{"id":64861,"date":"2017-01-14T12:38:29","date_gmt":"2017-01-14T11:38:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64861"},"modified":"2017-11-03T15:14:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:39","slug":"aspettando-donald-mondo-col-fiato-sospeso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/01\/aspettando-donald-mondo-col-fiato-sospeso\/","title":{"rendered":"Aspettando Donald, il mondo col fiato sospeso"},"content":{"rendered":"<p>Un clima di nervosa attesa caratterizza la politica internazionale mentre si avvicina l\u2019insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, il 20 gennaio prossimo.<\/p>\n<p>Tutti aspettano che il nuovo presidente dia le carte, cos\u00ec da scoprire anche le proprie. Si assiste a una sostanziale paralisi dei principali attori nazionali e delle istituzioni multilaterali, favorita anche dal cambiamento al vertice delle Nazioni Unite, dall\u2019incertezza che aleggia sulla direzione che assumer\u00e0 la separazione tra Regno Unito e Unione europea, Ue, e soprattutto dall\u2019imminenza di un lungo ciclo elettorale europeo (comincia l\u2019Olanda, seguono Francia e Germania; e pure l\u2019Italia potrebbe aggiungersi alla lista).<\/p>\n<p>Putin, che pure si \u00e8 mosso spregiudicatamente in Medio Oriente per tutelare i propri interessi strategici, sembra in attesa di passare all\u2019incasso delle aperture e delle dichiarazioni di stima che il presidente eletto gli ha gi\u00e0 anticipato.<\/p>\n<p>Dopo le forti polemiche innescate dalla telefonata di Trump con la presidentessa di Taiwan, Pechino ha adottato una linea di\u00a0<i>wait and see<\/i>. Nei confronti della Cina, accusata di \u201cconcorrenza sleale\u201d, Trump ha minacciato di imporre pesanti dazi. Lo scontro con il capitalismo autoritario cinese, che detiene gran parte del debito pubblico americano, presenta peraltro molti rischi sia per Washington sia per Pechino.<\/p>\n<p><b>Politica estera a suon di tweet<\/b><br \/>\nAnalisti e think tank sono impegnati soprattutto a giudicare l\u2019eredit\u00e0 di Barack Obama e a valutare successi e insuccessi della sua presidenza, nonostante sia abbastanza evidente che con Trump la politica estera degli Stati Uniti imboccher\u00e0 la strada di profondi cambiamenti.<\/p>\n<p>Su questi cambiamenti, sul rischio di una regressione sistemica degli assetti internazionali costruiti dal secondo dopoguerra in avanti, aleggia un clima di grande incertezza. Per il momento, del resto, da Trump sono arrivati solo slogan e tweet.<\/p>\n<p>La questione principale riguarda la volont\u00e0 degli Stati Uniti di continuare a svolgere il ruolo che hanno esercitato, dal 1945 in avanti, nel sistema internazionale, sostenendo i valori liberali e il libero commercio, e in Europa come garante esterno della sua sicurezza.<\/p>\n<p>Mantenere le alleanze e coltivare la cooperazione internazionale non sembrano in cima alle priorit\u00e0 del 45esimo presidente americano. Tutto lascia prevedere che si muover\u00e0 in modo opportunistico, senza una coerente strategia a guidare le scelte.<\/p>\n<p>Il suo\u00a0<i>inner circle\u00a0<\/i>e le persone che ricopriranno gli incarichi di governo pi\u00f9 rilevanti, spesso prive di ogni esperienza politica, rappresentano un forte segnale di discontinuit\u00e0 non solo con principi e politiche dell\u2019amministrazione uscente ma con le pratiche che hanno guidato in passato gli Stati Uniti nel loro ruolo internazionale.<\/p>\n<p><b>America first!<\/b><br \/>\nTrump non sar\u00e0 isolazionista; pi\u00f9 probabile che prosegua il disimpegno attuato gi\u00e0 da Obama per concentrarsi sui temi su cui ha imperniato l\u2019agenda elettorale: restituire fiducia alla classe media americana, creare posti di lavoro, abbassare l\u2019imposizione fiscale, ricostruire le infrastrutture del Paese.<\/p>\n<p>In campo internazionale, l\u2019America sar\u00e0 sempre pi\u00f9 attenta a valutare dove i suoi interessi sono in gioco per muoversi in modo molto selettivo.