{"id":64824,"date":"2016-12-29T11:50:10","date_gmt":"2016-12-29T10:50:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64824"},"modified":"2017-11-03T15:14:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:45","slug":"ritorno-mosca-nello-scacchiere-energetico-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/12\/ritorno-mosca-nello-scacchiere-energetico-globale\/","title":{"rendered":"Il ritorno di Mosca nello scacchiere energetico globale"},"content":{"rendered":"<p>Le sanzioni internazionali per il conflitto in Ucraina, la seguente svalutazione del rublo e il crollo dei prezzi del greggio sembravano averla messa irreparabilmente in ginocchio.<\/p>\n<p>Se a ci\u00f2 si aggiungono una domanda di gas praticamente piatta in Europa &#8211; primo mercato di esportazione per Mosca &#8211; e la crescente competizione sui mercati globali con l\u2019entrata di nuovi protagonisti nel mercato del gas naturale liquefatto, ecco servito uno dei periodi pi\u00f9 complessi e incerti della storia recente della Russia.<\/p>\n<p>Nonostante tali difficolt\u00e0, o forse proprio alla luce di queste, nelle ultime settimane il Cremlino \u00e8 riuscito a mettere a segno una serie di iniziative internazionali, dall\u2019accordo Opec all\u2019ingresso nel settore estrattivo egiziano, in grado di riportare la Russia prepotentemente al centro dello scacchiere energetico globale.<\/p>\n<p><b>Prezzo del petrolio in aumento<\/b><br \/>\nDal 2008, i membri dell\u2019Opec non riuscivano a raggiungere un accordo per il taglio alla loro produzione complessiva, e addirittura dal 2001 il Cartello non trovava una linea comune con gli altri Paesi produttori.<\/p>\n<p>Negli ultimi mesi, la diplomazia di Mosca ha lavorato intensamente per uscire dal tunnel dei prezzi bassi, presentandosi da un lato come partner credibile impegnato a limitare la propria produzione nazionale e dall\u2019altro come<i>\u00a0broker\u00a0<\/i>di un allineamento &#8211; tutt\u2019altro che scontato &#8211; tra Arabia Saudita e Iran, in crescente competizione per questioni di leadership regionale.<\/p>\n<p>L\u2019aver inoltre portato al tavolo paesi non-Opec come Azerbaijan, Bahrain, Bolivia, Brunei, Guinea equatoriale, Kazakistan, Malesia, Messico, Oman, Sudan e Sud Sudan rappresenta la ciliegina sulla torta preparata dal Cremlino.<\/p>\n<p>Anche se i tagli pattuiti durante il meeting di Vienna &#8211; 1.8 milioni di barili al giorno, circa il 2% della produzione globale &#8211; hanno condotto a un aumento del prezzo del greggio, ora sopra i 50 dollari al barile, questa crescita non \u00e8 stata poi cos\u00ec significativa e sostenuta come ci si poteva aspettare. In futuro, molto dipender\u00e0 dall\u2019effettiva capacit\u00e0 del gruppo dei produttori di coordinarsi (e rassicurarsi) attraverso meccanismi informali e rapporti di forza estremamente delicati.<\/p>\n<p>Quanto potr\u00e0 durare tutto questo rimane quindi un grande punto di domanda. Resta tuttavia la percezione che la Russia potr\u00e0 giocare un ruolo chiave in questa partita, presentandosi come \u2018indispensable nation\u2019 di fronte a un\u2019Opec sempre pi\u00f9 consapevole della sua incapacit\u00e0\/inadeguatezza a influenzare &#8211; da sola e indipendentemente &#8211; il funzionamento del mercato petrolifero.<\/p>\n<p><b>Mosca entra nel Mediterraneo orientale<\/b><br \/>\nA distanza di poche settimane dall\u2019accordo con l\u2019Opec, Mosca ha assestato un importante colpo, questa volta nel settore del gas naturale. Attraverso la compagnia Rosneft, il Cremlino ha sancito il proprio ingresso nel\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3655\" target=\"blank\"><b><u>Mediterraneo orientale<\/u><\/b><\/a>, dal 2009 terra di conquista di compagnie statunitensi e in seguito europee.