{"id":64889,"date":"2017-01-20T15:13:21","date_gmt":"2017-01-20T14:13:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64889"},"modified":"2017-11-03T15:14:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:36","slug":"siria-ombre-turco-iraniane-sul-negoziato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/01\/siria-ombre-turco-iraniane-sul-negoziato\/","title":{"rendered":"Siria: ombre turco-iraniane sul negoziato"},"content":{"rendered":"<p>I governi di Russia, Iran e Turchia, dopo gli accordi presi a Mosca lo scorso dicembre 2016, si rivedono il 23 gennaio ad Astana, la capitale khazaka, per riavviare il negoziato fra le parti siriane. Forse al posto del processo di Vienna nascer\u00e0 un processo di Astana.<\/p>\n<p>Il vertice e le sue possibilit\u00e0 di successo si basano su una novit\u00e0: la Turchia ha cambiato politica e priorit\u00e0. Assad cessa di essere il nemico numero uno e la lotta, gomito a gomito con Russia e Iran, si concentra contro il \u2018terrorismo\u2019 jihadista e salafita &#8211; in qualche misura assieme al regime.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 Ankara non chiede pi\u00f9 che Assad esca pregiudizialmente di scena. In cambio dai suoi nuovi alleati si aspetta un deciso contenimento delle ambizioni dei curdi siriani, la fine della Federazione del Nord della Siria e, dietro tutto questo, una sua influenza a nord di Aleppo, nella zona dell\u2019attuale operazione \u2018Scudo dell\u2019Eufrate\u2019.<\/p>\n<p>Ma esistono le condizioni perch\u00e9 il vertice di Astana abbia successo? Due nodi potrebbero non sciogliersi: la metabolizzazione di Assad da parte delle opposizioni siriane non jihadiste e dei loro patroni nel Golfo; l\u2019accettazione da parte dell\u2019Iran degli obiettivi di Ankara, in particolare l\u2019influenza che si propone di poter esercitare non solo verso Aleppo ma anche verso Mosul.<\/p>\n<p><b>Il nodo Assad<\/b><br \/>\nIl cambiamento della politica turca verso la Siria non \u00e8 avvenuto all\u2019improvviso ma \u00e8 maturato all\u2019aggravarsi del conflitto con il Pkk e al rafforzarsi del Pyd in Siria, i fattori che hanno portato all\u2019alleanza con la Russia.<\/p>\n<p>In questa evoluzione le frontiere turche, prima aperte, sono state chiuse. Ci\u00f2 ha creato una dipendenza delle opposizioni, incluse quelle jihadiste, che in precedenza quasi non esisteva e reso pi\u00f9 cogente il legame politico e militare dei gruppi con la Turchia.<\/p>\n<p>Messi di fronte alla svolta turca i gruppi non jihadisti, notoriamente destrutturati e pi\u00f9 deboli, non hanno potuto fare altro che adeguarsi; i gruppi jihadisti hanno ovviamente respinto il cambiamento; e quelli al confine, come Ahrar al-Sham, hanno iniziato a scindersi.<\/p>\n<p>Questo svolgimento ha messo le opposizioni siriane in balia della Turchia, ma ci si pu\u00f2 chiedere quanto la dipendenza sia forte e duratura.<\/p>\n<p>Ammesso che nel breve periodo sussista, essa \u00e8 contrastata da non pochi fattori: le reazioni da parte dei patrocinatori \u2018sunniti\u2019 del Golfo, la difficolt\u00e0 di quel tanto di organizzazione politica dei non jihadisti a introiettare la svolta imposta dalla Turchia, la determinazione e l\u2019autonomia dei jihadisti, nelle cui file si riverseranno i molti delusi.<\/p>\n<p>A termine questi fattori potrebbero comportare un indebolimento della presa turca sulle opposizioni siriane e un indebolimento dei piani del terzetto di Astana.<\/p>\n<p>Occorre infine considerare che difficilmente un compromesso pu\u00f2 basarsi\u00a0<i>sic et simpliciter<\/i>\u00a0su un ritorno del regime. Infatti, la diplomazia e i servizi russi stanno lavorando a una transizione destinata ad allargare le basi socio-politiche del regime affinch\u00e9 Assad possa uscire di scena al suo compimento.