{"id":64776,"date":"2016-12-08T10:15:01","date_gmt":"2016-12-08T09:15:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64776"},"modified":"2017-11-03T15:14:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:53","slug":"riad-manama-accelerare-lintegrazione-del-golfo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/12\/riad-manama-accelerare-lintegrazione-del-golfo\/","title":{"rendered":"Riad e Manama per accelerare l\u2019integrazione del Golfo"},"content":{"rendered":"<p>Tempi di ansia acuta per gli stati del Golfo. Da una parte il collasso dell\u2019ordine regionale, dall\u2019altra il tentativo di immunizzarsi dalle sue ripercussioni, premendo l\u2019acceleratore sul pedale dell\u2019integrazione, per trasformare il Consiglio di Cooperazione del Golfo, Gcc, in una Unione.<\/p>\n<p>Anche se le minacce poste dai terroristi di Al-Qaeda e dell\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d, cos\u00ec come l\u2019influenza della Fratellanza Musulmana, si sono in parte contratte, questi pericoli continuano ad esistere. Lo stesso vale per le sfide socio-domestiche con le quali il Golfo ha dovuto fare i conti durante la stagione delle \u201cprimavere arabe\u201d. Anche se appaiono ora pi\u00f9 gestibili, non sono sparite del tutto.<\/p>\n<p>In aggiunta, la crescita del potere regionale di Russia e Iran sta mettendo alla prova l\u2019asse delle tradizionali alleanze. Gli ingenti investimenti fatti dai Paesi del Golfo in Egitto, Yemen e Siria non hanno poi prodotto i risultati attesi. Anzi, il tentativo di influenzare la politica regionale \u00e8 stata un\u2019operazione azzardata anche per Paesi come questi, le cui casse non hanno mai rischiato di rimanere a secco.<\/p>\n<p>Basta pensare a come sono stati ricompensati i sauditi per aver tenuto artificialmente in vita l\u2019economia egiziana. Non solo non sono riusciti a mettere le mani sopra Tiran e Sanafir &#8211; le tanto contese isole del Mar Rosso che il presidente Abdel Fattah Al-Sisi ha promesso di cedere alla petromonarchia, prima di essere bloccato dalle manifestazioni di strada e dai tribunali nazionali &#8211; ma hanno anche dovuto contrastare la politica estera egiziana sulla Siria, visto che Al-Sisi si \u00e8 mostrato molto pi\u00f9 sensibile alle esigenze del presidente Assad, arcinemico degli Al-Saud, che a quelle del nuovo sovrano. Per non parlare del disinteresse egiziano sul fronte yemenita.<\/p>\n<p><b>Manama dialogues 2016<\/b><br \/>\nAbbandonando ormai ogni speranza sulla possibile nascita della cosiddetta Nato araba &#8211; l\u2019ambizioso esercito comune di cui la Lega Araba parla sin dalla sua nascita &#8211; per cercare di dare una risposta comune a questa ansia regionale, l\u2019Arabia Saudita e il Bahrein hanno deciso di rilanciare il progetto di un\u2019unione del Golfo. Sar\u00e0 questo il tema al centro dei tradizionali Manama dialogues che si terranno quest\u2019anno tra il 9 e l\u201911 dicembre.<\/p>\n<p>Nelle parole del ministro degli Affari del Golfo saudita Thamer Al-Sabhan, le relazioni tra gli stati del Golfo non sono mai state cos\u00ec forti e questo renderebbe ancora pi\u00f9 fertile il terreno dell\u2019integrazione regionale. A mostrare questa coesione, secondo Al-Sabhan, sarebbe anche il recente viaggio compiuto da re Salman tra i diversi Paesi. Tour che non ha per\u00f2 toccato l\u2019Oman, Paese fondatore del Ccg che da anni non sembra affatto entusiasta dal processo di ulteriore integrazione.<\/p>\n<p><b>Unione del Golfo: l\u2019opposizione dell\u2019Oman e i dubbi di Kuwait, Qatar ed Emirati\u00a0<\/b><br \/>\nIl fatto che l\u2019Oman si sfili dal progetto non sembra per\u00f2 preoccupare Bahrein e Arabia Saudita che esacerbando i fattori di rischio securitario regionale stanno facendo il possibile per convincere tutti gli altri stati a compiere gli sforzi necessari per difendersi, collettivamente, dalle minacce esterne. Non tutti per\u00f2 sembrano convinti che valga la pena cedere sovranit\u00e0 &#8211; e quindi indipendenza &#8211; per ottenere i benefici derivanti da una maggior cooperazione securitaria.