{"id":64993,"date":"2017-06-23T17:02:05","date_gmt":"2017-06-23T15:02:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64993"},"modified":"2017-11-03T15:11:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:25","slug":"migranti-quote-braccio-ferro-ue-stati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/migranti-quote-braccio-ferro-ue-stati\/","title":{"rendered":"Migranti: quote, braccio di ferro tra Ue e alcuni Stati"},"content":{"rendered":"<p>A met\u00e0 giugno, la Commissione europea ha aperto procedure d\u2019infrazione nei confronti di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, a causa della reiterata violazione degli obblighi in tema di ricollocazione di richiedenti asilo gravanti sugli Stati membri in forza del sistema di quote creato come risposta all\u2019emergenza rifugiati.<\/p>\n<p>Detti Stati, nonostante i ripetuti richiami delle Istituzioni europee, continuano arifiutarsi di accogliere i richiedenti asilo sul proprio territorio: la Commissione passa dunque all\u2019azione, alimentando cos\u00ec lo scontro sul tema dei migranti che si arricchisce ora di un nuovo capitolo.<\/p>\n<p><b>Il meccanismo di ricollocazione<\/b><br \/>\nIl meccanismo di ricollocazione, nato nel 2015 come risposta all\u2019ingente pressione migratoria, prevede, in un\u2019ottica di solidariet\u00e0 e condivisione delle responsabilit\u00e0, la redistribuzione da Italia e Grecia verso gli altri Stati membri di 98.255 persone in evidente bisogno di protezione internazionale (inizialmente era previsto un totale di 160.000).<\/p>\n<p>Il programma ha durata biennale e obbliga ogni Stato membro a ricevere una quota di richiedenti asilo determinata in base ai seguenti parametri: popolazione, Pil, tasso di disoccupazione e numero di richieste d\u2019asilo accolte in passato.<\/p>\n<p>Come i dati chiaramente evidenziano, a ormai pochi mesi dalla conclusione del programma, il meccanismo sta dimostrando un funzionamento ampiamente insufficiente. Secondo\u00a0<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/home-affairs\/sites\/homeaffairs\/files\/what-we-do\/policies\/european-agenda-migration\/20170613_thirteenth_report_on_relocation_and_resettlement_annex_3_en.pdf\" target=\"blank\"><b><u>l\u2019ultimo rapporto della Commissione europea<\/u><\/b><\/a>, infatti, al 9 giugno, delle oltre 98 mila persone previste, ne risultano ricollocate nemmeno 21 mila.<\/p>\n<p><b>La forte opposizione di alcuni Stati membri<\/b><br \/>\nOltre a ritardi e problemi organizzativi, tra i motivi dello scarso successo del meccanismo europeo di ricollocazione ne vanno annoverati anche alcuni di natura politica: vi sono Stati membri che rivendicano sovranit\u00e0 ed autonomia nella gestione degli ingressi di stranieri sul proprio territorio nazionale, manifestando apertamente il proprio dissenso verso le politiche migratorie comuni dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Tra questi figurano, in particolare, l\u2019Austria e un compatto blocco di Stati dell\u2019area orientale dell\u2019Unione, segnatamente Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. Quest\u2019ultima, soprattutto, su iniziativa del premier Viktor Orb\u00e1n, ha \u201clanciato il guanto di sfida\u201d all\u2019Ue, adottando un atteggiamento di netta opposizione nei confronti delle politiche migratorie comuni.<\/p>\n<p>Oltre a discutibili iniziative unilaterali quali la costruzione di barriere e muri lungo le frontiere nazionali e il dispiegamento dell\u2019esercito in alcune zone di confine, il governo ungherese ha adottato nuove leggi fortemente restrittive dei diritti dei richiedenti asilo e per questo criticate a livello internazionale.<\/p>\n<p><b>Un referendum e un ricorso contro la ricollocazione<\/b><br \/>\nContro la ricollocazione e il sistema di quote di migranti il governo Orb\u00e1n ha indetto il referendum del 2 ottobre 2016: la votazione non ha raggiunto il quorum di validit\u00e0 del 50 % (affluenza pari a poco pi\u00f9 del 43%), ma ha rappresentato comunque un delicato segnale per l\u2019Ue, il 98% dei votanti essendosi espresso contro il meccanismo di solidariet\u00e0 e redistribuzione dei richiedenti asilo.