{"id":64648,"date":"2008-11-05T17:15:57","date_gmt":"2008-11-05T16:15:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64648"},"modified":"2017-11-03T15:39:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:23","slug":"obama-e-il-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/11\/obama-e-il-mondo\/","title":{"rendered":"Obama e il mondo"},"content":{"rendered":"<p>Barack Obama \u00e8 stato eletto su temi di politica interna. Ed \u00e8 normale che un nuovo Presidente, all\u2019inizio del suo primo mandato, si concentri pi\u00f9 sulle questioni interne che su quelle internazionali, e questa tendenza sar\u00e0 certamente rafforzata dalla necessit\u00e0 di porre mano alla grave crisi economica. Eppure egli potrebbe diventare importantissimo per il futuro della potenza e del ruolo americano nel mondo.<\/p>\n<p>Gli Usa di George W. Bush hanno avuto un gravissimo problema: fortissimi sul piano militare, essi hanno sottovalutato l\u2019importanza degli aspetti politici e psicologici, il cosiddetto \u201csoft power\u201d e questo ha finito per rendere inefficace, e talvolta persino controproducente, la loro strapotenza militare. Il Presidente eletto non \u00e8 n\u00e9 un grande esperto di politica internazionale (anche se si \u00e8 scelto un vice-presidente che di esperienza ne ha da vendere), n\u00e9 un grande capo militare, ma potrebbe avere quello che mancava a Bush: l\u2019intelligenza e la capacit\u00e0 di convincere e coinvolgere gli altri nelle scelte americane, di esprimere un sogno, un ideale e allo stesso tempo un\u2019immagine dell\u2019America diversa da quella della forza bruta. Per riprendere una vecchia ed abusata immagine, potrebbe schierare Venere al fianco di Marte e convincere (o quanto meno affascinare) prima ancora di vincere. Se cos\u00ec fosse, l\u2019era americana non sarebbe pi\u00f9 prossima alla fine, come alcuni temono ed altri sperano, ma troverebbe nuovo impulso e nuova linfa.<\/p>\n<p>Non sar\u00e0 facile. Certo il Presidente Obama, per quanto stretto dalle priorit\u00e0 di politica interna, non potr\u00e0 ignorare i grandi temi internazionali. In parte la stessa priorit\u00e0 alla crisi economica lo costringer\u00e0 sin da subito (anche prima di entrare realmente in carica) ad esporsi sui grandi temi della \u201cgovernance\u201d economica internazionale: egli non parteciper\u00e0 al prossimo G-20, ma \u00e8 certo che tutti o quasi i partecipanti al Vertice cercheranno di avere contatti diretti o indiretti con lui e con il suo staff. Ma oltre alla crisi economica egli dovr\u00e0 rapidamente affrontare questioni sostanziali come quelle del futuro della presenza americana in Iraq, della guerra in Afghanistan, dei conflitti in America Latina ed in Africa, della Russia, della Cina e del Medio Oriente.<\/p>\n<p>Alcune cose sono molto probabili, come ad esempio l\u2019avvio di un processo di riduzione della presenza militare in Iraq, altre invece sono del tutto aperte. Il candidato Obama si \u00e8 dichiarato a favore di un nuovo dialogo senza precondizioni con l\u2019Iran, ad esempio, ma la sua fattibilit\u00e0 dipender\u00e0 in larga misura anche dalla posizioni che assumer\u00e0 Teheran (e potrebbe non essere possibile prima delle future elezioni politiche in Iran, la prossima primavera). Altrettanto incerte (e condizionate dalle posizioni che assumeranno nel frattempo i vari interlocutori) sono le prospettive con la Russia e con la Cina.<\/p>\n<p>In altri casi le cose sono pi\u00f9 chiare. Il Presidente Obama (del resto, su questo, in apparente sintonia con il suo rivale McCain) si \u00e8 detto intenzionato a trattare la questione del degrado ambientale e dei gas serra come una effettiva priorit\u00e0 nazionale americana. Anzi, \u00e8 probabile che egli intenda usare una politica di importanti incentivi allo sviluppo di nuove tecnologie come uno dei volani per favorire la ripresa economica americana.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 il campo dove maggiori sono le incertezze (e i timori) \u00e8 quello relativo alla politica commerciale. Non solo Obama si \u00e8 detto favorevole a rinegoziare parte dell\u2019accordo Nafta, ma \u00e8 possibile che l\u2019approfondirsi della crisi spinga la maggioranza democratica al Congresso americano verso posizioni protezioniste o revisioniste, in particolare nei confronti dei cosiddetti \u201cFondi Sovrani\u201d, della Cina e del Giappone. Bench\u00e9 nell\u2019ultimo periodo della sua campagna elettorale Obama abbia molto diluito alcune sue prese di posizione iniziali, e sembri aver dato maggiore spazio all\u2019ala pi\u00f9 \u201cliberista\u201d dei suoi consiglieri economici, come ad esempio Lawrence Summers, un\u2019indicazione pi\u00f9 precisa potr\u00e0 venire solo dalla scelta del prossimo Segretario al Tesoro e del responsabile per i negoziati commerciali internazionali.<\/p>\n<p>E l\u2019Europa? A differenza di George W. Bush, Obama ha sempre sottolineato l\u2019importanza del sistema delle alleanze costruito attorno agli Stati Uniti, e di un approccio multilaterale pi\u00f9 che unilaterale. Tutte cose che all\u2019Europa vanno benissimo. Tuttavia egli avr\u00e0 a che fare con una situazione fortemente degradata. Avr\u00e0 bisogno di un forte apporto europeo, ma dovr\u00e0 trattare con un\u2019Europa incerta, divisa, e percorsa da ventate euroscettiche, in cui la crisi economica potrebbe alimentare una tendenza al ripiegamento su s\u00e9 stessa pi\u00f9 che una propensione all\u2019assunzione di maggiori responsabilit\u00e0. Peraltro non \u00e8 neanche chiaro se il nuovo Presidente, al di l\u00e0 della sua impostazione pi\u00f9 aperta e multilaterale, sapr\u00e0 o vorr\u00e0 realmente giocare la carta europea, sia perch\u00e9 distratto da altre priorit\u00e0, soprattutto in Asia, sia perch\u00e9 magari mal consigliato dai suoi pi\u00f9 stretti collaboratori. Molto importante sar\u00e0 quindi la scelta del prossimo Segretario di Stato, poich\u00e9 i possibili candidati potrebbero avere convinzioni molto diverse su questo punto in particolare (tra i nomi che circolano, ad esempio, un possibile Richard Holbrooke sarebbe diverso, e certamente pi\u00f9 \u201costico\u201d, di un eventuale John Kerry o anche di uno Strobe Talbot).<\/p>\n<p>Il mondo ha atteso, con un&#8217;attenzione che non ha precedenti nella storia recente, l&#8217;esito delle elezioni americane. Sul nuovo presidente gravano ora enormi responsabilit\u00e0 e l&#8217;esito dell&#8217;impresa a cui si accinge \u00e8 tutt&#8217;altro che scontato. Ma con il voto di ieri gli americani hanno dato prova di voler aprire una nuova stagione, oltre che nella storia del loro paese, anche nella politica internazionale. Per il mondo \u00e8 un segnale da tenere nel giusto conto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Barack Obama \u00e8 stato eletto su temi di politica interna. 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