{"id":64913,"date":"2017-07-09T15:38:41","date_gmt":"2017-07-09T13:38:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64913"},"modified":"2017-11-03T15:11:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:15","slug":"balcani-radiografia-partenza-trieste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/balcani-radiografia-partenza-trieste\/","title":{"rendered":"Balcani: radiografia in partenza per Trieste"},"content":{"rendered":"<p>Rivitalizzare un dibattito sull&#8217;allargamento europeo verso i Balcani Occidentali tramite una serie di appuntamenti e un Summit annuale. \u00c8 questo l&#8217;obiettivo del processo di Berlino che, lanciato dalla Germania nel 2014, vede ora coinvolti sette Stati membri dell&#8217;Unione europea (Ue) &#8211; Germania, Austria, Francia, Italia, Slovenia, Croazia e Gran Bretagna -, insieme ai sei ancora esclusi dal club: Serbia, Kosovo, Albania, Bosnia Erzegovina, Montenegro e l&#8217;ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (Fyrom).<\/p>\n<p>Il processo non ambisce a sostituire l&#8217;iter istituzionale di adesione guidato dalla Commissione, ma semplicemente ad agevolarlo, favorendo non solo un dialogo tra le parti, ma promuovendo la modernizzazione delle infrastrutture economiche e fisiche dell&#8217;area ed una maggiore inclusione della societ\u00e0 civile nei processi decisionali della politica regionale. Ad esempio, tra i risultati del Processo di Berlino c&#8217;\u00e8 sicuramente da annoverare il\u00a0<i>Civil Society Forum<\/i>, che da anni accompagna il Summit intergovernativo e il\u00a0<i>Regional Youth Cooperation Organisation<\/i>\u00a0(Ryco), che mira a riavvicinare i giovani della regione tramite progetti di cooperazione comune.<\/p>\n<p><b>Il referendum serbo-bosniaco e le accuse all&#8217;Ue<\/b><br \/>\nDiversi fattori sono per\u00f2 concorrenti nel rallentare il processo di allargamento. Mentre l&#8217;economia della regione \u00e8 ancora debole, solo due dei numerosi progetti infrastrutturali previsti dal Processo di Berlino sono stati effettivamente avviati. Allo stesso tempo i Balcani occidentali sono spesso teatro di instabilit\u00e0 politica e di dispute territoriali. Solo lo scorso settembre, la &#8216;Republika Srpska&#8217; &#8211; entit\u00e0 costituente all&#8217;interno della Bosnia Erzegovina, provvista di un proprio governo, parlamento e sistema giudiziario -, aveva chiamato i propri cittadini alle urne per un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3626\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><b><u>referendum<\/u><\/b><\/a>sulla possibilit\u00e0 di proclamare il 9 gennaio festa della Repubblica. Nonostante la Corte Costituzionale bosniaca avesse dichiarato illegale il voto perch\u00e9 discriminava altre minoranze, il referendum \u00e8 stato portato avanti con la partecipazione del 56% degli aventi diritto al voto e oltre il 90% di consensi, dando cosi un duro colpo alla stabilit\u00e0 del Paese e minandone la sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>In questo contesto, l&#8217;Ue viene spesso accusata di intervenire nella regione solo al fine di riportare la stabilit\u00e0 quando essa viene a mancare in uno dei sei Paesi, senza per\u00f2 occuparsi di promuovere un generale e corretto funzionamento democratico delle istituzioni locali, laddove vi sia un governo saldo.<\/p>\n<p><b>Serbia, Albania e Macedonia: scontri dopo le elezioni<\/b><br \/>\nAd esempio, nell&#8217;aprile scorso, Aleksandar Vu\u010di\u0107, gi\u00e0 primo ministro, \u00e8 stato\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3889\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><b><u>eletto presidente della Serbia<\/u><\/b><\/a>. La sua nomina \u00e8 stata seguita da numerose manifestazioni e proteste, nella quali il governo \u00e8 stato accusato di brogli elettorali. Mentre le manifestazioni in strada hanno destato un limitato interesse tra i Paesi Ue, la vittoria di Vucic \u00e8 stata accolta con grande benevolenza a Bruxelles, proprio perch\u00e9 l&#8217;ex premier \u00e8 ritenuto un leader filoeuropeo, in grado di giostrare abilmente i rapporti del Paese con la Russia, senza minare il percorso di riforme necessario per l&#8217;ingresso di Belgrado nell&#8217;Unione.<\/p>\n<p>Non tutto dipende per\u00f2 dall&#8217;Ue, che di fatto si \u00e8 dimostrata pi\u00f9 proattiva in altri Paesi, come ad esempio in Albania dove, a maggio, l&#8217;opposizione era arrivata a boicottare il Parlamento, minacciando di far saltare le\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=4036\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><b><u>elezioni legislative<\/u><\/b><\/a>\u00a0che si sono poi svolte a giugno, rinviate di una settimana.