{"id":64926,"date":"2017-07-06T15:49:43","date_gmt":"2017-07-06T13:49:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64926"},"modified":"2017-11-03T15:11:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:16","slug":"economia-litalia-arranca-le-sue-imprese-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/economia-litalia-arranca-le-sue-imprese-no\/","title":{"rendered":"Economia: l&#8217;Italia arranca, le sue imprese no"},"content":{"rendered":"<p>Le stime emesse dalle maggiori organizzazioni internazionali sono concordi e parlano chiaro: per la prima volta dopo la crisi scoppiata nel 2008, l&#8217;economia globale sembra essere in buona salute e il periodo positivo pare destinato a protrarsi almeno fino al 2018. Permangono problemi strutturali di lungo periodo, quali la crescita della produttivit\u00e0 asfittica o la crescente disuguaglianza, e persistono rischi al ribasso dovuti a una incertezza politica che non accenna a diminuire. Tuttavia, a partire dalla seconda parte del 2016, tanto le economie mature quanto quelle in via di sviluppo stanno facendo registrare un netto miglioramento.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;Italia sembra essersi lasciata alle spalle il periodo peggiore contrassegnato da una lunga recessione. Tuttavia, con una crescita stimata intorno all&#8217;1,0% nei prossimi due anni, la nostra economia fa registrare una delle\u00a0<i>performance<\/i>\u00a0peggiori tra i suoi partner europei e occidentali. In contrasto con questo stato di generale arretratezza sono invece le stime che emergono sull&#8217;internazionalizzazione delle imprese italiane, sempre pi\u00f9 attive sui mercati stranieri, tanto in termini di export che di investimenti diretti esteri. Proprio questo rinnovato e pi\u00f9 efficace slancio verso l&#8217;estero \u00e8 uno degli argomenti centrali del Rapporto Finale del Global Outlook, che verr\u00e0 presentato\u00a0<a href=\"http:\/\/www.iai.it\/it\/eventi\/governance-la-crescita-sfide-europee-e-transatlantiche\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><b><u>gioved\u00ec 6 luglio<\/u><\/b><\/a>\u00a0alla vigilia del G20 di Amburgo.<\/p>\n<p><b>Congiuntura positiva, debolezze strutturali e incertezza politica<\/b><br \/>\nLe ragioni alla base di questo periodo pi\u00f9 florido per l&#8217;economia mondiale sono molteplici. La ripresa del prezzo delle materie prime ha giovato alle\u00a0<i>performance<\/i>\u00a0di grandi esportatori quali il Brasile e la Russia, passati da una netta contrazione del loro Pil nel 2015\/&#8217;16 a una crescita stimata superiore all&#8217;1% nel biennio 2017\/&#8217;18. A ci\u00f2 si aggiunge la stabilizzazione dell&#8217;economia cinese intorno a un ritmo di crescita di poco superiore al 6%, che ha allontanato i timori di un \u2018hard landing&#8217; del gigante asiatico.<\/p>\n<p>Dal punto di vista delle economie pi\u00f9 sviluppate, gli Stati Uniti fanno registrare i tassi di crescita annui pi\u00f9 alti (con una previsione al 2,8% per il 2018). L&#8217;economia a stelle e strisce risente in senso positivo delle aspettative legate a una politica fiscale nettamente espansiva, pi\u00f9 volte promessa dell&#8217;Amministrazione Trump. In Europa, i tassi di crescita sono pi\u00f9 bassi, attestandosi in media all&#8217;1,6%-1,7%. Alla conferma della buona salute della Germania si accompagnano\u00a0<i>performance<\/i>\u00a0migliori della Francia e di altri Paesi. Ad alimentare questo periodo positivo a livello globale contribuiscono anche la ripresa degli investimenti e del commercio internazionale.