \u00e8 politicamente possibile e non sarebbe comunque credibile.<\/p>\n<p>Se questa \u00e8 la situazione, il ruolo degli europei dovrebbe essere quello di portare i palestinesi su queste posizioni di partenza, usando ogni strumento a loro disposizione ed evitando di farsi intrappolare nella logica delle recriminazioni e delle accuse reciproche. In subordine, gli europei dovrebbero anche attivarsi di pi\u00f9 e meglio per garantire un miglioramento sostanziale dell\u2019amministrazione pubblica palestinese e dei servizi a disposizione della popolazione, nell\u2019ottica di superare l\u2019attuale grottesca situazione per cui tutto quello che esiste in quei territori dovrebbe essere politicamente \u201ctargato\u201d, Al Fatah o Hamas, in un\u2019ottica di conflitto fratricida.<\/p>\n<p>Non \u00e8 certo una politica facile da attuare, e bisogner\u00e0 prepararsi ad affrontare incomprensioni e battute d\u2019arresto. Non tentare una simile strada, tuttavia, equivarrebbe a una sorta di rinuncia preventiva ad un ruolo europeo, non solo possibile, ma necessario.<\/p>\n<p>Sul tema vedi anche:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=1153\" target=\"blank\"><b><u>Il discorso di Obama al Cairo<\/u><\/b><\/a><\/span><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Presidente Obama sembra dunque intenzionato a riprendere in mano la questione palestinese e a riavviare il processo di pace. 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