{"id":64660,"date":"2009-03-10T17:44:32","date_gmt":"2009-03-10T16:44:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64660"},"modified":"2017-11-03T15:39:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:05","slug":"le-incognite-del-mandato-arresto-bashir","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/03\/le-incognite-del-mandato-arresto-bashir\/","title":{"rendered":"Le incognite del mandato di arresto contro Bashir"},"content":{"rendered":"<p>Il mandato di arresto nei confronti del Presidente del Sudan Omar Hassan Ahmad Al-Bashir emanato dalla Corte penale internazionale (Cpi) ha suscitato veementi reazioni che hanno riproposto il difficile tema della dialettica tra giustizia e pace. Vale dunque la pena fare qualche considerazione aggiuntiva rispetto a quanto <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=900\" target=\"blank\"><b><u>gi\u00e0 evidenziato<\/u><\/b><\/a> all\u2019epoca della richiesta del Procuratore, lo scorso 14 luglio 2008.<\/p>\n<p><b>Sette mesi e 20 giorni<\/b><br \/>\nLa prima considerazione \u00e8 sui tempi della decisione: contrariamente a quanto da pi\u00f9 parti pronosticato, i tre giudici della Camera preliminare del Cpi hanno avuto bisogno di ben sette mesi e venti giorni per giungere a una decisione sul cui contenuto non vi erano, in verit\u00e0, grandi dubbi: era difficile, infatti, immaginare che i giudici potessero negare la richiesta di arresto presentata dal Procuratore Moreno Ocampo. Un periodo di tempo che appare tuttavia in contrasto con le finalit\u00e0 di un mandato di arresto: una misura urgente volta a impedire che la persona oggetto del provvedimento ostacoli o metta a repentaglio le indagini oppure continui a perpetrare i crimini di cui \u00e8 accusato. Secondo un <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/2009\/03\/sezioni\/esteri\/bashir-mandato-cattura\/cassese-bashir\/cassese-bashir.html\" target=\"blank\"><b><u>autorevole parere<\/u><\/b><\/a>, meglio sarebbe stato se il Procuratore avesse richiesto alla Corte di emanare, in luogo dell\u2019ordine di cattura, una citazione di comparizione (<i>summon to appear<\/i>).<\/p>\n<p>\u00c8 lecito invece chiedersi cosa abbiano fatto in questo lasso di tempo gli Stati che fanno parte della Cpi, il Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu e il governo di Khartoum. Il Presidente Bashir, dal canto suo, si \u00e8 molto attivato per rafforzare la sua posizione sia all\u2019interno che all\u2019esterno del paese, in particolar modo per creare un fronte comune in seno all\u2019Unione Africana. Sul piano interno, a poche ore dalla decisione della Cpi, migliaia di persone si sono riversate in piazza a sostegno del Presidente. Ha destato soprattutto scalpore la decisione del Sudan di revocare l\u2019autorizzazione a 13 agenzie umanitarie straniere, determinanti per la sopravvivenza di oltre un milione di persone. L\u2019Alto Commissariato per i diritti umani dell\u2019Onu intende verificare se ci\u00f2 costituisca un crimine di guerra.<\/p>\n<p><b>Fu genocidio in Darfur?<\/b><br \/>\nLeggendo il mandato di arresto si rimane colpiti dal fatto che la Camera, a maggioranza, abbia rigettato l\u2019accusa di genocidio nei confronti di Bashir, confermando invece le accuse di crimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0. Si \u00e8 gi\u00e0 rilevato come non sia facile dimostrare l\u2019esistenza di un genocidio in Darfur secondo il principio della \u2018prova oltre ogni ragionevole dubbio\u2019. Eppure, questa decisione della Camera non appare del tutto convincente. In questa fase, per il rilascio di un ordine di cattura, \u00e8 sufficiente uno standard di prova meno rigoroso: il collegio deve solo accertare che vi sono \u2018fondati motivi\u2019 di ritenere che Bashir abbia commesso un certo crimine. Nella decisione, come evidenziato nell\u2019opinione individuale del giudice Anita Usacka, la Camera appare piuttosto sovrapporre e forse confondere i due standard.