{"id":6490,"date":"2007-10-30T00:00:00","date_gmt":"2007-10-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-terza-politica-per-il-mediterraneo\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:16","slug":"una-terza-politica-per-il-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/10\/una-terza-politica-per-il-mediterraneo\/","title":{"rendered":"Una terza politica per il Mediterraneo?"},"content":{"rendered":"<p>Il prossimo 5-6 novembre avr\u00e0 luogo a Lisbona la conferenza annuale dei ministri euro-mediterranei degli Affari esteri. I rapporti con il Mediterraneo hanno sempre rivestito una grande importanza per l\u2019Europa. Nel 1995 l\u2019Unione Europea prese l\u2019iniziativa di stabilire il Partenariato Euro-Mediterraneo (Pem) \u2013 nel cui ambito si svolge la conferenza ministeriale di Lisbona \u2013 e nel 2004 ha avviato la Politica Europea di Vicinato (Pev). Entrambe queste politiche, per\u00f2, sia pure per motivi diversi, lasciano insoddisfatti i loro protagonisti. Il Pem \u00e8 stato politicamente bruciato dal progressivo deteriorarsi del conflitto israelo-palestinese. La Pev \u00e8 una politica bilaterale alla quale solo pochi paesi del sud Mediterraneo collaboreranno, onde l\u2019idea-forza di partenza, che era una sorta di comunit\u00e0 regionale, \u00e8 destinata a frammentarsi in un fascio di singoli rapporti assai diversi fra loro. Nell\u2019insieme, la drammatica fase aperta dall\u2019intervento americano in Iraq e il basso profilo che l\u2019Ue mantiene nei confronti di quegli eventi, mancandole la necessaria coesione politica, ha indebolito e screditato le politiche mediterranee dell\u2019Ue.<\/p>\n<p><b>Scarsa coesione<\/b><br \/>C\u2019\u00e8 una certa stanchezza dei Governi nei confronti del Mediterraneo. Le attivit\u00e0 che la Commissione gestisce e dirige nel quadro Pem e Pev sono numerose, utili e talvolta anche importanti, ma manca ad esse un\u2019anima politica che dia loro coerenza e coesione. La Commissione, nel <a href= \"http:\/\/eur-lex.europa.eu\/LexUriServ\/site\/en\/com\/2007\/com2007_0598en01.pdf\" target= \"blank\"><b><u> documento preparatorio della conferenza <\/u><\/b><\/a>, sottolinea qualche piccola novit\u00e0 e alcune rifiniture alle cooperazioni in atto, ma non pu\u00f2 dare alla politica euro-mediterranea quell\u2019intesa politica di fondo che le manca. La conferenza di Lisbona non sembra in grado poter cambiare questo stato di cose. <\/p>\n<p>Intanto, Nicolas Sarkozy, il nuovo presidente della Repubblica francese, porta avanti una sua proposta di Unione Mediterranea, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=575\"><b><u>   una proposta di cui abbiamo gi\u00e0 parlato su questa rivista <\/u><\/b><\/a>. La proposta \u00e8 stata ribadita il 23 ottobre scorso dal presidente in un <a href= \"http:\/\/www.elysee.fr\/documents\/index.php?mode=cview&#038;press_id=572&#038;cat_id=7&#038;lang=fr\" target= \"blank\"><b><u> discorso tenuto a Tangeri  <\/u><\/b><\/a>nel corso della sua visita ufficiale in Marocco. Questo discorso, aduggiato da un\u2019abominevole retorica, non aggiunge molto a quanto il candidato Sarkozy aveva detto nel discorso tenuto a Tolone durante la campagna elettorale. Di questa proposta nondimeno si parla molto nelle istituzioni europee e nelle cancellerie. In effetti, essa potrebbe essere presentata, o almeno accennata, a Lisbona, dove ai ministri si chiederebbe una prima pronuncia su di essa. Mette conto perci\u00f2 cercare di capire meglio in che cosa essa consista e se possa rianimare lo scenario di per s\u00e9 non molto vivace e promettente che oggi caratterizza le relazioni euro-mediterranee.<\/p>\n<p>Il presidente francese ha, fra altri socialisti, interpellato anche Michel Rocard chiedendogli di occuparsi del dossier Unione Mediterranea. Rocard ha chiesto quale sarebbe l\u2019articolazione che il progetto avrebbe con l\u2019Unione Europea, qualunque ne siano poi i contenuti. Non sembra che abbia ricevuto una risposta soddisfacente e ha, almeno per ora, lasciato cadere l\u2019invito del presidente. In effetti, la definizione di questa articolazione \u00e8 cruciale. In genere, i paesi nordici non capiscono perch\u00e9 si debba aggiungere una terza politica verso il Mediterraneo a quelle gi\u00e0 esistenti. Spagna e Italia sono pi\u00f9 disponibili, ma a patto che un terzo progetto non butti a mare le politiche esistenti e quello che i due paesi vi hanno politicamente investito. In generale, prevale l\u2019idea di riorientare e rafforzare le politiche comunitarie esistenti piuttosto che quella di inaugurarne un\u2019altra, ma se proprio un\u2019altra iniziativa dovesse intervenire, prevale l\u2019idea che essa debba essere complementare e non competitiva con l\u2019Unione Europea, il Pem e la Pev.<\/p>\n<p><b>Quale cooperazione?