{"id":64958,"date":"2017-06-29T16:36:06","date_gmt":"2017-06-29T14:36:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64958"},"modified":"2017-11-03T15:11:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:21","slug":"balcani-ue-uniti-diversita-sostenibilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/balcani-ue-uniti-diversita-sostenibilita\/","title":{"rendered":"Balcani e Ue uniti tra diversit\u00e0 e sostenibilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019inizio del suo mandato, il Presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, ha messo in chiaro che per i prossimi cinque anni non ci sarebbero stati nuovi allargamenti dell\u2019Unione europea, Ue. Di conseguenza, nell\u2019attuale Commissione non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un dicastero che si occupa esclusivamente di allargamento (la nuova DG NEAR \u00e8 infatti la fusione con la Politica di Vicinato).<\/p>\n<p>Alla \u201cfatica di allargamento\u201d dell\u2019Ue &#8211; dopo i due allargamenti del 2004 e del 2007 l\u2019adesione della Croazia nel luglio 2013 \u00e8 passata quasi inosservata -, nei Balcani sembra corrispondere una dilagante \u201cfatica di pre-adesione\u201d che ha fatto rallentare di molto le attivit\u00e0 di riforma in prospettiva della piena integrazione europea.<\/p>\n<p>Da anni ormai, le relazioni annuali di monitoraggio della Commissione si potrebbero intitolare \u201cno-progress reports\u201d, almeno per alcuni paesi. Inoltre, i Balcani sembrano spariti dai radar dei governi e dall\u2019interesse dei media europei, lasciando i Paesi della regione galleggiare nel processo di stabilit\u00e0 e adesione, nei vari stadi tra \u201ccandidato potenziale\u201d (Kosovo), \u201ccandidato\u201d senza inizio dei negoziati (Bosnia ed Erzegovina, Macedonia) e quello pi\u00f9 avanzato di \u201ccandidato\u201d entrato nei negoziati (Albania, Montenegro e Serbia). Una certa stabilizzazione dell\u2019area sembra quindi riuscita, ma al prezzo dell\u2019immobilit\u00e0 e del mantenimento di uno status quo comunque fragile.<\/p>\n<p><b>No progress report<\/b><br \/>\nInfatti, i problemi della transizione multipla, democratica, economica e sociale, non sono risolti e in alcuni Paesi della regione sono da registrarsi nuove tensioni, fra cui la profonda crisi politica degli ultimi due anni in Macedonia, i referendum contro la Corte costituzionale e la comunit\u00e0 internazionale nonch\u00e9 la richiesta di una terza entit\u00e0 (croata) in Bosnia, la controversia intorno all\u2019associazione dei Comuni serbi in Kosovo e altro ancora. Tutti questi rivelano la fragilit\u00e0 degli Stati e delle loro istituzioni.<\/p>\n<p>Se da una parte Federica Mogherini ha intensificato, negli ultimi due anni, la sua attivit\u00e0 diplomatica con varie visite nella regione, dall\u2019altra c\u2019\u00e8 chi, nel dibattito accademico, dichiara il venir meno del \u201cpotere di trasformazione\u201d dell\u2019Ue, impotente di fronte allo stallo, e pertanto offre come unica soluzione alla \u201cdisfunzionalit\u00e0 multi-etnica\u201d quella di ri-disegnare i confini lungo le linee etniche per ottenere anche nei Balcani degli Stati-nazione.<\/p>\n<p>Solo l\u2019omogeneit\u00e0 etnica, che secondo questa visione corrisponde ad uno \u2018stato naturale\u2019 delle cose, tradotta in uniformit\u00e0 delle istituzioni, pu\u00f2 produrre maggiore efficienza di queste ultime. Tale equazione offre una spiegazione semplicistica che ricorda la formula propagata da Samuel Huntington all\u2019inizio degli anni 1990, secondo la quale lo scontro fra culture \u00e8 inevitabile.<\/p>\n<p>Essa non solo ha portato alle pulizie etniche, ma sta anche in netto contrasto con la situazione in tante aree dei Balcani, dove una netta separazione di aree di insediamento di gruppi diversi semplicemente non esiste (si pensi ai croati nella Bosnia centrale oppure ai serbi nel Kosovo), e con il lavoro paziente dell\u2019Ue, Stati donatori e societ\u00e0 civile che cercano da anni di promuovere una convivenza nella diversit\u00e0 &#8211; molto simile a quanto caratterizza, come approccio, la stessa Ue (\u201cuniti nella diversit\u00e0\u201d).<\/p>\n<p>Il processo di Berlino cerca di rianimare questa politica paziente con qualche accento nuovo. Iniziato con un vertice nel 2014 a Berlino, seguito da altri due a Vienna (2015) e a Parigi (2016), esso ha come obiettivo dichiarato il consolidamento e il mantenimento di una dinamica positiva del processo di pre-adesione nei Balcani occidentali, nonostante l\u2019euroscettiscismo e il moratorium espresso dal Presidente Juncker.