{"id":64818,"date":"2016-12-23T11:41:52","date_gmt":"2016-12-23T10:41:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64818"},"modified":"2017-11-03T15:14:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:46","slug":"libia-la-russia-dietro-haftar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/12\/libia-la-russia-dietro-haftar\/","title":{"rendered":"Libia: la Russia dietro Haftar"},"content":{"rendered":"<p>Le vicende libiche pi\u00f9 recenti mostrano l\u2019emergere di un equilibrio a vantaggio di Tobruk, del generale Khalifa Haftar e del presidente della Camera dei Rappresentanti Aqila Saleh e, per contro, uno sfaldamento progressivo del governo di accordo nazionale, Gan, di Fayez Serraj e delle forze che gli si sono raccolte intorno, pi\u00f9 o meno islamiste.<\/p>\n<p>In primavera, le milizie di Misurata postesi sotto l\u2019autorit\u00e0 di Serraj hanno preso d\u2019assalto Sirte per sloggiare l\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d. Gli inviti di Serraj a Haftar di unire le forze sono rimasti inascoltati. Haftar ha lasciato che le milizie di Misurata si attardassero nell\u2019assedio a Sirte in un\u2019operazione che non ha un\u2019influenza diretta sull\u2019equilibrio politico-militare interno e ha invece occupato il suo tempo consolidando il controllo del territorio a Bengasi e nelle aree a oriente e a sud di Sirte.<\/p>\n<p>Il successo di Misurata a Sirte, appena proclamato all\u2019inizio di dicembre, \u00e8 costato molto caro, tiene ancora bloccate le milizie a Sirte e le ha indebolite. In occasione dei tumulti causati a Tripoli dalle agitazioni contro il Gan promosse da Ghweil (il capo del vecchio parlamento islamista sostituito dal Gan), fu subito ventilata l\u2019ipotesi di un intervento di queste milizie, ma fu anche subito dismessa in quanto queste non erano in grado di lasciare Sirte.<\/p>\n<p>In questo quadro di debolezza militare a Tripoli, Haftar ha occupato la \u201cmezzaluna petrolifera\u201d, liquidando in poche battute le Guardie petrolifere di Ibrahim Jadran (alleate del Gane senza reazioni da parte di Tripoli di fronte a una mossa cos\u00ec strategicamente importate per l\u2019equilibrio delle forze in Libia: le forze a Sirte di nuovo non si sono potute muovere, quelle stanziate a Tripoli, come che sia, non si sono mosse.<\/p>\n<p><b>L\u2019insospettato acume strategico di Haftar<\/b><br \/>\nA queste dinamiche militari si \u00e8 aggiunta un\u2019azione politica. Haftar, non molto brillante fino a tutto il 2015, nel 2016 ha mostrato un insospettato acume strategico, sia lasciando &#8211; come abbiamo visto &#8211; che Misurata si logorasse contro lo \u201c stato islamico\u201d, sia occupando i pozzi e scartando di assediare Tripoli o cercare un scontro diretto con le forze del Gan, sia mostrando una statura di statista quando ha lasciato che le risorse dei campi petroliferi conquistati andasse nelle tasche della Banca centrale invece che in quelle di Tobruk, sia tessendo una tela diplomatica non pi\u00f9 solo con l\u2019Egitto e gli Emirati Arabi Uniti, ma anche direttamente con la Russia.<\/p>\n<p>Gli interessi russi dall\u2019Egitto alla Libia sono ormai chiari. Mosca ha fornito armi ad Haftar (sembra per circa tre milairdidi dollari) e, nel complesso, si appresta a migliorare le infrastrutture e le risorse militari in Egitto con l\u2019idea di prolungare l\u2019azione in Libia (intanto si ha notizia della costruzione di una base militare a Marj, il quartier generale di Haftar, da parte degli Emirati Arabi Uniti).