{"id":64874,"date":"2017-01-18T14:16:08","date_gmt":"2017-01-18T13:16:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64874"},"modified":"2017-11-03T15:14:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:37","slug":"limiti-della-strategia-minniti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/01\/limiti-della-strategia-minniti\/","title":{"rendered":"I limiti della strategia Minniti"},"content":{"rendered":"<p>Intensificare i controlli e aumentare la stretta sui migranti irregolari presenti nel territorio italiano. \u00c8 questo l\u2019obiettivo centrale della nuova strategia del ministro degli Interni Marco Minniti, che ha tra i suoi ingredienti la riapertura di un Centro di identificazione ed espulsione, Cie, per ogni regione e la conclusione di vari accordi di riammissione con i Paesi di origine e di transito.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo \u00e8 di radoppiare le espulsioni portandole dalle attuali 5mila a 10mila unit\u00e0. Un programma che ricalca le intenzioni del ministro dell\u2019Interno tedesco Thomas de Maiziere che, in un\u2019intervista al quotidiano tedesco\u00a0<i>Frankfurter Allgemeine Zeitung<\/i>, ha dichiarato di voler aprire centri di deportazione delocalizzati e facilitare la firma di accordi di riammissione anche attraverso un \u201cammorbidimento\u201d del principio del \u201cpaese terzo sicuro\u201d che vieta rimpatri in paesi dove la sicurezza dei migranti \u00e8 a rischio.<\/p>\n<p>Anno nuovo, strategia nuova? La ricetta di Minniti per contrastare la migrazione irregolare sa pi\u00f9 dell\u2019ennesimo tentativo di far funzionare un sistema che ha gi\u00e0 in passato dimostrato la sua inefficacia.<\/p>\n<p><b>La detenzione amministrativa che non funziona<\/b><br \/>\nIl ministro Minniti promette una nuova politica sull\u2019immigrazione che abbia come cardine l\u2019aumento delle espulsioni e la diminuzione dei migranti irregolari presenti sul territorio italiano. Insomma, un rilancio della politica dei rimpatri che di nuovo ha poco o nulla. Ingrediente imprescindibile di questa \u201cnuova\u201d strategia, che verr\u00e0 delineata con pi\u00f9 precisione nelle prossime settimane, \u00e8 la riapertura di un Cie per ogni regione.<\/p>\n<p>I Cie, istituiti nel 1998 dalla legge sull\u2019immigrazione Turco-Napolitano, sono strutture detentive in cui vengono reclusi i cittadini stranieri colpevoli di reati amministrativi, cio\u00e8 di aver soggiornato irregolarmente nel territorio italiano. Il periodo di detenzione pu\u00f2 durare al massimo 18 mesi, periodo nel quale le autorit\u00e0 italiane dovrebbero provvedere alla identificazione e al rimpatrio del migrante nel suo Paese o nel Paese terzo dal quale ha transitato per arrivare in Italia.<\/p>\n<p>Ma il \u201csistema Cie\u201d non ha mai realmente funzionato. I dati dell\u2019ultimo anno lo dimostrano: a fronte di 30 mila provvedimenti di espulsione firmati, solo 5 mila persone sono state effettivamente rimpatriate. Le difficolt\u00e0 riguardano l\u2019identificazione dei migranti, spesso sprovvisti di documenti, i costi del rimpatrio, ma soprattutto le resistenze di vari Paesi di provenienza a concedere il nulla osta.<\/p>\n<p>Ne risulta che, dopo mesi di detenzione senza aver commesso un reato, ma solo un illecito amministrativo, il migrante si trovava di nuovo irregolare sul territorio italiano senza possibilit\u00e0 di legalizzare la propria posizione. N\u00e9 le nuove misure previste da Minniti sembrano tali da ovviare a questi problemi.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019approccio Cie risulterebbe inadeguato a fronteggiare i numeri di migranti irregolari presenti sul territorio italiano, considerando che si stima la presenza di 70mila solo tra coloro che hanno visto rigettata la propria domanda d\u2019asilo. Molte associazioni hanno anche denunciato condizioni di vita disumane all\u2019interno dei Cie, spesso ribatezzati \u201cmoderni lager\u201d.