{"id":64683,"date":"2008-06-17T18:04:40","date_gmt":"2008-06-17T16:04:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64683"},"modified":"2017-11-03T15:40:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:41","slug":"lequilibrio-instabile-del-congo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/06\/lequilibrio-instabile-del-congo\/","title":{"rendered":"L\u2019equilibrio instabile del Congo"},"content":{"rendered":"<p>Il ritiro delle truppe di Ruanda e Uganda dalle regioni orientali della <a href=\"http:\/\/www.unicef.it\/flex\/images\/D.1ec2dd931ef03e3982b1\/RDC_mappa.gif\" target=\"blank\"><b><u>Repubblica Democratica del Congo<\/u><\/b><\/a> e gli accordi fra il governo congolese e i principali movimenti ribelli interni, sostenuti anche dai due paesi confinanti, risalgono ormai al 2002-2003. Da allora i cittadini congolesi hanno approvato per referendum una nuova Costituzione nel dicembre 2005 e 2006 e hanno quindi confermato al potere Joseph Kabila nelle elezioni presidenziali in due turni del 2006 \u2013 le prime dopo pi\u00f9 di quarant\u2019anni.<\/p>\n<p><b>Un\u2019interminabile guerra civile<\/b><br \/>\nVittorioso in una consultazione travagliata da violenze, specialmente nella regione del Kasai, ma sdoganata da una folta presenza di osservatori internazionali, Kabila era gi\u00e0 al vertice del paese dal 2001, dopo che una guardia del corpo aveva assassinato suo padre, Laurent Kabila, il veterano della politica nazionale che nel 1998 aveva preso il potere, sull\u2019onda di una ribellione mossa dalle regioni orientali e con fondamentali appoggi militari ruandesi e ugandesi, dopo la caduta del presidente-dittatore Mobutu Sese Seko.<\/p>\n<p>Tuttavia l\u2019Est del paese resta preda di una situazione di pratica <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=864\"><b><u>guerra civile<\/u><\/b><\/a>, con una capacit\u00e0 ridotta del governo centrale di controllare il territorio e la nebulosa di gruppi armati legati a interessi di vario tipo, comprese realt\u00e0 etnico-regionali e forze legate ai paesi vicini, Ruanda e Uganda in primo luogo. Le conseguenze per la popolazione civile intrappolata in questa logica inestricabile di conflitto fra poteri diversi, nessuno sufficientemente forte per mettere fuori gioco gli altri in maniera durevole, sono devastanti in termini di vittime, profughi interni e oltreconfine, danni ulteriori alle infrastrutture di base gi\u00e0 provate da anni di conflitti, sconvolgimento dell\u2019assetto degli insediamenti.<\/p>\n<p>Lo scorso aprile gli scontri fra truppe governative e le <i>Forces d\u00e9mocratiques de lib\u00e9ration du Rwanda <\/i>(Fdlr), composte da militari fuoriusciti del vecchio regime ruandese e alleate con milizie hutu, hanno causato vittime e migliaia di sfollati nella provincia del Nord-Kivu. Si \u00e8 trattato di un conflitto fra ex-alleati, divenuti nemici dopo che il governo di Kinshasa aveva concluso in gennaio un accordo di pace con alcuni gruppi di opposizione armata. Particolarmente attivo era quello del generale ribelle Laurent Nkunda che, a capo di una forza di tutsi del Kivu \u2013 vicina al governo ruandese \u2013 animava da fine 2006 una virulenta campagna di attacchi contro l\u2019esercito nazionale e le truppe Onu, che aveva provocato almeno 50 mila profughi civili.<\/p>\n<p>Come presupposto per i negoziati di gennaio, sfociati in una <i>road-map<\/i> per il disarmo e la pacificazione di Nord e Sud-Kivu, il governo aveva promesso un\u2019amnistia per gli atti di belligeranza successivi al giugno 2003 \u2013 data del dispiego della forza di pace Onu \u2013 ma con esclusione dei crimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0, clausola che ha permesso di riabilitare Nkunda, ma che ha compromesso il rapporto con Fdlr e milizie hutu, imputati di atrocit\u00e0 contro i civili e atti di genocidio. In maggio due fra le minori formazioni ribelli hutu hanno accettato di deporre le armi, dietro pressioni congiunte dei governi di Kinshasa e del Ruanda, ma il Fdlr ha invece messo a segno una serie di attacchi devastanti contro i campi-profughi, incluso uno a inizio giugno che ha causato sei morti e almeno 5 mila sfollati.<\/p>\n<p><b>Instabilit\u00e0 strutturale?<\/b><br \/>\nMa altri fattori complicano la questione della conflittualit\u00e0 cronica del Congo orientale. In giugno sono cresciute le attivit\u00e0 legate alle infiltrazioni della <i>Lord\u2019s Resitance Army<\/i>, il famigerato gruppo ribelle ugandese che il mese scorso si \u00e8 rifiutato di sottoscrivere l\u2019accordo di pace offerto da Kampala. Si profilano anche gli effetti destabilizzanti di una contesa di frontiera con l\u2019Uganda, che si manifesta a intermittenza ormai da tempo. In maggio Kampala ha accusato le truppe congolesi di aver spostato le barriere di confine dentro il territorio ugandese.