<\/p>\n<p>Lo scontro non l\u2019ha cercato Haftar e neppure le milizie di Misurata, bens\u00ec una milizia di islamisti estremisti formata da uomini dello Shura Council di Bengasi. Il 7 dicembre una forza di circa 600 uomini ha attaccato il presidio di Haftar nella mezzaluna petrolifera, con l\u2019intento di strapparglielo e di aprire un corridoio verso Bengasi per aiutare le forze islamiste che ancora occupano una piccola frazione della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Questa forza \u00e8 stata pienamente respinta, confermando l\u2019equilibrio militare a favore di Haftar che oggi regna in Libia. Secondo voci insistenti, riportate dall\u2019International Crisis Group, la sfortunata impresa verrebbe dagli ambienti del Ministro della Difesa di Serraj, Mehdi Barghati. Se questo fosse vero, sarebbe una vivida testimonianza della disgregazione del Gan e di una debolezza politica di Serraj che si aggiungerebbe a quella militare.<\/p>\n<p><b>Il tramonto del governo di accordo nazionale<\/b><br \/>\nIn questo quadro, gi\u00e0 da alcuni mesi il processo politico promosso dall\u2019Onu e il Gan sembrano non essere pi\u00f9 in grado di fornire la soluzione politica bilanciata che molti Paesi hanno sinceramente appoggiato (come l\u2019Italia) e altri hanno appoggiato a New York, ma non in Libia (come la Francia e l\u2019Egitto), contribuendo al fallimento dell\u2019iniziativa.<\/p>\n<p>Si moltiplicano le voci di un negoziato che comprenda anche Haftar e le forze di Tobruk. Vari accenni sono stati anche fatti dal ministro ( ora premier) Paolo Gentiloni. Ma su quali basi impostare un negoziato con Haftar? Serraj ci ha gi\u00e0 provato senza risultati e del resto con le sue evidenti debolezze non poteva certo convincere Haftar. In effetti, nel momento in cui la dinamica dell\u2019equilibrio politico-militare \u00e8 favorevole ad Haftar &#8211; come si \u00e8 gi\u00e0 visto in Libia e in Siria &#8211; non \u00e8 detto che egli voglia trattare. I nodi della trattativa sono essenzialmente due: la frammentazione delle forze sul territorio e il ruolo degli islamisti.<\/p>\n<p><b>Riprendere il discorso dove lo ha lasciato re Idris<\/b><br \/>\nPer aggirare la frammentazione delle forze si dovrebbe prefigurare un\u2019articolazione territoriale del Paese che lasci loro una misura di autonomia. Non si tratta assolutamente della partizione della Libia &#8211; che del resto l\u2019impostazione nazionalista di Haftar non accetterebbe &#8211; ma di riprendere il disegno del compromesso federalista o confederalista che le diverse tendenze libiche avevano accettato negli anni \u201850 all\u2019epoca della formazione dello stato unitario affidandone la realizzazione a re Idriss come super partes. Quest\u2019ultimo per\u00f2 non mantenne la promessa e ne sono seguiti decenni di infelice repressione e minorit\u00e0 politica della Libia.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 quel disegno sia fattibile \u00e8 anche necessario che le componenti islamiste moderate si decidano a distanziarsi da quelle estreme come hanno fatti Fratelli Mussulmani in Tunisia. Se lo faranno, ci sar\u00e0 una possibilit\u00e0 di stabilire un equilibrio accettabile e costituire sotto un governo di unit\u00e0 nazionale una convivenza di tendenze politiche diverse. Se non lo faranno la guerra civile potrebbe riprendere, stavolta probabilmente con la Russia a gestire la crisi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le vicende libiche pi\u00f9 recenti mostrano l\u2019emergere di un equilibrio a vantaggio di Tobruk, del generale Khalifa Haftar e del presidente della Camera dei Rappresentanti Aqila Saleh e, per contro, uno sfaldamento progressivo del governo di accordo nazionale, Gan, di Fayez Serraj e delle forze che gli si sono raccolte intorno, pi\u00f9 o meno islamiste. 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