{"id":64883,"date":"2017-01-19T14:43:49","date_gmt":"2017-01-19T13:43:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64883"},"modified":"2017-11-03T15:14:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:36","slug":"europa-sotto-assedio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/01\/europa-sotto-assedio\/","title":{"rendered":"Europa sotto assedio"},"content":{"rendered":"<p>La cosiddetta \u201cinaugurazione\u201d della presidenza di Donald Trump corona un inizio di 2017 segnato dall\u2019inedito scenario di un\u2019Europa accerchiata da nemici del suo processo di unificazione. Alcuni sono motivati da calcoli geopolitici, altri dal cambiamento fine a se stesso. Tutti sono prodotto di democrazie elettorali variamente illiberali e usano retoriche nazionaliste variamente nostalgiche.<\/p>\n<p>Un Vladimir Putin che vuol \u201criportare la Russia alla passata grandezza\u201d, dopo una breve fase di apertura all\u2019Occidente (dall\u2019Occidente forse non verificata adeguatamente), considera adesso avversaria un\u2019Unione Europea, Ue, che gli applica sanzioni economiche comuni a seguito della sua presa della Crimea e che costituisce un modello permanente di convivenza liberaldemocratica per i paesi interposti, come l\u2019Ucraina, o per quel che rimane della stessa opposizione interna russa.<\/p>\n<p>Recep Tayyip Erdogan, detto \u201cil sultano\u201d per il suo ispirarsi alla potenza ottomana del passato, pur non avendo formalmente abbandonato l\u2019ipotesi di adesione all\u2019Ue, sposta ormai apertamente il suo paese nella direzione opposta dell\u2019incompatibilit\u00e0 con essa, mentre si unisce allo \u201czar\u201d moscovita in un imprevisto matrimonio di interessi a prezzo di qualche voltafaccia.<\/p>\n<p>Nominalmente nemico di tutti, l\u2019Isis-Daesh, che vorrebbe far rinascere il Califfato, vede nelle azioni terroristiche in Europa una rivincita di immagine a fronte delle ritirate territoriali in Iraq e in Siria. Ne risultano cos\u00ec ostacolate a casa nostra sia l\u2019integrazione delle minoranze musulmane nelle societ\u00e0 riceventi sia l\u2019integrazione fra stati in termini di libert\u00e0 di movimento in seno all\u2019Unione (non a caso argomento dominante nella propaganda per la Brexit).<\/p>\n<p>Pi\u00f9 lontani un Xi Jinping, autoeletto padre del \u201cgrande ringiovanimento del popolo cinese\u201d, o un Nerendra Modi, leader del movimento hindu ispirato a grandezze passate, che non ha valutato negativamente il voto con cui la maggioranza dei cittadini dell\u2019ex-potenza colonizzatrice britannica ha scelto di staccarsi dal vecchio continente.<\/p>\n<p><b>Ma la differenza la fanno gli Usa<\/b><br \/>\nQuanto sopra non \u00e8 per\u00f2 tutto cos\u00ec nuovo: basti ricordare la dura avversione di Mosca nei confronti delle nascenti comunit\u00e0 europee ai tempi dell\u2019impero sovietico. La vera novit\u00e0 \u00e8 oggi il mutamento degli atteggiamenti americani verso l\u2019Europa, mutamento al quale l\u2019accesso di Trump alla Casa Bianca con lo slogan \u201cmake America greatagain\u201d sembra destinato a dare il carattere di una svolta tanto storicamente drammatica quanto politicamente incerta.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, gi\u00e0 subito dopo l\u2019esito imprevisto del voto dell\u20198 novembre un piccolo ma significativo segnale lo aveva dato l\u2019incontro del President-elect con il non meno inatteso vincitore del Brexit, Nigel Farage. Difficile non vedere dietro il gesto la mano del generale Michael Flynn, prontamente nominato da The Donald suo Consigliere per la sicurezza nazionale (per intenderci, quel che Henry Kissinger fu per Nixon e Zbignew Brzezinski per Carter).<\/p>\n<p>In dicembre Heinz Christian Strache, leader del potente partito austriaco di estrema destra antieuropea (che ha mancato di poco la conquista della presidenza della repubblica), dopo aver firmato un accordo di cooperazione con il quasi partito unico di Putin, ha lasciato trapelare di aver incontrato Flynn alla Trump Tower, dove non molto tempo dopo sar\u00e0 vista entrare la leader del Front National francese.<\/p>\n<p>Alla vigilia di Natale poi, il rappresentante di Washington presso l\u2019Ue, Anthony Gardner, figlio di un noto ambasciatore a Roma e convinto sostenitore di un\u2019Europa unita partner degli Stati Uniti, ha ricevuto una lettera in cui lo si informava che dal 20 gennaio 2017, data del passaggio di poteri presidenziali, lui avrebbe cessato dalle sue funzioni. E ci\u00f2 contro la prassi che ad ogni cambio di amministrazione vede gli ambasciatori uscenti invitati a rimanere in carica fino alla venuta del successore, cio\u00e8 dopo la designazione, il gradimento della sede ospitante e l\u2019approvazione del Congresso \u2013 un processo che pu\u00f2 richiedere mesi.