{"id":64799,"date":"2016-12-15T11:03:56","date_gmt":"2016-12-15T10:03:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64799"},"modified":"2017-11-03T15:14:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:50","slug":"corte-suprema-donald-schiera-falchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/12\/corte-suprema-donald-schiera-falchi\/","title":{"rendered":"Corte Suprema, Donald schiera i falchi"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019hashtag #Scotus (Supreme Court of the US) \u00e8 tornato di moda, dopo qualche mese di sonnolenza. Non poteva essere altrimenti, con il Twitter-in-Chief (cos\u00ec lo chiama Alec Baldwin nell\u2019imitazione senza sconti che fa per il Saturday Night Live) Donald Trump sempre pi\u00f9 vicino al trasloco dalla sua Tower di eccessi alla Casa Bianca.<\/p>\n<p>Fresco della copertina di\u00a0<i>Time<\/i>\u00a0(stavolta ce l\u2019ha fatta), il magnate che si appresta a diventare il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti \u00e8, sin dall\u2019indomani della vittoria, al lavoro per formare la squadra, con ritmi, modalit\u00e0 e fughe di notizie che lasciano la sensazione di assistere a un altro suo reality show, come quando gridava compiaciuto \u201cYou\u2019refired!\u201d ai concorrenti di \u201cThe Apprentice\u201d.<\/p>\n<p>Solo che, stavolta, il paradigma \u00e8 ribaltato e alcuni fortunati si sentono invece dire \u201cYou\u2019rehired!\u201d. Fra questi,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3727\" target=\"blank\"><b><u>tanti militari di carriera, finanzieri, e ricchi donatori del partito repubblicano<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p><b>Il nuovo Scalia<\/b><br \/>\nPresto i riflettori si sposteranno dall\u2019amministrazione a una nomina di ben altro spessore e sapore, forse la pi\u00f9 importante, per calibro e caratura, che un presidente pu\u00f2 mettere a segno. Il tycoon \u00e8 infatti chiamato a indicare un nuovo giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti per il seggio lasciato vacante dall\u2019ultraconservatore italoamericano Antonin Scalia,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3350\" target=\"blank\"><b><u>morto improvvisamente lo scorso febbraio<\/u><\/b><\/a>, ricomponendo cos\u00ec il plenum dell\u2019organo di nove\u00a0<i>Justices<\/i>.<\/p>\n<p>Si tratta di una mossa dall\u2019alto significato politico e simbolico, perch\u00e9 i giudici rimangono in carica a vita (a meno di dimissioni volontarie). Nominarne anche solo uno vuol dire mettere in qualche modo in sicurezza la propria visione per gli anni a venire. Nell\u2019ordinamento giuridico americano il ruolo della Corte \u00e8 infatti centrale; il paese ha spesso compiuto svolte storiche proprio grazie a pronunce fondanti (un caso emblematico \u00e8 la\u00a0<i>Roe v. Wade\u00a0<\/i>sull\u2019interruzione di gravidanza).<\/p>\n<p>Trump, che ha la fortuna di poterlo fare gi\u00e0 al primo vagito del proprio mandato, assicura che consolider\u00e0 il dominio della destra nel plenum, scegliendo un giudice che, collocandosi nel solco \u201coriginalista\u201d di Scalia, sia interprete fedele del testo costituzionale e nemico di ogni sorta di lettura estensiva del dato letterale.<\/p>\n<p>Una bella sterzata dopo appena due anni di importanti conquiste per il fronte liberal della Corte, che nel 2015 &#8211; con appena un voto di margine &#8211; ha riconosciuto la costituzionalit\u00e0 del matrimonio omosessuale, estendendolo a tutto il territorio federale. E dire che la sinistra democratica era arrivata ad un passo dalla possibilit\u00e0 di ipotecare la Corte &#8211; negli ultimi quarant\u2019anni un fortino tendenzialmente conservatore -, con la sostituzione di Scalia e un paio di dimissioni ben orchestrate sotto una presidenza Hillary.