<\/p>\n<p>Si tratta di una questione essenzialmente tecnica, quantunque non secondaria: la Corte afferma che l\u2019intento genocida del governo sudanese \u00e8 solo una delle ragionevoli conclusioni possibili che emergono dall\u2019esame della documentazione raccolta dal Procuratore. Ebbene, ci\u00f2 non soddisfa certamente quanto richiesto dalla \u2018prova oltre ogni ragionevole dubbio\u2019. Ma non \u00e8 forse sufficiente per concludere che esistono comunque motivi fondati, da dimostrare successivamente nel corso del procedimento, per sostenere che un crimine di genocidio possa essere stato commesso in Darfur?<\/p>\n<p><b>Il problema dell\u2019immunit\u00e0 dei Capi di Stato e di governo<\/b><br \/>\nL\u2019altra grande questione \u00e8 quella delle immunit\u00e0 di cui godrebbe Bashir in quanto Presidente in carica. Vero \u00e8 che, secondo lo Statuto della Cpi, non potr\u00e0 essere invocata alcuna pretesa di immunit\u00e0 derivante alla posizione di Capo di Stato o di Governo. Tuttavia tale disposizione convenzionale non riguarda il Sudan, poich\u00e9 non ha ratificato lo Statuto di Roma. La Camera ha comunque affermato che Bashir \u00e8 sottoposto alla sua giurisdizione, rilevando che \u2013 ed \u00e8 questa, tra le quattro ragioni addotte, la pi\u00f9 convincente \u2013 il Consiglio di Sicurezza, nel deferire con ris. 1593 (2005) alla Cpi la situazione in Darfur, ha accettato nella sua interezza il quadro giuridico delineato dallo Statuto, compreso il venir meno dell\u2019immunit\u00e0.<\/p>\n<p>Quanto al Sudan, tale Stato ha un preciso obbligo di cooperare con la Cpi, espresso dalla medesima risoluzione adottata sulla base del Capitolo VII della Carta dell\u2019Onu. Ad un esame pi\u00f9 attento, pi\u00f9 complessa appare la posizione degli altri Stati, perch\u00e9 \u00e8 dibattuto se Bashir \u2013 in assenza di una espressa statuizione del Consiglio di Sicurezza \u2013 continui a godere nei loro confronti dell\u2019immunit\u00e0 in base al diritto internazionale. Se cos\u00ec fosse, gli stessi Stati parti dello Statuto non avrebbero titolo ad arrestarlo, se egli si venisse a trovare nel loro territorio.<\/p>\n<p>Posto che la Cpi non possiede una propria polizia giudiziaria, l\u2019aspetto pi\u00f9 assurdo dell\u2019emanazione del mandato di cattura nei confronti di Bashir, \u00e8 che dunque sarebbero le autorit\u00e0 competenti del Sudan a dover procedere all\u2019arresto. Assurdo naturalmente perch\u00e9 Il Presidente gode attualmente di ampio sostegno interno. Vale la pena ricordare che tale potere non pu\u00f2 competere alla missione di peace-keeping Unamid che opera in Darfur.<\/p>\n<p><b>Il rischio di rafforzare Bashir <\/b><br \/>\nLe reazioni pi\u00f9 dure sono state una volta ancora quelle dell\u2019Unione Africana (UA), della Lega Araba e della Cina, la quale ha nuovamente portato all\u2019attenzione del Consiglio di Sicurezza la richiesta di adottare una risoluzione, ai sensi dell\u2019art. 16 dello Statuto della Cpi, volta a sospendere le indagini per un periodo di 12 mesi.<\/p>\n<p>Il Consiglio della pace e della sicurezza dell\u2019UA ha rilasciato un comunicato in cui esprime la propria preoccupazione per gli effetti dell\u2019ordine di cattura sul processo di pace nella regione. Sottesa \u00e8 la critica alla c.d. \u201cgiustizia selettiva\u201d della Cpi, poich\u00e9 le indagini del Procuratore hanno riguardato unicamente quattro paesi africani. Al contrario altri Paesi (soprattutto Francia e Stati Uniti) hanno sostenuto che la lotta all\u2019impunit\u00e0 non contrasta con la ricerca di una pace duratura.<\/p>\n<p>Non manca infatti chi sostiene che la decisione della Camera produrr\u00e0 conseguenze benefiche. L\u2019effetto di delegittimazione del mandato di arresto potrebbe provocare tensioni anche all\u2019interno della principale forza di governo sudanese, il Partito del Congresso Nazionale. Ci\u00f2 potrebbe favorire un cambiamento. Secondo altri, l\u2019acuirsi delle tensioni interne metterebbe piuttosto a repentaglio la stessa fragile pace tra il nord e il sud del Paese, firmata nel 2005.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mandato di arresto nei confronti del Presidente del Sudan Omar Hassan Ahmad Al-Bashir emanato dalla Corte penale internazionale (Cpi) ha suscitato veementi reazioni che hanno riproposto il difficile tema della dialettica tra giustizia e pace. 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