{"id":64654,"date":"2008-08-18T17:20:21","date_gmt":"2008-08-18T15:20:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64654"},"modified":"2017-11-03T15:40:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:31","slug":"dilemmi-usa-europa-fronte-alla-nuova-sfida-russa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/08\/dilemmi-usa-europa-fronte-alla-nuova-sfida-russa\/","title":{"rendered":"I dilemmi di Usa e Europa di fronte alla nuova sfida russa"},"content":{"rendered":"<p>Forse non sapremo mai per quali ragioni e con quali speranze Mikhail Saakashvili abbia attaccato l\u2019Ossezia del Sud, subendo poi la durissima reazione della Russia. Tuttavia non sono neanche del tutto convincenti i commenti che parlano di una sorta di \u201cgrande ritorno\u201d della \u201csuperpotenza russa\u201d e di inizio del declino della potenza americana.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 forte la tentazione di tracciare un parallelo tra questa crisi e quella di Cuba, nel 1962, quando Washington pose un limite invalicabile all\u2019espansionismo comunista sovietico, ma le differenze sono enormi. Non solo gli Usa non hanno dispiegato i loro militari e i loro missili in Georgia, ma non hanno neanche inserito quel paese nella rete delle loro alleanze. L\u2019attacco (o il contrattacco) russo \u00e8 arrivato prima di un eventuale ingresso della Georgia nella Nato: probabilmente \u00e8 anche riuscito a bloccare un tale ingresso per il prossimo futuro, ma non ha aperto alcuno scontro diretto con la potenza americana.<\/p>\n<p>L\u2019idea poi che la Russia abbia dimostrato la sua superpotenza solo perch\u00e9 ha facilmente schiacciato un esercito praticamente inesistente (schierando sul terreno forze preponderanti con un rapporto di pi\u00f9 di 5 a 1, oltre ad avere il pieno controllo dell\u2019aria e dei mari) \u00e8 quanto meno curiosa. L\u2019unica vera caratteristica da superpotenza Mosca la ha dimostrata con la sua capacit\u00e0 di prendere un\u2019iniziativa rapida e determinante, sia in campo politico sia in campo militare. In altri termini adesso abbiamo la conferma che Mosca \u00e8 tutt\u2019ora in grado di pensare ed agire strategicamente, in particolare nel suo vicinato.<\/p>\n<p>Sorprendentemente, anche l\u2019Unione europea ha dimostrato intelligenza strategica e capacit\u00e0 di iniziativa, ma non \u00e8 detto che questa buona notizia costituisca un precedente. La crisi infatti \u00e8 avvenuta durante la presidenza francese, ed \u00e8 stata gestita in modo molto deciso da Parigi, senza troppo preoccuparsi di trovare prima un difficile consenso interno tra gli europei. Cosa sarebbe avvenuto se la presidenza fosse stata assicurata da un piccolo paese, o peggio da un paese considerato come \u201costile\u201d a Mosca? E ora le prospettive si complicano, perch\u00e9 se pure c\u2019\u00e8 un accordo generale sulla necessit\u00e0 di dare precedenza alla fine delle ostilit\u00e0 e al ritiro delle truppe russe dal territorio georgiano (escluse naturalmente sia l\u2019Ossezia del Sud che l\u2019Abkhazia), sar\u00e0 molto pi\u00f9 difficile raggiungere il consenso sulla politica futura verso Mosca da un lato e l\u2019Ucraina e la Georgia dall\u2019altro.<\/p>\n<p>Alcuni paesi vogliono condannare Mosca, altri criticano piuttosto l\u2019avventurismo di Tbilisi; alcuni pensano che sia necessario accelerare il processo di integrazione di Georgia ed Ucraina nella Nato e nell\u2019Ue, altri che non sia proprio il caso di parlarne; alcuni vorrebbero \u201cpunire\u201d o quanto meno isolare Mosca, altri pensano invece che sarebbe opportuno rafforzare il dialogo tra la Russia e l\u2019Ue e tra la Russia e la Nato.<\/p>\n<p>Il grave ritardo in cui si trova il Trattato di Lisbona contribuisce ad accrescere le incertezze europee, perch\u00e9 condiziona in modo pericoloso la politica estera e di sicurezza europea ai cambi semestrali di presidenza tra gli stati membri. Come se non bastasse, gli Stati Uniti, apparentemente colti di sorpresa dalla crisi nel Caucaso, ora sembrano decisi a riprendere l\u2019iniziativa, sia sul terreno sia alle Nazioni Unite, accrescendo il rischio di divisioni tra europei.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 di arrivare al pi\u00f9 presto a definire una strategia europea nei confronti della Russia \u00e8 innegabile, cos\u00ec come dovrebbe essere chiaro a tutti che una tale politica deve tenere nel debito conto le effettive capacit\u00e0 e vulnerabilit\u00e0 di ambedue gli interlocutori, senza fughe in avanti, ma anche senza inutili concessioni e acquiescenze. Si potrebbe cominciare dall\u2019inizio: proprio quei paesi che oggi vorrebbero vedere una pi\u00f9 decisa politica estera europea e sono a favore di un allargamento verso l\u2019Ucraina e la Georgia, dovrebbero comprendere come una scelta di tale portata strategica non potr\u00e0 mai essere presa e soprattutto difesa con successo da un\u2019Unione europea debole politicamente e istituzionalmente e divisa strategicamente.<\/p>\n<p>In altri termini, l\u2019adozione del Trattato di Lisbona e il varo di una seria politica comune di sicurezza e difesa europea sono la premessa indispensabile di qualsivoglia ruolo europeo nel Caucaso o in Ucraina. Questa crisi inoltre ha dimostrato chiaramente come la Nato non possa efficacemente sostituirsi all\u2019Ue quando la dirigenza americana \u00e8 incerta o distratta. Ed \u00e8 anche abbastanza chiaro che gli interessi americani non coincidono, in questo caso, con quelli di molti alleati europei: un&#8217;altra ragione per non considerare la sola Nato come la chiave di volta della politica nei confronti della Russia.<\/p>\n<p>Solo l\u2019accettazione di tali premesse potr\u00e0 consentire una politica europea pi\u00f9 efficace nei confronti di Mosca, se non subito, quanto meno nel pi\u00f9 lungo termine. Al di l\u00e0 delle recriminazioni e della demagogia, credo che di questo si dovrebbe discutere nelle prossime riunioni dell\u2019Ue.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Forse non sapremo mai per quali ragioni e con quali speranze Mikhail Saakashvili abbia attaccato l\u2019Ossezia del Sud, subendo poi la durissima reazione della Russia. 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