{"id":64897,"date":"2017-07-11T15:28:02","date_gmt":"2017-07-11T13:28:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64897"},"modified":"2017-11-03T15:11:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:14","slug":"iraq-sconfitto-lisis-rischi-restano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/iraq-sconfitto-lisis-rischi-restano\/","title":{"rendered":"Iraq: sconfitto l\u2019Isis, i rischi restano"},"content":{"rendered":"<p>Il 29 giugno le truppe lealiste e le forze speciali della Golden Division hanno ripreso il controllo di ci\u00f2 che resta della moschea di al-Nouri, nella citt\u00e0 vecchia di Mosul, luogo carico di significati simbolici, dove esattamente tre anni fa venne annunciata la nascita dello Stato Islamico e Abu-Bakr al-Baghdadi apparve in pubblico per la prima volta. Subito dopo la riconquista delle rovine, il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, si \u00e8 affrettato a proclamare la fine di Daesh, seguito a stretto giro dal portavoce dell&#8217;esercito nazionale, il generale Yahya Rosool. E il 9 luglio lo stesso premier ha celebrato, a Mosul, il completamento della liberazione della citt\u00e0.<\/p>\n<p><b>Senza nemico, un Paese pi\u00f9 diviso<\/b><br \/>\nE&#8217; altamente probabile che il sedicente Stato islamico, l&#8217;Isis, o Daesh, in difficolt\u00e0 dal punto di vista finanziario, ormai privo di molti tra i pi\u00f9 grandi centri abitati che era riuscito a conquistare e con crescenti difficolt\u00e0 a reclutare nuovi adepti, cesser\u00e0 a breve di esistere cos\u00ec come l&#8217;abbiamo sinora conosciuto. Costretto ad abbandonare il progetto del califfato, \u00e8 probabile che esso ricorra al modus operandi delle origini, assumendo fattezze pi\u00f9 frammentarie e clandestine, con lo scopo di destabilizzare il Paese ed ostacolare l&#8217;emergere di una governance stabile.<\/p>\n<p>Lo Stato islamico, costituendo una vera e propria minaccia esistenziale per il Paese, ha sinora agito da collante tra i diversi protagonisti della scena irachena, favorendone la convivenza e l&#8217;unione di intenti. Il rischio ora \u00e8 che si ripeta lo schema del 2003, quando gli americani consegnarono il Paese alla maggioranza sciita ed a 10 anni di terrore, prima di Al-Qaida e poi dell&#8217;Isis. Con 6\/7 milioni di profughi sul suolo iracheno, a cui si sommano il dissesto economico e sociale in cui versa il Paese e le divisioni religiose e settarie che ancora ne minano l&#8217;unit\u00e0 politica, ci sono tutti gli elementi perch\u00e9 l&#8217;Iraq precipiti di nuovo nel baratro, anche perch\u00e9 il governo di Baghdad non pare al momento provvisto di una strategia per evitare che la cacciata dello Stato islamico da Mosul inneschi una lotta senza quartiere tra le diverse comunit\u00e0 del Paese per il controllo del territorio.<\/p>\n<p><b>Tra sciiti e sunniti, deriva settaria<\/b><br \/>\nLo Stato Islamico, \u00e8 bene ricordarlo, lungi dal rappresentare un fenomeno alieno al contesto politico\/sociale della terra dei due fiumi, \u00e8 piuttosto il frutto di ferite profonde della societ\u00e0 irachena. Se ne sono accorti gli americani dopo il 2003, quando hanno visto i loro sforzi per la ricostruzione del Paese frustrati dai disordini causati dall&#8217;azione di Al-Qaida in Iraq (Aqi), sotto la guida di Zarqawi. Il risentimento verso il governo centrale di Baghdad degli abitanti del triangolo sunnita, il cui vertice Tikrit era stato sino a pochi mesi prima il feudo di Saddam e si era rifiutato di partecipare al processo costituente, \u00e8 stato fondamentale per tenere sotto scacco le forze statunitensi sino al 2007, quando, grazie al fondamentale contributo del movimento sahawa al-Anbar (Anbar Awakening), Ramadi \u00e8 tornata sotto il controllo delle forze governative.