{"id":64652,"date":"2008-09-02T17:19:19","date_gmt":"2008-09-02T15:19:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64652"},"modified":"2017-11-03T15:40:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:29","slug":"saluti-ai-lettori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/09\/saluti-ai-lettori\/","title":{"rendered":"Saluti ai lettori"},"content":{"rendered":"<p>Per pi\u00f9 di trent\u2019anni l\u2019Istituto Affari Internazionali non ha avuto una sua rivista in lingua italiana, concentrando invece le sue limitate risorse sulla rivista trimestrale in lingua inglese, <i>The International Spectator<\/i>*. Si trattava di una scelta pressoch\u00e9 obbligata, per partecipare pienamente al dibattito internazionale e contribuire cos\u00ec a far conoscere il punto di vista e le specifiche sensibilit\u00e0 italiane nel mondo degli istituti di ricerca. Tale scelta ha avuto successo, sia sul piano editoriale (dove la nostra rivista raccoglie lusinghieri successi ed \u00e8 ormai ben conosciuta ed affermata) sia per le attivit\u00e0 internazionalistiche dell\u2019Istituto, che \u00e8 ormai divenuto il principale interlocutore italiano dei maggiori centri di ricerca esteri.<\/p>\n<p>Tuttavia questa scelta ha limitato la nostra capacit\u00e0 di partecipare al dibattito italiano. Certo, molti nostri collaboratori, in tutti questi anni, hanno potuto far sentire la loro voce sui grandi media nazionali, dalla carta stampata alle agenzie di stampa, alla televisione e alla radio, e lo IAI \u00e8 comunque divenuto un interlocutore credibile ed accettato delle maggiori istituzioni governative, economiche e politiche nazionali, ma \u00e8 mancato uno strumento pi\u00f9 agile e puntuale di intervento e riflessione, che permettesse di valutare i maggiori eventi internazionali in tempo reale, anche se con l\u2019ottica particolare del ricercatore e dell\u2019analista.<\/p>\n<p>Per questo, due anni or sono, con il generoso sostegno della Compagnia San Paolo, lo IAI ha deciso di sperimentare l\u2019avvio di questa nuova iniziativa editoriale on-line, <i>affarinternazionali.it<\/i><\/p>\n<p>L\u2019esperimento, grazie in particolare alla dedizione e all\u2019impegno del suo primo direttore responsabile, Enrico Sassoon, ci sembra bene avviato e degno di proseguire e, se possibile, rafforzarsi. Anche per questo, abbiamo deciso di collegare pi\u00f9 strettamente la rivista con il lavoro ed il dibattito giornaliero in corso presso l\u2019Istituto, riportando a Roma, presso lo IAI, l\u2019attivit\u00e0 di direzione oltre che di redazione. In questo quadro, e per facilitare una tale transizione, ho accettato l\u2019invito del Comitato esecutivo di assumere la direzione della rivista.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 legata all\u2019Istituto, dunque, ma non una rivista \u201cdi istituto\u201d: in altri termini <i>Affarinternazionali<\/i> rimane una voce indipendente e distinta, cui collaborano i ricercatori e gli amici dello IAI, ma anche altre voci del tutto indipendenti. N\u00e9 la rivista \u00e8, n\u00e9 deve diventare, il portavoce delle opinioni dell\u2019istituto, e questo per almeno due ragioni: la prima, perch\u00e9 lo IAI, in quanto istituto di ricerca, non ha opinioni politiche proprie, diverse da quelle, liberamente espresse, dei suoi singoli ricercatori, fatto salvo l\u2019unico obbligo politico ed ideale del rispetto di quanto stabilito dal suo statuto; la seconda, perch\u00e9 gli articoli pubblicati sono tutti firmati dai loro autori che, in tal modo, si assumono la piena paternit\u00e0 delle loro opinioni. Ad un lettore attento non saranno certo sfuggite le numerose volte in cui due articoli da noi pubblicati esprimevano punti di vista diversi tra loro: ci\u00f2 \u00e8 da noi apprezzato ed incoraggiato, anche per ottenere un dibattito pi\u00f9 aperto sui problemi e per arricchire il patrimonio di analisi a disposizione dei nostri lettori. Nostra unica preoccupazione \u00e8 quella di scegliere e pubblicare articoli che affrontino i loro temi in modo serio, informato e responsabile, garantendo cos\u00ec la qualit\u00e0 della rivista stessa.<\/p>\n<p>Una rivista generale ed indipendente dunque, ma non per questo una rivista onnicomprensiva n\u00e9 un\u2019agenzia di informazioni. Non abbiamo n\u00e9 le risorse, n\u00e9 l\u2019ambizione, di entrare in concorrenza con i maggiori media italiani e internazionali. Questa resta una rivista di analisi, riflessione e commento prima ancora che di notizie, anche se pu\u00f2 avvenire che in qualche caso essa fornisca al lettore elementi di fatto che non \u00e8 facile n\u00e9 abituale trovare sui grandi mezzi di informazione. La nostra intenzione \u00e8 quella di alimentare un dialogo continuo ed informato con i nostri lettori, che contribuisca a dare un senso, una prospettiva, ai grandi eventi della politica internazionale, uscendo dalla pressione della cronaca quotidiana, per attestarci l\u00e0 dove possiamo avere un maggiore ruolo e forse anche una qualche maggiore abilit\u00e0 ed autorit\u00e0, e cio\u00e8 nella lettura e comprensione degli eventi e delle grandi scelte strategiche che possono aprirsi per il nostro Paese e per l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Colgo questa occasione per ringraziare tutti i nostri lettori, passati, presenti e futuri: cercheremo di fornirvi un prodotto il pi\u00f9 possibile interessante ed attuale. Ci auguriamo di continuare a riscuotere il vostro consenso.<\/p>\n<p>* <i><a href=\"http:\/\/www.iai.it\/sections\/pubblicazioni\/theinternationalspectator\/tis_it.asp\" target=\"blank\"><u>The International Spectator<\/u><\/a><\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per pi\u00f9 di trent\u2019anni l\u2019Istituto Affari Internazionali non ha avuto una sua rivista in lingua italiana, concentrando invece le sue limitate risorse sulla rivista trimestrale in lingua inglese, The International Spectator*. 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