\u00a0<i>Americanism, and not globalism, will be our credo\u00a0<\/i>\u00e8 la frase di Trump che meglio racchiude la sua visione. Anche se la sua indole volubile fa ritenere possibile un alto tasso di imprevedibilit\u00e0 nelle scelte che concretamente assumer\u00e0, il credo antiglobalizzazione \u00e8 ci\u00f2 a cui rimarr\u00e0 probabilmente pi\u00f9 fedele. Con la conseguenza di politiche di protezionismo economico e il rifiuto dei trattati commerciali multilaterali.<\/p>\n<p>Trump non pensa che gli Stati Uniti debbano avere relazioni speciali con alcuni Paesi in quanto democrazie, che giudica intrinsecamente deboli. Si annuncia come un presidente\u00a0<i>transactional<\/i>, che cerca accordi bilaterali anche con leader autoritari, se vantaggiosi per gli interessi statunitensi.<\/p>\n<p><b>Silenzio Ue e ruolo dell\u2019Italia<\/b><br \/>\nA un approccio statunitense imperniato sul principio\u00a0<i>America First<\/i>, un editoriale di\u00a0<i>Le Monde\u00a0<\/i>ha invitato l\u2019Ue a rispondere con\u00a0<i>Europe First<\/i>. Una prospettiva che appare alquanto illusoria.<\/p>\n<p>Di fronte alla svolta nella politica americana rappresentata da Trump colpisce il silenzio di un\u2019Europa smarrita e ripiegata su se stessa. L\u2019Ue appare senza meta e incapace di costruire un approccio comune alle crisi internazionali. L\u2019egemonia tedesca non pu\u00f2 essere l\u2019unico potere sovranazionale europeo.<\/p>\n<p>L\u2019Unione deve dimostrare di saper esprimere una leadership collettiva, quel modello di sovranit\u00e0 condivisa che rappresenta la \u201cnuova Europa\u201d costruita sulle macerie delle distruzioni provocate dai nazionalismi europei (pronti a tornare in auge, e probabilmente a ripetere gli stessi drammatici errori).<\/p>\n<p>L\u2019Italia si trova ad avere un\u2019importante responsabilit\u00e0: fare del sessantesimo anniversario della firma dei trattati comunitari, il prossimo marzo, non una mera celebrazione, ma l\u2019occasione per aprire una nuova pagina nel percorso di integrazione europea. Tre i capitoli con cui scriverla: usare l\u2019integrazione economica per promuovere la crescita e il lavoro per i giovani; rafforzare la dimensione della difesa comune e della sicurezza; varare una politica comune in materia di immigrazione.<\/p>\n<p>Se davvero la solidariet\u00e0 statunitense verso gli alleati e il rilievo della Nato dovessero diminuire, la spinta per l\u2019Europa della difesa diventerebbe pi\u00f9 forte. Tensioni con Washington sono probabili soprattutto se il futuro presidente americano insister\u00e0 sull\u2019aumento delle spese militari da parte dei Paesi europei.<\/p>\n<p>Il tema del\u00a0<i>burden-sharing\u00a0<\/i>non \u00e8 nuovo nel dibattito transatlantico. Il Vecchio continente deve in ogni caso ripensare il proprio ruolo nella Nato, costruendo il pilastro europeo dell\u2019Alleanza. Europa della difesa e collaborazione Nato-Ue non sono due obiettivi in contrapposizione. Un impegno che richiede, per\u00f2, pi\u00f9 investimenti e pi\u00f9 volont\u00e0 politica.<\/p>\n<p>I presidenti che hanno preceduto Trump hanno considerato la prosperit\u00e0 e la sicurezza dell\u2019Europa interessi essenziali per gli Stati Uniti. Ora che questo obiettivo sembra essere rimesso in discussione, \u00e8 responsabilit\u00e0 anche dell\u2019Europa essere all\u2019altezza delle sfide che ha davanti.<\/p>\n<p>Il mondo post-guerra fredda, in cui liberismo e democrazia sembravano non avere pi\u00f9 rivali, \u00e8 per\u00f2 finito. L\u2019ordine multilaterale occidentale pu\u00f2 ricevere un colpo mortale se \u00e8 contestato non solo da attori esterni, ma dal suo stesso artefice principale e perno del sistema.<\/p>\n<p>Da cosa sar\u00e0 sostituito? \u00c8 il grande interrogativo con cui si apre l\u2019era Trump.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un clima di nervosa attesa caratterizza la politica internazionale mentre si avvicina l\u2019insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, il 20 gennaio prossimo. Tutti aspettano che il nuovo presidente dia le carte, cos\u00ec da scoprire anche le proprie. 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