<\/p>\n<p>Ma questa prospettiva, com\u2019\u00e8 noto, lascia incerta Teheran, che vuole essere sicura di preservare in Siria un alleato strategicamente essenziale. Tutto ci\u00f2 non impedisce che venga raggiunto un compromesso fra le opposizioni e Assad, ma prospetta soluzioni troppo fragili perch\u00e9 sia possibile un efficace avvio alla pace.<\/p>\n<p><b>Il nodo Iran\u00a0<\/b><br \/>\nInoltre non \u00e8 da escludere un\u2019opposizione iraniana agli obiettivi pi\u00f9 generali della Turchia. Russi e turchi non si amano, ma il sopravvenuto pragmatismo di Erdogan permette loro di essere compagni di strada. Turchi e iraniani ugualmente non si amano, ma la natura dei loro interessi rende il pragmatismo meno praticabile.<\/p>\n<p>Il contenimento dei curdi unisce Turchia e Iran. Teheran non vede di buon occhio il tentativo dei curdi siriani di acquistare spazio, perch\u00e9 questo \u00e8 comunque un inaccettabile fattore di disordine nella regione e poi perch\u00e9 l\u2019Iran vuole molto pi\u00f9 decisamente della Russia una Siria integra e forte.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 invece forte contrasto sull\u2019interferenza turca nel governatorato di Aleppo e l\u2019operazione \u2018Scudo dell\u2019Eufrate\u2019. Sebbene sia finalizzata a un obiettivo di contenimento dei curdi che l\u2019Iran condivide, Teheran vede &#8211; non a torto &#8211; l\u2019operazione come espressione degli intenti neo-ottomani che strutturano la pi\u00f9 vasta politica regionale della Turchia e riguardano anche Mosul e il governatorato di Ninive in Iraq, dove gli obiettivi turchi di influenza sono ancora pi\u00f9 rilevanti.<\/p>\n<p>Nel governatorato di Ninive l\u2019interferenza turca s\u2019intreccia con quella dei curdi di Mustaf\u00e0 Barzani. I turchi appoggiano militarmente e politicamente Barzani &#8211; che considerano un vassallo &#8211; e vogliono per la sistemazione post-Isis una provincia in cui siano valorizzate le autonomie delle numerose minoranze ivi presenti in modo da poter esercitare influenza attraverso la clientela di alcune di esse (non solo i turcomanni sunniti, ma anche gli arabi che ubbidiscono al clan \u201cneo-baathista\u201d degli Al-Nujaifi).<\/p>\n<p>L\u2019interferenza turca e l\u2019alleanza con Barzani non possono che suscitare forte collera nelle correnti irachene e iraniane pi\u00f9 settarie e preoccupazione in quelle pi\u00f9 responsabili e \u2018politiche\u2019 dei governi di Baghdad e Teheran. Non si tratta solo d\u2019ideologia, ma di grossi rischi effettivi per la stabilit\u00e0 dell\u2019Iraq e per gli obiettivi strategici regionali di Teheran.<\/p>\n<p>Concludendo, ad Astana gli iraniani condivideranno le misure atte a facilitare la compattezza della Siria e forse, a certe condizioni, la \u2018diminutio\u2019 di Assad, ma porranno certamente condizioni intese a impedire o almeno contenere le smanie di influenza neo-ottomana di Ankara in Siria ed Iraq.<\/p>\n<p>Unitamente alle obiezioni dell\u2019opposizione siriana, che dopotutto non \u00e8 cos\u00ec completamente in mano turca, ci\u00f2 non rende scontato il successo di Astana e potrebbe lasciar delusi i russi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I governi di Russia, Iran e Turchia, dopo gli accordi presi a Mosca lo scorso dicembre 2016, si rivedono il 23 gennaio ad Astana, la capitale khazaka, per riavviare il negoziato fra le parti siriane. 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