<\/p>\n<p>L\u2019iniziativa intergovernativa che coinvolge gli Stati della regione e alcuni Stati membri dell\u2019Ue mira soprattutto a intensificare i rapporti multilaterali e a migliorare la cooperazione regionale in ambito infrastrutturale e di sviluppo economico. Ciononostante, le sfide pi\u00f9 importanti per la regione sono (e rimangono) l\u2019instabilit\u00e0, le democrazie ancora deboli, le difficolt\u00e0 nel garantire l\u2019attuazione del principio dello Stato di diritto, nonch\u00e9 i tentativi di potenze esterne di destabilizzare gli Stati della regione (infatti, si discute molto sul rispettivo ruolo di Arabia Saudita, Turchia, Cina e soprattutto Russia).<\/p>\n<p><b>Alla ricerca della sostenibilit\u00e0 che necessita di uno stato di diritto funzionante<\/b><br \/>\nLo Stato di diritto funzionante non \u00e8 soltanto fondamentale per la libert\u00e0 e per il funzionamento di un sistema democratico: una giustizia funzionante e una libera stampa sono presupposti necessari per i diritti dei cittadini ma anche per lo sviluppo economico. Allo stesso tempo sono indispensabili per una futura adesione all\u2019Ue (come si \u00e8 vista con l\u2019istituzione del meccanismo di verifica post-adesione nei confronti della Romania e della Bulgaria, proprio per dubbi sulla sostenibilit\u00e0, efficienza e indipendenza dei loro sistemi giudiziari).<\/p>\n<p>Il concetto di \u201cEuMember State-Building\u201d, da tempo discusso, sottolinea la necessit\u00e0 di processi endogeni di riforma per arrivare alla maturit\u00e0 ed efficienza di istituzioni capaci di permettere l\u2019apertura della statualit\u00e0 e la cooperazione con istituzioni di altri Stati, necessarie per uno Stato membro nell\u2019integrazione europea.<\/p>\n<p>La situazione nei Balcani \u00e8 pertanto molto diversa rispetto alla situazione dell\u2019Europa centro-orientale di 20 anni fa, dove gli Stati nella loro transizione democratica intendevano comunque realizzare un ampio programma di riforme, con (o senza) l\u2019aiuto dell\u2019Ue come attrice esterna. L\u2019aiuto esterno era sempre considerato come un supporto di un processo interno, la prospettiva dell\u2019integrazione europea era allo stesso tempo obiettivo e strumento.<\/p>\n<p>Nei Balcani, invece, lo stesso momentum positivo non \u00e8 stato ancora raggiunto nonostante l\u2019articolata condizionalit\u00e0 e l\u2019importante assistenza tecnica e finanziaria; anzi, attualmente sembra che gli Stati della regione siano fermi o stiano perfino regredendo con il rischio di scivolare verso dei sistemi semi-autoritari. Naturalmente non aiuta la situazione in cui si trovala stessa Ue: crisi economica-finanziaria, il dibattito sulla Brexit, la fatica di allargamento e il moratorium sull\u2019allargamento espresso da Juncker; tutto ci\u00f2 rende certamente meno attraente la prospettiva di adesione e pertanto meno incisivo il potere di trasformazione dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Infatti, determinante per la situazione di stallo attuale \u00e8 la mancanza di volont\u00e0 da parte degli stessi Stati della Regione di impegnarsi e di mantenere in corso un processo endogeno di riforma: l\u2019obiettivo non pu\u00f2 essere soltanto l\u2019adesione all\u2019Ue, ma deve essere quello di sostenibilit\u00e0 e stabilit\u00e0 come sistemi democratici per i propri cittadini e per favorire lo sviluppo economico e sociale. Invece sembra proprio che per tanti gruppi al potere l\u2019attuale status quo sia pi\u00f9 attraente di qualsiasi riforma.<\/p>\n<p><b>Societ\u00e0 civile contrappeso al leaderismo<\/b><br \/>\nL\u2018Ue dovr\u00e0 risolvere tale dilemma fra una stabilit\u00e0 nel breve termine, accettando che i governi degli Stati nei Balcani non rispettano i loro obblighi di rendere funzionante la giustizia e di riconoscere i risultati di elezioni democratiche, e una stabilit\u00e0 a medio-lungo termine che potr\u00e0 essere garantita soltanto attraverso il rispetto di una democrazia pluralistica e dello Stato di diritto.<\/p>\n<p>Per raggiungere tale stabilit\u00e0 a lungo termine, l\u2019Ue deve insistere nel completamento della transizione democratica rafforzando la societ\u00e0 civile come contrappeso al leaderismo e aiutando gli Stati ad evitare la tentazione di seguire il modello russo di un sistema autoritario.<\/p>\n<p>Gli ultimi sviluppi nella Macedonia, uscita da due anni di crisi politica profonda, sono promettenti e incoraggianti. L\u2019auspicio \u00e8 quello dell\u2019instaurazione di una dinamica positiva nei Balcani che sia ulteriormente rafforzata al prossimo vertice multilaterale di Trieste, tappa del processo di Berlino che, alla fine, possa portare la regione a Bruxelles.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019inizio del suo mandato, il Presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, ha messo in chiaro che per i prossimi cinque anni non ci sarebbero stati nuovi allargamenti dell\u2019Unione europea, Ue. 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