<\/p>\n<p>Di nuovo non sono necessarie facolt\u00e0 divinatorie per immaginare l\u2019origine del messaggio all\u2019amb. Gardner, origine diplomaticamente definita come \u201cinner circle\u201d del presidente eletto. Del quale circolo intimo fa parte anche un personaggio come Stephen Bannon, che da capo di\u00a0<i>Breitbart News<\/i>, noto sito populista di estrema destra, \u00e8 stato promosso a \u201ccapo stratega\u201d della Casa Bianca. Il rappresentante di\u00a0<i>Breitbart<\/i>\u00a0a Roma (un ex-prete, amico dei nemici di Papa Francesco, in passato distintosi come difensore del prelato-guida dei Legionari di Cristo dall\u2019accusa di pedofilia, poi dimostratasi drammaticamente fondata) ha raccontato al\u00a0<i>New York Times\u00a0<\/i>che Bannon va oltre le sue stesse preferenze nella velenosa avversione contro l\u2019unificazione dell\u2019Europa secolarista e calabrache dinnanzi ai \u201cfascisti islamici\u201d (1).<\/p>\n<p><b>Prepararsi ad un futuro difficile<\/b><br \/>\n\u00c8 bene avere presenti questi retroscena quando ci si interroga sulle recenti pubbliche prese di posizione del nuovo Presidente circa il divorzio britannico dall\u2019Ue &#8211; un buon esempio che sar\u00e0 seguito da altri &#8211; o circa il dubbio valore residuo dell\u2019Alleanza atlantica nel contesto attuale.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che le audizioni ai posti chiave della nuova amministrazione, attualmente in corso presso il Senato di Washington, denotano molte discordanze dalle prese di posizione di Trump e dei suoi. E ci\u00f2 \u00e8 senz\u2019altro vero, tanto che in molti si interrogano su quale sar\u00e0 la politica estera risultante da questi vettori cos\u00ec poco concordanti.<\/p>\n<p>Ma le contraddizioni riguardano principalmente i rapporti con la Russia di Putin, \u201copportunit\u00e0\u201d per gli uni e \u201cminaccia\u201d per gli altri, o il futuro della Nato, \u201csuperata\u201d per gli uni e \u201cvitale\u201d per gli altri, pi\u00f9 che l\u2019integrazione europea.<\/p>\n<p>Potrebbe essere indicativo in proposito un documento sulla politica da seguire in materia di sicurezza europea, appena pubblicato dalla storica fondazione dei conservatori americani, la Heritage Foundation. In esso, se da una parte si insiste sui rischi che ancora presenta l\u2019orso russo per gli Stati Uniti e sulla connessa necessit\u00e0 di un\u2019alleanza con l\u2019Europa, dall\u2019altra si plaude all\u2019uscita della Gran Bretagna dalle istituzioni europee e si sollecita \u201cun ripensamento dello sconsiderato sostegno all\u2019Ue sovranazionale\u201d finora praticato(2).<\/p>\n<p>Ora, la carovana dell\u2019Ue accerchiata da molteplici trib\u00f9 ostili non mette i carri in circolo come si faceva nei film western. Al contrario, alcuni di quelli che hanno le redini in mano o di quelli che siedono sulle panche sotto i teloni bianchi mandano segnali si simpatia agli assalitori. Cos\u00ec l\u2019ungherese Viktor Orb\u00e0n punta ad essere il primo leader europeo ricevuto dal neo presidente e Marine Le Pen contempla un \u201cnuovo mondo\u201d guidato dal trio formato da Trump, Putin e s\u00e9 stessa.<\/p>\n<p>E se il leader polacco Jaroslaw Kaczy?ski vede con preoccupazione le simpatie per Mosca crescere a Washington, \u00e8 pur vero che le sue preferenze quanto a stile di governo lo avvicinano a chi guida le due grandi potenze da cui dipende la sicurezza del suo paese. Simpatie che da noi sono apertamente condivise da un Salvini e pi\u00f9 ambiguamente da esponenti della destra o di quel movimento composito (per usare un eufemismo) che \u00e8 Cinque Stelle.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 aiuta a capire come la battaglia politica attualmente in corso in Europa fra (veri) democratici e populisti coincida di fatto con quella fra chi vuole salvaguardare e sviluppare ci\u00f2 che si \u00e8 realizzato in fatto di integrazione europea e chi vuole il ritorno alle sovranit\u00e0 nazionali, identitarie, protezionistiche e nostalgiche di grandezze passate talvolta poco chiare.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: xx-small;\">(1) \u201cBrietbart\u2019s Man in Rome\u201d, The New York Times, Jan 10, 2017. (2) \u201cRecommitting the Unites States to European Security and Prosperity\u201d, The Heritage Foundation, Issue Brief #4646, Jan 12, 2017<\/span>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cosiddetta \u201cinaugurazione\u201d della presidenza di Donald Trump corona un inizio di 2017 segnato dall\u2019inedito scenario di un\u2019Europa accerchiata da nemici del suo processo di unificazione. Alcuni sono motivati da calcoli geopolitici, altri dal cambiamento fine a se stesso. Tutti sono prodotto di democrazie elettorali variamente illiberali e usano retoriche nazionaliste variamente nostalgiche. 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