{"id":64924,"date":"2017-01-25T15:48:59","date_gmt":"2017-01-25T14:48:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64924"},"modified":"2017-11-03T15:14:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:14:34","slug":"egitto-tillerson-dilemma-sulla-fratellanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/01\/egitto-tillerson-dilemma-sulla-fratellanza\/","title":{"rendered":"Egitto: Tillerson e il dilemma sulla Fratellanza"},"content":{"rendered":"<p>Mal di testa egiziano in vista per il nuovo segretario di Stato Usa. Ora che \u00e8 ufficialmente al lavoro, Rex Tillerson dovr\u00e0 infatti pronunciarsi sulla proposta di legge presentata al Senato dal repubblicano Ted Cruz, acerrimo nemico della Fratellanza Musulmana egiziana.<\/p>\n<p>Il testo, che prende di mira la Confraternita, chiede che questa venga definita un\u2019organizzazione terrorista, entrando quindi a far parte della lista nera dove gi\u00e0 si trovano, tra le altre, Al-Qaida, Hamas ed Hezbollah.<\/p>\n<p>A sostenere la proposta di Cruz sono stati i senatori Orrin Hatch, James Inhofe e Pat Roberts (tutti repubblicani) che hanno lavorato a stretto contatto anche con Mario Diaz-Balart, altro compagno di partito che ha presentato una proposta simile alla Camera dei Rappresentanti.<\/p>\n<p>A Tillerson spetta ora il compito di presentare al Congresso una dettagliata relazione nella quale deve spiegare se la Fratellanza possiede o meno le caratteristiche per essere inserita nella lista nera ed essere quindi trattata di conseguenza.<\/p>\n<p><b>Ispettori della Fratellanza anche nella diaspora<\/b><br \/>\nSe la proposta di Cruz trovasse una sponda in Tillerson, gli Stati Uniti diventerebbero il quarto Paese al mondo a mettere al bando la Confraternita, che dal 2013 \u00e8 stata costretta ad agire nuovamente in clandestinit\u00e0 nella madrepatria.<\/p>\n<p>Dopo la caduta di Hosni Mubarak, i Fratelli Musulmani sono emersi dai lori sotterranei per agire alla luce del sole, influenzando in modo significativo l\u2019epoca post-rivoluzionaria e imponendosi nel nuovo scenario politico. Si \u00e8 trattato per\u00f2 di una breve parentesi, perch\u00e9 con il ritorno dei militari al potere la Confraternita \u00e8 stata nuovamente bandita e il suo leader &#8211; l\u2019allora presidente Mohammed Mursi- \u00e8 finito in carcere, insieme a buona parte della dirigenza.<\/p>\n<p>A essere bloccate sono state anche le organizzazioni caritatevoli del movimento, i cui beni e attivit\u00e0 sono stati congelati. Ecco perch\u00e9 molti tra i sopravvissuti a questa epurazione hanno optato per la fuga, partendo alla ricerca di quella patria alternativa che da sempre caratterizza la vita della Fratellanza.<\/p>\n<p>Quanti hanno deciso di dirigersi verso il Golfo non hanno questa volta optato per l\u2019Arabia Saudita (tradizionale patria alternativa dei Fratelli in fuga dalla repressione nasseriana), preferendo Qatar ed Emirati Arabi Uniti. La guerra fredda intra sunnita che si \u00e8 scatenata a seguito del golpe egiziano ha per\u00f2 portato gli emiri a riconsiderare in fretta la loro posizione.<\/p>\n<p>Seguendo a ruota Riad, gli Emirati hanno deciso di dichiarare la Fratellanza un\u2019organizzazione terroristica, a dispetto dell\u2019alleanza storica tra il movimento di Hasan al-Banna e le monarchie del Golfo e della posizione del Qatar, che rimane tuttora il suo maggiore sponsor nella regione, affiancato dalla Turchia di Racep Tayip Erdogan.