{"id":65028,"date":"2017-06-20T18:01:57","date_gmt":"2017-06-20T16:01:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65028"},"modified":"2017-11-03T15:11:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:27","slug":"migranti-angela-lafricana-risposta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/migranti-angela-lafricana-risposta\/","title":{"rendered":"Migranti: Angela l&#8217;Africana \u00e8 una risposta"},"content":{"rendered":"<p>Angela Merkel, detta anche \u2018l&#8217;Africana\u2019? Se la risposta al quesito potesse essere positiva, si tratterebbe di un\u2019ottima notizia che consentirebbe all&#8217;Unione europea di affrontare con efficacia il problema pi\u00f9 grande che noi abbiamo al giorno d&#8217;oggi, un problema che tra l&#8217;altro appare destinato ad accompagnare anche i nostri figli ed i nostri nipoti investendo l&#8217;arco di almeno tre generazioni, quello dei migranti che in un flusso ininterrotto sbarcano sui nostri lidi provenendo dall\u2019Africa nera.<\/p>\n<p>Si tratta di un problema che, al di l\u00e0 di tutte le speranze degli altri Stati membri dell\u2019Ue che hanno chiuso la rotta balcanica pagando il ricatto turco e hanno sospeso Schengen, sperando in tal modo di confinare i nuovi arrivati dalla nostra parte delle Alpi, rimane un problema comune a tutti i Paesi dell&#8217;Unione.<\/p>\n<p><b>Un flusso in crescita e un problema che s\u2019aggrava<\/b><br \/>\nIl flusso dei migranti \u00e8 infatti un flusso, come quello dell&#8217;acqua, e dei flussi ha tutte le caratteristiche. Ci si pu\u00f2 quindi illudere di arrestarlo, magari costruendo muri e barriere che non si capisce mai bene se siano strumento di interdizione diretto verso l&#8217;esterno o strumento di ricerca di consenso elettorale rivolto verso l&#8217;interno, ma il flusso non si arrester\u00e0 mai. Magari rallenter\u00e0 per un attimo, ma poi trover\u00e0 sempre il modo per riprendere a filtrare.<\/p>\n<p>Inoltre, se si guardano le statistiche dell&#8217;ultimo decennio, ci si accorge di come si tratti di un flusso in continua crescita, e per di pi\u00f9 una crescita che avviene con un ritmo che lo porta ad aumentare quasi esponenzialmente. Se poi si tenta una proiezione e un confronto fra quello che avverr\u00e0 in Europa e in Africa nei prossimi decenni, valutando il tutto alla luce del previsto sviluppo economico del Continente Nero, si vede come, a meno di cambiamenti radicali, il problema sia destinato ad aggravarsi e non certo a scemare con il trascorrere del tempo.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio questa sua straordinaria dimensione che lo rende tanto terrorizzante da fare divenire difficile, se non impossibile, reperire il coraggio di affrontarlo con metodo e raziocinio. Come spesso succede nelle cose umane in situazioni del genere ci rifugiamo quindi nel sentimento, rifiutando di ascoltare la ragione.<\/p>\n<p><b>I buonisti e i miopi, tra sentimento e ragione<\/b><br \/>\n\u00c8 quanto fanno tutti coloro che si schierano per la incondizionata accoglienza dei migranti, rifiutandosi di vedere come accoglienza senza inserimento significhi consegnarli in blocco nelle mani dei caporali dell&#8217;agricoltura, dei racket della contraffazione dei marchi, dei gestori delle reti di distribuzione della droga o di quelle della prostituzione, nonch\u00e9 nell&#8217;isolamento dei ghetti mono-razzialio di baraccopoli di periferie degradate.<\/p>\n<p>Oppure ci diamo buona coscienza affrontando il problema dell&#8217;oggi e vivendolo giorno dopo giorno per non vedere il ben pi\u00f9 grande problema di domani. \u00c8 l&#8217;ottica che domina tutte le azioni navali di soccorso in atto nel Mediterraneo, con presenze che hanno probabilmente salvato migliaia di vite umane ma che nel contempo hanno indubbiamente fatto crescere il flusso, lasciando nel contempo indisturbati o addirittura favorendo come effetto collaterale i trafficanti che su tale traffico speculano.