<\/p>\n<p>La vera ragione delle tensioni fra i due paesi \u00e8 il controllo delle riserve petrolifere del Lago Alberto, a cavallo della frontiera, che gi\u00e0 ha provocato incidenti che hanno coinvolto tecnici della compagnia petrolifera irlandese Tullow Oil. Quest\u2019ultima, insieme alla Heritage Oil, ha concluso accordi di estrazione con ambedue i governi e cerca ora di difendere, con poche speranze, il progetto di creare una rete unica per la raccolta del greggio, scelta dal suo punto di vista pi\u00f9 economica ed efficiente contro la determinazione dei due paesi ad avere reti separate, a ovvia tutela delle rispettive pretese territoriali. Arrivo recente nel campo bizantino della politica mineraria africana, la Tullow si \u00e8 alienata i favori del potente ministro congolese del petrolio, Lambert Mende, che ha impugnato la concessione firmata nel 2006 e accusa ora le due compagnie di attivit\u00e0 filo-ugandesi e di responsabilit\u00e0 nella situazione molto deteriorata della sicurezza nella provincia dell\u2019Ituri e strizza invece l\u2019occhio a un consorzio petrolifero sudafricano.<\/p>\n<p>Pretoria \u00e8 ormai da tempo un astro in ascesa negli ingenti interessi legati allo sfruttamento delle materie prime congolesi, ha abbondantemente sopravanzato come partner commerciale l\u2019antico ruolo del Belgio \u2013 ridottosi dopo che la Union Mini\u00e8re ha lasciato negli anni \u201990 i giacimenti del Katanga \u2013 che del resto \u00e8 stato anche superato dalla Cina come dimensioni di investimento nel paese.<\/p>\n<p>In un quadro di instabilit\u00e0 strutturale degli equilibri di potere nel paese, del tutto parcellizzati su basi provinciali e locali, la redistribuzione delle chiavi di accesso alle risorse generate dallo sfruttamento delle materie prime \u00e8 ovviamente lo strumento cardine di creazione di consenso politico. Nei primi mesi del 2008 Kabila ha proceduto ad una straordinaria manovra di consolidamento della rete patronal-clientelare di cui \u00e8 a capo, sostituendo con uomini propri i vertici di ben 37 imprese di stato nei settori di miniere, energia, trasporti, finanza pubblica. L\u2019ente nazionale per l\u2019elettricit\u00e0 \u00e8 stato dato a Eug\u00e8ne Serufuli, gi\u00e0 governatore del Nord-Kivu e leader di una delle milizie hutu, per compensarlo di non aver riottenuto la guida della sua provincia.<\/p>\n<p>Ma le basi di consenso di cui Kabila pu\u00f2 disporre, nonostante l\u2019indubbia legittimazione venuta dalle ultime elezioni sono comunque fragili e sottoposte a continue spinte di rinegoziazione ad opera di interlocutori che godono di larga discrezionalit\u00e0 nella gestione delle proprie basi di potere personale e non esitano ad esibire questa autonomia per rafforzare la propria capacit\u00e0 contrattuale nei confronti del centro. Questa continua rinegoziazione non riguarda solo periferie importanti, ma tutto sommato remote dello stato, come quelle orientali.<\/p>\n<p><b>Minaccia radicale <\/b><br \/>\nI primi mesi del 2008 hanno visto il potere centrale sfidato nelle vicinanze immediate della capitale, Kinshasa. Truppe governative e polizia sono intervenute con violenza a reprimere le attivit\u00e0 del movimento politico-religioso Bundu dia Kongo (Bdk) nella provincia del Bas-Congo, che predica la riunificazione delle genti di lingua kikongo, le quali occupano una vasta regione prospicente l\u2019Atlantico, ma le cui terre sono suddivise fra Angola, Congo-Kinshasa, Congo-Brazzaville, Gabon e enclave angolana di Cabinda. Negli ultimi quindici anni, il Bdk, costituito nel 1969, ha interpretato le istanze particolaristiche montanti nel Bas-Congo e del resto largamente condivise e strumentalizzate dall\u2019establishment politico locale, compreso lo stesso presidente dell\u2019assemblea provinciale. Il leader del Bdk, Ne Muanda Nsemi \u2013 ora agli arresti \u2013 \u00e8 membro del parlamento nazionale e il presidente Kabila ha di fatto tollerato le attivit\u00e0 del movimento, riconosciuto come organizzazione sociale legalmente operante, finch\u00e9 i suoi adepti non hanno dato luogo a violente azioni xenofobe, attaccando i residenti non-kongo, compresi i dipendenti dello stato e anche le altre comunit\u00e0 religiose. La repressione governativa \u00e8 stata particolarmente dura (almeno 100 morti) e a fine marzo il Bdk \u00e8 stato messo fuori legge e i principali leader arrestati.<\/p>\n<p>Quello dei kongo \u00e8 l\u2019unico nazionalismo etnico di questa parte dell\u2019Africa che metta in discussione i confini statali, esprimendo un\u2019alternativa radicale alla geografia politica consolidata dalla colonizzazione e continuata dall\u2019indipendenza. Ma un confronto protratto con questa forza tanto radicata nel cuore demografico e infrastrutturale del paese sarebbe impensabile per il governo di Kabila. Il dato cruciale \u00e8 che non si tratta del ribellismo di una provincia lontana, bens\u00ec della regione immediatamente a ridosso della capitale, Kinshasa e che, paradossalmente, il consenso dei nostalgici della ricostituzione dell\u2019antico regno del Kongo \u00e8 del tutto vitale per la sopravvivenza del pur traballante patto nazionale che il paese \u00e8 riuscito con estrema fatica a rinegoziare dopo anni di guerra devastante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ritiro delle truppe di Ruanda e Uganda dalle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo e gli accordi fra il governo congolese e i principali movimenti ribelli interni, sostenuti anche dai due paesi confinanti, risalgono ormai al 2002-2003. 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