{"id":64899,"date":"2017-01-22T15:29:16","date_gmt":"2017-01-22T14:29:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64899"},"modified":"2017-11-03T15:14:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:35","slug":"brexit-may-le-parole-la-musica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/01\/brexit-may-le-parole-la-musica\/","title":{"rendered":"Brexit: May, le parole e la musica"},"content":{"rendered":"<p>Annunciando all\u2019assemblea del suo partito che dopo Brexit la Gran Bretagna avrebbe ripreso il pieno controllo dell\u2019immigrazione e si sarebbe svincolata dalla giurisdizione della Corte di Giustizia europea, il primo ministro britannico Theresa May aveva gi\u00e0 implicitamente arbitrato in favore di una\u00a0<i>hard Brexit<\/i>.<\/p>\n<p>Tuttavia restavano sufficienti ambiguit\u00e0 perch\u00e9 molti continuassero a sperare che il divorzio sarebbe stato meno traumatico. Ora l\u2019incertezza \u00e8 levata e il discorso del 17 gennaio ha introdotto un\u2019utile chiarezza. La May ha scelto l\u2019ideologia: stare fuori non solo dal mercato unico, ma anche dall\u2019unione doganale.\u00a0<i>Out means out<\/i>. Negozieremo quindi un accordo comerciale. Stranamente, la City non \u00e8 stata nominata nel discorso, ma possiamo essere certi che il problema emerger\u00e0 con forza nel negoziato.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di un accordo commerciale \u00e8 normalmente di eliminare ostacoli esistenti. Questa volta, partiamo da una situazione di ostacoli zero, o quasi. Poich\u00e9 le motivazioni della Brexit sono politiche per non dire ideologiche, ma dal punto di vista economico il mercato unico beneficia a tutti, l\u2019obiettivo dovrebbe essere di ridurre al minimo l\u2019introduzione di nuovi ostacoli.<\/p>\n<p>Non dovr\u00e0 quindi essere molto arduo negoziare con successo sui dazi e le procedure doganali. Anche le regole sui prodotti e i servizi, che rappresentano oggi il cuore dei negoziati commerciali fra Paesi sviluppati, sono attualmente largamente comuni. Tuttavia, mentre i dazi si negoziano una volta per tutte, le regole sono destinate a variare nel tempo.<\/p>\n<p><b>Da sudditanza legale a sudditanza di fatto<\/b><br \/>\nDal momento in cui la Gran Bretagna e l\u2019Unione europea, Ue, avranno recuperato la piena sovranit\u00e0 nella definizione delle regole, si tratter\u00e0 di evitare che la distanza si allarghi troppo.<\/p>\n<p>La cosa \u00e8 di capitale importanza per i servizi finanziari e per le industrie, come quella automobilistica, che sono organizzate per filiere di approvvigionamento complesse che devono funzionare senza intoppi e in modo continuo: buona parte dei componenti per l\u2019industria automobilistica britannica, che tra l\u2019altro \u00e8 completamente in mani europee e giapponesi, vengono dal Continente e queste filiere non si cambiano facilmente.<\/p>\n<p>Nel negoziato si cercher\u00e0 quindi di stabilire criteri di equivalenza, come si \u00e8 tentato di fare nell\u2019accordo con il Canada e in quello per ora abortito con gli Usa. Tuttavia tali criteri saranno necessariamente aleatori e sottoposti al rischio di decisioni politiche divergenti.<\/p>\n<p>L\u2019Ue \u00e8 il mercato verso cui \u00e8 destinata la met\u00e0 delle esportazioni britanniche; si presenteranno quindi numerosi casi in cui il Regno Unito dovr\u00e0 scegliere fra mantenere o adattarsi alle regole europee, oppure perdere dei benefici in termini di accesso. In sostanza si saranno liberati di una sudditanza legale per cadere in una sudditanza di fatto. Certo, la Gran Bretagna negozier\u00e0 accordi con altri paesi a cominciare dagli Usa, ma per molto tempo nulla potr\u00e0 sostituire l\u2019Ue.<\/p>\n<p><b>Un Paese in Europa, ma non dell\u2019Europa<\/b><br \/>\nIl discorso di Teresa May contiene altri punti interessanti, in generale costruttivi e ben argomentati. Alcuni sono rivolti all\u2019interno e riguardano il tentativo di rassicurare parte della sua opinione pubblica come la Scozia e l\u2019Irlanda del Nord, oppure i lavoratori che possono temere di perdere la protezione offerta attualmente dalla regole europee.<\/p>\n<p>Ha toccato in termini costruttivi anche la prospettiva di dare assicurazioni ai cittadini, rispettivamente Ue e britannici, attualmente residenti da una parte e dall\u2019altra della futura frontiera. La stessa cosa per i programmi di ricerca a cui i britannici partecipano attualmente, di grande importanza per le loro universit\u00e0 ma anche per noi.<\/p>\n<p>Infine l\u2019impegno a continuare la stretta collaborazione nella sicurezza e nella difesa; impegno stranamente presentato come una concessione, quando \u00e8 palesemente nell\u2019interesse comune e deriva dalla appartenenza alla Nato prima ancora che all\u2019Ue.<\/p>\n<p>May dichiara comunque che \u00e8 nell\u2019interesse del Regno Unito che l\u2019Ue non si disintegri, anzi si rafforzi. Tutto ci\u00f2 ricorda il Winston Churchill del discorso dell\u2019Aja: un paese che \u00e8 \u201cin Europa, ma non dell\u2019Europa.\u201d Quando Churchill pronunci\u00f2 quelle parole la Gran Bretagna era per\u00f2 ancora al centro di un vasto impero, mentre il continente era in macerie.