{"id":64680,"date":"2008-11-11T18:02:51","date_gmt":"2008-11-11T17:02:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64680"},"modified":"2017-11-03T15:39:22","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:22","slug":"emergenza-congo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/11\/emergenza-congo\/","title":{"rendered":"Emergenza Congo"},"content":{"rendered":"<p>La recrudescenza conflittuale nel Nord-Kivu, nel Congo-Kinshasa orientale, ai confini col Ruanda, \u00e8 assurta agli onori delle cronache solo a fine ottobre. In quei giorni, infatti, le truppe ribelli del <i>Congr\u00e9s National pour la D\u00e9fense du Peuple (Cndp)<\/i> dell\u2019ex generale Laurent Nkunda Bwatare, reclutate fra le comunit\u00e0 tutsi, ma anche nandi e shi, hanno iniziato a stringere il cerchio intorno alla capitale regionale, Goma, quartier generale delle attivit\u00e0 militari e di assistenza della <i>Missione delle Nazioni Unite in Congo (Monuc)<\/i>. A rischio \u00e8 il governo di Joseph Kabila, rieletto nel 2006 presidente del Congo a seguito di consultazioni democratiche approvate dalla comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p><b>Irriducibili minoranze<\/b><br \/>\nUn accordo di cessate-il-fuoco era stato raggiunto nel gennaio 2008, ma non \u00e8 mai stato veramente operativo. In agosto si erano verificati scontri pesanti fra governativi e ribelli e nelle settimane successive le stesse truppe internazionali hanno subito diversi attacchi. Nonostante la clamorosa inferiorit\u00e0 numerica rispetto agli oltre 20 mila uomini dispiegati da Kinshasa, i circa cinquemila combattenti del Cndp non solo hanno tenuto testa agli attacchi dei governativi, ma sono anche stati in grado di mettere in atto una controffensiva che, in breve, li ha portati vicini ad assumere il controllo dell\u2019intera regione.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019ufficio Onu per gli affari umanitari, fra gennaio e settembre circa 100 mila civili hanno lasciato le aree degli scontri, mentre da settembre a oggi altri 252 mila sfollati sono andati ad aggiungersi agli oltre 800 mila profughi interni gi\u00e0 presenti nella regione, precipitando la \u201ccatastrofe umanitaria\u201d che viene denunciata in questi giorni.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio che la base di consenso di cui gode Nkunda fra i tutsi e le altre minoranze del Nord-Kivu sia solida, ma a questa compattezza ha contribuito in maniera cruciale la politica quanto meno discutibile seguita dalle forze di Kinshasa nella regione.<\/p>\n<p>Falliti i tentativi, ripetuti dal 2004 ad oggi, di eliminare l\u2019ex-generale <i>manu militari <\/i>e di trovare una soluzione negoziale del conflitto, dopo l\u2019umiliante sconfitta del 2007 ad opera dei ribelli, ambienti delle forze armate governative stanziate in Kivu hanno scatenato lo scorso settembre una vera e propria campagna xenofoba anti-tutsi e anti-ruandese, volta a colpire i sostenitori di Nkunda e i loro beni. Sebbene non sia ancora chiaro se tutto ci\u00f2 \u00e8 accaduto grazie ad una attenta regia o per una serie di errori, la reazione di Nkunda non si \u00e8 fatta attendere ed ha avuto effetti devastanti.<\/p>\n<p><b>Interessi illegittimi<\/b><br \/>\nIn molti, oggi, cercano di capire perch\u00e9 componenti importanti dell\u2019establishment militare e politico congolese siano interessati ad alimentare uno stato di guerra latente nel Kivu. Secondo molte voci credibili, esponenti d\u2019alto livello delle forze armate avrebbero sottoscritto accordi di spartizione dei proventi sulle ricchissime risorse minerarie della regione \u2013 coltan e cobalto in primo luogo \u2013 con i leader delle formazioni armate delle <i>Forces D\u00e9mocratiques pour la Lib\u00e9ration du Rwanda<\/i> (Fdlr), fuoriusciti ruandesi che operano in Kivu da quando, nel 1994, il regime hutu fu abbattuto dalle forze di Paul Kagame, l\u2019attuale presidente del Ruanda. L\u2019Fdlr \u00e8 ora alleato alle truppe di Kinshasa che aveva combattuto fino alla primavera scorsa.<\/p>\n<p>L\u2019esercito, insieme agli uomini del Fdlr, gestirebbe insomma un sistema molto efficiente e redditizio di \u201cpizzo\u201d sulla produzione mineraria, oltre che di saccheggio dei beni delle comunit\u00e0 locali. Secondo altri sarebbe determinante il fatto che le spese militari di Kinshasa non sono sottoposte al controllo da parte del Fmi, come invece quelle ordinarie, e ci\u00f2 favorirebbe i prelievi indebiti da parte del sistema di potere congolese. A tutto ci\u00f2 c\u2019\u00e8 da aggiungere un risentimento anti-tutsi e anti-Ruanda nutrito da molti esponenti del governo di Kinshasa, legato alla rottura dell\u2019originaria alleanza che permise a Laurent Kabila, padre dell\u2019attuale presidente congolese, di prendere il potere nel 1998 e al successivo conflitto fra Congo-Kinshasa e Ruanda.<\/p>\n<p>I ribelli hanno dato prova di notevole capacit\u00e0 operativa. Nei distretti che controlla, l\u2019ex generale ha messo in piedi un\u2019efficiente amministrazione alternativa e i suoi uomini sono meglio equipaggiati delle truppe di Kinshasa anche grazie al sostegno informale del Ruanda. Del resto la guerra che Nkunda conduce in Kivu \u00e8 anche diretta contro i gruppi armati di esuli hutu ruandesi.