{"id":64904,"date":"2017-07-10T15:32:05","date_gmt":"2017-07-10T13:32:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64904"},"modified":"2017-11-03T15:11:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:15","slug":"ue-quale-futuro-bilancio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/ue-quale-futuro-bilancio\/","title":{"rendered":"Ue: quale futuro per il bilancio"},"content":{"rendered":"<p>Con il quinto e ultimo documento della serie dei\u00a0<i>Reflection Papers<\/i>, pubblicato il 28 giugno, la Commissione ha avviato una prima riflessione sul futuro del bilancio dell&#8217;Unione. Come noto, l&#8217;attuale ciclo settennale di programmazione di bilancio si concluder\u00e0 nel 2020. Considerata la tradizionale difficolt\u00e0 e complessit\u00e0 del negoziato sulle prospettive finanziarie, la Commissione ha correttamente ritenuto utile cominciare per tempo a prospettare agli Stati membri le sfide collegate alla definizione delle risorse finanziarie necessarie per dare attuazione alle nuove priorit\u00e0 dell&#8217;azione dell&#8217;Unione nella prospettiva del prossimo decennio.<\/p>\n<p>Un messaggio diretto a ricordare che malgrado le sue ridotte dimensioni (poco meno dell&#8217;1% del Pil dell&#8217;Unione, pari a circa 155 miliardi di euro l&#8217;anno), il bilancio dell&#8217;Ue resta pur sempre lo strumento irrinunciabile per il raggiungimento degli obiettivi che si riuscir\u00e0 a concordare; e che senza un&#8217;adeguata copertura finanziaria l&#8217;azione dell&#8217;Unione rischia la paralisi o l&#8217;inefficacia.<\/p>\n<p>In una congiuntura di contenimento della spesa pubblica, e di grande e comprensibile attenzione al tema dei contributi nazionali al bilancio Ue (e dei relativi saldi netti), la vera sfida sar\u00e0 quella di riuscire a dimostrare il valore aggiunto di una spesa effettuata a livello europeo. Si tratter\u00e0 di convincere forze politiche e opinioni pubbliche nazionali che unendo le risorse a sostegno di politiche comuni si pu\u00f2 essere pi\u00f9 efficaci che agendo esclusivamente a titolo nazionale. E si dovr\u00e0 superare la tentazione di misurare il valore del bilancio comune unicamente sulla base del criterio del saldo contabile tra contributi nazionali e fondi europei percepiti.<\/p>\n<p><b>Volume del bilancio e flessibilit\u00e0<\/b><br \/>\nNon sar\u00e0 sicuramente una sfida facile. E la tradizionale contrapposizione fra contribuenti netti e beneficiari netti rischia di riprodursi anche nella definizione del prossimo quadro finanziario pluriennale, che in questa occasione sar\u00e0 resa ancor pi\u00f9 complicata dalla Brexit. Con l&#8217;uscita del Regno Unito, importante contribuente netto, il bilancio dell&#8217;Ue subir\u00e0 infatti una significativa contrazione; anche se c&#8217;\u00e8 da sperare che con il venir meno del \u201cBritish rebate\u201d si possa finalmente eliminare del tutto quel sistema dei rimborsi che ha non poco contribuito a complicare il negoziato sulle prospettive finanziarie e a rendere poco trasparente la componente delle entrate del bilancio.<\/p>\n<p>Su un piano generale, il primo quesito cui si dovr\u00e0 rispondere riguarda il volume complessivo del bilancio. La Commissione, cui spetta la responsabilit\u00e0 di avanzare una proposta, dovr\u00e0 valutare se un bilancio comune pari all&#8217;1% del Pil dell&#8217;Unione sia o meno sufficiente e adeguato alla sfide comuni cui dovr\u00e0 far fronte l&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Collegata al tema del volume complessivo del bilancio, vi \u00e8 poi la questione della flessibilit\u00e0. In un bilancio che deve, per disposizione dei Trattati, rispettare rigorosamente il principio del pareggio, e per il quale non \u00e8 consentito il ricorso al debito, una maggiore flessibilit\u00e0 aiuterebbe a fare fronte ad esigenze non previste. Si potr\u00e0 intervenire prevedendo la possibilit\u00e0 di trasferire risorse da un capitolo all&#8217;altro di spesa, o inserendo nel bilancio un fondo di riserva per spese non previste.<\/p>\n<p><b>Le voci di spesa<\/b><br \/>\nSotto il profilo delle voci di spesa, la sfida maggiore sar\u00e0 quella di definire un equilibrio pi\u00f9 corretto nella distribuzione delle risorse tra i capitoli tradizionali di spesa (essenzialmente agricoltura e coesione) e i capitoli di spesa pi\u00f9 coerenti con le nuove sfide dell&#8217;Unione (ricerca, innovazione, grandi infrastrutture trans-europee, ma anche sicurezza, controllo delle frontiere esterne, gestione dei flussi migratori, difesa, cooperazione allo sviluppo, ecc.).