{"id":65016,"date":"2017-02-01T17:17:29","date_gmt":"2017-02-01T16:17:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65016"},"modified":"2017-11-03T15:13:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:13:14","slug":"serbia-kosovo-treno-delle-provocazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/serbia-kosovo-treno-delle-provocazioni\/","title":{"rendered":"Serbia-Kosovo: il treno delle provocazioni"},"content":{"rendered":"<p>Il 2017 \u00e8 iniziato nel peggiore dei modi per le relazioni Serbia-Kosovo. Il 16 gennaio avrebbe potuto essere un giorno storico per la minoranza serba in Kosovo: le ferrovie serbe avevano programmato, infatti, il primo treno, da 20 anni a questa parte, diretto dalla capitale Belgrado a Kosovska Mitrovica\/Mitrovice, cittadina del nord del Kosovo simbolo della guerra del 1998\/1999, tuttora divisa in due tra popolazioni di etnia serba e albanese e con pendente un progetto serbo di muro divisorio.<\/p>\n<p>Il treno non \u00e8 giunto a destinazione, fermato alla frontiera amministrativa perch\u00e9 reputato provocatorio dalle autorit\u00e0 kosovare per il rivestimento scelto dalle ferrovie serbe che recava la scritta \u201cKosovo \u00e8 Serbia\u201d in varie lingue, compreso l\u2019albanese.<\/p>\n<p>Il primo ministro del Kosovo, Isa Mustafa, ha scritto alla delegazione Ue denunciando il treno come un\u2019aggressione, mentre Tomislav Nikolic, presidente della Repubblica di Serbia, ha condannato lo stop affermando di essere pronto a mobilitare le truppe presenti al confine, nell\u2019area di Prokuplje, in caso cittadini di etnia serba venissero attaccati.<\/p>\n<p>Da quando Pristina ha dichiarato la sua indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 2008 si susseguono continue provocazioni da ambo le parti, ma nei primi giorni del 2017 un altro importante evento ha ulteriormente destabilizzato la situazione.<\/p>\n<p>Il 4 gennaio \u00e8 stato infatti arrestato dalle autorit\u00e0 francesi all\u2019aeroporto di Mulhouse Ramush Haradinaj, ex leader dell\u2019Esercito di Liberazione del Kosovo e in seguito primo ministro del Paese, su applicazione di un mandato di arresto internazionale per crimini di guerra richiesto dalla Serbia.<\/p>\n<p>Haradinaj \u00e8 una figura di primo piano nella politica kosovara essendo alla guida dell\u2019Aak, il primo partito d\u2019opposizione nel Paese. La richiesta di estradizione \u00e8 al momento all\u2019esame del tribunale di Colmar in Francia e non \u00e8 ancora chiaro se sar\u00e0 accettata viste le forti implicazioni politiche.<\/p>\n<p>Haradinaj \u00e8 stato gi\u00e0 due volte assolto dal reato di crimini di guerra dalla Corte dell\u2019Aja per insufficienza di prove, ma voci su una possibile riapertura del suo caso presso le future Camere Speciali per i crimini in Kosovo si rincorrono frequentemente. La Serbia per\u00f2 vorrebbe un\u2019estradizione rapida per poterlo giudicare.<\/p>\n<p><b>La mediazione guidata dall\u2019Unione europea\u00a0<\/b><br \/>\nIl 24 gennaio le pi\u00f9 alte cariche di Kosovo e Serbia sono state convocate a Bruxelles per iniziativa dell\u2019Alto Rappresentante Ue, Federica Mogherini. Il presidente del Kosovo, Hashim Tha\u00e7i ha reclamato la revoca del mandato di cattura nei confronti di Haradinaj, mentre il premier serbo, Ivica Dadic, ha confermato la linea dura sul non riconoscimento dell\u2019indipendenza.<\/p>\n<p>Segnali positivi sono comunque giunti dalla volont\u00e0 di continuare il dialogo lasciando forti sospetti sulla strumentalizzazione dei due episodi, il treno e l\u2019arresto. Episodi che mettono comunque in luce la troppa lentezza del riavvicinamento dei due Paesi, tentato sin dal 2011 quando l\u2019allora Alto Rappresentante Catherine Ashton apri il dialogo Belgrado-Pristina: una serie di negoziati che hanno portato a un primo accordo nel 2013.