{"id":64688,"date":"2009-02-06T14:44:16","date_gmt":"2009-02-06T13:44:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64688"},"modified":"2017-11-03T15:39:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:09","slug":"litalia-rinascimento-nucleare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/02\/litalia-rinascimento-nucleare\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia e il \u201crinascimento\u201d nucleare"},"content":{"rendered":"<p>Dopo una stasi protrattasi per oltre un ventennio, le prospettive dell\u2019energia nucleare stanno riprendendo quota, al punto che si parla di un vero e proprio \u00abrinascimento\u00bb. Questa ripresa dipende da diversi fattori: la fluttuazione drammatica del prezzo del petrolio, la riduzione delle riserve energetiche, i cambiamenti climatici, l\u2019inquinamento; tutti elementi che rendono inevitabile l\u2019impiego di un \u201cmix\u201d di fonti energetiche, da cui la componente nucleare non pu\u00f2 essere esclusa.<\/p>\n<p>Ma il futuro dell\u2019energia nucleare \u00e8 collegato anche a fattori diversi da quelli energetici ed ambientali: la sicurezza delle centrali, i rischi della proliferazione nucleare e la stabilit\u00e0 politica in generale, che \u00e8 fortemente legata alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici. Non basta scegliere gli impianti pi\u00f9 avanzati, individuare le localit\u00e0 pi\u00f9 appropriate, studiare le migliori soluzioni al problema delle scorie. Occorre anche creare, attorno all\u2019energia nucleare, un clima di fiducia sul piano politico e psicologico. Le centrali nucleari si trovano al primo posto tra le cosiddette \u201cinfrastrutture critiche\u201d da proteggere da attacchi di altri stati o di gruppi terroristici; non mancano i precedenti di azioni di questo tipo.<\/p>\n<p>La protezione e la sorveglianza vanno affiancate ad impegni internazionali volti ad assicurare l\u2019incolumit\u00e0 degli impianti, ma anche a prevenire la minaccia della proliferazione nucleare. Occorre scongiurare non solo il trauma di nuovi disastri ambientali, ma anche lo scenario, paventato dal Presidente Kennedy gi\u00e0 negli anni 60, di decine di paesi in possesso dell\u2019arma nucleare \u2013 il cosiddetto \u201cKennedy nightmare\u201d. Una prospettiva di tal genere accrescerebbe il rischio di un conflitto nucleare e comprometterebbe le possibilit\u00e0 di un rilancio duraturo dell\u2019energia nucleare, anche in relazione al \u201cpeccato originale\u201d derivante dal primo uso del nucleare, avvenuto per scopi bellici.<\/p>\n<p>Questo tema, insieme a quello del ruolo dell\u2019industria in questo campo, sono stati al centro di due interessanti conferenze, promosse su iniziativa del Ministero degli Affari Esteri, tenutesi di recente rispettivamente ad Erice, in collaborazione con il Centro Ettore Majorana, e a Washington, in collaborazione con la Brookings Institution.<\/p>\n<p>La conferenza di Washington ha confermato l\u2019attenzione che le industrie di alcuni paesi gi\u00e0 dedicano ai problemi della proliferazione, allo sviluppo delle c.d. tecnologie \u201cproliferation resistant\u201d e all\u2019esigenza di stabilire un clima politico propizio allo sviluppo dell\u2019energia nucleare.<\/p>\n<p>L\u2019attenzione dei governi e delle organizzazioni internazionali, l\u2019Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica (Aiea) in primis, \u00e8 ormai da anni concentrata sulle tecnologie sensibili collegate con il ciclo del combustibile nucleare di cui l\u2019arricchimento dell\u2019uranio ed il riprocessamento per la produzione del plutonio costituiscono gli aspetti pi\u00f9 delicati.<\/p>\n<p>L\u2019arricchimento dell\u2019uranio, il processo che viene oggi contestato all\u2019Iran, pu\u00f2 servire sia per alimentare le centrali nucleari civili sia per costruire l\u2019arma nucleare. La differenza sta solo nel livello di arricchimento, che \u00e8 intorno al 4% per il civile e all\u201985% per il militare. La tecnologia \u00e8 sostanzialmente la stessa. Ma per l\u2019arma atomica il processo di centrifugazione che serve per arricchire l\u2019uranio ha una durata molto maggiore.<\/p>\n<p>L\u2019arricchimento e il riprocessamento non sono proibiti dal Trattato di Non Proliferazione nucleare (Tnp), che proibisce la proliferazione, promuove il disarmo, sancisce il \u201ddiritto inalienabile\u201d all\u2019energia nucleare, costituendo uno dei pilastri della pace e della sicurezza internazionale. Al Tnp hanno aderito ormai quasi tutti i paesi; mancano all\u2019appello l\u2019India, Israele e il Pakistan. La Corea del nord si \u00e8 recentemente ritirata.<\/p>\n<p>Visto il prevedibile accrescimento della domanda di materiale fissile (soprattutto di uranio arricchito) collegato con il rilancio del nucleare, e data la pericolosit\u00e0 di tali materiali, si cerca oggi di scoraggiare l\u2019acquisizione diffusa di tali capacit\u00e0 da parte degli stati e degli \u201cattori non statuali\u201d. Sono emblematici i casi dell\u2019Iran e della Corea del nord. Ma anche altri stati sono in possesso, o sono interessanti a tali tecnologie e sono riluttanti a rinunciarvi.