<\/p>\n<p><b>Garland out<\/b><br \/>\nDurante la campagna elettorale, Trump, per una volta spalleggiato dal partito gi\u00e0 durante le primarie, ha capeggiato il boicottaggio esercitato dalla maggioranza repubblicana al Senato, che ha rifiutato di prendere in esame Merrick Garland, il giudice proposto da Barack Obama lo scorso marzo, in modo che la nomina fosse riservata al quarantacinquesimo presidente (\u201ce al popolo americano\u201d, in occasione dell\u2019Election Day).<\/p>\n<p>Nessuna audizione \u00e8 stata concessa a Garland &#8211; una candidatura di ampio compromesso -, e cos\u00ec di fatto non si \u00e8 mai avviata la procedura necessaria perch\u00e9 il Senato esprimesse l\u2019<i>advice and consent\u00a0<\/i>necessario alla nomina.<\/p>\n<p>Circolano voci di un\u2019amministrazione Obama pronta a forzare la mano, ricorrendo prima del gong ai privilegi governativi per far passare la nomina &#8211; considerando il blocco del Senato come una tacita rinuncia all\u2019esercizio del potere &#8211; o calendarizzando il voto su Garland nella ristretta finestra dei rinnovi dei seggi a inizio gennaio cos\u00ec da approfittare di alcune assenze.<\/p>\n<p>\u00c8 per\u00f2 improbabile che ci\u00f2 accada dato lo spirito di leale cooperazione che anima i rapporti fra un esecutivo uscente e uno entrante, e il fatto che il primo sia in carica essenzialmente per l\u2019ordinaria amministrazione e per garantire un\u2019efficace transizione di potere. Cos\u00ec, per la prima volta nella storia della Corte, un giudice\u00a0<i>in pectore<\/i>\u00a0viene fatto fuori senza neppure passare dall\u2019audizione parlamentare.<\/p>\n<p><b>Goodbye, Ivy League<\/b><br \/>\nCon un\u2019et\u00e0 media decisamente alta soprattutto fra le punte di diamante del fronte liberal, questa potrebbe essere solo la prima nomina ad appannaggio di Trump. L\u201983enne Ruth Baden Ginsburg, la matrona dei democratici (che con Trump ha ingaggiato pi\u00f9 d\u2019uno scontro nei mesi passati), dovr\u00e0 tenere duro per almeno ancora quattro anni. La tempra non le manca.<\/p>\n<p>Il presidente-eletto, intanto, \u00e8 tornato sul nome che proporr\u00e0 al Senato, ribadendo che lo pescher\u00e0 dalla\u00a0<a href=\"https:\/\/www.donaldjtrump.com\/press-releases\/donald-j.-trump-adds-to-list-of-potential-supreme-court-justice-picks\" target=\"blank\"><b><u>lista di 21 nomi<\/u><\/b><\/a>\u00a0resa nota sul suo sito in campagna elettorale (10 a maggio e 11 a settembre): un discreto equilibrio fra rassicurazioni e provocazioni all\u2019establishment conservatore.<\/p>\n<p>Come ha messo in luce il\u00a0<a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2016\/11\/15\/us\/politics\/trump-supreme-court-justices.html\" target=\"blank\"><b><u>New York Times<\/u><\/b><\/a>, il denominatore comune all\u2019elenco \u00e8 l\u2019assenza di nomi provenienti dalle\u00a0<i>Law Schools\u00a0<\/i>della<i>\u00a0Ivy League<\/i>\u00a0(il circuito delle otto pi\u00f9 prestigiose universit\u00e0 statunitensi che tradizionalmente sforna i\u00a0<i>Supreme Justices<\/i>).<\/p>\n<p>Trump non vuole un giudice n\u00e9 debole n\u00e9 moderato ma possibilmente sulla cinquantina, che possa assicurarsi un lungo mandato di fronte a s\u00e9. Fra i favoriti, due giudici federali. Da una parte, l\u2019antiabortista William Pryor, ben visto dalla base religiosa (da<i>\u00a0Attorney General\u00a0<\/i>dell\u2019Alabama propose la cacciata del presidente della Corte Suprema dello Stato che aveva ordinato la rimozione dei Dieci Comandamenti dal palazzo di giustizia). Dall\u2019altra, la forse pi\u00f9 moderata Diane Sykes, su posizioni gradite alla lobby delle armi. L\u2019elefante repubblicano \u00e8 tornato nella cristalleria dei diritti civili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019hashtag #Scotus (Supreme Court of the US) \u00e8 tornato di moda, dopo qualche mese di sonnolenza. Non poteva essere altrimenti, con il Twitter-in-Chief (cos\u00ec lo chiama Alec Baldwin nell\u2019imitazione senza sconti che fa per il Saturday Night Live) Donald Trump sempre pi\u00f9 vicino al trasloco dalla sua Tower di eccessi alla Casa Bianca. 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