{"id":65020,"date":"2017-02-02T17:19:41","date_gmt":"2017-02-02T16:19:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65020"},"modified":"2017-11-03T15:13:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:13:13","slug":"brexit-la-may-bruxelles-washington","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/brexit-la-may-bruxelles-washington\/","title":{"rendered":"Brexit: la May tra Bruxelles e Washington"},"content":{"rendered":"<p>La Corte Suprema britannica ha confermato la necessit\u00e0 di un passaggio parlamentare prima di avviare il negoziato sulla Brexit, contribuendo a fare chiarezza in una situazione che resta molto, molto confusa ed incerta.<\/p>\n<p>Ha rintuzzato le tentazioni secessioniste di Scozia, Galles e Irlanda del Nord, ma per quel che riguarda Edimburgo la sfida sembra rinviata, piuttosto che annullata.<\/p>\n<p>La \u2018Royal prerogative\u2019 invocata da Theresa May ha subito un ridimensionamento dalle implicazioni costituzionali rilevanti per l\u2019azione del governo, specie in politica estera. Sembrano essersene accorti in pochi nel resto d\u2019Europa, dove l\u2019intero meccanismo appare di difficile comprensione, scarsamente democratico e quasi esoterico, ma la dice lunga circa le differenze che &#8211; anche sotto questo aspetto &#8211; rendono pi\u00f9 larga la Manica.<\/p>\n<p>La battaglia si sposta ora sui termini del provvedimento con cui il Parlamento autorizzer\u00e0 l\u2019avvio del negoziato: la May punta su un testo \u2018secco\u2019 e su un\u00a0<i>White Paper\u00a0<\/i>privo di indicazioni dettagliate, per evitare di precostituire gabbie negoziali che rischierebbero di indebolire il suo margine di manovra (argomento questo, fra i pochi condivisibili della posizione britannica).<\/p>\n<p>Il fronte del\u00a0<i>remain\u00a0<\/i>cercher\u00e0 di allungare il brodo con emendamenti pi\u00f9 o meno vincolanti, ma la conclusione non dovrebbe discostarsi molto da quanto vuole il governo.<\/p>\n<p><b>Inevitabilit\u00e0 della Brexit? Scenari<\/b><br \/>\nAlla Camera dei Comuni c\u2019\u00e8 una maggioranza trasversale contraria alla Brexit e il Paese \u00e8 profondamente diviso, come non ci si scorda di sottolineare, ma \u00e8 difficile che possa pronunciarsi contro quella che \u00e8 stata pur sempre una manifestazione legittima della volont\u00e0 popolare, ancorch\u00e9 \u201cconsultiva\u201d.<\/p>\n<p>Sarebbe troppo in contrasto con la visione del rapporto fra rappresentanza e democrazia in cui si sostanzia la tradizione parlamentare britannica. Altrettanto vale per la Camera dei Lord, dove la maggioranza dei\u00a0<i>remainers<\/i>\u00a0\u00e8 schiacciante: cedere alla tentazione di un\u00a0<i>filibustering<\/i>\u00a0finirebbe per accentuare la crisi di credibilit\u00e0 di una istituzione la cui legittimazione \u00e8 gi\u00e0 per molti versi sotto attacco.<\/p>\n<p>Un contro-referendum a breve, aldil\u00e0 delle petizioni e dell\u2019iperbole mediatica, non \u00e8 credibile, ma la battaglia non \u00e8 finita e potrebbe riproporsi al momento della conclusione del negoziato. Se, come \u00e8 probabile, questa dovesse essere assai pi\u00f9 pesante per Londra di quanto prospettato, delusione e proteste potrebbero spianare la strada ad un nuovo referendum (non pi\u00f9 sulla Brexit, bens\u00ec sull\u2019accettabilit\u00e0 del suo risultato), ma prima e soprattutto a un passaggio parlamentare questa volta di sostanza.<\/p>\n<p>\u00c8 uno scenario su cui sta lavorando un gruppo traversale che a livello politico va da Peter Mandelson a Kenneth Clarke e trova con personalit\u00e0 come John Kerr una eco pi\u00f9 vasta in parti significative dell\u2019opinione pubblica. Resta da chiedersi come si riuscirebbe a gestire il pasticcio di una Londra che, giunta alla fine del percorso, chiedesse di fare marcia indietro con il rischio molto concreto di far esplodere le contraddizioni all\u2019interno dell\u2019Ue che il negoziato avrebbe messo in evidenza. Si salverebbe l\u2019unit\u00e0 dei Ventotto, forse, ma a un prezzo pesante.<\/p>\n<p><b>Incognite e prospettive del negoziato<\/b><br \/>\nSe \u00e8 vero che il Trattato di Lisbona indica un termine di due anni, concludere una trattativa di questa complessit\u00e0 in un tempo che sar\u00e0 caratterizzato da scadenze elettorali importantissime, sembra sempre pi\u00f9 velleitario. Senza contare che il negoziato sulla Brexit \u00e8 solo la premessa di una sistemazione pi\u00f9 complessa dell\u2019insieme delle relazioni con quanto rester\u00e0 dell\u2019Ue che, contrariamente a quanto vorrebbe Londra, non potr\u00e0 essere condotta in parallelo. La possibilit\u00e0 di una proroga, che Lisbona prevede anche se tutti fingono di ignorarlo, si fa sempre pi\u00f9 concreta: un rompicapo che contribuir\u00e0 a ingarbugliare ancor pi\u00f9 la vita dei Ventisette.