<\/p>\n<p>E ci\u00f2 grazie anche all&#8217;infinita serie di auto limitazioni che ci imponiamo o per incapacit\u00e0 a raggiungere un accordo collettivo o per un continuo rifiuto di ricorrere alla forza giusta anche dove l&#8217;uso della forza giusta risulterebbe indispensabile.<\/p>\n<p>Siamo insomma prigionieri del cosiddetto &#8220;problem solving avoidance mechanism\u201d, cio\u00e8 del riflesso che, davanti ad un problema apparentemente insolubile, o per lo meno difficilissimo da affrontare, ci spinge a crearci problemi minori pi\u00f9 facilmente gestibili che ci tengano talmente occupati da impedirci di alzare la testa e di vedere l&#8217;interrogativo macroscopico.<\/p>\n<p><b>Migliorare la sicurezza e combattere la povert\u00e0<\/b><br \/>\nDa qualche tempo in ogni caso si \u00e8 cominciato a parlare di un altro modo di affrontare il flusso dei migranti, vale a dire combattendo all&#8217;origine le due piaghe che lo innescano, cio\u00e8 da un lato la mancanza di sicurezza di Paesi travagliati da terrorismo, rivolte e guerre, e dall&#8217;altro l&#8217;estrema povert\u00e0 accompagnata dalla totale assenza di prospettive per il futuro.<\/p>\n<p>Bisognerebbe quindi evitare che gli africani fossero ridotti in quelle condizioni in cui, come disse un tempo un direttore generale della Fao, hai soltanto tre soluzioni: &#8220;o ti ribelli , o muori oppure emigri!&#8221;.<\/p>\n<p>Un primo tentativo di porre in opera a Bruxelles un &#8220;migration compact&#8221; si \u00e8 risolto in ben poco di fatto, ma se non altro ha avuto il merito di richiamare l&#8217;attenzione di tutti gli stati membri dell&#8217;Ue sul problema , evidenziando tra l&#8217;altro come le sue dimensioni siano tali da richiedere uno sforzo collettivo della intera Unione, magari allargata a tutti gli altri Stati ad economia avanzata che riterranno opportuno partecipare.<\/p>\n<p><b>Dal \u201cmigration compact\u201d Ue al piano tedesco del G20<\/b><br \/>\nUn concetto che certo non inficia la validit\u00e0 delle iniziative individuali di Paesi che cercano sin da ora di fare qualcosa alla loro portata. \u00c8 il caso dell&#8217;Italia con il cosiddetto \u2018Piano Minniti\u2019, che per\u00f2 appare molto pi\u00f9 centrato sul settore del ripristino della sicurezza nelle aree pi\u00f9 travagliate che su quello dello sviluppo economico.<\/p>\n<p>In prospettiva ci\u00f2 che appare pi\u00f9 promettente \u00e8 ora il piano di intervento che la Merkel sembrerebbe intenzionata a proporre al G20 nel corso della prossima riunione del Gruppo che verr\u00e0 gestita dai tedeschi a luglio, ad Amburgo. Sono gi\u00e0 in corso riunioni preparatorie con la partecipazione anche dei presidenti di parecchi Paesi africani, compreso quello della Guinea che \u00e8 anche presidente dell&#8217;Unione africana.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 quindi se non altro sperare in una possibile evoluzione favorevole della situazione e perch\u00e9 l&#8217;iniziativa tedesca sembra destinata a coinvolgere tutte le parti interessate e perch\u00e9 il peso della leadership di Berlino dovrebbe risultare sufficiente a smuovere anche i riluttanti che sino ad ora si sono trincerati dietro i loro muri, metaforici o meno che essi siano.<\/p>\n<p>Angela l&#8217;Africana, dunque? Auguriamocelo sinceramente!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Angela Merkel, detta anche \u2018l&#8217;Africana\u2019? 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