<\/p>\n<p>L\u2019Ungheria inoltre, affiancata dalla Slovacchia, ha intrapreso le vie legali per contestare la legittimit\u00e0 del sistema di ricollocazione, presentando un ricorso per annullamento alla Corte di Giustizia (cause C-643\/15 e C-647\/15 attualmente pendenti).<\/p>\n<p>Oltre a argomenti di carattere procedurale, tra i motivi invocati alla base dei ricorsi si lamenta la violazione di importanti principi generali dell\u2019ordinamento Ue: proporzionalit\u00e0 e necessit\u00e0, democrazia, equilibrio istituzionale e buon governo.<\/p>\n<p>Insomma, secondo Ungheria e Slovacchia &#8211; supportate anche dalla Polonia &#8211; l\u2019imposizione obbligatoria di quote di migranti rappresenta un intollerabile attacco alla sovranit\u00e0 statale e un\u2019illegittima ingerenza nella gestione di un settore cos\u00ec delicato e sensibile come quello dell\u2019immigrazione e dell\u2019ingresso degli stranieri sul territorio nazionale.<\/p>\n<p><b>L\u2019inadempimento ai propri obblighi e il rifiuto di ricollocare: la procedura d\u2019infrazione<\/b><br \/>\nGi\u00e0 il Parlamento europeo nella sua\u00a0<a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/sides\/getDoc.do?pubRef=-\/\/EP\/\/TEXT+TA+P8-TA-2017-0230+0+DOC+XML+V0\/\/IT&amp;language=IT\" target=\"blank\"><b><u>risoluzione del 18 maggio 2017 su come far funzionare la procedura di ricollocazione<\/u><\/b><\/a>\u00a0aveva espresso \u201cil proprio rammarico per il mancato rispetto da parte degli Stati membri degli impegni a favore della solidariet\u00e0 e della condivisione di responsabilit\u00e0\u201d, esortando gli stessi ad adempiere ai propri obblighi.<\/p>\n<p>La stessa Commissione europea, nei suoi rapporti periodici sullo stato della ricollocazione, aveva pi\u00f9 volte criticato il mancato rispetto degli obblighi da parte di alcuni Stati membri, minacciando il ricorso alla procedura d\u2019infrazione. Ora, di fronte al reiterato rifiuto di ricollocare, la procedura \u00e8 stata aperta contro Ungheria e Polonia (che non hanno ricollocato ancora nessun migrante) e Repubblica Ceca (solo 12 migranti ricollocati dalla Grecia).<\/p>\n<p>Anche l\u2019Austria non ha ancora ricollocato nessuno, tuttavia, avendo espresso l\u2019impegno a procedervi in favore dell\u2019Italia, rimane, per ora, fuori dalla procedura d\u2019infrazione. Al momento \u2018salva\u2019 anche la Slovacchia, nonostante l\u2019esiguo numero di persone ricollocate (in totale solo 16 richiedenti dalla Grecia, nessuno dall\u2019Italia).<\/p>\n<p>Le sanzioni in cui potrebbero incorrere i governi che si oppongo al sistema di quote di migranti non sembrano al momento in grado di scalfire il profondo dissenso verso le politiche migratorie comuni. Anzi, il rischio \u00e8 quello di un inasprimento delle posizioni e di un rafforzamento dell\u2019euroscetticismo gi\u00e0 molto forte e radicato nei paesi in questione.<\/p>\n<p>Dal canto suo, la Commissione &#8211; che in base ai trattati ricopre il ruolo di custode della legalit\u00e0 e del rispetto del diritto dell\u2019Unione &#8211; non poteva tollerare oltre una condotta di cos\u00ec spregiudicata violazione degli obblighi di ricollocazione; obblighi che, invece, altri Stati membri stanno puntualmente procedendo ad assolvere.<\/p>\n<p>La questione resta aperta, certo \u00e8 che l\u2019invocazione all\u2019unit\u00e0, alla solidariet\u00e0 e al rispetto delle regole comuni fatta dai leader europei nella Dichiarazione di Roma del 25 marzo 2017 per la celebrazione dei 60 anni dai trattati di Roma appare ancora teorica e difficile da realizzare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A met\u00e0 giugno, la Commissione europea ha aperto procedure d\u2019infrazione nei confronti di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, a causa della reiterata violazione degli obblighi in tema di ricollocazione di richiedenti asilo gravanti sugli Stati membri in forza del sistema di quote creato come risposta all\u2019emergenza rifugiati. 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