<\/p>\n<p>Il discorso di Theresa May a Lancaster House \u00e8 stato interessante non tanto per i contenuti &#8211; pi\u00f9 o meno noti o prevedibili &#8211; quanto per i toni. Ha rispecchiato l\u2019approccio tradizionale britannico di \u201csparare alto\u201d sin dall\u2019inizio, per fare emergere i punti di fragilit\u00e0 della posizione avversaria e condizionare a proprio favore lo sviluppo del negoziato. Rientra in tale approccio il misto fra arroganza e condiscendenza con cui sono stati trattati i temi della difesa e della sicurezza, cos\u00ec come i riferimenti al danno che i Ventisette subirebbero nel recidere ogni legame con un Paese membro permanente del Consiglio di Sicurezza, ecc.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 potrebbe rientrare nella normalit\u00e0 &#8211;\u00a0<i>passporting\u00a0<\/i>finanziario e accesso al mercato unico sono fondamentali per Londra -, se non tradisse una possibile, e assai pericolosa, sottovalutazione del clima che per ragioni diverse e talvolta opposte sta maturando fra i Ventisette, dove la bilancia fra comprensione ed insofferenza per le richieste britanniche tende a pendere vieppi\u00f9 verso la seconda.<\/p>\n<p>Le elezioni condizionano francesi e tedeschi, gli italiani non sono n\u00e9 di qua n\u00e9 di l\u00e0, polacchi, ungheresi e altri non sono pronti a dare spago a Londra.<\/p>\n<p><b>Rischi di frammentazione e ombre di dissoluzione<\/b><br \/>\nC\u2019\u00e8 una preoccupazione crescente che la Brexit possa innescare un processo di frammentazione dietro il quale si staglia l\u2019ombra della dissoluzione dell\u2019Ue. L\u2019Europa la vogliono cambiare un po\u2019 tutti, ma nessuno \u00e8 pronto a rinunciarvi; anche quelli fra i vari populisti che dicono di volerlo non sanno bene come e, soprattutto, non sono disposti a farlo seguendo diktat britannici.<\/p>\n<p>Le percezioni psicologiche sono fondamentali in una trattativa dalle mille sfaccettature, come quella che si annuncia: sar\u00e0 indispensabile tenerlo sempre a mente per evitare di finire in situazioni da cui potrebbe risultare molto costoso uscire. N\u00e9 Londra n\u00e9 Bruxelles sembrano avere ancora valutato a fondo questo aspetto: quanto prima ci riusciranno, tanto prima si allontaneranno da uno scenario da\u00a0<i>chicken game<\/i>.<\/p>\n<p>L\u2019asse con Donald Trump fa parte di una visione britannica ben descritta dall\u2019Economist in una vignetta in cui allo stesso tavolo siedono Trump, che addenta una bistecca dalla forma della Gran Bretagna, e May che guarda un bicchiere d\u2019acqua mezzo vuoto. Aveva annunciato un programma di governo volto a recuperare la tradizione popolare del partito conservatore e si trova con un compagno di viaggio concettualmente agli antipodi, da cui ha poco da guadagnare e che molto danno, per contro, pu\u00f2 fare all\u2019Ue.<\/p>\n<p>L\u2019evocazione di stampo churchilliano di una Gran Bretagna\u00a0<i>con\u00a0<\/i>ma non<i>\u00a0in\u00a0<\/i>Europa e ancorata al Commonwealth, che recupera la missione storica di potenza marittima rivolta verso il Mondo, pu\u00f2 servire a raccogliere consenso in una parte dell\u2019opinione pubblica, ma \u00e8 lontana dalla realt\u00e0.<\/p>\n<p>Trump \u00e8 un presidente che non vuole aprirsi ad un mondo di liberi commerci, ma chiudersi al proprio interno, il Commonwealth \u00e8 a met\u00e0 fra una associazione culturale e un elegante relitto storico. I rapporti di forza sono quelli che sono e un accordo commerciale bilaterale non si negozia in trenta giorni e neanche in trenta mesi (senza contare che i vincoli Ue magari non sembrano rilevanti a Washington, ma invece ci sono).<\/p>\n<p>Il danno che l\u2019Amministrazione Trump pu\u00f2 fare all\u2019Ue &#8211; che la stessa May dice di voler difendere &#8211; \u00e8 assai maggiore dei vantaggi che Londra potrebbe sperare di conseguire in un futuro peraltro lontano e incerto. E tuttavia, la seduzione della via americana ha molto a che vedere con quella divaricazione di percezioni psicologiche di cui si \u00e8 fatto cenno e che, proprio per questo, va presa molto sul serio.<\/p>\n<p>Come andr\u00e0 a finire? Gli scenari catastrofisti sono sempre di moda, ma se una previsione si pu\u00f2 tentare adesso \u00e8 che dovremmo prepararci a un percorso assai pi\u00f9 lungo di quanto si \u00e8 sin qui detto, che dovrebbe poter concludersi con uno dei tanti compromessi con cui si \u00e8 sin qui mantenuto in vita il processo europeo. Ma se dovesse fallire, il rischio di disintegrazione diverrebbe tutt\u2019altro che aleatorio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Corte Suprema britannica ha confermato la necessit\u00e0 di un passaggio parlamentare prima di avviare il negoziato sulla Brexit, contribuendo a fare chiarezza in una situazione che resta molto, molto confusa ed incerta. 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