{"id":64941,"date":"2017-07-03T15:57:58","date_gmt":"2017-07-03T13:57:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64941"},"modified":"2017-11-03T15:11:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:18","slug":"medio-oriente-due-agende-un-ordine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/medio-oriente-due-agende-un-ordine\/","title":{"rendered":"Medio Oriente: due agende, un nuovo ordine"},"content":{"rendered":"<p>In anni recenti numerosi studiosi si sono concentrati sulla tesi della fine dell&#8217;ordine \u201cSykes-Picot\u201d, alludendo all\u2019accordo segreto siglato tra il diplomatico britannico Mark Sykes e il suo omologo francese Fran\u00e7ois Georges-Picot nel 1916.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, gi\u00e0 alla fine del conflitto mondiale l\u2019accordo Sykes-Picot era divenuto lettera morta e pressoch\u00e9 tutte le questioni discusse nel 1915-16 non sono mai state realizzate, inclusa la prevista internazionalizzazione di Gerusalemme.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che tuttavia ha ancora un riflesso significativo sul presente della regione \u00e8 la mentalit\u00e0 attraverso cui le autorit\u00e0 britanniche e francesi si rapportarono ad essa, in particolare nella fase storica in cui venne firmato l\u2019accordo.<\/p>\n<p>Londra e Parigi definirono le realt\u00e0 locali e il dissenso che da esse emergeva come espressioni di primitive fratture religiose, ponendo al contempo una serie di nuove istituzioni (incluso al-Majlis al-Isl?m? al-A?l?, il \u201cSupremo consiglio islamico in Palestina\u201d) come moderni sistemi necessari per sovrastare ci\u00f2 che ai loro occhi appariva come una \u201c<a href=\"http:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/full\/10.1080\/03932729.2016.1192339\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><b><u>mischia medievale<\/u><\/b><\/a>\u201d<\/p>\n<p>Le strutture giudiziarie e comunitarie immaginate e costituite nel secondo decennio del secolo scorso riuscirono in altre parole a imprimere una valenza giuridica alle differenze religiose.<\/p>\n<p><b>Sykes-Picot 2.0<\/b><br \/>\nPer alcuni aspetti, il Medio Oriente \u00e8 oggi alle prese con la fase iniziale di un nuovo ordine \u201cSykes-Picot\u201d. Rispetto a un secolo fa, questa nuova fase avr\u00e0 probabilmente ripercussioni globali pi\u00f9 complesse.<\/p>\n<p>Anche il \u201cnuovo Sykes-Picot\u201d, come la versione precedente, enfatizza le fratture tra le popolazioni locali e rende la regione sempre pi\u00f9 dipendente da attori esterni. \u00c8 verosimile che l\u2019attuale processo di destabilizzazione proseguir\u00e0 il suo corso: ci\u00f2 render\u00e0 pi\u00f9 accettabile, agli occhi delle popolazioni locali, l\u2019ascesa di un nuovo ordine regionale tendenzialmente dipendente da attori esterni.<\/p>\n<p>La prima fase dell\u2019attuale \u201cprocesso di assestamento\u201d sta passando attraverso due distinte agende politiche e strategiche in competizione l\u2019una con l\u2019altra. Entrambe si basano su ideologie che non accettano compromessi e mirano a imporre i propri interessi tramite \u201cguerre per procura\u201d.<\/p>\n<p>La prima agenda, tendenzialmente \u201cintra-regionale\u201d (a dispetto dell\u2019appoggio a fasi alterne offerto da Mosca), punta a mantenere e a rafforzare l\u2019asse che unisce Teheran, Baghdad, Damasco e Beirut. La seconda mira invece a imporre un nuovo ordine regionale in larga parte influenzato da, o a beneficio di, attori extra-regionali.<\/p>\n<p><b>Relazioni israelo-saudite<\/b><br \/>\n\u00c8 proprio questa seconda \u201cagenda\u201d quella che al momento sembra avere il sopravvento. Tre strategie chiave sono state di recente implementate per favorirne l\u2019ascesa:<br \/>\n1) La decisione di alcuni Stati del Golfo e dell\u2019Egitto di tagliare i legami con il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3988\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><b><u>Qatar<\/u><\/b><\/a>.<br \/>\n2) La repentina elevazione di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3962\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><b><u>Mohammed bin Salman<\/u><\/b><\/a>\u00a0alla posizione di principe ereditario della corona saudita.<br \/>\n3) Il trasferimento delle\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=4024\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><b><u>isole Tiran e Sanafir<\/u><\/b><\/a>\u00a0dal controllo del Cairo a quello di Riad.<\/p>\n<p>La crisi del Qatar, in cui Doha gioca principalmente il ruolo di capro espiatorio, era finalizzata a fornire un chiaro segnale agli attori regionali, mostrando le conseguenze che dovranno affrontare quanti, a cominciare dalla Turchia, non si dimostreranno disposti ad allinearsi al fronte anti-iraniano e al tacito accordo che lega Israele all\u2019Arabia Saudita e ai suoi alleati.