{"id":64831,"date":"2017-01-02T11:57:03","date_gmt":"2017-01-02T10:57:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64831"},"modified":"2017-11-03T15:14:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:44","slug":"pe-derby-italiano-incognita-belga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/01\/pe-derby-italiano-incognita-belga\/","title":{"rendered":"Pe: derby italiano con incognita belga"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 quasi un derby italiano, l\u2019elezione del nuovo presidente del Parlamento europeo: la partita si giocher\u00e0 marted\u00ec 17 gennaio, a Strasburgo.<\/p>\n<p>I due maggiori gruppi dell\u2019Assemblea di Strasburgo, cio\u00e8 i popolari e i socialisti e democratici, hanno infatti candidato due italiani di grande esperienza europea alla successione di Martin Schulz, socialdemocratico tedesco, che lascer\u00e0 il posto tenuto per cinque anni &#8211; un record: la rotazione delle presidenze era sempre avvenuta ogni due anni e mezzo.<\/p>\n<p>Gianni Pittella, 58 anni, Pd, lucano, capogruppo dei Socialisti e Democratici, e gi\u00e0 vice-presidente del Parlamento europeo, sfida Antonio Tajani, 63 anni, Fi, romano, attuale vice-presidente vicario del Parlamento europeo, gi\u00e0 vice-presidente della Commissione europea e responsabile dal 2008 al 2014, prima dei trasporti e poi dell\u2019industria. La designazione di Tajani \u00e8 stata accolta dal suo rivale con un cavalleresco \u201cVinca il pi\u00f9 europeista\u201d.<\/p>\n<p>Che, per\u00f2, fra i due rischierebbe d\u2019essere il candidato liberale, l\u2019ex premier belga Guy Verhofstadt, forse il pi\u00f9 federalista degli attuali leader politici europei, che porta avanti una linea combattiva, all\u2019insegna de \u201c\u00e8 ora di combattere i compari di Putin, Erdogan e Trump\u201d, cio\u00e8 i leader populisti che s\u2019atteggiano a \u2018uomini forti\u2019. Esprime un candidato italiano anche la sinistra euro-critica: \u00e8 Eleonora Forenza.<\/p>\n<p><b>Il tramonto della Grande Coalizione europea<\/b><br \/>\nSchulz lascia il Parlamento perch\u00e9 punta a guidare i socialdemocratici tedeschi nella sfida politica di settembre ad Angela Merkel ed al suo binomio Cdu-Csu: una missione quasi impossibile, perch\u00e9 i socialdemocratici stanno subendo pi\u00f9 dei cristiano-sociali il logoramento della Grande Coalizione al potere a Berlino dal 2013.<\/p>\n<p>Nel suo testamento politico, Schulz, candidato dei socialisti europei alla presidenza della Commissione europea nel 2014, constata che la cooperazione tra popolari e socialisti nel Parlamento europeo non \u00e8 pi\u00f9 auspicata e chiede voce in capitolo per gli eurodeputati nel negoziato sulla Brexit, \u201caltrimenti &#8211; avverte &#8211; vi saranno conseguenze\u201d.<\/p>\n<p>Nell\u2019Assemblea di Strasburgo, c\u2019\u00e8 dunque aria di rottura della coalizione tra popolari e socialisti che, da anni, gestisce dibattiti e decisioni. Uno degli obiettivi era contrastare l\u2019avanzata euro-scettica, la cui onda \u00e8 diventata marea nelle elezioni del 2014. Ma la mancanza di dialettica politica nei dibattiti europei ha contribuito ad offuscare l\u2019immagine del Parlamento e ne ha intaccato credibilit\u00e0 e influenza.<\/p>\n<p>Pittella ha un programma che vuole essere di discontinuit\u00e0 rispetto al clima di Grande Coalizione targato Schulz (ma la leader dei verdi europei, l\u2019italiana Monica Frassoni, non vede come Pittella possa significare discontinuit\u00e0). Tajani, che per ottenere la nomination dei popolari ha dovuto battere l\u2019irlandese Mairead McGuinnes, il francese Alain Lamassoure e lo sloveno Lojze Peterle, intende essere \u201cil presidente del consenso\u201d.<\/p>\n<p><b>Equilibri di potere in bilico<\/b><br \/>\nSe la scelta dovesse cadere su un popolare, cio\u00e8 su Tajani, l\u2019equilibrio delle presidenze che contano nell\u2019Unione sarebbe alterato e altri giochi potrebbero riaprirsi. Attualmente, infatti, il presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, e quello del Consiglio europeo &#8211; il polacco Donald Tusk &#8211; appartengono entrambi alla famiglia politica europea popolare: se anche il presidente del Parlamento europeo lo fosse, i socialisti reclamerebbero una delle altre due cariche, mentre i popolari nel loro vertice di met\u00e0 dicembre hanno rivendicato tutti e tre i posti.