{"id":64785,"date":"2016-12-12T10:38:56","date_gmt":"2016-12-12T09:38:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64785"},"modified":"2017-11-03T15:14:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:51","slug":"venti-guerra-dal-nord-corea-ruolo-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/12\/venti-guerra-dal-nord-corea-ruolo-dellitalia\/","title":{"rendered":"Venti di guerra dal Nord-Corea, il ruolo dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Una delle pi\u00f9 urgenti questioni di politica internazionale che il nuovo presidente eletto Donald Trump dovr\u00e0 affrontare \u00e8 quella nord-coreana. Per la prima volta dalla fine della guerra di Corea, il regime di Pyongyang sembra infatti essere riuscito a sviluppare missili in grado di colpire direttamente il territorio statunitense.<\/p>\n<p>La cosa preoccupa a tal punto gli Usa che i due candidati alla vicepresidenza &#8211; Michael Pence e Tim Kaine &#8211; durante un dibattito in campagna elettorale, si sono detti favorevoli ad eventuali \u2018<i>preemptive strikes<\/i>\u2019 contro le installazioni militari nord-coreane al fine di risolvere alla radice il problema.<\/p>\n<p>Non sono solo gli Stati Uniti che stanno perdendo la pazienza. Giappone e Corea del Sud, storici alleati asiatici di Washington, sono sulla stessa linea d\u2019onda e gli spazi della diplomazia si stanno restringendo. In una tale situazione, serve un nuovo approccio che possa fermare &#8211; o quanto meno rallentare &#8211; l\u2019escalation militare in Asia nord-orientale. C\u2019\u00e8 da chiedersi se non possa essere l\u2019Europa &#8211; e in particolare l\u2019Italia &#8211; a farsi promotrice di una tale nuova iniziativa.<\/p>\n<p><b>L\u2019entit\u00e0 della minaccia nord-coreana<\/b><br \/>\nLa questione nucleare in Corea del Nord si \u00e8 evoluta ben oltre il progetto iniziale che aveva portato all\u2019imposizione delle prime sanzioni da parte delle Nazioni Unite nel maggio del 1993. I tre test portati avanti da Kim Jong-un durante la sua breve leadership dimostrano come il giovane leader abbia deciso di discostarsi dalla strategia nucleare del padre, ritenuto pi\u00f9 cauto e propenso a utilizzare la corsa agli armamenti come leva diplomatica.<\/p>\n<p>Le analisi esterne condotte dagli osservatori internazionali sui due ordigni nucleari testati nel corso dell\u2019ultimo anno hanno evidenziato un notevole avanzamento tecnologico. Il 9 gennaio 2016 Pyongyang ha annunciato di aver fatto detonare il suo primo ordigno termonucleare. Sebbene tale notizia sia stata accolta con particolare scetticismo, non \u00e8 possibile escludere del tutto la possibilit\u00e0 che il regime sia riuscito ad acquisire le capacit\u00e0 necessarie per costruire un bomba a due stadi.<\/p>\n<p>Grazie alle sue ridotte dimensioni, questo tipo di testata potrebbe essere montata su missili balistici a medio e lungo raggio capaci di colpire non solo la Corea del Sud e il Giappone, ma anche la base militare statunitense di Guam, nel Pacifico.<\/p>\n<p>A suscitare maggiore preoccupazione \u00e8 stato tuttavia il secondo test di quest\u2019anno. L\u2019ordigno fatto brillare il 9 settembre ha dimostrato che il processo di assemblamento delle testate ha raggiunto un efficiente grado di standardizzazione che consentir\u00e0 in futuro maggiore velocit\u00e0 e affidabilit\u00e0 per la costruzione di tali ordigni.<\/p>\n<p>Anche dal punto di vista balistico, i successi ottenuti nei test del 2016 hanno portato la minaccia nordcoreana ad un nuovo livello di allerta. Il 22 giugno \u00e8 andato a buon fine il lancio da base mobile di un missile Musudan a raggio intermedio (Irbm), il quale ha una gittata stimata di oltre 3000 chilometri. Ad agosto invece sono iniziati i test per il lancio sottomarino di missili balistici (Slbm) KN-11. Questo tipo di tecnologia consentirebbe in pochi anni al regime nordcoreano di minacciare direttamente il territorio statunitense, acquisendo cos\u00ec una considerevole capacit\u00e0 negoziale e di deterrenza.