<\/p>\n<p>Tuttavia, chi sperava che il ruolo fondamentale delle trib\u00f9 sunnite nello scacciare la minaccia jihadista potesse dare vita ad un nuovo corso delle relazioni tra sunniti e sciiti nel Paese ha dovuto presto ricredersi. Non appena le truppe americane hanno lasciato l&#8217;Iraq nel 2011, il governo centrale, guidato da al-Maliki, ha cominciato ad adottare una linea sempre pi\u00f9 esplicitamente settaria ed anti-sunnita, culminata con l&#8217;arresto del ministro delle finanze, Rafi al-Issawi, nativo di Anbar e uno dei leader della comunit\u00e0 sunnita. I sunniti di al-Anbar hanno risposto con insurrezioni sparse, sfociate talvolta in veri e propri scontri con l&#8217;esercito lealista. In questo contesto, l&#8217;Isis, che aveva ormai preso il posto di Al-Qaida, ha trovato terreno fertile per la sua resurrezione, facendo leva sul risentimento della comunit\u00e0 sunnita che, accecata dall&#8217;odio per il governo centrale sciita, non ha compiuto alcuno sforzo per bloccare l&#8217;avanzata dello Stato Islamico.<\/p>\n<p><b>Giocando sui contrasti religiosi e tribali<\/b><br \/>\nIl processo di liberazione dei territori dall&#8217;Isis, cominciato nel 2014, ha visto le comunit\u00e0 sunnite, accusate di complicit\u00e0 con lo Stato islamico, spesso vittime delle rappresaglie violente delle milizie sciite filo-Iraniane. L&#8217;Isis, attraverso attacchi e attentati contro bersagli sciiti, ha sovente tentato di provocare tali brutali vendette sciite, che alienavano ulteriormente gli sciiti e aumentavano la legittimit\u00e0 degli jihadisti all&#8217;interno della comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Il ritorno alla clandestinit\u00e0 potrebbe incentivare l&#8217;Isis ad aumentare il numero di tali attentati: eventuali attacchi ai santuari sciiti di Najaf e Karbala avrebbero conseguenze destabilizzanti per il Paese, come gi\u00e0 dimostrato dall&#8217;ondata di rappresaglie sciite contro la comunit\u00e0 sunnita sollevata dall&#8217; esplosione della moschea sciita di al-Askari ad opera degli uomini di al-Zarqawi nel 2006.<\/p>\n<p>Evitare che la liberazione di Mosul si tramuti nell&#8217;ennesima occasione di rivincita da parte degli sciiti contro la minoranza sunnita \u00e8 di vitale importanza per la stabilit\u00e0 e l&#8217;unit\u00e0 del Paese. Tuttavia, le politiche inclusive del traballante premier al-Abadi trovano oppositori in seno alla stessa componente sciita. Anche qui, l&#8217;uscita di scena del nemico comune, l&#8217;Isis, potrebbe avere effetti destabilizzanti, favorendo il ritorno in scena di al-Maliki, che fa leva sul desiderio di vendetta degli sciiti per riprendersi lo scettro del potere.<\/p>\n<p>Sebbene la presa di Mosul costituisca un passo in avanti importante e necessario per liberare l&#8217;Iraq da una delle pi\u00f9 efferate organizzazioni terroristiche di tutti i tempi, essa deve essere accompagnata da un processo di riconciliazione nazionale che dia voce alle diverse anime del Paese e che, ove necessario, garantisca ampi spazi di autonomia alle diverse comunit\u00e0. Il pericolo \u00e8 che tale vittoria, come troppe volte nella storia irachena, sia il preludio per una nuova stagione di disordini, risentimenti ed instabilit\u00e0, un&#8217;altra tempesta perfetta e un&#8217;altra occasione per l&#8217;Isis (o chi per lui) di provare a riprendersi il Paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 29 giugno le truppe lealiste e le forze speciali della Golden Division hanno ripreso il controllo di ci\u00f2 che resta della moschea di al-Nouri, nella citt\u00e0 vecchia di Mosul, luogo carico di significati simbolici, dove esattamente tre anni fa venne annunciata la nascita dello Stato Islamico e Abu-Bakr al-Baghdadi apparve in pubblico per la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":65524,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[157,94,99],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64897"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64897"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64897\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64900,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64897\/revisions\/64900"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/65524"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64897"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64897"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64897"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}