{"id":64664,"date":"2009-07-10T17:47:50","date_gmt":"2009-07-10T15:47:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64664"},"modified":"2017-11-03T15:38:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:45","slug":"la-nuova-partita-scacchi-stati-uniti-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/la-nuova-partita-scacchi-stati-uniti-cina\/","title":{"rendered":"La nuova partita a scacchi tra Stati Uniti e Cina"},"content":{"rendered":"<p>E cos\u00ec Hu Jintao e Barack Obama non si sono incontrati. Dovevano farlo a L\u2019Aquila, nel corso del vertice del G8, ma l\u2019esplodere della situazione nello Xinjiang o Turkestan orientale, come preferiscono chiamarlo gli Uiguri, tra tensioni etniche e brutale repressione delle forze di sicurezza di Pechino, ha indotto il presidente cinese a tornare precipitosamente in patria. Sar\u00e0 per un\u2019altra volta. Le occasioni non mancheranno e se non dovessero presentarsi verranno create ad hoc.<\/p>\n<p>Dopo gli anni del boom cinese e della luna di miele clintoniana e quelli un po\u2019 pi\u00f9 interlocutori dell\u2019era Bush, Washington e Pechino sono ora in una fase di osservazione reciproca. Gli Stati Uniti al momento, in linea con il nuovo approccio di generale apertura di Obama, sembrano orientati a fare di tutto per rinsaldare i rapporti con la Cina e averla dalla loro parte anche perch\u00e9 sono costretti a dedicare le loro energie prima di tutto alla crisi economica e alla situazione in Iraq, Afghanistan e Iran. Pechino, d\u2019altro canto, sembra cercare di approfittare del momento di relativa debolezza degli Stati Uniti, con una politica pi\u00f9 assertiva, che appare mirata, da un lato a mutare gradualmente i rapporti di forza, e dall\u2019altro a cercare di saggiare il terreno per capire fino a che punto \u00e8 possibile spingersi.<\/p>\n<p><b>Le aperture di Washington&#8230;<\/b><br \/>\nI segnali provenienti dagli Stati Uniti a riguardo sono chiari. L\u2019ultimo \u00e8 stato la decisione di scegliere John Huntsman, un esponente repubblicano di primo piano, come ambasciatore in Cina. Con la scelta di Huntsman, governatore dell\u2019Iowa e soprattutto copresidente e stratega della campagna elettorale dello sconfitto candidato repubblicano John McCain, infatti, viene dato un rilievo particolare alle relazioni tra Cina e Stati Uniti, ponendo le premesse per un approccio bipartisan in cui possa riconoscersi gran parte dello schieramento politico di Washington.<\/p>\n<p>Altri segnali di attenzione si erano gi\u00e0 avuti nei mesi precedenti con il viaggio in Asia del Segretario di Stato Hillary Clinton, che durante la tappa in Cina si era ben guardata dal sollevare con il governo di Pechino la spinosa questione dei diritti umani, e soprattutto con il tentativo nel corso dell\u2019ultimo G-20 a Londra, di promuovere un pi\u00f9 stretto coordinamento tra i due paesi per affrontare la crisi economica e finanziaria, dando cos\u00ec corpo alla proposta del G-2 lanciata lo scorso 6 marzo dal presidente e dal vicepresidente della Banca Mondiale in un articolo sul <i>Washington Post<\/i>.<\/p>\n<p>L\u2019approccio amichevole della Casa Bianca rappresenta una correzione di rotta significativa, non solo rispetto a quello dell\u2019amministrazione di George W. Bush, ma anche a quello del debutto dell\u2019amministrazione Obama e dello stesso presidente degli Stati Uniti. Solo lo scorso 22 gennaio il Segretario del Tesoro americano, Timothy Geithner, nel corso dell\u2019audizione al Senato per la conferma della sua nomina, aveva accusato Pechino di manipolare la propria valuta, un refrain costante dei politici americani; la stessa accusa era stata gi\u00e0 lanciata da Obama in una sua lettera aperta del 13 luglio 2007 all\u2019allora Segretario del Tesoro Henry Paulson. Da allora, complice la crisi e l\u2019assunzione della presidenza, il tono sembra essere notevolmente cambiato.