<\/p>\n<p>Il gioco delle presidenze che contano in Europa \u00e8 poi completato dall\u2019Eurogruppo, attualmente guidato dall\u2019olandese Jeroen Dijsselbloem, socialista &#8211; ma di fatica a percepirlo. Al presidente della Banca centrale europea Mario Draghi non viene invece attribuito colore politico.<\/p>\n<p>Se Juncker appare inattaccabile, Tusk, che non \u00e8 in sintonia con il suo governo, \u00e8 pi\u00f9 fragile. Ma Elmar Brok, presidente della Commissione Esteri del Parlamento europeo, forse l\u2019eurodeputato pi\u00f9 vicino alla Merkel, riavvolge il nastro della storia: &#8220;Il posto del presidente di Tusk non \u00e8 a rischio. La storia dell&#8217;equilibrio ai vertici delle istituzioni \u00e8 un&#8217;invenzione. C&#8217;\u00e8 un accordo che prevede che nella seconda met\u00e0 della legislatura la presidenza dell\u2019Assemblea sia del Ppe \u2026 Avevamo proposto nel 2014 ai socialisti la presidenza del Consiglio europeo: potevano averla con Enrico Letta oppure con la leader danese Helle Thorning-Schmidt, ma Matteo Renzi prefer\u00ec avere Federica Mogherini come Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune. \u00c8 stata una scelta loro\u201d.<\/p>\n<p>Se non ci saranno intese nei prossimi giorni, nessun candidato passer\u00e0 nelle prime tre votazioni, quando ci vuole la maggioranza assoluta dei votanti: dei 751 eurodeputati, i popolari ne hanno 216, i socialisti 190, i conservatori 75, i liberali 70, 52 la sinistra euro-critica, 50 i verdi, 45 e 38 i due gruppi euro-scettici &#8211; in uno c\u2019\u00e8 il Movimento 5 Stelle, nell\u2019altro la Lega. Al quarto scrutinio, vince chi ha pi\u00f9 voti.<\/p>\n<p><b>Mai un italiano presidente del Parlamento eletto<\/b><br \/>\nUn valzer delle poltrone non sarebbe il viatico migliore, per l\u2019Unione europea che ha davanti a s\u00e9 un anno tormentato &#8211; la definizione \u00e8 del New York Times -: il diffuso scontento rispetto all\u2019establishment politico peser\u00e0 l\u2019anno prossimo sulle elezioni in Olanda, Francia e Germania (e pure su quelle italiane, se dovessero farsi).<\/p>\n<p>Crescita economica lenta e disoccupazione, sentimento d\u2019insicurezza e preoccupazione per il flusso dei migranti sono i maggiori temi prevedibili delle prossime campagne elettorali, tutti ovunque conditi da un diffuso sentimento anti-europeo.<\/p>\n<p>E se ancora il\u00a0<i>New York Times<\/i>\u00a0s\u2019interroga su quanto sia lontana l\u2019Europa da una svolta a destra, il\u00a0<i>Financial Times<\/i>\u00a0vede planare sull\u2019Unione \u201cla minaccia dell\u2019Italia\u201d.\u00a0<i>The Guardian<\/i>\u00a0trae una ragione di speranza dalle presidenziali austriache del 4 dicembre, dove l\u2019europeista verde Alexander van der Bellen batt\u00e8 il nazionalista euro-scettico e xenofobo Norbert Hofer: \u201c\u00e8 l\u2019effetto Trump al contrario\u201d.<\/p>\n<p>Da quando viene eletto a suffragio universale, cio\u00e8 dal 1979, il Parlamento europeo non ha mai avuto un presidente italiano: l\u2019ultimo presidente italiano dell\u2019Assemblea di Strasburgo \u00e8 stato Emilio Colombo, in carica dal 1977 al 1979, ultimo presidente dell\u2019Assemblea non eletta.<\/p>\n<p>Gaetano Martino ne fu il primo presidente dal \u201972 al \u201974, Mario Scelba la guid\u00f2 dal \u201979 all\u2019 \u201981. Agli albori dell\u2019integrazione, negli Anni Cinquanta, Alcide De Gasperi e Giuseppe Pella presiedettero l\u2019Assemblea comune europea, un\u2019antenata del Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Nelle legislature del Parlamento eletto a suffragio universale &#8211; siamo all\u2019ottava -, il presidente \u00e8 sempre stato avvicendato ogni due anni e mezzo, con l\u2019unica eccezione di Schulz che ha fatto cinque anni, due mandati consecutivi a cavallo di due legislature: quattro i tedeschi, tre i francesi, tre gli spagnoli, un britannico, un irlandese, un olandese, un polacco, 12 uomini e due donne, entrambe francesi, Simone Veil, la prima, e Nicole Fontaine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 quasi un derby italiano, l\u2019elezione del nuovo presidente del Parlamento europeo: la partita si giocher\u00e0 marted\u00ec 17 gennaio, a Strasburgo. 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