{"id":64991,"date":"2017-06-23T17:00:34","date_gmt":"2017-06-23T15:00:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64991"},"modified":"2017-11-03T15:11:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:25","slug":"siria-battaglia-finale-spiraglio-negoziale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/siria-battaglia-finale-spiraglio-negoziale\/","title":{"rendered":"Siria: tra battaglia finale e spiraglio negoziale"},"content":{"rendered":"<p>Ci si chiede come mai, dopo oltre sei anni di quella che continuiamo a chiamare \u2018guerra civile\u2019, ben sapendo che trattasi di una \u2018proxy war\u2019 tra i referenti regionali e internazionali dei rispettivi protagonisti interni, come mai si sia arrivati da ultimo, nei pressi di Tabqa, grande bacino idrico sull\u2019Eufrate a ovest di Raqqa, all\u2019abbattimento di un jet SU-22 siriano da parte di un F-18 americano, entrambi teoricamente a caccia di militanti del sedicente Stato islamico, l\u2019Isis.<\/p>\n<p>Dopo gli oltre 9.000 raid condotti in questi anni dalla coalizione a guida americana, non si \u00e8 certo trattato di un incidente involontario. N\u00e9 come tale \u00e8 stato del resto presentato. Preceduto da un ennesimo richiamo a Mosca perch\u00e9 freni l\u2019alleato Assad, e segu\u00ecto dall\u2019annuncio di Washington che altre misure del genere saranno adottate ove dovessero verificarsi nuovi attacchi contro forze ribelli sostenute dagli Usa, l\u2019abbattimento ha indotto Mosca a replicare duramente diffidando Washington dall\u2019oltrepassare la linea dell\u2019Eufrate verso ovest e sospendendo le intese military-to-military- cosiddette\u2018deconflictingrules\u2019 &#8211; destinate appunto ad evitare incidenti.<\/p>\n<p>Annoto che Mosca non aveva fiatato nel precedente caso, in aprile, dei raid americani contro la base siriana di Shayrat in risposta ad attacchi con armi chimiche a Khan Sheikoun. Siamo entrati in una nuova, e pi\u00f9 rischiosa, fase della guerra siriana. Uno showdown finale? Oppure l\u2019aprirsi di una rinnovata prospettiva negoziale?<\/p>\n<p><b>Le ragioni dell\u2019acuirsi delle frizioni<\/b><br \/>\nPossiamo tentare un elenco delle ragioni che hanno determinato l\u2019episodio in parola.<\/p>\n<p>In primis, metterei la scelta di campo operata dall\u2019America di Trump a Riad il 21 maggio. Non pi\u00f9 \u2018leading from behind\u2019 e \u2018no boots on the ground\u2019 dell\u2019era Obama, non pi\u00f9 ricerca di un equilibrio di influenze trai maggiori protagonisti regionali Arabia saudita e Iran, ma un deciso appoggio alla prima e una chiara indicazione che l\u2019Iran \u00e8 un avversario da combattere, equiparabile ai terroristi.<\/p>\n<p>Se questa \u00e8 la nuova visione-Trump, il vero obiettivo strategico \u00e8 impedire all\u2019Iran di controllare il corridoio che corre dal confine siro-iracheno al Mediterraneo attraverso il Libano, lungo la cosiddetta \u2018mezzaluna sciita\u2019. La battaglia di Al-Tanf, posto di confine tra Siria e Iraq in pieno deserto siriano, ne \u00e8 riprova da settimane. Cos\u00ec come quella per il controllo della cittadina di Deir-er-Zoor, situata al centro della traiettoria verso l\u2019Iraq e ancora occupata dall\u2019Isis. Scontri dall\u2019esito ancora incerto. Nei deserti siriani si sono sempre insabbiate anche le truppe corazzate del colonialismo francese.<\/p>\n<p>In secondo luogo, l\u2019avvicinarsi della battaglia campale per la presa di Raqqa, capitale ed ultima roccaforte dell\u2019Isis in Siria. Raqqa non \u00e8 Mosul, seconda grande citt\u00e0 irachena con oltre un milione di abitanti: \u00e8 un centro di media grandezza che prima della guerra aveva circa 150.000 abitanti, ma \u00e8 collocata sull\u2019Eufrate, che permette l\u2019irrigazione di mezza Siria, in particolare della \u2018Siria Utile\u2019 ora sostanzialmente controllata da Assad (che accanto ai bombardamenti sta praticando \u2018intese di evacuazione\u2019 dei ribelli).<\/p>\n<p>Su Raqqa stanno confluendo da Nord i combattenti curdo-arabi delle Sdf, Syrian Democratic Forces, sostenuti dall\u2019aviazione della coalizionee da un migliaio di soldati americani giunti a rinforzo in marzo, e preme da Sud e da Ovest l\u2019esercito di Damasco sostenuto da milizie filo-iraniane e copertura aerea russa.