<\/p>\n<p><b>Accordo Italia-Libia<\/b><br \/>\nIl secondo e forse pi\u00f9 importante elemento della \u201cstrategia-Minniti\u201d \u00e8 proprio il tentativo di stringere nuovi accordi di riammissione con i Paesi di origine e di transito. Secondo l\u2019Agenzia Onu per i Rifugiati, pi\u00f9 dell\u201980% dei barconi arrivati in Italia nello scorso anno proveniva dalle coste libiche e trasportava per lo pi\u00f9 migranti provenienti da altri paesi, transitati attraverso la Libia.<\/p>\n<p>La Libia \u00e8 un Paese chiave per la gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale: per questa ragione il ministro vi si \u00e8 recato ad inizio anno, per stringere un accordo con il governo di Fayez el-Serraj al fine di fronteggiare il flusso irregolare di migranti e individuare le reti di trafficanti.<\/p>\n<p>L\u2019accordo con la Libia \u00e8 chiave perch\u00e9 permetterebbe il rimpatrio in quel Paese non solo di migranti di nazionalist\u00e0 libica, ma soprattutto di cittadini di Paesi terzi, transitati in Libia con i quali l\u2019Italia non ha ancora accordi di riammissione. La vera domanda \u00e8 se questo accordo funzioner\u00e0.<\/p>\n<p>La situazione libica \u00e8 il primo nodo da sciogliere. Precedenti governi italiani avevano gi\u00e0 stretto accordi simili con Tripoli: nell\u2019agosto 2008, l\u2019allora Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi aveva sottoscritto con il colonnello Gheddafi un accordo per la collaborazione tra i due Paesi nella lotta alla \u201cimmigrazione clandestina\u201d. Con l\u2019inizio della guerra civile e la destituzione di Muammar Gheddafi, presto salt\u00f2 anche l\u2019accordo tra i due paesi, dando inizio alla cosidetta \u201cemergenza nord-Africa\u201d in Italia.<\/p>\n<p>Oggi, l\u2019interlocutore scelto \u00e8 l\u2019esecutivo di Fayez al-Serraj, ovvero il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite, che ha per\u00f2 il controllo solo di parte del Paese. Vaste aree del sud e della costa sono in mano a jihadisti e altre milizie, mentre il generale Khalifa Haftar mantiene il controllo dell\u2019area di Tobruk e l\u2019ex premier Khalifa Ghewell di Tripoli.<\/p>\n<p>Resta poi aperta la questione delle condizioni di vita dei migranti in Libia; secondo recenti rapporti di Medici Senza Frontiere, i migranti vengono spesso detenuti in condizioni antigeniche e disumane. L\u2019Italia sembra quindi disposta a derogare anche dal principio del Paese terzo sicuro, che ha suscitato tanta opposizione all\u2019accordo Ue-Turchia.<\/p>\n<p>Il fallimento del nuovo accordo con la Libia sarebbe un brutto colpo nella politica di Minniti di rinvigorire la stipula di trattati di riammissione con paesi di origine e di transito. Senza questo tassello, inoltre, anche la creazione dei Cie non avrebbe pi\u00f9 senso, perch\u00e9 la reclusione amministrativa \u00e8 inutile se non si pu\u00f2 assicurare il rimpatrio dei migranti reclusi.<\/p>\n<p>Manca ancora, non solo in Italia, ma anche in Europa, la consapevolezza del fatto che l\u2019unico modo per contenere i flussi irregolari di migranti \u00e8 l\u2019apertura di canali migratori legali e di passaggi sicuri per chi cerca protezione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intensificare i controlli e aumentare la stretta sui migranti irregolari presenti nel territorio italiano. \u00c8 questo l\u2019obiettivo centrale della nuova strategia del ministro degli Interni Marco Minniti, che ha tra i suoi ingredienti la riapertura di un Centro di identificazione ed espulsione, Cie, per ogni regione e la conclusione di vari accordi di riammissione con [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[91,96],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64874"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64874"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64874\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64875,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64874\/revisions\/64875"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64874"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64874"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64874"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}