<\/p>\n<p>Prima di intraprendere o riprendere la strada dell\u2019energia nucleare, le industrie di ciascuno stato devono valutare con la massima attenzione la capacit\u00e0 di rifornirsi di uranio arricchito o altri combustibili nucleari. Una capacit\u00e0 autonoma di produzione dell\u2019uranio arricchito a scopi civili si giustifica di norma sul piano economico solo nel caso del possesso di una \u201cmassa critica\u201d di circa 15 centrali nucleari. Anche in questo caso il numero di paesi dotati di tale capacit\u00e0 \u00e8 molto ristretto. L\u2019Iran possiede una sola centrale, non ancora operativa, fornita dalla Russia ed \u00e8 obbligato per contratto ad approvvigionarsi di uranio arricchito solo dalla Russia e a restituire a quest\u2019ultima il combustibile spento. Il programma di arricchimento dell\u2019uranio sviluppato da Teheran non si giustifica pertanto sul piano energetico e finanziario.<\/p>\n<p>Varie formule sono state proposte per indurre gli Stati non militarmente nucleari ad astenersi dalla produzione autonoma dell\u2019uranio arricchito o del plutonio. Per convincerli sar\u00e0 necessario assicurare la certezza dei rifornimenti (si parla di una possibile \u201cBanca\u201d internazionale del materiale fissile) e lasciare aperta la possibilit\u00e0 di produrre del materiale fissile collettivamente assieme ad altri paesi (\u00e8 questo il caso del gruppo Urenco, gestito congiuntamente da Germania, Paesi Bassi e Regno Unito). \u00c8 assai significativo al riguardo un recentissimo accordo nucleare tra Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti (Eau) in virt\u00f9 del quale questi ultimi, per ottenere la collaborazione degli americani hanno rinunciato alle opzioni dell\u2019arricchimento e del riprocessamento. Per convincere altri paesi a seguire l\u2019esempio degli Eau, sarebbe auspicabile che gli Stati militarmente nucleari, a loro volta, rinunciassero alla produzione di materiale fissile a scopi militari, impegnandosi attivamente nel negoziato sul Trattato Fmct (\u201cFissile Material Cut Off Treaty\u201d) in corso a Ginevra.<\/p>\n<p>Il ritorno all\u2019energia nucleare pone dunque la necessit\u00e0, anche per l\u2019industria, di dedicare un\u2019attenzione accresciuta ai temi della proliferazione e del disarmo nucleare, degli approvvigionamenti di materiale fissile, delle salvaguardie dell\u2019Aiea, che hanno tutti un impatto diretto sull\u2019impiego dell\u2019energia nucleare.<\/p>\n<p><b>Il caso italiano<\/b><br \/>\nNon vi \u00e8 termine pi\u00f9 appropriato di quello di \u201crinascimento\u201d per qualificare l\u2019annunciata ripresa del programma nucleare civile in Italia. Unico paese ad aver preso alla lettera l\u2019impegno unilaterale alla rinuncia all\u2019energia nucleare dopo l\u2019incidente di Cernobyl del 1986, l\u2019Italia ha ora deciso di riprendere il filo di un programma che negli anni 50 e 60 era assai avanzato. La proliferazione costituisce un tema centrale per il G8. L\u2019Italia si trover\u00e0 dunque quest\u2019anno a guidare deliberazioni al pi\u00f9 alto livello in un settore di estrema sensibilit\u00e0 strategica.<\/p>\n<p>Fortunatamente tali temi non sono mai stati persi di vista dal governo italiano nonostante la chiusura delle nostre centrali. L\u2019Italia, oltre a promuovere i convegni gi\u00e0 citati e ad impegnarsi nel G8, \u00e8 stata negli ultimi anni in prima linea nell\u2019affrontare questi argomenti nel quadro europeo (la Strategia dell\u2019Unione Europea nel campo delle proliferazione delle armi di distruzione di massa fu varata nel 2003 sotto la Presidenza italiana dell\u2019Ue), nell\u2019ambito delle Nazioni Unite (l\u2019Italia ha coordinato a Ginevra le iniziative sulla proibizione della produzione di materiale fissile a scopi militari), come anche nel processo applicativo del Tnp. La gestione del \u201cciclo del combustibile\u201d costituisce uno dei temi centrali sviluppati dall\u2019Advisory Board per gli affari del Disarmo istituito dal Segretario Generale dell\u2019Onu nel quale il nostro paese \u00e8 rappresentato.<\/p>\n<p>Mentre per la maggioranza dei paesi il rilancio del nucleare consiste nella ripresa di attivit\u00e0 gi\u00e0 in corso, il ritorno al nucleare in Italia offre l\u2019opportunit\u00e0 effettiva di un \u201crinascimento\u201d che coinvolga il sistema paese nella sua globalit\u00e0. Come avvenne negli anni 60 e 70, quando &#8211; per sviluppare l\u2019industria nucleare &#8211; l\u2019Italia decise di aderire al Tnp, occorrer\u00e0 associare le capacit\u00e0 di eccellenza del settore scientifico-industriale e della diplomazia, in uno sforzo congiunto che risponda ad interessi di natura politica internazionale, ma anche ad esigenze di ordine industriale. Nonostante una pausa quasi generazionale, si \u00e8 riusciti mantenere il filo di un \u201cknow how\u201c tecnologico\/industriale, di esperienze e di contatti internazionali che consentono di affrontare con fiducia tale nuova sfida.<\/p>\n<p>Sul tema si veda anche:<\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=913\" target=\"blank\"><b><u>Come evitare un Medioriente nucleare <\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo una stasi protrattasi per oltre un ventennio, le prospettive dell\u2019energia nucleare stanno riprendendo quota, al punto che si parla di un vero e proprio \u00abrinascimento\u00bb. 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