<\/p>\n<p>L\u2019intesa sembrava spianare la via a un rappacificamento dei due Stati sotto l\u2019egida dell\u2019Unione europea, Ue, ma l\u2019implementazione dei 15 punti concordati risulta difficile.<\/p>\n<p>Diversi nodi sono venuti al pettine, come il problema dell\u2019Associazione delle Municipalit\u00e0 serbe, che ha paralizzato il parlamento di Pristina sotto la minaccia dell\u2019opposizione con i famigerati lanci di lacrimogeni in sala che furono d\u2019attualit\u00e0 per tutto lo scorso anno.<\/p>\n<p>I lavori sui 35 capitoli di adesione all\u2019Ue con la Serbia procedono a rilento, mentre l\u2019ultima sinergia Kosovo\/Ue data ottobre 2015 con la firma dell\u2019Accordo di Stabilizzazione e Associazione, primo passo di un lungo cammino verso un\u2019eventuale integrazione europea.<\/p>\n<p>Infine, la missione Csdp Eulex, la pi\u00f9 ampia mai realizzata, per durata e numero di uomini, dal Servizio esterno dell\u2019Ue, \u00e8 stata molto vicina a chiudere i battenti lo scorso giugno: il malcontento su entrambi i fronti, serbo e kosovaro, \u00e8 palese.<\/p>\n<p>Malcontento ambivalente, perch\u00e9 la classe politica di entrambi i Paesi \u00e8 favorevole a una conferma della Missione ma ne reputa il lavoro non soddisfacente, mentre le popolazioni, specialmente quella di etnia albanese in Kosovo, vorrebbero una cessazione del mandato per ottenere pi\u00f9 indipendenza su settori chiave come la giustizia.<\/p>\n<p>L\u2019Ue sta facendo molto per il dialogo ma ogni piccolo pretesto \u00e8 stato usato da ambedue le parti per minare il cammino comune e gridare al conflitto al fine di compattare l\u2019opinione pubblica contro il nemico esterno e ottenere benefici, presentandosi come vittime, al tavolo delle trattative.<\/p>\n<p><b>Nato, Usa, Russia, anche Italia, quanti interessi in Kosovo<\/b><br \/>\nAmpliando l\u2019analisi non bisogna dimenticare la forte presenza internazionale Nato, 31 Stati contribuenti, tuttora di base in Kosovo. Seppur ridotta dalle 50.000 unit\u00e0 con cui intervenne nel 1999 alle attuali 4.289, la Kosovo Force (Kfor) \u00e8 attiva in tutto il Paese facendo le veci di un esercito nazionale che secondo la risoluzione Onu 1244 del 10 giugno 1999, non pu\u00f2 essere formato prima di un raggiunto accordo internazionale.<\/p>\n<p>La Kfor ha una base principale, Film City, nella capitale Pristina, e due basi regionali una ad est del Paese, \u201cCamp Bondsteel\u201d, nella zona di Uroseva\u00e7\/Ferizaj, gestita dall\u2019esercito degli Stati Uniti, e una ad ovest, nella citt\u00e0 di Pe\u00e7\/Peja, affidata all\u2019Esercito italiano, \u201cVillaggio Italia\u201d.<\/p>\n<p>A questo impegno, per l\u2019Italia, si aggiunge la presenza dei Carabinieri della base Multinational Stabilisation Unit (Msu) a Pristina, con un totale di 551 unit\u00e0, seconda nazione contribuente per numero di uomini.<\/p>\n<p>L\u2019elezione di Trump ha destato preoccupazione tra i politici kosovari poich\u00e9 il Kosovo potrebbe essere uno dei primi tasselli a staccarsi in caso di disimpegno Usa in Europa.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto la Russia, da sempre dalla parte della Serbia nel non riconoscimento dell\u2019indipendenza del Kosovo, ha allentato il suo supporto dopo l\u2019annessione della Crimea, visti i naturali parallelismi delle due vicende, non mancando per\u00f2 di cedere lo scorso dicembre aerei e carri armati usati all\u2019esercito serbo.<\/p>\n<p>Se entrambe le superpotenze riducessero nei mesi a venire le loro influenze su Serbia e Kosovo e l\u2019Ue non riuscisse a mediare, come fatto in passato anche attraverso la leva di una futura integrazione che perde sempre di pi\u00f9 il suo appeal, il rischio di una escalation delle tensioni nel 2017, come gi\u00e0 mostrato da questi primi due episodi, diverrebbe sempre pi\u00f9 reale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2017 \u00e8 iniziato nel peggiore dei modi per le relazioni Serbia-Kosovo. 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