<\/p>\n<p>Il Kuwait &#8211; stato conosciuto per avere le istituzioni pi\u00f9 democratiche e la vita politica pi\u00f9 vibrante del Ccg &#8211; teme ad esempio gli effetti che eventuali azioni di sicurezza collettiva potrebbero avere sulla societ\u00e0 civile locale. Il timore \u00e8 che l\u2019Arabia Saudita o altri stati del Golfo tentino di silenziare quelle voci di dissenso che sono riuscite anche ad entrare in parlamento nel corso delle recenti elezioni.<\/p>\n<p>Questo spiega anche le resistenze al progetto di Unione diffuse tra la popolazione che da anni afferma orgogliosamente di vivere in una mezza democrazia. A tale questione si somma quella relativa alla disputa petrolifera tra i due Paesi. I sauditi continuano infatti a pompare petrolio dai campi di Al-Khefji, ubicati nella zona neutrale tra i due Paesi, cercando quasi di anticipare la caduta delle frontiere che seguirebbe la creazione di una Unione.<\/p>\n<p>Questioni energetiche sarebbero anche alla base dei dubbi del Qatar. Doha teme infatti di essere costretta a condividere parte della sua ricchezza con gli stati \u201cpi\u00f9 poveri\u201d dell\u2019eventuale Unione. In aggiunta, qualora vi aderisse, al Qatar sarebbe chiesto di smettere di esercitare il ruolo di protettore nei confronti delle diverse fazioni islamiste, in primis la Fratellanza Musulmana, che negli ultimi anni hanno trovato rifugio nei suoi confini.<\/p>\n<p>Ad essere titubanti su un\u2019eventuale accelerazione dell\u2019integrazione regionale anche gli Emirati Arabi Uniti che da sempre si ritengono i principali rivali finanziari dell\u2019Arabia Saudita. Difficile pensare che gli emiri sarebbero pronti a sostenere la nascita di un\u2019eventuale banca centrale guidata da Riad.<\/p>\n<p><b>Il fronte anti-Iran del Golfo fatica a decollare<\/b><br \/>\nCome ben spiegato da\u00a0<a href=\"http:\/\/www.al-monitor.com\/pulse\/originals\/2016\/12\/gcc-union-manama-dialogue-iran-nuclear-deal.html\" target=\"blank\"><b><u>Giorgio Cafiero<\/u><\/b><\/a>\u00a0su\u00a0<i>Gulf Pulse<\/i>\u00a0c\u2019\u00e8 poi il fattore Iran, Paese che l\u2019eventuale Unione tenderebbe a isolare. Se da una parte l\u2019Oman ha interessi a rafforzare i rapporti commerciali con Teheran, dall\u2019altra i leader di Kuwait e Qatar non sarebbero propensi a mettere in discussione la normale relazione con l\u2019Iran visto che, a differenza del Bahrein e dell\u2019Arabia Saudita, non hanno problemi con le comunit\u00e0 sciite presenti all\u2019interno dei loro Paesi. In questa ottica, l\u2019alleanza tra Manama e Riad in chiave anti-sciita appare un tandem destinato a camminare da solo.<\/p>\n<p>Qualcosa potrebbe forse cambiare con l\u2019arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca,visto che il nuovo presidente \u00e8 certamente meno propenso della sua sfidante a garantire la sicurezza della regione. Ciononostante, la sua politica estera \u00e8 poco prevedibile e anche per questo non sar\u00e0, da sola, il motore dell\u2019integrazione regionale.<\/p>\n<p>Nonostante i proclami fatti alla vigilia, \u00e8 quindi difficile pensare che a Manama l\u2019Unione del Golfo prenda forma. Le divergenze tra gli Stati coinvolti non fanno del Golfo un terreno attualmente fertile a un\u2019ulteriore integrazione. Le minacce alla stabilit\u00e0 regionale potrebbero per\u00f2 tenere in vita il progetto, rimandandolo a tempi pi\u00f9 propensi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tempi di ansia acuta per gli stati del Golfo. 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