<\/p>\n<p>Attualmente le risorse per coesione e agricoltura, due politiche tipicamente redistributive e con fondi sostanzialmente pre-allocati, per quanto ridotte nel corso degli anni, coprono circa il 75% del bilancio comune. C&#8217;\u00e8 da chiedersi se una quota cos\u00ec elevata corrisponda ancora alle nuove priorit\u00e0 dell&#8217;Ue. E contestualmente c&#8217;\u00e8 da verificare se non sia possibile introdurre delle riforme in queste politiche (eventualmente attraverso un aumento delle quote di co-finanziamento nazionale) che le rendano meno onerose e pi\u00f9 efficaci. A volume invariato di bilancio ogni risparmio di spesa su coesione e agricoltura consentirebbe di aumentare le risorse a disposizione di politiche a sostegno di crescita, innovazione e sicurezza.<\/p>\n<p><b>Il sistema delle entrate<\/b><br \/>\nSotto il profilo delle entrate va ricordato che il bilancio \u00e8 finanziato da tre fonti: una quota calcolata sul Pil degli Stati membri, una quota dell&#8217;Iva versata dagli Stati membri e infine i diritti doganali percepiti alle frontiere esterne dell&#8217;Unione. Il sistema, che viene erroneamente definito delle \u201crisorse proprie\u201d \u00e8 quindi di fatto un sistema che per circa l&#8217;80% delle entrate fa ricorso a contributi nazionali e solo per circa il 20% utilizza autentiche risorse proprie (i diritti doganali). Inoltre il sistema delle entrate \u00e8 appesantito e reso opaco da una serie di \u201crimborsi\u201d destinati a ridurre il saldo netto negativo dei maggiori contribuenti.<\/p>\n<p>Ci si dovr\u00e0 chiedere se questo sistema possa continuare a funzionare o se in alternativa non sia il caso di riflettere su altre forme di entrate autenticamente definibili come risorse proprie dell&#8217;Ue. Il documento della Commissione non avanza proposte specifiche in proposito. E si limita a ricordare che numerose proposte sono state avanzate nel dibattito pubblico sull&#8217;argomento e che il Rapporto Monti indica varie possibili soluzioni (tutte pi\u00f9 o meno riconducibili all&#8217;idea di una imposta \u201ceuropea\u201d da versare direttamente al bilancio dell&#8217;Ue).<\/p>\n<p>Il tema \u00e8 politicamente sensibile perch\u00e9 anche solo l&#8217;idea di una nuova tassa \u201ceuropea\u201d rischia di suscitare resistenze e opposizioni. Ma forse sarebbe il caso di cominciare a parlarne con l&#8217;obiettivo di evitare che, nella percezione di esponenti politici e delle opinioni pubbliche nazionali, un collegamento troppo diretto tra bilancio comune e l&#8217;idea dei contributi nazionali rafforzi la tendenza a valutare i meriti dell&#8217;appartenenza all&#8217;Unione esclusivamente sulla base del criterio dei saldi netti.<\/p>\n<p><b>Condizionalit\u00e0 e stabilizzazione<\/b><br \/>\nInfine il documento della Commissione solleva due questioni politicamente sensibili, su cui la riflessione dovr\u00e0 essere approfondita nei prossimi mesi. La prima questione \u00e8 quella della condizionalit\u00e0. Sotto questo profilo si dovr\u00e0 valutare se l&#8217;utilizzo di fondi europei possa essere condizionato (pi\u00f9 esplicitamente di quanto attualmente previsto) all&#8217;attuazione di riforme strutturali definite a livello europeo o al rispetto di principi e valori condivisi (ad esempio al principio di solidariet\u00e0 nella gestione dei flussi migratori).<\/p>\n<p>La seconda questione \u00e8 quella che riguarda la funzione di stabilizzazione. E sotto questo profilo ci si dovr\u00e0 chiedere se si debba riconoscere al bilancio comune una funzione di stabilizzazione (oggi non prevista) che consenta di utilizzare risorse comuni per interventi di protezione contro i cosiddetti shocks asimmetrici, che possono colpire in misura diversa i singoli Stati membri. La questione viene per il momento solo evocata come una remota possibilit\u00e0, lasciando aperta l&#8217;opzione di riconoscere questa funzione al bilancio comune dell&#8217;Ue o in alternativa a un futuro autonomo bilancio dell&#8217;Eurozona ancora tutto da definire.<\/p>\n<p>Un vero e proprio dibattito sul futuro del bilancio dell&#8217;Ue si aprir\u00e0 verosimilmente non prima della met\u00e0 prossimo anno, quando la Commissione far\u00e0 le sue proposte formali. Ma forse sarebbe il caso che governi e forze politiche comincino a riflettere sull&#8217;argomento. La definizione delle priorit\u00e0 e della struttura del bilancio comune non \u00e8 solo un esercizio contabile. \u00c8 il momento della verit\u00e0 rispetto a quello che ci aspettiamo da un&#8217;Unione rinnovata e auspicabilmente rilanciata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con il quinto e ultimo documento della serie dei\u00a0Reflection Papers, pubblicato il 28 giugno, la Commissione ha avviato una prima riflessione sul futuro del bilancio dell&#8217;Unione. Come noto, l&#8217;attuale ciclo settennale di programmazione di bilancio si concluder\u00e0 nel 2020. 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