<\/b><br \/>Quando Sarkozy fu eletto e conferm\u00f2 l\u2019iniziativa, si parl\u00f2 di Unione Mediterranea come cooperazione europea rafforzata. Ma questa evidentemente non appare una soluzione soddisfacente, n\u00e9 ai francesi, che probabilmente vedono l\u2019iniziativa in termini pi\u00f9 ambiziosi di una cooperazione rafforzata, n\u00e9 agli altri, che non vedono i motivi di una cooperazione rafforzata laddove Pem e Pev coprono gi\u00e0 largamente \u2013 nel male o nel bene \u2013 la cooperazione verso quest\u2019area. Questa cooperazione mediterranea dell\u2019Ue \u00e8 largamente comprensiva e include tutti i suoi membri: che cosa significa una cooperazione parziale? Finch\u00e9 non arriver\u00e0 una risposta convincente alla domanda di Rocard, a definizione dell\u2019ambito politico ed operativo dell\u2019iniziativa, difficilmente essa potr\u00e0 avanzare.<\/p>\n<p>La risposta potrebbe risiedere nel modello offerto dal Consiglio Nordico, che si occupa di una serie di interessi comuni fra i paesi del Nord Europa che fanno parte dell\u2019Ue e la Russia. Il Consiglio assicura la sintonia con la Commissione e l\u2019Unione, i loro progetti e le loro politiche, ma opera sulla base di risorse proprie, non comunitarie, per la realizzazione di progetti propri che interessano la coesione dell\u2019area a cavallo fra il nord dell\u2019Unione e la Russia. Anche l\u2019Unione del Mediterraneo di Sarkozy punta a mettere in pratica dei progetti d\u2019interesse per le due sponde del Mediterraneo (acqua, energia, addestramento, immigrazione) il cui finanziamento sarebbe assicurato da fonti private.<\/p>\n<p> Se questa impresa fosse presa in mano dai paesi del Sud Europa e da quelli del Nord Africa (che sono quelli cui essenzialmente si riferisce l\u2019iniziativa), fosse finanziata da risorse che essi assicurerebbero in aggiunta a quelle che fluiscono attraverso il Pem e la Pev, e tutto ci\u00f2 fosse fatto nel quadro di un\u2019intesa con la Commissione e l\u2019Ue, questa terza politica mediterranea potrebbe essere complementare a quelle dell\u2019Ue e non mettere in contestazione le politiche comuni esistenti. \u00c8 al Consiglio Nordico che pensa Rocard. Chi scrive ha fatto lo stesso suggerimento in un seminario tenuto nell\u2019Istituto di Studi Strategici dell\u2019Ue a Parigi all\u2019inizio di settembre.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, ci sono differenze fra gli obbiettivi del Consiglio Nordico e quelli di un\u2019eventuale Unione Mediterranea basata sul modello del Consiglio, poich\u00e9 non c\u2019\u00e8 dubbio che i progetti dei paesi dell\u2019Europa del Nord con la Russia hanno una portata infinitamente pi\u00f9 locale di quelli che avrebbero i progetti dei paesi del Sud Europa con la sponda sud del Mediterraneo (anche ove questa restasse limitata, com\u2019\u00e8 appare sensato che sia, ai paesi del Nord Africa). Dossier come quelli dell\u2019immigrazione, dell\u2019addestramento (legato all\u2019immigrazione), dell\u2019energia e anche dell\u2019acqua riguardano evidentemente anche molti altri paesi europei. <\/p>\n<p>Tuttavia, la formula di un pi\u00f9 specifico impegno sub-regionale ai margini dell\u2019Unione, purch\u00e9 in sintonia con l\u2019Unione, indubbiamente farebbe senso. Occorre anche rilevare che l\u2019allargamento dell\u2019Unione Europea ha messo in evidenza una certa eterogeneit\u00e0 di interessi e obbiettivi delle sue componenti sub-regionali. Questo lo si \u00e8 visto nel caso del Consiglio Nordico, lo si potrebbe vedere in quello dell\u2019Unione Mediterranea, comincia a intravedersi con l\u2019organismo di Cooperazione Economica del Mar Nero. Da un altro punto di vista, se sono eterogenei gli interessi sub-regionali all\u2019interno dell\u2019Ue, non meno eterogenei sono anche gli interessi dei diversi settori del vicinato. L\u2019emergere di forme complementari all\u2019Ue di cooperazione interregionale ai margini dell\u2019Unione va inteso come una tendenza positiva, che rafforza le politiche dell\u2019Ue senza interferire con la loro coesione europea ed efficacia esterna. Questo tipo di cooperazione parziale potrebbe affiancarsi bene alle politiche generali che l\u2019Ue conduce a nome di tutti i suoi membri.<\/p>\n<p>Nel Mediterraneo, lo abbiamo gi\u00e0 detto, non sar\u00e0 una strada facile da aprire (neppure nel mar Nero). Per\u00f2, questa potrebbe essere una strada su cui muoversi per uscire dall\u2019insoddisfazione odierna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il prossimo 5-6 novembre avr\u00e0 luogo a Lisbona la conferenza annuale dei ministri euro-mediterranei degli Affari esteri. I rapporti con il Mediterraneo hanno sempre rivestito una grande importanza per l\u2019Europa. 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