<\/p>\n<p>A indagare sull\u2019anima terroristica della Fratellanza \u00e8 stata anche Londra, altra tra le mete preferite dalla diaspora egiziana. Nel 2014,il primo ministro David Cameron aveva infatti commissionato uno studio sulla Confraternita, i cui risultati, resi noti a fine 2015, l\u2019hanno descritta come una compagine sociale e politica che non disdegna la violenza quando ritenuta necessaria e che ha intrattenuto storiche relazioni con un\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3326\" target=\"blank\"><b><u>organizzazione terroristica<\/u><\/b><\/a>\u00a0del calibro di Hamas.<\/p>\n<p>La relazione \u00e8 stata per\u00f2 criticata in primis per gli autori che l\u2019hanno firmata, l\u2019allora ambasciatore britannico a Riad Sir John Jenkins e Charles Farr, gi\u00e0 direttore generale dell\u2019ufficio per la sicurezza e la lotta al terrorismo del Ministero degli Interni. Ecco perch\u00e9, nel 2016, la CommissioneAffari esteri della Camera dei Comuni britannica ha pubblicato un nuovo rapporto nel quale ha evidenziato i vizi di forma e di contenuto presenti nella\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3710\" target=\"blank\"><b><u>precedente relazione<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p><b>La scommessa di Al-Sisi su Trump<\/b><br \/>\nLa questione non \u00e8 nuova neanche negli Stati Uniti, dove gi\u00e0 nel 2014 la repubblicana Michele Bachmann aveva sollevato la questione, seguita, nel 2015, sempre da Cruz, portavoce al Senato di una proposta di legge nata nella commissione di affari giudiziari della Camera, grazie, ancora una volta, a Diaz-Balart, capace di raccogliere il consenso anche del democratico Collin Peterson.<\/p>\n<p>A quel tempo, analisti di politica estera statunitensi vicini al Congresso avevano individuato una triade di lobbisti a sostegno dell\u2019iniziativa: Egitto, Emirati Arabi Uniti e l\u2019allora candidato alle primarie repubblicane, Donald Trump. Pur smentendo di avere subito pressioni egiziane, lo stesso Diaz-Balart aveva ammesso l\u2019intercorrere di una decina d\u2019incontri con diplomatici cairoti a Washington, con i quali ci sarebbe stato anche un intenso scambio di email.<\/p>\n<p>E c\u2019\u00e8 da scommettere che il tema sia stato anche sull\u2019agenda della delegazione del governo egiziana recentemente volata a Washington per incontrare uomini del Congresso e della neo-insediatasi Amministrazione Trump.<\/p>\n<p>Dopo anni di ostilit\u00e0 nei confronti della d\u00e9tente obamiana verso la Fratellanza, il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi \u00e8 certo di trovare in Trump un interlocutore pi\u00f9 sensibile ai suoi timori securitari e pi\u00f9 interessato alla lotta al terrorismo regionale, attraverso la quale il ra\u00ecs giustifica la repressione degli islamisti.<\/p>\n<p>\u00c8 per questo che Al-Sisi ha deciso di investire su di lui sin dal primo momento, diventato uno dei primi leader mondiali, insieme al russo Vladimir Putin, a sostenere la sua corsa verso la Casa Bianca. La speranza \u00e8 che cercando di distruggere l\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d in tre giorni (come dichiarato durante la campagna elettorale), Trump aiuti Al-Sisi nella battaglia contro i principali, ma non unici, nemici del restaurato regime egiziano. Il timore, per i generali, \u00e8 che le parole del magnate siano per\u00f2 solo retorica.<\/p>\n<p>Solo il tempo dir\u00e0 se il nuovo presidente trasformer\u00e0 le sue parole in fatti, ma la risposta che Tillerson dar\u00e0 al dossier che ha trovato sulla sua scrivania sar\u00e0 un primo indicatore delle vere intenzioni della nuova Amministrazione. L\u2019inserimento della Fratellanza nella lista nera delle organizzazioni terroristiche sarebbe un regalo di cui Al-Sisi sarebbe molto riconoscente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mal di testa egiziano in vista per il nuovo segretario di Stato Usa. 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