{"id":64955,"date":"2017-06-29T16:32:37","date_gmt":"2017-06-29T14:32:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64955"},"modified":"2017-11-03T15:11:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:21","slug":"siria-gli-accordi-taif-non-unopzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/siria-gli-accordi-taif-non-unopzione\/","title":{"rendered":"Siria: gli accordi di Taif non sono un\u2019opzione"},"content":{"rendered":"<p>Negli incontri di Astana dello scorso 4 maggio, Russia, Turchia, Iran avevano trovato un accordo per la realizzazione di quattro zone sicure in Siria, nel tentativo di arrivare ad una, seppur lenta, diminuzione delle violenze. Qualche giorno fa il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato la convocazione di un nuovo round di colloqui sulla Siria ad Astana, il 10 luglio, nel tentativo d\u2019accelerare la cessazione delle ostilit\u00e0 ed un accordo tra le parti.<\/p>\n<p>L&#8217;incontro si terr\u00e0 in concomitanza con l\u2019incontro sponsorizzato dalle Nazioni Unite a Ginevra. Entrambi gli appuntamenti sono stati accolti con favore da Staffan de Mistura, inviato speciale dell\u2019Onu per la Siria, che ha definito i due colloqui necessari per trovare una soluzione al lungo conflitto.<\/p>\n<p><b>Sei anni dopo, la pace ancora un miraggio<\/b><br \/>\nEppure, a sei anni dall\u2019inizio della guerra civile, nonostante i molti tentativi sia da parte dell\u2019Onu che delle potenze regionali &#8211; e non -, la pace in Siria sembra ancora un miraggio. Ma la guerra in Siria non \u00e8 certo un&#8217;eccezione rispetto alle molti crisi umanitarie di cui il Medio Oriente \u00e8 stato, suo malgrado, protagonista negli ultimi decenni. Tanti sono stati gli accordi di pace fatti, dai cui errori e successi l\u2019Onu, assieme alle maggiori potenze internazionali, potrebbe imparare per trovare una soluzione quanto meno parziale al conflitto siriano.<\/p>\n<p>In particolare subito dopo l\u2019inizio del conflitto ed ancora oggi molti si sono espressi a favore d\u2019un accordo di pace ispirato agli accordi di Taif del 1989 che misero formalmente fine alla guerra civile libanese durata 15 anni. Il trattato firmato a Taif, in Arabia Saudita, formalizz\u00f2 il sistema di governo confessionale libanese, mettendo le basi per una divisione del potere su base religiosa. Tuttavia la Siria non \u00e8 il Libano, e ogni simile auspicio non tiene in considerazione le significative differenze che esistono tra i due Paesi ed il fallimento di tale sistema di governo.<\/p>\n<p><b>La Siria non \u00e8 il Libano n\u00e9 l\u2019Iraq<\/b><br \/>\nAnche l\u2019Iraq nell\u2019era della post invasione americana del 2003 \u00e8 stata fino ad ora caratterizzato da un governo prevalentemente sciita per dar voce alla maggioranza religiosa del Paese per lungo tempo vessata dal regime di Saddam Hussein. Ma la concentrazione di potere in senso settario non ha fatto altro che accrescere e amplificare i gi\u00e0 precari equilibri tribali e religiosi presenti nel Paese, marcando ancora di pi\u00f9 le divisioni interne tra le diverse confessioni religiose e creando un terreno fertile per la nascita e il diffondersi del jihadismo islamico, da Al Qaeda al sedicente Stato islamico, l\u2019Isis.<\/p>\n<p>Sia il Libano che l\u2019Iraq vivono, in diversi modi, in un costante stato di guerra civile, dove le divisioni settarie sono ulteriormente accresciute nei rispettivi dopoguerra. In Siria, una soluzione \u2018alla libanese\u2019 non solo non \u00e8 praticabile, ma costituirebbe un ulteriore salto nel vuoto con il rischio di un aumento delle violenze.<\/p>\n<p><b>Le caratteristiche peculiari del conflitto siriano<\/b><br \/>\nLa Siria, rispetto al Libano, \u00e8 legata a una forte identit\u00e0 nazionale non presente a Beirut, dove l\u2019appartenenza tribale e settaria \u00e8 molto pi\u00f9 significativa. Inoltre, nonostante sia il Libano che la Siria condividano la complessit\u00e0 di due guerre mai strettamente combattute a livello nazionale e dove l\u2019interventismo internazionale ha assunto un peso consistente, a Beirut i tratti di una guerra civile tra vari gruppi religiosi era maggiormente marcati. In Siria, invece, nonostante la presenza di potenze regionali e non come Russia, Iran, e il supporto di varie monarchie del Golfo ai ribelli, l\u2019equazione principale rimane quella di opposizione al regime autoritario di Bashar al Assad.<\/p>\n<p>La presenza di svariati gruppi legati all\u2019estremismo islamico, primo fa tutti l\u2019auto-proclamato Stato islamico, hanno reso ancora pi\u00f9 difficile il ritorno ad uno stato \u2018pre ante\u2019 e alla conseguente conservazione della totale sovranit\u00e0 territoriale. Tanti rimangono i dubbi riguardo al futuro di Assad, incertezze che fino ad ora hanno impedito alle varie parti di raggiungere ogni qualsivoglia compromesso per mettere fine ai sei anni di violenze.<\/p>\n<p>I colloqui di pace in Siria sono a un vicolo cieco. N\u00e9 Assad n\u00e9 l\u2019opposizione sembrano volersi arrendere a concessioni. E il futuro della Siria risulta sempre pi\u00f9 nelle mani di potenze straniere, tra tutte Russia, Iran e Turchia, il cui unico intento esula da un reale interesso per il futuro del popolo siriano, rimanendo finalizzato al raggiungimento dei relativi interessi nazionali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli incontri di Astana dello scorso 4 maggio, Russia, Turchia, Iran avevano trovato un accordo per la realizzazione di quattro zone sicure in Siria, nel tentativo di arrivare ad una, seppur lenta, diminuzione delle violenze. 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