{"id":64650,"date":"2008-09-10T17:17:51","date_gmt":"2008-09-10T15:17:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64650"},"modified":"2017-11-03T15:39:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:32","slug":"sintonie-divergenze-transatlantiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/09\/sintonie-divergenze-transatlantiche\/","title":{"rendered":"Sintonie e divergenze transatlantiche"},"content":{"rendered":"<p>Europei ed americani non la pensano in modo molto diverso tra loro. Questa almeno sembra la conclusione generale delle analisi dell\u2019opinione pubblica nei due continenti condotte, come ogni anno, dal German Marshall Fund e dalla Compagnia di San Paolo, in cooperazione con altre fondazioni europee (<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=939\" target=\"_blank\"><i><b>Transatlantic Trends e European Elites Survey 2008<\/b><\/i><\/a>). Non mancano per\u00f2 spunti interessanti.<\/p>\n<p>I sondaggi, condotti nel periodo maggio\/giugno 2008, riflettono i temi dibattuti in quel momento dall\u2019opinione pubblica. Non deve quindi stupire se, nell\u2019indicare quali dovrebbero essere i problemi prioritari che il prossimo Presidente americano e i leader europei dovrebbero affrontare, solo il 7% degli europei e il 4% degli americani hanno indicato la Russia. Un\u2019opinione condivisa anche da settori pi\u00f9 qualificati dell\u2019opinione pubblica europea, come i membri del Parlamento europeo (12%) o i funzionari dell\u2019Ue (9%). \u00c8 probabile che oggi il risultato sarebbe diverso, ma sarebbe per questo pi\u00f9 lungimirante?<\/p>\n<p>In realt\u00e0 il sondaggio dedica un\u2019attenzione particolare alla Russia, malgrado l\u2019apparente disinteresse degli intervistati, e alla domanda su cosa sia pi\u00f9 preoccupante, in quel paese, le risposte risultano piuttosto equilibrate. L\u201984% degli americani e il 72% degli europei, ad esempio, punta il dito contro la fornitura di armi russe in Medio Oriente, il 70% degli americani e il 58% degli europei si preoccupa dello stato della democrazia in quel paese, e il 69% degli americani e il 58% degli europei dei rapporti di Mosca con i suoi vicini (come la Georgia o l\u2019Ucraina). Il 64% degli europei (e il 61% degli americani) cita anche il ruolo russo nel mercato dell\u2019energia.<\/p>\n<p>La dipendenza energetica (assieme con la crisi economica) \u00e8 anche in testa alle preoccupazioni europee ed americane (82% nel vecchio continente e 87% nel nuovo, con percentuali quasi analoghe per la crisi economica, 78% e 87%) ben prima del terrorismo internazionale (62% e 69%), del fondamentalismo islamico (47% e 53%) e della proliferazione nucleare in Iran (52% e 69%), in concorrenza solo con il riscaldamento del pianeta, in particolare tra gli europei (82%) e meno tra gli americani (67%). Eppure la preoccupazione per l\u2019energia non si \u00e8 tradotta automaticamente in un alto timore nei confronti della Russia.<\/p>\n<p>In altri termini, le nostre opinioni pubbliche non sembrano considerare pi\u00f9 la Russia come la maggiore o una delle maggiori minacce cui fare fronte, ma solo come uno dei tanti problemi da affrontare in un mondo complesso. Il che, malgrado l\u2019intervento militare in Georgia, \u00e8 probabilmente corretto, poich\u00e9 non sembrano esistere le condizioni di fatto (capacit\u00e0 politiche, economiche e militari) per una rinascita del vecchio faccia a faccia tra i due blocchi in Europa.<\/p>\n<p>Ma naturalmente esistono altri rischi. Le crisi del quadro multilaterale e della governabilit\u00e0 internazionale alimentano la moltiplicazione dei conflitti e delle emergenze e ne rendono pi\u00f9 difficile il contenimento. Malgrado la scarsa considerazione che l\u2019opinione pubblica europea ha dell\u2019attuale leadership americana (favorevoli 36%, contrari 59%, con una percentuale di opinioni favorevoli al Presidente Bush di solo il 19%), aumenta la percentuale degli europei favorevoli ad una pi\u00f9 stretta alleanza tra Europa e America, passando dal 27% dello scorso anno al 31% di quest\u2019anno.<\/p>\n<p>Aumentano anche, in coerenza con queste tendenze, coloro che considerano la Nato un essenziale pilastro della sicurezza europea e mondiale. Rispetto ai livelli minimi toccati nel 2005-2006, in tutti i principali paesi europei, il sostegno alla Nato \u00e8 ormai nuovamente superiore al 50% e si assesta complessivamente attorno al 60%, anche se \u00e8 ancora inferiore ai picchi del 2002. Ma naturalmente non mancano le differenze di percezione e di politica. Larghe maggioranze, sia in Europa sia negli Stati Uniti, ad esempio, sono favorevoli a proseguire l\u2019impegno in Afghanistan, ma quando si passa dalla ricostruzione economica, dalla guerra alla droga e dall\u2019assistenza alla creazione di forze armate afgane (tutti punti che vedono una sostanziale convergenza transatlantica) alla pi\u00f9 difficile scelta di combattere i talebani sul campo, gli americani sono favorevoli al 76%, ma gli europei solo al 43%.<\/p>\n<p>La crisi nel Caucaso ha sensibilmente accresciuto l\u2019importanza strategica e la centralit\u00e0 della Turchia. Malgrado le tante incomprensioni, quindi, \u00e8 positivo constatare che nell\u2019opinione pubblica turca la percezione favorevole dell\u2019Ue \u00e8 in aumento, anche se ancora minoritaria (passando dal 26% al 33%, e sorpassando sia l\u2019Iran che la Cina), mentre rimane bassa l\u2019opinione che i turchi hanno degli Stati Uniti (14%). Nel complesso aumenta la percezione in Turchia che non \u00e8 possibile fare tutto da soli: anche se la fiducia nella propria autosufficienza rimane altissima (80%), essa ha comunque perso 6 punti rispetto allo scorso anno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Europei ed americani non la pensano in modo molto diverso tra loro. Questa almeno sembra la conclusione generale delle analisi dell\u2019opinione pubblica nei due continenti condotte, come ogni anno, dal German Marshall Fund e dalla Compagnia di San Paolo, in cooperazione con altre fondazioni europee (Transatlantic Trends e European Elites Survey 2008). 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