{"id":64980,"date":"2017-06-25T16:54:59","date_gmt":"2017-06-25T14:54:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64980"},"modified":"2017-11-03T15:11:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:24","slug":"mediterraneo-nuove-geografie-umane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/mediterraneo-nuove-geografie-umane\/","title":{"rendered":"Mediterraneo: nuove geografie umane"},"content":{"rendered":"<p>La mobilit\u00e0 nel Mediterraneo dei rifugiati, tra campi istituzionali e campi spontanei, \u00e8 stato uno dei temi affrontati dal XXXII Congresso Geografico Italiano, avente come filo conduttore &#8220;l&#8217;apporto della geografia tra rivoluzioni e riforme&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;evento, che s\u2019\u00e8 svolto a Roma in giugno, si tiene mediamente ogni 4-5 anni (l\u2019ultimo s\u2019era svolto a Milano nel 2012). Questa edizione ha permesso di sviluppare un\u2019ampia serie di dibattiti e sessioni riguardanti migrazioni, narrazioni di realt\u00e0 tra atlanti e mappe, geografia fisica e geografia umana.<\/p>\n<p>Di particolare interesse \u00e8 apparso il panel sulle\u00a0<i>Mediterranean mobilities\u00a0<\/i>dei rifugiati, tra campi istituzionali e campi spontanei. Muovendo da una prospettiva di geografia culturale associata ai luoghi di stazionamento\/passaggio dei rifugiati in Europa, questi sono stati caratterizzati come &#8220;spazi sospesi di eccezione&#8221; caratterizzati da una bivalente dialettica securitaria\/umanitaria. L\u2019indicazione emerge dall\u2019intervento del professor Claudio Minca, gi\u00e0 docente alla Wageningen University, Paesi Bassi.<\/p>\n<p><b>Aree di primo impatto: i casi di Libano, Giordania e Turchia<\/b><br \/>\nFenomeno relativamente nuovo nell\u2019Occidente europeo, il proliferare dei campi profughi visti come spazi di eccezione \u00e8 invece esperienza e laboratorio socio-geografico da lungo tempo conosciuto in Paesi mediorientali come il Libano. Nel Paese dei Cedri esistono, infatti, da diversi decenni campi palestinesi gestiti dall\u2019Unrwa. Veri e propri micro-cosmi complessi, suddivisi in aree interne secondo le diverse fazioni presenti (Fatah, Hamas e componenti minori), cui negli ultimi anni si sono sommate nuove pressioni migratorie dallearee di crisi contermini pi\u00f9 recenti.<\/p>\n<p>Proprio rispetto al flusso umanitario siriano, la Giordania, dal canto suo, ospita dal 2012 &#8211; tra gli altri &#8211; un enorme campo a Zaatari, che ha raggiunto transitoriamentele oltre 100.000 unit\u00e0 residenti, diventando di fatto la quarta citt\u00e0 pi\u00f9 popolosa del Paese. La Turchia accoglie a sua volta strutture di dimensioni rilevanti, con diversi campi oltre i 10.000 residenti e taluni &#8211; secondo stime Unhcr di maggio &#8211; oltrei 20.000\/30.000 residenti.<\/p>\n<p><b>Un arcipelago di presenze evanescente<\/b><br \/>\nLa\u00a0<i>refugee geography\u00a0<\/i>rappresenta, di fatto, un settore di ricerca ancora relativamente pionieristico, che sta tuttavia consolidando i primi fondamenti teorico-concettuali in interazione con i diversi riscontri empirici sul terreno. L\u2019apparire e sparire subitaneo di campi (alternativamente definiti in gergo\u00a0<i>jungles<\/i>\u00a0o\u00a0<i>no man\u2019slands<\/i>) come quello di Calais in Francia (con un picco di circa 10.000 residenti) posto a 5 km dal centro cittadinoo quello di Idomeni in Grecia (circa 8.000 abitanti) ha generato una serie di riflessioni sulla nuova scrittura territoriale di uomini e luoghi in Europa.