<\/p>\n<p>La seconda decisione, attraverso la quale Mohammed bin Salman \u00e8 oggi primo nella linea di successione al trono saudita a scapito di suo cugino Mohammed bin Nayef, \u00e8 stata avallata da Washington a condizione che venissero appoggiate le finalit\u00e0 strategiche caldeggiate da Israele e Stati Uniti. Ci\u00f2 comprende anche l\u2019obiettivo di smantellare Hamas e reinsediare la maggior parte dei residenti della Striscia di Gaza nel nord del Sinai, dove Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sono pronti a fornire mezzi e risorse necessarie.<\/p>\n<p>Ultimo, ma non per importanza, il passaggio delle isole di Tiran e Sanafir dall\u2019Egitto (la cui sovranit\u00e0 sulle isole \u00e8 riconducibile al 1906) all\u2019Arabia Saudita. L\u2019accordo, ratificato dal presidente Abdel Fattah al-Sisi nonostante la forte opposizione espressa da larga parte dell\u2019opinione pubblica egiziana, permette a Riad di avere il pieno controllo dell\u2019accesso al Golfo di Aqaba.<\/p>\n<p>Diverse\u00a0<a href=\"http:\/\/www.al-monitor.com\/pulse\/originals\/2017\/05\/egypt-saudi-arabia-tiran-sanafir-agreement-trump-palestine.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><b><u>fonti saudite<\/u><\/b><\/a>\u00a0confermano che \u201cle relazioni israelo-saudite rappresentano l\u2019aspetto cardine per comprendere tanto la questione delle isole Tiran e Sanafir, quanto le trasformazioni che stanno interessando la regione e le decisioni prese dietro le quinte riguardo la causa palestinese\u201d. Riad, che nel 2015 ha firmato un memorandum d&#8217;intesa per l\u2019addestramento congiunto di ufficiali sauditi e israeliani, controlla ora gli accessi di Israele e Giordania al Mar Rosso ed \u00e8 in grado di tagliar fuori Teheran da larga parte delle tratte commerciali nella zona.<\/p>\n<p><b>Balcanizzazione:\u00a0<i>cui prodest?<\/i><\/b><br \/>\nUn secolo fa, il \u201csistema Sykes-Picot\u201d ha ostacolato o rinviato l\u2019ascesa di un ordine immaginato e plasmato da attori interni alla regione. Per alcuni versi stiamo ora assistendo alla conclusione di un\u2019impasse storica durata un secolo.<\/p>\n<p>L\u2019attuale fase di transizione \u00e8 stata inizialmente gestita dell&#8217;amministrazione Obama con un approccio ambiguo ma prudente. Il presidente Donald Trump, per contro e a dispetto delle apparenze, sta perseguendo un programma pi\u00f9 chiaro. Sotto la sua amministrazione i regimi sono tornati ad essere considerati come parte della \u201csoluzione\u201d e non del problema. Parafrasando quanto riferito da un ex generale israeliano all\u2019ex ambasciatore israeliano a Washington Michael Oren (2015),\u00a0<i>\u201cWhy won\u2019t Americans face the truth? To defend Western freedom, they must preserve Middle Eastern tyranny\u201d.<\/i><\/p>\n<p>Le \u201ctirannie\u201d locali sono disposte a pagare un prezzo salato pur di veder garantita la propria sopravvivenza. Questo spiega il motivo per il quale negli ultimi sei anni Riad ha investito enormi risorse per opporsi alla nascita di governi o movimenti che avrebbero potuto rappresentare, nel mondo arabo, un\u2019alternativa credibile al \u201cmodello saudita\u201d. In quest\u2019ottica va inserita anche la scelta delle autorit\u00e0 saudite di sostenere il colpo di Stato ai danni del presidente egiziano islamista (e democraticamente eletto) Mohammed Morsi.<\/p>\n<p>Nel breve periodo, i regimi locali otterranno benefici tangibili da queste strategie e dal nuovo ordine che si sta delineando. Sul lungo termine, tuttavia, il quadro appare pi\u00f9 fosco. La regione \u00e8 molto cambiata rispetto al passato, in particolare a partire dal 2011. Soluzioni \u201cmordi e fuggi\u201d ed ideologie utilizzate in altre fasi per \u201cdistrarre\u201d le opinioni pubbliche locali (pan-arabismo, pan-islamismo, ostilit\u00e0 nei confronti di Israele ecc.) avranno ancora meno presa nel prossimo futuro. Ci\u00f2 contribuisce a suggerire che il nuovo ordine promosso da Riad potrebbe in ultima analisi ritorcersi contro chi lo ha promosso: esso porter\u00e0 infatti ad un Medio Oriente ancora pi\u00f9 dipendente da attori esterni, ma anche a un ulteriore indebolimento del regno saudita e alla \u201cbalcanizzazione\u201d di ampia parte della regione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In anni recenti numerosi studiosi si sono concentrati sulla tesi della fine dell&#8217;ordine \u201cSykes-Picot\u201d, alludendo all\u2019accordo segreto siglato tra il diplomatico britannico Mark Sykes e il suo omologo francese Fran\u00e7ois Georges-Picot nel 1916. 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