<\/p>\n<p><b>L\u2019equilibrio regionale in evoluzione\u00a0<\/b><br \/>\nLa risolutezza di intenti dimostrata da Kim Jong-un e il successo dei test pi\u00f9 recenti mostrano l\u2019inefficacia delle contromisure finora adottate. La Corea del Nord si \u00e8 resa negli ultimi anni sempre pi\u00f9 autosufficiente per quanto riguarda sia la produzione agricola sia l\u2019estrazione di materie prime, il che ha diminuito drasticamente l\u2019efficacia delle sanzioni internazionali come strumento di pressione politica.<\/p>\n<p>La \u201cpazienza strategica\u201d adottata dall\u2019amministrazione Obama, basata sull\u2019erronea convinzione che il regime fosse vicino al collasso, ha concesso a Pyongyang tempo prezioso per implementare il suo programma nucleare.<\/p>\n<p>A Seoul intanto il dibattito sulla questione nucleare nordcoreana ha assunto toni preoccupanti. Appurato il fallimento della\u00a0<i>Trustpolitik<\/i>\u00a0&#8211; la strategia di\u00a0<i>engagement<\/i>costruttivo con Pyongyang promosso dalla presidentessa nel 2011, ma mai realmente attuato &#8211; alcuni membri del partito conservatore (<i>Saenuri<\/i>) hanno riproposto l\u2019idea di dotare anche il Sud di un proprio arsenale nucleare.<\/p>\n<p>Per ora, non sembra che l\u2019ipotesi sia presa seriamente in considerazione. Sin dagli anni \u201970 infatti, gli Usa si sono sempre detti contrari a una simile evoluzione, temendo una escalation militare. La nuova amministrazione Trump sembra per\u00f2 propensa a rivisitare gli assiomi su cui finora si \u00e8 basato il sistema di alleanze statunitensi nella regione.<\/p>\n<p>Lo stallo che si \u00e8 creato tra gli attori coinvolti e gli scarsi risultati prodotti dalla strategia sanzionatoria della comunit\u00e0 internazionale sollecitano a interrogarsi su un possibile nuovo approccio diplomatico che eviti il ricorso alle armi.<\/p>\n<p><b>Un ruolo per l\u2019Europa e l\u2019Italia<\/b><br \/>\nFu proprio l\u2019Italia che nel 2000, all\u2019apice della\u00a0<i>Sunshine Policy\u00a0<\/i>di Kim Dae Jung, riallacci\u00f2 i rapporti diplomatici con Pyongyang, grazie all\u2019intenso lavoro svolto dalla diplomazia italiana guidata all\u2019epoca da Lamberto Dini, primo esponente di un grande Paese occidentale a recarsi in Corea del Nord.<\/p>\n<p>Sulla scorta dell\u2019esperienza dei\u00a0<i>Six Party Talks\u00a0<\/i>(Spt) &#8211; ma non limitandosi a essa sia per qunto riguarda il format che i contenuti &#8211; il governo italiano, in consultazione con Bruxelles, potrebbe farsi promotore di un incontro informale a Roma tra i principali attori regionali.<\/p>\n<p>La presenza, nella capitale italiana, di un\u2019ambasciata della Corea del Nord (presente solo in altri pochi Paesi europei, quali Spagna e Austria) fornisce all\u2019Italia un canale di comunicazione diretto con Pyongyang e le permette di presentarsi come\u00a0<i>honest broker\u00a0<\/i>di una discussione ad ampio raggio.<\/p>\n<p>Nel 2017, l\u2019Italia avr\u00e0 la presidenza del G7 e una sua iniziativa in tal senso contribuirebbe a dare continuit\u00e0 al tema della sicurezza in Asia orientale &#8211; una questione posta al centro dell\u2019agenda dal Giappone, presidente di turno del G7 nel 2016.<\/p>\n<p>Il momento sembra pertanto maturo per rinverdire quella stagione in cui l\u2019Unione europea &#8211; e l\u2019Italia in particolare &#8211; prov\u00f2 a svolgere un ruolo significativo sul fronte coreano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle pi\u00f9 urgenti questioni di politica internazionale che il nuovo presidente eletto Donald Trump dovr\u00e0 affrontare \u00e8 quella nord-coreana. 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