<\/p>\n<p>All\u2019interno degli spazi di eccezione rappresentati dai campi di rifugiati le regole sociali e giuridiche del normale vivere appaiono affievolite e modificate. Le priorit\u00e0 e le esigenze sono diversificate e caotiche, tra ricerche di connessioni wi-fi e apparizioni di barberie improvvisate, generazione di micro-economie locali e writings su muri e superfici verticali di ogni tipo. Le ibridazioni si moltiplicano in modo inedito, come nel campo di Presevo in Serbia lungo la cosiddetta rotta balcanica, dove la lingua-pensiero cirillico e latina si mescola (o si scontra) con una pluralit\u00e0 di lingue-pensiero afghane e arabo-dialettali.<\/p>\n<p>Anche la stessa descrizione della realt\u00e0 di vita nei campi da parte di giornalisti e ricercatori incontra problemi etici e di genuinit\u00e0 di rappresentazione e interpretazione. \u00c8 dunque evidente la necessit\u00e0 di sviluppare un nuovo pensiero geografico, indagando sui rapporti tra individui all\u2019interno dei campi e sulle interazioni e retroazioni degli stessi rispetto alle corone urbane di riferimento in cui questi sono immersi o da cui sono separati e\/o esclusi, a seconda del contesto specifico e della prospettiva ideologica adottata.<\/p>\n<p><b>Descrizioni emozionali ed esigenze di nuove risposte<\/b><br \/>\nLo scrittore irlandese Francis Hackett si esprimeva cos\u00ec quasi cento anni fa, in un lavoro datato 1918 dal titolo\u00a0<i>Ireland, a study in nationalism:<\/i>\u00a0\u201cCredo in tutti i proventi di un sano materialismo: buona cucina, case asciutte, piedi asciutti, fognature, tubi di scarico, acqua calda, luce elettrica, buone strade, strade illuminate.Credo in tutto questo per tutti. Si pu\u00f2 essere umanamente straordinari come santi e interiormente ricchi come poeti, ma lo si \u00e8 nonostante queste privazioni e non a causa di esse\u201d.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 avanti nel tempo, dall\u2019altra parte dell\u2019Oceano, il sociologo e urbanista americano Lewis Mumford si \u00e8 a lungo interrogato nel secolo scorso sulle pagine del \u2018New Yorker\u2019 sulla condizione dell\u2019uomo e le culture e architetture delle citt\u00e0 del XX secolo, viste come spazi di normalit\u00e0 quotidiana tra musei, teatri, ponti, parchi e grattacieli.<\/p>\n<p>Oggi appare necessario sviluppare una rinnovata cognizione dei nuovi spazi mobili ed evanescenti rappresentati dai campi formali-istituzionali e informali-spontanei. Per loro natura liquidi e potenzialmente ubiqui, essi si pongono oggi in rapporto critico con le spazialit\u00e0 pi\u00f9 statiche e comuni dell\u2019urbanesimo europeo contemporaneo.<\/p>\n<p>Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nell\u2019intervento fatto presso la Societ\u00e0 Geografica Italiana a maggio per i 150 anni dalla sua fondazione, aveva evidenziato le specificit\u00e0 delle nuove geografie globali che caratterizzano la contemporaneit\u00e0. Solo un tentativo di nuova razionalizzazione degli inediti rapporti tra spazi, realt\u00e0 territoriali e relazioni umane potr\u00e0 aiutare agestire le \u201cdiversit\u00e0 condivise\u201d tra comprensione, progettualit\u00e0 e possibile sostenibilit\u00e0 di lungo periodo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mobilit\u00e0 nel Mediterraneo dei rifugiati, tra campi istituzionali e campi spontanei, \u00e8 stato uno dei temi affrontati dal XXXII Congresso Geografico Italiano, avente come filo conduttore &#8220;l&#8217;apporto della geografia tra rivoluzioni e riforme&#8221;. L&#8217;evento, che s\u2019\u00e8 svolto a Roma in giugno, si tiene mediamente ogni 4-5 anni (l\u2019ultimo s\u2019era svolto a Milano nel 2012). 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