<\/p>\n<p><b>I tempi del divorzio e della convivenza<\/b><br \/>\nLa Gran Bretagna vorrebbe che l\u2019accordo futuro sia negoziato contemporaneamente alle condizioni del divorzio. La posizione dell\u2019Ue \u00e8 che le due cose sono distinte e successive. La richiesta britannica ha un senso dal punto di vista interno. Se passer\u00e0 troppo tempo fra la definizione del divorzio e quella del nuovo regime, sar\u00e0 necessario un lungo periodo transitorio che sarebbe in pratica un prolongamento dello status quo: non facile da spiegare a un\u2019opinione pubblica a cui \u00e8 stata promessa una rapida libert\u00e0 dal giogo europeo. Ci\u00f2 \u00e8 comunque irrealista per motivi pratici, anche se sarebbe nell\u2019interesse di tutti accorciare i tempi.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 \u00e8 serio ben argomentato. A un certo punto del discorso la musica, cio\u00e8 la retorica, prende il sopravvento sulle parole. Un vibrante passaggio in cui si proclama che dopo Brexit la Gran Bretgna ritrover\u00e0 la sua grandezza riecheggia le composizioni un po\u2019 pompiere di Elgar: ma lo si pu\u00f2 capire. Un Paese sensibile al patriottismo e che sta per intraprendere un viaggio molto incerto ha bisogno di essere rincuorato.<\/p>\n<p><b>Toni perentori e minacce non credibili<\/b><br \/>\nNell\u2019ultima parte gli archi e gli ottoni cominciano a suonare fuori tempo e lo spartito sembra composto dall\u2019ineffabile Boris Johnson. Ci viene in effetti detto in termini perentori che la Gran Bretagna non accetter\u00e0 ricatti e che se noi non volessimo negoziare in modo costruttivo ci sarebbero conseguenze gravi. Quali? La Gran Bretagna potrebbe scegliere di adottare una politica fiscale e industriale ultra competitiva e diventare una sorta di Singapore d\u2019Europa.<\/p>\n<p>La minacia non \u00e8 molto credibile. La Gran Bretagna ha gi\u00e0 ora da alcuni punti di vista un regime fiscale molto favorevole e, se volesse, nessuno le impedirebbe di allineare le sue imposte sulle societ\u00e0 al livello irlandese. \u00c8 per\u00f2 molto difficile gestire una Singapore di 60 milioni di abitanti che in pi\u00f9 si prefigge di negoziare accordi di libero scambio con mezzo mondo e che si presenta come uno dei principali campioni della lotta ai paradisi fiscali.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. La spinta originaria per la Brexit viene da quella parte del partito conservatore che, oltre alla questione della sovranit\u00e0, considera l\u2019Ue troppo dirigista e protezionista e potrebbe sentirsi a suo agio in una Singapore europea.<\/p>\n<p>Tuttavia il referendum \u00e8 stato vinto con l\u2019apporto decisivo di vasti settori di elettorato popolare contrario alla globalizzazione. Teresa May lo ha ben capito e si \u00e8 discostata dalla linea molto liberale dei precedenti governi conservatori: Singapore e uno dei migliori welfare europei non sembrano molto compatibili.<\/p>\n<p>Rivedere la tassazione delle societ\u00e0 nell\u2019era della globalizzazione \u00e8 un problema che abbiamo tutti, a cominciare dagli Usa, ma non c\u2019entra con Brexit. C\u2019\u00e8 in tutto questo una fastidiosa traccia della convinzione di aver in mano le carte migliori e di poter facilmente dividere gli europei: un\u2019arroganza che negli ultimi quarant\u2019anni non ha mai pagato.<\/p>\n<p>Ci sono pochi dubbi che l\u2019Ue negozier\u00e0 in modo costruttivo perch\u00e9 ci\u00f2 \u00e8 nel nostro interesse; a patto che non voglia dire mantenere tutti i vantaggi del mercato unico avendone rifiutato i vincoli.<\/p>\n<p>Tuttavia la Gran Bretagna dovr\u00e0 sapere che nell\u2019anno tormentato che si apre l\u2019Ue avr\u00e0 priorit\u00e0 pi\u00f9 impellenti. Fermare, a partire da Parigi, l\u2019ondata populista. Mantenere l\u2019unit\u00e0 dei 27. Consolidare la crescita e la governance dell\u2019eurozona. Trovare una migliore risposta al problema dell\u2019immigrazione. Riprendere in mano il problema della nostra difesa e sicurezza.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non vuol dire che non prenderemo la Brexit sul serio, ma che ogni elemento del negoziato sar\u00e0 valutato anche alla luce delle priorit\u00e0 che ho menzionato.<\/p>\n<p>Infine, dovremo tutti fare i conti con i cambiamenti nei rapporti transatlantici che sicuramente deriveranno dall\u2019ascesa di Trump. La Gran Bretagna, nostante la promessa di nuove relazioni speciali, su molte questioni difficili (per esempio l\u2019avvenire della Nato, la Russia e l\u2019Iran), ha posizioni pi\u00f9 vicine al Continente che non al nuovo presidente. La prospettiva dell\u2019emergere di una nuova \u201canglosfera\u201d sembra quanto meno azzardata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Annunciando all\u2019assemblea del suo partito che dopo Brexit la Gran Bretagna avrebbe ripreso il pieno controllo dell\u2019immigrazione e si sarebbe svincolata dalla giurisdizione della Corte di Giustizia europea, il primo ministro britannico Theresa May aveva gi\u00e0 implicitamente arbitrato in favore di una\u00a0hard Brexit. 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