{"id":64881,"date":"2017-01-19T14:36:39","date_gmt":"2017-01-19T13:36:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64881"},"modified":"2017-11-03T15:14:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:37","slug":"tajani-presidente-italiano-salto-qualita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/01\/tajani-presidente-italiano-salto-qualita\/","title":{"rendered":"Tajani, presidente italiano per salto di qualit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Malgrado qualche titolo in pi\u00f9 sui giornali per la (ri-) elezione del proprio presidente, il Parlamento europeo continua ad essere un oggetto misterioso e lontano dagli interessi dei cittadini.<\/p>\n<p>Certamente l\u2019Italia pu\u00f2 essere soddisfatta di avere finalmente portato sul pi\u00f9 alto scranno dell\u2019Assemblea di Strasburgo un proprio rappresentante. Era dal lontano 1979 (prime elezioni dirette) che si attendeva questo evento. Ci\u00f2 avviene per di pi\u00f9 in un momento in cui il paese \u00e8 tornato ad essere marginale e a subire pressioni da parte di Bruxelles sui propri conti pubblici e perfino sul software di controllo delle emissioni su alcune vetture della Fiat-Chrysler.<\/p>\n<p>Ma al di l\u00e0 di questo successo rimane l\u2019interrogativo di fondo, valido per l\u2019intera Unione europea, Ue, sul senso di queste elezioni di \u201cmid term\u201d.Lo scambio di presidenze fra i due maggiori raggruppamenti europei, popolari e socialisti, nel bel mezzo della vita parlamentare ha il sapore di qualcosa di artificioso e in qualche modo \u2018burocratico\u2019.<\/p>\n<p>Un Parlamento che per tutti i cinque anni della legislatura non pu\u00f2 essere sciolto da nessuno e che per di pi\u00f9 sceglie i propri presidenti sulla base di un semplice accordo di alternanza per fare contenti i due maggiori partiti fa nascere almeno qualche dubbio sulla sua valenza politica.<\/p>\n<p><b>L\u2019anomalia politica dell\u2019Assemblea europea<\/b><br \/>\n\u00c8 questo un vecchio discorso, che per\u00f2 continua a denunciare una certa anomalia del Pe rispetto ai modelli nazionali che i cittadini europei sono abituati a conoscere. Vero che la costruzione dell\u2019Ue non ha caratteri federali ed \u00e8 quindi lontana dai sistemi politici dei singoli Paesi. Purtuttavia il Parlamento europeo rappresenta, o dovrebbe rappresentare, una rottura nella struttura essenzialmente intergovernativa del sistema decisionale dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Dovrebbe, in teoria, essere l\u2019istituzione politica per eccellenza, dove il gioco delle parti si esprime attraverso gli orientamenti ideologico-politici di ciascun raggruppamento, mentre la presidenza dell\u2019Assemblea spetterebbe alla maggioranza parlamentare espressa attraverso le elezioni. Invece, questa spartizione delle responsabilit\u00e0 nel corso della legislatura inquina parzialmente la lotta politica a vantaggio dei compromessi e delle grandi coalizioni fra gli stessi partiti.<\/p>\n<p><b>La minaccia degli euroscettici<\/b><br \/>\nLa ragione, si dice, \u00e8 che le forze politiche tradizionali devono difendersi dai movimenti euroscettici che minacciano la vita stessa del Parlamento. Ma se questo pu\u00f2 essere vero oggi, non lo era anni fa quando nel Parlamento l\u2019unica, o quasi, eccezione partitica controcorrente era rappresentata dai conservatori inglesi che facevano gruppo a parte. Eppure lo scambio di presidenze si faceva ugualmente.<\/p>\n<p>Per di pi\u00f9, in questa legislatura la prassi dell\u2019alternanza alla presidenza ha sub\u00ecto un\u2019ulteriore anomalia. Pur avendo vinto le elezioni del 2014, il Partito popolare europeo ha ceduto il primo turno della presidenza al socialista Martin Schulz: la ragione va ritrovata nella sperimentazione del meccanismo degli \u201cspitzencandidaten\u201d per la nomina alla presidenza della Commissione.<\/p>\n<p>Con la vittoria dei popolari e la conseguente cooptazione da parte del Consiglio europeo del candidato leader, il popolareJean Claude Juncker, alla testa della Commissione, si \u00e8 ben pensato di mettere alla presidenza del Pe il candidato dei socialisti, sconfitto nella corsa alla Commissione e rappresentante della minoranza parlamentare. Insomma un gioco di poltrone che risponde sempre alla logica di condivisione di compiti e responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p><b>L\u2019illusione degli \u2018spitzencandidaten\u2019<\/b><br \/>\nPeccato davvero, perch\u00e9 ci si era illusi che il meccanismo degli \u2018spitzencandidaten\u2019 avesse la forza di politicizzare molto di pi\u00f9 sia la Commissione e il suo presidente, sia il Parlamento europeo, aprendo la strada ad un confronto duro fra maggioranza e opposizione nel controllare le azioni politiche di Juncker. Nulla di tutto ci\u00f2 \u00e8 avvenuto e le vecchie prassi compromissorie all\u2019interno del Pe sono continuate senza alcun vero cambiamento.<\/p>\n<p>Ad essere sinceri, la candidatura del socialista Gianni Pittella in contrapposizione al popolare Antonio Tajani aveva il significato di rompere questo anomalo accordo e di fare emergere una logica politica normale di gara per l\u2019elezione del presidente del Parlamento. Si \u00e8 voluto quindi dare il segnale che le cose possono cambiare e che le vecchie prassi compromissorie non sono scritte nella pietra.<\/p>\n<p>Detto questo, la sfida che il nuovo presidente dovr\u00e0 affrontare nei prossimi due anni e mezzo sar\u00e0 principalmente politica. Il problema da risolvere non \u00e8 tanto quello di contrastare i gruppi euroscettici all\u2019interno del Parlamento, ma piuttosto di dare maggiore enfasi alla volont\u00e0 del Pe di occuparsi delle politiche dell\u2019Unione, di orientarle e controllarle usando al meglio i pochi ma significativi poteri a disposizione.<\/p>\n<p>La lotta politica va portata quindi all\u2019esterno dell\u2019Assemblea, moltiplicando i rapporti con i Parlamenti nazionali e cercando sempre di pi\u00f9 il contatto con i cittadini ormai profondamente disamorati di un\u2019Unione lontana e incomprensibile. Azione politica che non pu\u00f2 prescindere dalla crisi interna dell\u2019Ue, ma neppure dal radicale modificarsi dello scenario internazionale di cui l\u2019elezione di Donald Trump \u00e8 l\u2019ultima manifestazione.<\/p>\n<p>Il Pe e il suo nuovo presidente hanno quindi il dovere di occuparsi meno delle logiche interne e molto di pi\u00f9 di escogitare nuove forme di lotta e di un diverso modo di operare per rifondare un\u2019Unione che di procedure e meccanismi anomali pu\u00f2 morire. Ci vuole davvero un salto di qualit\u00e0 nel ruolo e nell\u2019immagine del Pe ed \u00e8 questa la vera sfida che Antonio Tajani dovr\u00e0 lanciare nella seconda parte di questa legislatura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Malgrado qualche titolo in pi\u00f9 sui giornali per la (ri-) elezione del proprio presidente, il Parlamento europeo continua ad essere un oggetto misterioso e lontano dagli interessi dei cittadini. 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