{"id":64851,"date":"2017-01-11T12:25:00","date_gmt":"2017-01-11T11:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64851"},"modified":"2017-11-03T15:14:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:40","slug":"tramonto-della-formula-dei-2-stati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/01\/tramonto-della-formula-dei-2-stati\/","title":{"rendered":"Il tramonto della formula dei 2 Stati?"},"content":{"rendered":"<p>Il cambio della guardia a Washington, che qualcuno definisce per analogia \u201cregime change\u201d, \u00e8 destinato a registrare vistose modifiche nella proiezione esterna statunitense che si preciseranno nel tempo.<\/p>\n<p>Ma sul conflitto israelo-palestinese i parametri della politica che verr\u00e0 sono gi\u00e0 piuttosto chiari, a partire dall\u2019annunciato trasferimento dell\u2019Ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme e dalla designazione del nuovo Ambasciatore David Friedman il cui profilo e connessioni &#8211; ivi incluso il sostegno agli insediamenti tramite le associazioni Beit El Institution e American Friends of Beit El Yeshiva &#8211; non lasciano dubbi.<\/p>\n<p>Il solo annuncio del trasferimento dell\u2019Ambasciata ha gi\u00e0 suscitato vivo allarme nella compagine palestinese, che ha messo in guardia dal rischio di compromettere le relazioni di Israele e Stati Uniti non solo con i palestinesi ma con l\u2019intero mondo arabo. Anche nelle parole di Kerry si tratterebbe di una \u2018assoluta deflagrazione\u2019, che danneggerebbe non poco gli interessi Usa.<\/p>\n<p><b>Risoluzione 2334: l&#8217;inedita astensione Usa<\/b><br \/>\nStatus di Gerusalemme, insediamenti, destino dei rifugiati, sono il filo conduttore del pluridecennale conflitto israelo-palestinese, della spirale di ribellioni e repressioni, della costruzione di muri lungo un tortuoso percorso \u2018di sicurezza\u2019, e non ultimo delle tappe di un processo di pace che rimane, nonostante i molti tentativi esperiti, incompiuto e da oltre un decennio \u2018in sonno\u2019.<\/p>\n<p>In larga sintesi, le Risoluzioni 242 e 338, a conclusione delle guerre dei Sei Giorni e del Kippur, sanciscono &#8211; con qualche ambigua discrepanza di linguaggio tra la versione francese e quella inglese &#8211; il ritiro di Israele sulle linee pre-1967, e fin dagli Accordi di Oslo del 1994, sulla base del principio \u2018land for peace\u2019, l\u2019idea dei due Stati, con Gerusalemme Est capitale dello Stato palestinese, si \u00e8 fatta strada quale posizione bi-partisan negli Usa e caposaldo dell\u2019approccio internazionale.<\/p>\n<p>L\u2019inedita decisione Usa di astenersi il 23 dicembre sulla Ris 2334 &#8211; introdotta da Malesia, Nuova Zelanda, Senegal, Venezuela dopo che l\u2019Egitto, probabilmente sensibile alla pressione di Trump, ha ceduto il passo &#8211; anzich\u00e9 allinearsi alle posizioni di Israele come da tradizione nelle votazioni in CdS, e in tal modo di avvallare la condanna della politica degli insediamenti nei Territori Occupati, nonch\u00e9 il discorso di John Kerry nei giorni successivi rappresentano un colpo di coda (non \u00e8 il solo) dell\u2019Amministrazione uscente.<\/p>\n<p>Si \u00e8 inteso lanciare un severo monito al governo israeliano e prima ancora ai seguaci dell\u2019approccio-Trump, e non ultimo precostituire una sorta di piattaforma per la Conferenza di Parigi, opportunamente calendarizzata il 15 gennaio, giusto in tempo prima della Presidenza Trump, per rilanciare il processo di pace confermando la soluzione dei due Stati.<\/p>\n<p><b>Il discorso di Kerry<\/b><br \/>\nIl pressoch\u00e9 contestuale intervento di Kerry \u00e8 suonato come un vero lascito dell\u2019Amministrazione Obama a fine mandato. In primo luogo, dice Kerry, gli interessi degli Stati Uniti sono una priorit\u00e0 assoluta, e la soluzione dei due Stati \u00e8 quella che meglio li garantisce, l\u2019unica che pu\u00f2 condurre ad una pace duratura. Gli insediamenti pregiudicano questa soluzione e sono dunque un ostacolo alla pace. Un solo Stato implicherebbe milioni di palestinesi in condizioni \u2018separate and unequal\u2019, e condurrebbe a inevitabili violenze.<\/p>\n<p>In secondo luogo, questo \u00e8 il solo modo per Israele di affermarsi come Stato al contempo democratico ed ebraico, \u2018a Jewish democratic State\u2019, secondo una visione che gli Stati Uniti condividono.<\/p>\n<p>In terzo luogo, gli insediamenti aggravano e non alleggeriscono i problemi di sicurezza di Israele. In ogni caso, il diritto internazionale sancisce il divieto di colonizzare territori conquistati.<\/p>\n<p>Non ultimo, i termini dell\u2019accordo finale devono essere concordati, e non pre-determinati, seguendo principi ben noti e universalmente riconosciuti: confini sicuri lungo le linee del 1967 con possibili scambi territoriali; risposta realistica al problema dei rifugiati con opzioni che includano possibili compensazioni; Gerusalemme capitale dei due Stati con libert\u00e0 di accesso ai Luoghi Santi; rafforzata sicurezza regionale verso una nuova era di coesistenza arabo-israeliana.