<\/p>\n<p><b>Evitare l\u2019effetto \u201cdomino\u201d<\/b><br \/>\nGli eventi delle ultime settimane mettono in luce il disastro politico-strategico del governo di Joseph Kabila e dell\u2019esercito nazionale. La ripresa di iniziativa dimostrata dalle forze governative negli ultimi giorni secondo diverse voci sarebbe l\u2019effetto del sostegno di truppe angolane. Se confermata, questa presenza, complicherebbe ulteriormente il quadro delle presenze internazionali di fatto nel Kivu. La piega presa dagli avvenimenti ha fatto suonare vari campanelli d\u2019allarme, facendo temere che l\u2019onda lunga del conflitto del Nord-Kivu faccia saltare i fragili equilibri di tutta la regione intorno ai Grandi Laghi. Per la seconda volta nel giro di un anno, il 7 novembre si \u00e8 riunito a Nairobi, sotto gli auspici dell\u2019Onu, un vertice d\u2019urgenza sulla crisi, cui hanno partecipato tutti i principali leader regionali incluso Thabo Mbeki del Sud Africa, paese cui la Carta dell\u2019Unione africana riconosce particolari responsabilit\u00e0 continentali, il Segretario generale dell\u2019Onu, Ban Ki-Moon, e inviati di Usa, Gran Bretagna e Ue.<\/p>\n<p>L\u2019incontro si \u00e8 chiuso con le richieste di cessate-il-fuoco immediato e la creazione di un corridoio umanitario per garantire assistenza a centinaia di migliaia di profughi. In pi\u00f9, i partecipanti hanno sollecitato un rafforzamento del contingente Onu. Ban Ki-Moon ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di autorizzare l\u2019invio di 3 mila uomini in aggiunta agli attuali 17 mila gi\u00e0 dispiegati, e ha esortato i governi a misure vere e incisive per porre fine all\u2019impunit\u00e0 delle milizie che operano nella regione.<\/p>\n<p><b>Guerra continua<\/b><br \/>\nMentre a Nairobi si esprimevano buone intenzioni, nel Kivu si continuava a combattere, con centinaia di vittime e con nuove colonne di civili costretti a lasciare le loro case e gli stessi campi-profughi, attaccati dalle forze di Nkunda, anche se il timore dell\u2019imminente sfondamento da parte dei ribelli sembra, almeno per il momento, superato.<\/p>\n<p>Laurent Nkunda ha licenziato il vertice del 7 novembre come una semplice manifestazione di preoccupazione da parte dei paesi vicini e della comunit\u00e0 internazionale, senza alcuna reale possibilit\u00e0 di incidere sul conflitto. Del resto, ha sostenuto, la guerra che conduce non \u00e8 altro che una reazione necessaria alla minaccia alla stessa sopravvivenza dei tutsi e di altre comunit\u00e0 del Nord-Kivu, causata dall\u2019attacco congiunto di esuli hutu ruandesi e truppe governative. L\u2019unica vera svolta, ha ribadito l\u2019ex-generale, non potrebbe che venire da un diverso atteggiamento del governo di Kinshasa e l\u2019unico dialogo risolutivo non potrebbe che essere quello suo, diretto, con Joseph Kabila. I molti precedenti tentativi \u2013 tutti falliti \u2013 di risolvere questa interminabile crisi sembrano dargli, in qualche modo, ragione.<\/p>\n<p>Gli scontri in atto confermano, almeno per ora, un sostanziale equilibrio fra le forze in campo, nessuna delle quali sembra veramente in grado di prendere il sopravvento sebbene le truppe Onu, a dispetto della loro neutralit\u00e0, si siano trovate negli ultimi giorni ad appoggiare i governativi e sebbene gli stati della <i>Southern African Development Community<\/i> (Sadc) si siano detti pronti ad inviare consiglieri militari al governo di Kinshasa e anche, \u201cse e quando necessario\u201d, una forza militare interafricana. Ma la comunit\u00e0 internazionale, sembra difficilmente in grado di esercitare pressioni decisive. I paesi della regione, pi\u00f9 o meno direttamente coinvolti nella crisi, hanno interessi diversi e spesso contrastanti. Usa e Cina sono presenze importanti sotto il profilo economico e dell\u2019assistenza militare, ma perseguono disegni fra loro in competizione e scollegati dalle politiche degli altri paesi; i membri dell\u2019Ue si muovono in ordine sparso.<\/p>\n<p>Una strada per la soluzione della crisi non pu\u00f2 che partire dal Kivu stesso, da Kinshasa e, al limite, dal Ruanda.Ma non \u00e8 ancora chiaro se, allo stato attuale, i protagonisti principali di tutta la vicenda siano davvero intenzionati a chiudere il desolante spettacolo in corso.<\/p>\n<p>Vedi anche:<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=859\" target=\"blank\"><b><u>L\u2019equilibrio instabile del Congo<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=1002\" target=\"blank\"><b><u>&#8216;Reinforcing What? The EU&#8217;s Role in Eastern Congo\u2019, Neil Campbell in Reuters: The Great Debate<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recrudescenza conflittuale nel Nord-Kivu, nel Congo-Kinshasa orientale, ai confini col Ruanda, \u00e8 assurta agli onori delle cronache solo a fine ottobre. 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