<\/p>\n<p>La Turchia punta, ancorch\u00e9 con certa inquietudine, sull\u2019impegno americano, oltre che sull\u2019appoggio politico-militare conferito a taluni gruppi dell\u2019opposizione. Chi riconquista Raqqa ha un ruolo di primo piano nel futuro della Siria. Per Assad significa anche, e forse soprattutto, non lasciare agli americani e ai turchi il monopolio dei destini curdi.<\/p>\n<p>Il terzo argomento \u00e8 tutto interno alla nuova Amministrazione americana. Trump deve pur dimostrare che tiene fede alla parola data all\u2019energico principe saudita Mohammed bin Salman, ora elevato al rango di principe ereditario, e soprattutto contrastare la percezione di essere in qualche modo condizionato dallo scenario del Russiagate. Deve gestire Putin come se nulla fosse; e qualche reazione di assertivit\u00e0 militare \u00e8 funzionale allo scopo.<\/p>\n<p><b>Una partita da giocare anche al tavolo dei negoziati<\/b><br \/>\nMa tra parole e fatti c\u2019\u00e8 grande differenza. La Russia non pu\u00f2 permettersi uno scontro con gli Stati Uniti, tanto meno nel momento in cui cerca piuttosto un alleggerimento del suo impegno militare in Siria. E peraltro il suo interesse \u00e8 diverso da quello dell\u2019Iran e consiste essenzialmente nel preservare le basi aereo-navali di Tartous e Palmira e nel non cedere il terreno politico-diplomatico che ora domina (da utilizzare possibilmente anche nella partita ucraina). Non a caso, Mosca ha rapidamente convocato per il 4 luglio il gruppo di Astana per la ripresa dei negoziati.<\/p>\n<p>Anche Washington, dal canto suo, sembra intenta a mitigare i toni e ha auspicato la ripresa dei contatti military-to-military. Evidentemente, uno scontro militare diretto non \u00e8 stato messo in conto n\u00e9 a Mosca n\u00e9 a Washington. Pentagono e Dipartimento di Stato sono al lavoro per assorbire eventuali irrazionali intemperanze di Trump.<\/p>\n<p>Il rischio di una nuova avventura militare americana non \u00e8 tuttavia trascurabile, al contrario: ma potrebbe coinvolgere non tanto i russi quanto i loro alleati iraniani. Perch\u00e9 allora i conti tornerebbero, la traiettoria della \u2018mezzaluna sciita\u2019 verrebbe interrotta, Israele e Arabia saluterebbero con soddisfazione, come pure l\u2019opposizione siriana che per anni ha sperato in un pi\u00f9 consistente punto d\u2019appoggio a Washington.<\/p>\n<p>Ad Astana, dunque, la Russia avr\u00e0 il difficile compito di rilanciare le intese del 4 maggio sulle\u00a0<i>de-escalation zones<\/i>, di ricercare una mediazione con l\u2019Iran e con la Turchia e, non ultimo, come ripetutamente chiestole da Washington, di frenare Assad che sta cercando di estendere il pi\u00f9 possibile il proprio controllo sul territorio a prescindere dalle intenzioni degli alleati. Un suo successo sarebbe anche un successo di Trump.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci si chiede come mai, dopo oltre sei anni di quella che continuiamo a chiamare \u2018guerra civile\u2019, ben sapendo che trattasi di una \u2018proxy war\u2019 tra i referenti regionali e internazionali dei rispettivi protagonisti interni, come mai si sia arrivati da ultimo, nei pressi di Tabqa, grande bacino idrico sull\u2019Eufrate a ovest di Raqqa, all\u2019abbattimento [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":65648,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[108,114,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64991"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64991"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64991\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64992,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64991\/revisions\/64992"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/65648"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64991"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64991"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64991"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}