<\/p>\n<p><b>&#8230;e le pressioni di Pechino<\/b><br \/>\nAssai diversa la posizione della Cina. Dall\u2019esplodere della crisi e dall\u2019avvento della presidenza Obama, Pechino non ha perso occasione per rimarcare le responsabilit\u00e0 degli Stati Uniti per aver trascinato il mondo in una spirale recessiva e per non aver saputo intervenire in tempo e nel modo pi\u00f9 appropriato per contenere i danni. Alle accuse si accompagnano le minacce, a volte assai esplicite e brutali, di diminuire gli investimenti in titoli di stato americani e altre attivit\u00e0 in dollari, favorendo un declassamento del ruolo della valuta americana negli scambi internazionali.<\/p>\n<p>Una minaccia credibile fino ad un certo punto, visti i rischi che comporterebbe proprio per Pechino, le cui riserve valutarie sono appunto in massima parte investite in attivit\u00e0 americane, ma che trova buoni alleati negli altri paesi del cosiddetto Bric (Brasile, Russia, India e Cina), e in particolare nella Russia e nel Brasile. La Russia non ha perso occasione nel corso del vertice dei Paesi del Forum di Shanghai, che raggruppa un buon numero di paesi dell\u2019Asia orientale e sudorientale, di attaccare violentemente il dollaro quale moneta di riserva internazionale; il Brasile ha siglato di recente un accordo proprio con la Cina che prevede che gli scambi tra i due paesi avverranno solo attraverso le due rispettive valute, il real e lo yuan, senza ricorso al dollaro.<\/p>\n<p><b>Verso un nuovo scenario<\/b><br \/>\nSchermaglie, minacce, aperture e chiusure reciproche. Il rapporto tra Cina e Stati Uniti \u00e8 ambivalente sin dallo scongelamento delle relazioni avvenuto negli anni \u201970. Ma \u00e8 soprattutto un rapporto che nel corso degli ultimi venti anni \u00e8 divenuto da un lato sempre pi\u00f9 stretto e dall\u2019altro sempre pi\u00f9 competitivo, creando strani equilibri.<\/p>\n<p>Proprio la crescita impetuosa dell\u2019economia cinese dell\u2019ultimo ventennio, tuttavia, ha spinto la Cina a riconsiderare il proprio ruolo strategico. Da un lato Pechino ha la necessit\u00e0 di sostenere la crescita e lo sviluppo del paese, e quindi di assicurarsi fonti sicure di approvvigionamento di materie prime, allargando il terreno di caccia a tutto il globo, Africa e America Latina in primis, e di garantire la sicurezza delle rotte commerciali sulle quali esse viaggiano, espandendo cos\u00ec la propria area di influenza, il che talora la mette in rotta di collisone con gli interessi americani. Dall\u2019altra, la stessa crescita permette oggi alla dirigenza cinese di immaginare per il proprio paese un ruolo da vera potenza mondiale, con la quale gli Stati Uniti saranno costretti a fare i conti, e di garantirsi il controllo sul proprio vicinato, l\u2019Asia orientale e sudorientale. La crescita della spesa militare, ma soprattutto i canali verso cui viene indirizzata, \u00e8 a riguardo significativa. Il governo cinese sta concentrando gli investimenti in tre aree precise, tutte mirate a porre le premesse per un mutamento dei rapporti di forza con gli Stati Uniti: programma spaziale, missilistico e nucleare; guerra cibernetica; sviluppo della flotta marina e soprattutto sottomarina. Al tutto si aggiunge un sempre pi\u00f9 intenso programma di spionaggio, sia industriale che militare.<\/p>\n<p>Tutte queste iniziative cinesi, ma soprattutto lo scenario strategico che si sta profilando, sono valutate a Washington con estrema attenzione e preoccupazione. Ed \u00e8 in tale quadro che vanno interpretate le schermaglie, le minacce, le aperture che caratterizzano, in modo un po&#8217; confuso e apparentemente contraddittorio, l&#8217;attuale fase dei rapporti tra Usa e Cina. Come due giocatori di scacchi di fronte ad una nuova partita, i due avversari si stanno studiando per cercare di capire reciproche strategie, debolezze e punti di forza. Quale piega prender\u00e0 la partita non \u00e8 possibile dire, ma sono in molti a Washington e Pechino a pensare che essa dominer\u00e0 la scena internazionale dei prossimi decenni.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>B. Voltolini: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1183\" target=\"blank\"><b><u>Quale ruolo per il G2?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E cos\u00ec Hu Jintao e Barack Obama non si sono incontrati. 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