<\/p>\n<p>Rosneft, di certo non un attore di primo piano nel settore del gas, ha infatti acquisito da Eni il 30% della concessione Shourouk, all\u2019interno della quale, lo scorso anno, la compagnia italiana ha scoperto il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3221\" target=\"blank\"><b><u>mega giacimento Zohr<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019accordo \u00e8 particolarmente rilevante perch\u00e9 negli ultimi anni il Mediterraneo orientale \u00e8 emerso come una delle principali direttrici della strategia di diversificazione degli approvvigionamenti dell\u2019Unione europea, Ue, volta soprattutto a ridurre la dipendenza dal gas di Mosca.<\/p>\n<p>Tuttavia, sebbene sia chiaro che la mossa permette alla Russia di entrare in gioco in una regione chiave per la sicurezza energetica europea, non vanno comunque sottovalutate la rivalit\u00e0 industriale tra Rosneft e Gazprom (attuale monopolista dell\u2019export di gas russo in Europa) e le possibili implicazioni che questa potrebbe avere sull\u2019unit\u00e0 delle strategie energetiche di Mosca verso l\u2019Ue.<\/p>\n<p>Quello che ormai \u00e8 certo, ad ogni modo, \u00e8 che il Cremlino ha ben pi\u00f9 di un piede nel Mediterraneo orientale: partendo dalla Grecia, e passando per Turchia, Cipro, e Israele per arrivare fino all\u2019Egitto del presidente Abdel Fattah al-Sisi (e addirittura alla disastrata Siria), l\u2019allineamento astrale regionale sembra essere stato disegnato appositamente per gli interessi strategici di Putin.<\/p>\n<p><b>Tillerson, altra pedina della collaborazione Usa-Russia<\/b><br \/>\nLa ciliegina sulla torta, per la leadership di Mosca, potrebbe arrivare in seguito all\u2019insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Il tycoon non ha infatti mai nascosto il suo obiettivo di una normalizzazione delle tensioni con la Russia. La nomina di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3727\" target=\"blank\"><b><u>Rex Tillerson<\/u><\/b><\/a>\u00a0&#8211; ex Amministratore Delegato del gigante petrolifero Exxon Mobil &#8211; potrebbe essere strumentale a un riavvicinamento tra le parti.<\/p>\n<p>La potenziale\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3696\" target=\"blank\"><b><u>convergenza tra Usa e Russia<\/u><\/b><\/a>\u00a0sul piano energetico potrebbe ad esempio sancire una rimozione &#8211; progressiva e\/o parziale &#8211; delle sanzioni, magari proprio quelle sulle attivit\u00e0 del settore petrolifero nell\u2019Artico, dove la compagnia del futuro Segretario di Stato Usa ha forti interessi industriali in collaborazione con i russi.<\/p>\n<p>Anche l\u2019approccio cooperativo di Mosca con l\u2019Opec potrebbe per\u00f2 essere nell\u2019interesse di Washington che grazie a prezzi del greggio in crescita avrebbe la possibilit\u00e0 di vedere le sue compagnie non convenzionali riprendere a produrre, evitando la (parziale) bancarotta di un settore messo duramente alla prova dalla guerra dei prezzi in atto dal Cartello.<\/p>\n<p>Se a ci\u00f2 si aggiunge il potenziale disimpegno dell\u2019amministrazione\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3747\" target=\"blank\"><b><u>Trump nel Mediterraneo<\/u><\/b><\/a>, nuova frontiera delle politiche energetiche di Mosca, il cerchio \u00e8 presto chiuso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le sanzioni internazionali per il conflitto in Ucraina, la seguente svalutazione del rublo e il crollo dei prezzi del greggio sembravano averla messa irreparabilmente in ginocchio. 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