<\/p>\n<p>Ineccepibile. Ma ci si chiede se, al di l\u00e0 della coerenza con posizioni internazionalmente acquisite, ivi incluso dagli europei e dal mondo arabo, le statuizioni in parola non si pongano in contro-tendenza rispetto agli umori israeliani e degli stessi americani. Alimentati anche dalla situazione di stallo nel Processo di Pace che ha preservato ad Israele le prerogative di potenza occupante, consentito di fatto l\u2019espansione degli insediamenti, e reso sempre pi\u00f9 remoto lo scenario dei due Stati.<\/p>\n<p>Negli Stati Uniti, il problema israelo-palestinese \u00e8 rimasto sostanzialmente ai margini della campagna elettorale. I sondaggi di opinione rivelavano in entrambi i partiti una crescente sintonia con le istanze di Israele a partire dall\u2019attacco alle Torri Gemelle, tanto da indurre i Repubblicani a stralciare il riferimento ai due Stati nella piattaforma elettorale e i Democratici a non sottolineare troppo la natura illegale degli insediamenti.<\/p>\n<p>L\u2019Aipac e altre associazioni confessionali si sono impegnate in una robusta campagna contro l\u2019iniziativa Bds (boycott, disinvestment, sanctions) e per l\u2019eliminazione della distinzione tra Israele e insediamenti con riferimento alla sovranit\u00e0 israeliana. Non \u00e8 un caso che il Congresso abbia ora respinto la Risoluzione 2334 con voto bi-partisan e il Senato si accinga a farlo.<\/p>\n<p>In Israele, Netanyahu, pur convenendo in principio sull\u2019idea dei due Stati, \u00e8 sempre pi\u00f9 soggetto alle pressioni dei coloni e di quanti privilegiano considerazioni storico-bibliche e di sicurezza rispetto a una pace rispettosa dei diritti dei Palestinesi.<\/p>\n<p>Oggi, a forza di espropri, demolizioni, sgomberi forzati, incentivi finanziari, gli insediamenti autorizzati sono oltre 130, e altrettanti sono gli \u2018avamposti\u2019 che attendono di esserlo. Bennet si accinge a proporre l\u2019annessione dell\u2019insediamento strategico di Maale Adumin, periferia di Gerusalemme Est, \u2018per cominciare\u2019.<\/p>\n<p>Particolarmente sensibile la questione dello status di Gerusalemme, dichiarata \u2018capitale indivisibile di Israele\u2019. N\u00e9 le organizzazioni per i diritti umani, assai vivaci nel paese, riescono ad incidere sullo scenario. Il clima generale \u00e8 pervaso da paure e spunti razzisti, alimentati dai rischi connessi alle turbolenze che investono il vicinato arabo. La pronuncia del CdS \u00e8 considerata un vulnus alla sicurezza, se non un vero e proprio incoraggiamento al terrorismo, e comunque un\u2019indebita \u2018interferenza\u2019 in un conflitto che semmai va risolto tramite negoziati diretti.<\/p>\n<p><b>Verso la conferenza di Parigi<\/b><br \/>\nNelle circostanze date, anche i settori pi\u00f9 aperti dello schieramento israeliano si interrogano se la formula dei due Stati sia davvero ancora attuale: come sgomberare, dopo tutto, oltre mezzo milione di coloni ormai insediati nei Territori Occupati? e per contro, come mettere fine allo scenario di occupazione e apartheid ? e pi\u00f9 oltre, come sventare la formula di un solo Stato in cui i palestinesi sarebbero prima o poi maggioranza?<\/p>\n<p>Ipotesi di tipo federativo, a partire dalla concessione ai palestinesi di un permesso di residenza e di benefici sociali a pari merito con gli israeliani quantomeno in talune aree, stanno emergendo all\u2019insegna di un compromesso graduale che considera prioritario il risanamento della situazione umanitaria.<\/p>\n<p>Nel frattempo i Palestinesi stanno tentando con qualche successo la \u2018scorciatoia\u2019 del riconoscimento internazionale dello Stato pur in assenza di delimitazione territoriale. Nel 2012, grazie ad una Risoluzione dell\u2019Assemblea Generale, lo Stato di Palestina \u00e8 diventato \u2018osservatore permanente\u2019. In vista della Conferenza di Parigi e pi\u00f9 oltre, stanno comprensibilmente facendo ricorso alla sponda russa.<\/p>\n<p>Molto incerta appare l\u2019efficacia dei richiami di Obama. Trump sembra fortemente intenzionato a ricalibrare la posizione americana a favore delle componenti oltranziste, forse calcolando che la reazione di paesi arabi alle prese con i loro problemi epocali non sarebbe incontrollabile, forse semplicemente cedendo a propensioni personali o pensando di poterla ignorare. \u00c8 imperativo che gli europei facciano sentire la loro voce. La Conferenza di Parigi \u00e8 la prossima occasione utile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cambio della guardia a Washington, che qualcuno definisce per analogia \u201cregime change\u201d, \u00e8 destinato a registrare vistose modifiche nella proiezione esterna statunitense che si preciseranno nel tempo. 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