<\/p>\n<p>La crisi \u00e8 rientrata, anche proprio grazie alla mediazione europea, che ha favorito un accordo tra il primo ministro Edi Rama, leader del partito socialista e Lulzim Basha a guida del partito democratico (Dp, centrodestra). Secondo l&#8217;intesa, ai rappresentanti dell&#8217;opposizione \u00e8 stata promessa una partecipazione pi\u00f9 ampia all&#8217;interno del gabinetto di governo, in cambio del sostegno alle riforme per modernizzare il sistema giudiziario.<\/p>\n<p>Anche la Macedonia \u00e8 stata recentemente teatro di scontri politici. All&#8217;indomani delle elezioni (pi\u00f9 volte rinviate) che lo scorso dicembre avevano visto trionfare il leader dell&#8217;alleanza socialdemocratica Zoran Zaev, il presidente Gjorge Ivanov si \u00e8 rifiutato di concedere un mandato per la costituzione di un nuovo governo al neo-eletto, perch\u00e9 questi voleva formare una coalizione con partiti della minoranza albanese. L&#8217;elezione dell&#8217;albanese Talat Xhaferi (leader dell&#8217;Unione democratica per l&#8217;integrazione) a presidente del Parlamento di Skopje \u00e8 stata cos\u00ec seguita da una rappresaglia in aula da parte di manifestanti, senza alcun intervento apparente dalla polizia. Anche in questo caso, la crisi si \u00e8 risolta grazie a pressioni europee e statunitensi.<\/p>\n<p><b>Verso un mercato unico regionale?<\/b><br \/>\nOltre agli stalli interni ai singoli Paesi e alle dispute ancora in corso tra essi, la regione deve fare i conti con un difficile quadro economico. I Paesi dei Balcani occidentali hanno un Pil ancora molto inferiore ai livelli europei, con tassi di disoccupazione attorno al 21%. La ripresa economica potrebbe essere stimolata dai progetti di modernizzazione delle infrastrutture, come quelli proposti nell&#8217;ambito del Processo di Berlino, che mirano a migliorare la connettivit\u00e0 fisica ed economica della regione in maniera da favorire scambi commerciali.<\/p>\n<p>Tuttavia, la creazione di un mercato unico regionale, proposta che dovrebbe essere formalizzata proprio a Trieste, andr\u00e0 sicuramente a sostenere non solo lo sviluppo economico, ma anche forme di integrazione regionali necessarie a velocizzare il processo di allargamento. Inoltre, i recenti trend positivi dell&#8217;economia globale e la ripresa economica dell&#8217;Ue, che \u00e8 il principale partner commerciale dei Paesi dei Balcani, dovrebbero favorire uno sviluppo anche nella regione.<\/p>\n<p>La crescita prevista dipender\u00e0 per\u00f2 da numerosi, fattori come la stabilit\u00e0 politica e l&#8217;implementazione delle riforme istituzionali. In questo frangente, il Processo di Berlino non permette soltanto un monitoraggio pi\u00f9 stretto dei progressi dei sei Paesi e delle eventuali criticit\u00e0, ma favorisce anche un dialogo tra le parti, necessario a rendere l&#8217;allargamento meno tortuoso. La membership europea ai Paesi della regione, che di fatto si trova gi\u00e0 all&#8217;interno dei confini europei e che potrebbe subire sempre maggiori influenze da parte della Russia e della Turchia, rimane in effetti di importanza strategica per garantire stabilit\u00e0 e sicurezza all&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>Resta per\u00f2 fondamentale un impegno politico concreto da parte dei governi dei Paesi dei Balcani occidentali, chiamati a promuovere riforme istituzionali, e dell&#8217;Ue nell&#8217;ingaggiare gli stessi a favorire processi politici pi\u00f9 trasparenti ed istituzioni pi\u00f9 democratiche. Altrimenti, ogni impegno sostenuto dal Processo di Berlino e dall&#8217;Ue rischia di rimanere di fatto un esercizio vuoto.<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/IMAGE\/democracy-western-balkans.png\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/IMAGE\/democracy-western-balkans.png\" width=\"500\" border=\"0\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"font-size: xx-small;\"><i>Fonte: European Western Balkans<\/i><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rivitalizzare un dibattito sull&#8217;allargamento europeo verso i Balcani Occidentali tramite una serie di appuntamenti e un Summit annuale. \u00c8 questo l&#8217;obiettivo del processo di Berlino che, lanciato dalla Germania nel 2014, vede ora coinvolti sette Stati membri dell&#8217;Unione europea (Ue) &#8211; Germania, Austria, Francia, Italia, Slovenia, Croazia e Gran Bretagna -, insieme ai sei ancora [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":65536,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[75,140,399],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64913"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64913"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64913\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":65643,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64913\/revisions\/65643"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/65536"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64913"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64913"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64913"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}