<\/p>\n<p>Nonostante questo quadro incoraggiante, la crescita, a livello globale e dei singoli Stati, \u00e8 ancora al di sotto del suo potenziale, soprattutto se si tiene conto dello stimolo monetario senza precedenti che da anni sostiene le economie pi\u00f9 sviluppate. La scarsa crescita della produttivit\u00e0 che affligge molte economie comporta una stagnazione degli standard di vita. La crescente diseguaglianza, sia in termini di ricchezza che di reddito, oltre ad essere un problema etico, frena l&#8217;economia, incidendo in maniera negativa sulla domanda aggregata e sulle aspettative. A ci\u00f2 si somma un&#8217;incertezza politica ai massimi livelli rispetto agli ultimi decenni: essa non si \u00e8 ancora tramutata in instabilit\u00e0 finanziaria, ma il rischio che ci\u00f2 accada se non si agisce in fretta per diminuirla \u00e8 concreto.<\/p>\n<p><b>Il panorama italiano: tra arretratezza e slancio verso l&#8217;estero<\/b><br \/>\nOltre al Regno Unito, in cui si teme inizino a farsi sentire gli effetti negativi legati alla Brexit e all&#8217;incertezza politica alimentata dai recenti esiti elettorali, l&#8217;Italia \u00e8 il Paese che pi\u00f9 delude tra quelli occidentali.<\/p>\n<p>Seppure in miglioramento rispetto agli ultimi anni, la crescita italiana \u00e8 frenata da problemi di lungo corso. Le buone notizie, per\u00f2, non mancano. Come evidenziato dai contribuiti che Confindustria e Sace hanno prodotto per il Rapporto Finale del Global Outlook, le imprese italiane sono sempre pi\u00f9 attive sui mercati esteri e con sempre maggiore successo. Negli ultimi sei anni le esportazioni italiane hanno registrato una\u00a0<i>performance<\/i>\u00a0cos\u00ec positiva da farle tornare ben sopra i livelli pre-crisi: +5,6% nel 2016 rispetto al 2007, aumentando cos\u00ec anche il loro peso sul Pil. Le imprese italiane hanno avuto il merito non solo di difendere il proprio primato competitivo nei tradizionali presidi merceologici, ma anche di guadagnare posizioni in altri, come gli apparecchi meccanici o il settore farmaceutico. Alla base di questa maggiore competitivit\u00e0 internazionale ci sono il miglioramento della qualit\u00e0 dei prodotti e la partecipazione delle imprese manifatturiere italiane alle catene globali del valore, con una specializzazione a monte delle filiere.<\/p>\n<p>Il ritrovato slancio verso l&#8217;estero si esprime non solo attraverso le esportazioni, ma anche attraverso una rinnovata e pi\u00f9 massiccia strategia di investimenti diretti all&#8217;estero. Negli ultimi anni le imprese italiane hanno aumentato il flusso di investimenti produttivi mirati a incrementare il controllo di aziende estere, conquistando posizioni in nuovi mercati. Le destinazioni finali di questi flussi di capitali in uscita sono progressivamente cambiate a favore delle attivit\u00e0 nei mercati emergenti, presentando essi maggiori margini di potenzialit\u00e0 per le aziende esportatrici e investitrici, anche se con elementi di rischio eterogenei e in aumento.<\/p>\n<p>I dati non lasciano dubbi sulla positivit\u00e0 di questo slancio verso l&#8217;estero: le imprese che conseguono processi di crescita sui mercati internazionali registrano livelli di produttivit\u00e0 pi\u00f9 alti rispetto alle imprese attive sul mercato interno. Tale differenziale cresce ulteriormente per le imprese con investimenti diretti all&#8217;estero e per quelle che ricevono partecipazioni da parte di imprese o gruppi esteri, facendo registrare anche un aumento della produttivit\u00e0 totale dei fattori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le stime emesse dalle maggiori organizzazioni internazionali sono concordi e parlano chiaro: per la prima volta dopo la crisi scoppiata nel 2008, l&#8217;economia globale sembra essere in buona salute e il periodo positivo pare destinato a protrarsi almeno fino al 2018. 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